"Dopo sedici anni di 'latitanza' quando siamo tornati a Corleone con la mia famiglia - dice in una intervista esclusiva rilasciata all'Adnkronos - volevo vivere una vita normale. Ma non è stato possibile, perché la stampa mi ha reso 'anormale'. In ogni mio movimento. Io voglio solo essere lasciato in pace, non chiedo altro. Volevo insomma la normalità e non ce l'ho neppure dopo la morte di mio padre".adnkronos
Non mi ricordavo di avere Salvatore tra i contatti Facebook.
Risale all'epoca in cui seguivo la vicenda di Provenzano ed ebbi anche occasione di entrare in contatto con Angelo che è una persona intelligente e ha saputo ben sfruttare l'alone di anormalità che gli è stato cucito addosso. Ha pagato caro la sua ostinazione.
Non ha ceduto al ricatto dello stato che gli chiedeva di far pentire il padre per avere accesso a quelli che erano suoi diritti. Probabilmente pensava di risolvere il problema esponendosi pubblicamente e di poter ritornare nell'ombra una volta spenti i riflettori. In Italia il circo dell'antimafia non finisce mai purtroppo.
A Di Maio è stato evidentemente riservato un trappolone. Non risulta che Salvatore Provenzano abbia legami con la mafia. Ma ha un cognome imbarazzante per chi pensa di rappresentare la politica del cambiamento. La reazione quasi isterica del ministro è stata l'ennesima dimostrazione che il cambiamento di cui i grillini vogliono farsi messaggeri è per il momento puramente formale. Ha perso un occasione per tentare un nuovo approccio in Sicilia attraverso l'interazione con le famiglie dei mafiosi che sono la prova che si può restare lontano dalla mafia. Il loro intervento può essere più incisivo di quello dei parenti delle vittime.
Ma non ha avuto il tempo di comprendere la questione.
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sabato 24 novembre 2018
lunedì 18 luglio 2016
Spiazzati da un Angelo
La scelta della cremazione ha spiazzato un po’ tutti la settimana scorsa, visto che, temendo funerali in pompa magna nel paese del padrino, il questore Guido Longo aveva imposto il divieto di celebrarli. Corriere
Angelo, oltre ad avere il ruolo di frontman della famiglia, se così possiamo definirlo, ne è anche l'anima.
Ed è un giovane molto intelligente che non ha mai giocato a fare la vittima, nè si è fatto tirare in mezzo ai giochetti di politici e antimafia da baraccone. Immagino che sia stato lui, assieme all'avvocato Di Gregorio, a prendere la decisione sulla cremazione.
Una mossa logica e una risposta a quello stato che sa urlare vittoria ma nega i diritti.
Mentre sindaci, assessori, poliziotti e magistrati facevano a gara su giornali e televisioni per rinverdire fasti oramai dimenticati e accreditarsi come eterni paladini in lotta contro il male, la famiglia in silenzio ha accompagnato Binnu nel suo ultimo viaggio.
Angelo, oltre ad avere il ruolo di frontman della famiglia, se così possiamo definirlo, ne è anche l'anima.
Ed è un giovane molto intelligente che non ha mai giocato a fare la vittima, nè si è fatto tirare in mezzo ai giochetti di politici e antimafia da baraccone. Immagino che sia stato lui, assieme all'avvocato Di Gregorio, a prendere la decisione sulla cremazione.
Una mossa logica e una risposta a quello stato che sa urlare vittoria ma nega i diritti.
Mentre sindaci, assessori, poliziotti e magistrati facevano a gara su giornali e televisioni per rinverdire fasti oramai dimenticati e accreditarsi come eterni paladini in lotta contro il male, la famiglia in silenzio ha accompagnato Binnu nel suo ultimo viaggio.
mercoledì 13 luglio 2016
Ah mbeh
In attesa di una intervista ad Al Pacino.
Chissà se Gigetto De Magistris gli manda un'altra video-lettera..
Michele Placido comunque è stato l'unico finora a dire cose sensate. Ha parlato da attore senza darsi le arie da guru come i soliti noti.
Però devo dire la verità.
Se a suo tempo presi a cuore la vicenda di Provenzano e la battaglia che ha condotto suo figlio Angelo per farlo curare, è stato in parte a causa della piovra.
E di tutte quelle fiction e dei personaggi che spuntano fuori ogni volta che si parla di mafia.
Giornalisti, magistrati, investigatori.
Hanno sempre pronta una loro verità preconfezionata che devi per forza di cose abbracciare, perchè sennò o non capisci dal momento che non sei siciliano e quindi non puoi sentire il dolore. Oppure vuole dire che sei mafioso.
So bene che i discorsi sui diritti non piacciono ai siciliani nè ai poliziotti.
Però l'Italia non è la Sicilia nè uno stato di polizia. Eppure risente dei problemi causati dalla mafia.
Per crescere e per superare questioni problematiche come quella mafiosa, c'è bisogno di ragionamenti che vadano oltre. Se loro non sono capaci di farli, li lascino a noi che forse non comprendiamo il dolore, ma tentiamo di scansarlo senza sensazionalismi.
Chissà se Gigetto De Magistris gli manda un'altra video-lettera..
Michele Placido comunque è stato l'unico finora a dire cose sensate. Ha parlato da attore senza darsi le arie da guru come i soliti noti.
Però devo dire la verità.
Se a suo tempo presi a cuore la vicenda di Provenzano e la battaglia che ha condotto suo figlio Angelo per farlo curare, è stato in parte a causa della piovra.
E di tutte quelle fiction e dei personaggi che spuntano fuori ogni volta che si parla di mafia.
Giornalisti, magistrati, investigatori.
Hanno sempre pronta una loro verità preconfezionata che devi per forza di cose abbracciare, perchè sennò o non capisci dal momento che non sei siciliano e quindi non puoi sentire il dolore. Oppure vuole dire che sei mafioso.
So bene che i discorsi sui diritti non piacciono ai siciliani nè ai poliziotti.
Però l'Italia non è la Sicilia nè uno stato di polizia. Eppure risente dei problemi causati dalla mafia.
Per crescere e per superare questioni problematiche come quella mafiosa, c'è bisogno di ragionamenti che vadano oltre. Se loro non sono capaci di farli, li lascino a noi che forse non comprendiamo il dolore, ma tentiamo di scansarlo senza sensazionalismi.
sabato 2 aprile 2016
Sta morendo, mischino
L’ultima volta che chiesi al figlio di Provenzano come stava il padre, mi rispose “Vegeta”.
Angelo ha un modo tutto suo di reagire alle avversità e di proteggersi dalla curiosità ossessiva della gente. Anche di quella che gli vuole bene. Gli avevo fatto una domanda stupida visto che tutti i giornali ne parlavano e lui mi rispose in maniera altrettanto scontata. Come a dire che visto che non era ancora crepato, era facilmente immaginabile che stesse come già si sapeva.
Sono passati diversi anni da quando è cominciata la battaglia della famiglia Provenzano e il capostipite si ostina a voler vivere. O meglio a sopravvivere.
In questi giorni è giunto l’ennesimo rifiuto da parte del Ministero della Giustizia, di volergli concedere una attenuazione della misura cautelare costituita dal 41 bis.
Non è venuta meno la capacità di Provenzano di mantenere contatti con esponenti tuttora liberi dell’organizzazione criminale di appartenenze, anche in ragione della sua particolare concreta pericolosità. Così recita il provvedimento del Ministro.
Le procure di Caltanissetta e Firenze sarebbero favorevoli alla revoca mentre per il procuratore Lo Voi è ancora necessario delineare la sua figura e il suo ruolo nell’associazione mafiosa cosa nostra.
A quanto è dato capire la mafia si tiene i morti viventi adesso.
La direzione nazionale antimafia avrebbe dato parere negativo perché l’attenuazione della misura non gli recherebbe sollievo e al 41 bis riceverebbe tutte le cure necessarie.
Ricorda una chiosa di Fazzo alla condanna della sorella di Maria Giulia Sergio, che sottolineò che in carcere sarebbe stata al sicuro più che nel califfato. Luca spesso ha una memoria selettiva. Dimentica che non sempre si esce vivi dal carcere. Specie in Italia.
Osservavo il ministro Orlando l’altra sera nell’arena di Ballarò .
Paonazzo e con gli occhi verde mare fuori dalle orbite come al solito, cercava di difendersi dall’assalto del giornalismo di qualità. Quello non schierato. Giannini e Giordano. Ci metteva tanta buona volontà e sentimento che a un certo punto il direttore del Tg4 ha smesso di infierire ed intenerito gli ha teso una mano.
E il presidente del consiglio per tre giorni prima di rientrare in patria, non ha fatto altro che raccontare la storiella della telefonata della ministra Cancellieri paragonandola a quella della sua ormai ex-ministra di emiliana fattura. Fiero che si sia dimessa senza che nessuno glielo avesse chiesto. “Tu questa storia non la reggi” avrebbe tuonato al telefono il Matteo nazionale tra una esibizione canora e una corsetta al parco dopo colazione.
La verità è che questo governo ama le cose facili.
Le prese di posizione popolari. Quelle che provocano meno clamore e più retweet.
Cacciare la mite Federica è cosa assai più semplice che mettersi contro il fior fiore dell’antimafia certificata e delle destre d’assalto. Battersi contro il governo di al Sisi è molto più facile che farlo contro Obama.
E così, come avrebbe detto tal Santi Pullarà a colloquio telefonico con un “collega” :
"Se non muoiono tutti e due (Provenzano e Riina), luce non ne vede nessuno: è vero zio Mario?"
Probabilmente Provenzano deve rimanere vivo, o meglio vegeto, al 41 bis, per evitare che cosa nostra si rigeneri in maniera più forte ed aggressiva.
E' l'unica spiegazione possibile per la decisione presa dal ministro.
Angelo ha un modo tutto suo di reagire alle avversità e di proteggersi dalla curiosità ossessiva della gente. Anche di quella che gli vuole bene. Gli avevo fatto una domanda stupida visto che tutti i giornali ne parlavano e lui mi rispose in maniera altrettanto scontata. Come a dire che visto che non era ancora crepato, era facilmente immaginabile che stesse come già si sapeva.
Sono passati diversi anni da quando è cominciata la battaglia della famiglia Provenzano e il capostipite si ostina a voler vivere. O meglio a sopravvivere.
In questi giorni è giunto l’ennesimo rifiuto da parte del Ministero della Giustizia, di volergli concedere una attenuazione della misura cautelare costituita dal 41 bis.
Non è venuta meno la capacità di Provenzano di mantenere contatti con esponenti tuttora liberi dell’organizzazione criminale di appartenenze, anche in ragione della sua particolare concreta pericolosità. Così recita il provvedimento del Ministro.
Le procure di Caltanissetta e Firenze sarebbero favorevoli alla revoca mentre per il procuratore Lo Voi è ancora necessario delineare la sua figura e il suo ruolo nell’associazione mafiosa cosa nostra.
A quanto è dato capire la mafia si tiene i morti viventi adesso.
La direzione nazionale antimafia avrebbe dato parere negativo perché l’attenuazione della misura non gli recherebbe sollievo e al 41 bis riceverebbe tutte le cure necessarie.
Ricorda una chiosa di Fazzo alla condanna della sorella di Maria Giulia Sergio, che sottolineò che in carcere sarebbe stata al sicuro più che nel califfato. Luca spesso ha una memoria selettiva. Dimentica che non sempre si esce vivi dal carcere. Specie in Italia.
Osservavo il ministro Orlando l’altra sera nell’arena di Ballarò .
Paonazzo e con gli occhi verde mare fuori dalle orbite come al solito, cercava di difendersi dall’assalto del giornalismo di qualità. Quello non schierato. Giannini e Giordano. Ci metteva tanta buona volontà e sentimento che a un certo punto il direttore del Tg4 ha smesso di infierire ed intenerito gli ha teso una mano.
E il presidente del consiglio per tre giorni prima di rientrare in patria, non ha fatto altro che raccontare la storiella della telefonata della ministra Cancellieri paragonandola a quella della sua ormai ex-ministra di emiliana fattura. Fiero che si sia dimessa senza che nessuno glielo avesse chiesto. “Tu questa storia non la reggi” avrebbe tuonato al telefono il Matteo nazionale tra una esibizione canora e una corsetta al parco dopo colazione.
La verità è che questo governo ama le cose facili.
Le prese di posizione popolari. Quelle che provocano meno clamore e più retweet.
Cacciare la mite Federica è cosa assai più semplice che mettersi contro il fior fiore dell’antimafia certificata e delle destre d’assalto. Battersi contro il governo di al Sisi è molto più facile che farlo contro Obama.
E così, come avrebbe detto tal Santi Pullarà a colloquio telefonico con un “collega” :
"Se non muoiono tutti e due (Provenzano e Riina), luce non ne vede nessuno: è vero zio Mario?"
Probabilmente Provenzano deve rimanere vivo, o meglio vegeto, al 41 bis, per evitare che cosa nostra si rigeneri in maniera più forte ed aggressiva.
E' l'unica spiegazione possibile per la decisione presa dal ministro.
lunedì 30 marzo 2015
Il popolo delle distanze e dei ricatti.
Come quando chiedono a noi musulmani di prendere le distanze.
Lo facciamo ma nessuno ci ascolta e quindi rispondiamo : ma quand'è che siamo mai stati vicini a Daesh o al Qaeda ?
E' vero che il minimo comune denominatore del terrorismo internazionale attualmente è l'Islam però è anche vero che su più di due miliardi di musulmani nemmeno cinquecentomila sono terroristi e la loro azione è legata a delle realtà regionali molto complesse e confuse.
Questo però è un discorso che in Italia non si può fare perchè c'è molta ignoranza in materia e quindi la nostra reazione viene percepita come voglia di vittimismo.
D'altra parte quando un ex vicecapo di polizia chiede pubblicamente su Twitter ai musulmani moderati di farsi avanti se veramente esiste un Islam moderato, quindi il massimo dell'ignoranza viene da chi per professione e spessore umano almeno sulla carta non dovrebbe avere certi dubbi, che ti vuoi aspettare dall'italiano medio ?
Il ricatto.
Se sei il figlio di un mafioso per forza devi rinnegare tuo padre sennò non sei degno di questa società.
Il figlio di Roberto Savi lo ha fatto anche se non pubblicamente.
E abbiamo saputo giorni fa che tipo di danno gli ha presumibilmente causato questa rinuncia.
Angelo Provenzano sta invece cercando di convivere con un passato che per forza di cose non va via.
In alcune interviste ha dichiarato che per certi aspetti Bernardo è stato un buon padre.
Si, suona strano.
Ma è suo diritto pensarlo e mantenere questa percezione finchè si inquadra nel suo vissuto.
E' stato un padre decisamente atipico.
Ma non siamo forse nell'era in cui dicono che la famiglia tradizionale non esiste più, che va bene di tutto ?
Nessuno ha mai chiesto allo stato italiano di prendere le distanze dal fatto che per quarant'anni Provenzano è stato praticamente lasciato libero di fare quello che voleva.
Forse è questo che blocca il figlio dall'allontanarsi dal padre.
Non comprende la logica di quello che è accaduto.
Non vede la differenza tra il padre e lo stato.
E forse non ha nemmeno tutti i torti.
Il solo scopo di fare soldi
Oggi un tour operator sfrutta quel mito grazie anche al fatto che il punto finale della visita guidata a Palermo è proprio Corleone, dove i turisti incontrano personalmente la star, Angelo Provenzano, ingaggiato dalla società americana. E lui racconta a modo suo la mafia, la sua vita e la latitanza del padre.
Scelte personali che hanno il solo scopo di fare soldi.
lirio abbate l'espresso
Mentre lo scopo di lirio abbate qual è, quello di sensibilizzarci sul problema e risolverlo ?
Sono troppo vecchia per credere a certe favole.
Ieri mentre leggevo le palate di fango sparse su Angelo mi è passato davanti agli occhi l'aggiornamento della pagina facebook di abbate con le foto dell'arrivo all'aereoporto di bruna giri.
E ho pensato la stessa cosa che pensai quando, alla ricerca di informazioni sul giornalista, trovai sulla pagina wikipedia a lui dedicata la nota sul fatto che è stato l'unico ad essere presente all'arresto di Bernardo Provenzano : ecchissenefrega.
Nel senso che sono informazioni che non dicono granchè sulla sostanza.
Poi ho alzato lo sguardo su un'altra pagina del browser aperta su un forum di discussione americano dove mi apprestavo a spiegare il perchè della sentenza su Sollecito e Knox (come se lo sapessi ma volevo semplicemente tirare su l'orgoglio nazionale) però con i pensieri mi sono spostata verso l'operazione balkan connection.
Sapendo in partenza che non l'avrei trovata, ho setacciato comunque google alla ricerca dell'ordinanza del gip.
Quindi per ingannare il tempo ho cercato l'indirizzo email del suo ufficio e ho inviato una richiesta.
Nessuna risposta per ora.
Però ho potuto leggere quella di mafia capitale ovviamente perchè faceva vendere i giornali e il libro di abbate e perchè fa da motore propulsore alla conclusione giudiziaria.
Poi ho scandagliato Twitter mentre Tofalo diceva che martedì presenteranno la relazione su rientro e farfalla al parlamento.
Mi aveva detto tempo fa che speravano di renderla pubblica ma dallo smiley annesso evidentemente la speranza è la prima a morire.
Siamo in italia mica in America.
Quindi non glielo ho chiesto di nuovo.
Questo è il Paese di lirio abbate ma non il mio o quello di angelo provenzano.
In questa italia io mi devo accontentare di quello che mi dicono lirio abbate e giulio cavalli.
Devo sperare che loro si interessino ad una questione che interessa me per comprenderla. O almeno per comprendere la loro versione dei fatti.
In America l'ordinanza esce sul sito del ministero della giustizia mentre fanno la conferenza stampa.
Audizioni e indagini conoscitive di commissioni di inchiesta sono rese disponibili al pubblico almeno in maniera parziale.
Questo è il Paese dove Angelo Provenzano ha il solo scopo di fare soldi (che detto in maniera più educata sarebbe di lavorare onestamente) mentre Saviano e Abbate scrivono solo per nobili motivi.
E allora alla fine ho chiuso il browser perchè ho pensato che non c'era niente da dire ai miei amici americani sui fallimenti giudiziari italiani .
Glielo spiegasse Abbate che di sicuro gli fornirà una versione simil padrino di quelle che a loro piacciono tanto .
Ci vogliono cacciare, esiliare.
Le superstar dell'anti-qua e anti-là.
E che non me andrei ? Ma nemmeno quello è tanto facile.
Ecchissenefrega direte voi.
Avete ragione.
Una volta che hai lanciato l'articolo con quelle dieci quindici righe di fuoco, ovvio che nessuno legga il resto.
Non mi dire che non lo sapevi.
E daie Abbà ...
Scelte personali che hanno il solo scopo di fare soldi.
lirio abbate l'espresso
Mentre lo scopo di lirio abbate qual è, quello di sensibilizzarci sul problema e risolverlo ?
Sono troppo vecchia per credere a certe favole.
Ieri mentre leggevo le palate di fango sparse su Angelo mi è passato davanti agli occhi l'aggiornamento della pagina facebook di abbate con le foto dell'arrivo all'aereoporto di bruna giri.
E ho pensato la stessa cosa che pensai quando, alla ricerca di informazioni sul giornalista, trovai sulla pagina wikipedia a lui dedicata la nota sul fatto che è stato l'unico ad essere presente all'arresto di Bernardo Provenzano : ecchissenefrega.
Nel senso che sono informazioni che non dicono granchè sulla sostanza.
Poi ho alzato lo sguardo su un'altra pagina del browser aperta su un forum di discussione americano dove mi apprestavo a spiegare il perchè della sentenza su Sollecito e Knox (come se lo sapessi ma volevo semplicemente tirare su l'orgoglio nazionale) però con i pensieri mi sono spostata verso l'operazione balkan connection.
Sapendo in partenza che non l'avrei trovata, ho setacciato comunque google alla ricerca dell'ordinanza del gip.
Quindi per ingannare il tempo ho cercato l'indirizzo email del suo ufficio e ho inviato una richiesta.
Nessuna risposta per ora.
Però ho potuto leggere quella di mafia capitale ovviamente perchè faceva vendere i giornali e il libro di abbate e perchè fa da motore propulsore alla conclusione giudiziaria.
Poi ho scandagliato Twitter mentre Tofalo diceva che martedì presenteranno la relazione su rientro e farfalla al parlamento.
Mi aveva detto tempo fa che speravano di renderla pubblica ma dallo smiley annesso evidentemente la speranza è la prima a morire.
Siamo in italia mica in America.
Quindi non glielo ho chiesto di nuovo.
Questo è il Paese di lirio abbate ma non il mio o quello di angelo provenzano.
In questa italia io mi devo accontentare di quello che mi dicono lirio abbate e giulio cavalli.
Devo sperare che loro si interessino ad una questione che interessa me per comprenderla. O almeno per comprendere la loro versione dei fatti.
In America l'ordinanza esce sul sito del ministero della giustizia mentre fanno la conferenza stampa.
Audizioni e indagini conoscitive di commissioni di inchiesta sono rese disponibili al pubblico almeno in maniera parziale.
Questo è il Paese dove Angelo Provenzano ha il solo scopo di fare soldi (che detto in maniera più educata sarebbe di lavorare onestamente) mentre Saviano e Abbate scrivono solo per nobili motivi.
E allora alla fine ho chiuso il browser perchè ho pensato che non c'era niente da dire ai miei amici americani sui fallimenti giudiziari italiani .
Glielo spiegasse Abbate che di sicuro gli fornirà una versione simil padrino di quelle che a loro piacciono tanto .
Ci vogliono cacciare, esiliare.
Le superstar dell'anti-qua e anti-là.
E che non me andrei ? Ma nemmeno quello è tanto facile.
Ecchissenefrega direte voi.
Avete ragione.
Una volta che hai lanciato l'articolo con quelle dieci quindici righe di fuoco, ovvio che nessuno legga il resto.
Non mi dire che non lo sapevi.
E daie Abbà ...
sabato 28 marzo 2015
Fatti che restano, speranze che verranno.
"Resta il fatto - ha concluso Provenzano a proposito dell'interesse mediatico suscitato dalla notizia- che vorrei una vita più normale possibile. Ma mi rendo conto che non c'è speranza".
livesicilia
Ciascuno di noi ha un fardello da portarsi appresso per tutta la vita.
Prenderne le distanze nella maniera più ragionevole possibile è l'unico modo per conviverci.
Angelo ha dalla sua la cocciutaggine e l'intelligenza.
Questa iniziativa è il primo passo forse per lui per convivere con un peso che non aveva chiesto ed è un passo anche per l'Italia.
E' tempo di storicizzare la mafia.
Che non significa ridurne la portata del passato o minimizzare i rischi del futuro ma ricondurla nei suoi limiti naturali in modo da sconfiggerla per davvero.
Finchè la mafia sarà buona solo per costruire carriere, vendere libri e giornali e fare i fighetti in tivvù, tutto ciò non si potrà realizzare.
Adesso i tromboni dell'antimafia obietteranno che quello che Angelo sta facendo è inappropriato e poco rispettoso nei confronti delle vittime.
Che per stare dalla parte del giusto dovrebbe unirsi a loro e andare nelle scuole o ai convegni per parlare ai ragazzi.
Mi auguro che non gli chiedano ancora di far pentire il padre visto ormai sta quasi crepato.
L'intelligenza del giovane Provenzano sta proprio in questo, rispetto anche alla poca intelligenza di certi figli di vittime famose.
Non è caduto nella rete degli avvoltoi.
Non ha sfruttato un marchio che non gli appartiene ma uno che suo malgrado lo ha inglobato.
Ebbene si, la mafia è un brand.
Nessuno più di lui ha diritto di usarlo come meglio crede.
Sono orgogliosa di aver conosciuto una persona come lui anche solo via internet.
Avrà tanti difetti ma non è ipocrita.
Gli auguro che la vita gli riservi il meglio.
livesicilia
Ciascuno di noi ha un fardello da portarsi appresso per tutta la vita.
Prenderne le distanze nella maniera più ragionevole possibile è l'unico modo per conviverci.
Angelo ha dalla sua la cocciutaggine e l'intelligenza.
Questa iniziativa è il primo passo forse per lui per convivere con un peso che non aveva chiesto ed è un passo anche per l'Italia.
E' tempo di storicizzare la mafia.
Che non significa ridurne la portata del passato o minimizzare i rischi del futuro ma ricondurla nei suoi limiti naturali in modo da sconfiggerla per davvero.
Finchè la mafia sarà buona solo per costruire carriere, vendere libri e giornali e fare i fighetti in tivvù, tutto ciò non si potrà realizzare.
Adesso i tromboni dell'antimafia obietteranno che quello che Angelo sta facendo è inappropriato e poco rispettoso nei confronti delle vittime.
Che per stare dalla parte del giusto dovrebbe unirsi a loro e andare nelle scuole o ai convegni per parlare ai ragazzi.
Mi auguro che non gli chiedano ancora di far pentire il padre visto ormai sta quasi crepato.
L'intelligenza del giovane Provenzano sta proprio in questo, rispetto anche alla poca intelligenza di certi figli di vittime famose.
Non è caduto nella rete degli avvoltoi.
Non ha sfruttato un marchio che non gli appartiene ma uno che suo malgrado lo ha inglobato.
Ebbene si, la mafia è un brand.
Nessuno più di lui ha diritto di usarlo come meglio crede.
Sono orgogliosa di aver conosciuto una persona come lui anche solo via internet.
Avrà tanti difetti ma non è ipocrita.
Gli auguro che la vita gli riservi il meglio.
venerdì 28 marzo 2014
Le ragioni
"Su quali ragioni si fonda un trattamento differenziato solo per nostro padre? Anzi, in verità solo per noi che siamo gli unici a subire, incolpevoli, questo regime 'speciale'. E' come se dicessero che siamo noi sospettati di portare messaggi fuori o da fuori". (ANSA).
Mi chiedo, e pongo la questione anche al Ministero, che senso ha far espiare una pena in condizioni così restrittive a una persona che non ha più la percezione dell’ergastolo? Angelo Provenzano
E' passata sotto silenzio, la notizia del rifiuto da parte delle autorità Inglesi, di concedere l'estradizione a Domenico Rancadore.
L'Inghilterra è un Paese garantista.
A tutti vengono concessi i diritti che spettano.
Il giudice si è letto le trascrizioni di tutti i processi che Rancadore ha subito.
Ha ascoltato le spiegazioni su questioni giurisprudenziali a lui sconosciute, circa l'associazione mafiosa, il concorso esterno e il 416bis, e dopo essersi informato, ci sono fior di sentenze della corte Europea, ha concluso che Rancadore stava meglio in Inghilterra.
Questo tipo di deliberazioni sono di solito riservate a terroristi o oligarchi Russi.
Gente cioè che dovrebbe rientrare in Paesi come la Giordania o l'Egitto, o anche la Russia.
E morirebbero di torture.
Si, siamo come loro.
Il Paese culla della civiltà Occidentale, è come Putin l'invasore.
Lo Stato Italiano dovrebbe farsi un esame di coscienza.
Dovrebbe spiegare ad Angelo e Francesco Paolo, per quale motivo li ha costretti ad una vita d'inferno.
Se questi due ragazzi si trovano a combattere per un'esistenza che non avevano chiesto, a nascondersi quand'erano ragazzini, a girare per carceri e tribunali adesso che sono uomini, non è solo colpa del padre.
E' colpa di quello stato che per quarant'anni ha lasciato Provenzano libero di girare in lungo e in largo per la Sicilia e oltre, ci dicono.
Poi a un certo punto gli ha presentato il conto, e a quei ragazzi si è chiesto persino di far pentire il padre, per usufruire di diritti che gli spettavano.
Io mi chiedo con quale faccia magistrati e poliziotti se ne vanno in giro per le università a presentare libri e ritirare premi.
Con quale faccia ci possano mostrare un identikit in esclusiva su un giornale.
Che se la storia fosse vera, Messina Denaro ammazzerà tutti quelli che gli stanno attorno.
Non ci si può parlare di legalità per poi gestire la questione Provenzano in maniera così disumana.
Non ci si può venire a chiedere di fare la nostra parte di cittadini, quando si fa una doppia faccia.
Si condanna il Provenzano assassino e si uccide il Provenzano carcerato.
Concedere una detenzione ordinaria a Provenzano oggi, non significa assolvere il boss mafioso.
Significa però educare la popolazione alla legge della vendetta.
Questa non può essere la politica promossa da uno stato civile.
Mi chiedo, e pongo la questione anche al Ministero, che senso ha far espiare una pena in condizioni così restrittive a una persona che non ha più la percezione dell’ergastolo? Angelo Provenzano
E' passata sotto silenzio, la notizia del rifiuto da parte delle autorità Inglesi, di concedere l'estradizione a Domenico Rancadore.
L'Inghilterra è un Paese garantista.
A tutti vengono concessi i diritti che spettano.
Il giudice si è letto le trascrizioni di tutti i processi che Rancadore ha subito.
Ha ascoltato le spiegazioni su questioni giurisprudenziali a lui sconosciute, circa l'associazione mafiosa, il concorso esterno e il 416bis, e dopo essersi informato, ci sono fior di sentenze della corte Europea, ha concluso che Rancadore stava meglio in Inghilterra.
Questo tipo di deliberazioni sono di solito riservate a terroristi o oligarchi Russi.
Gente cioè che dovrebbe rientrare in Paesi come la Giordania o l'Egitto, o anche la Russia.
E morirebbero di torture.
Si, siamo come loro.
Il Paese culla della civiltà Occidentale, è come Putin l'invasore.
Lo Stato Italiano dovrebbe farsi un esame di coscienza.
Dovrebbe spiegare ad Angelo e Francesco Paolo, per quale motivo li ha costretti ad una vita d'inferno.
Se questi due ragazzi si trovano a combattere per un'esistenza che non avevano chiesto, a nascondersi quand'erano ragazzini, a girare per carceri e tribunali adesso che sono uomini, non è solo colpa del padre.
E' colpa di quello stato che per quarant'anni ha lasciato Provenzano libero di girare in lungo e in largo per la Sicilia e oltre, ci dicono.
Poi a un certo punto gli ha presentato il conto, e a quei ragazzi si è chiesto persino di far pentire il padre, per usufruire di diritti che gli spettavano.
Io mi chiedo con quale faccia magistrati e poliziotti se ne vanno in giro per le università a presentare libri e ritirare premi.
Con quale faccia ci possano mostrare un identikit in esclusiva su un giornale.
Che se la storia fosse vera, Messina Denaro ammazzerà tutti quelli che gli stanno attorno.
Non ci si può parlare di legalità per poi gestire la questione Provenzano in maniera così disumana.
Non ci si può venire a chiedere di fare la nostra parte di cittadini, quando si fa una doppia faccia.
Si condanna il Provenzano assassino e si uccide il Provenzano carcerato.
Concedere una detenzione ordinaria a Provenzano oggi, non significa assolvere il boss mafioso.
Significa però educare la popolazione alla legge della vendetta.
Questa non può essere la politica promossa da uno stato civile.
domenica 9 febbraio 2014
Lucietta di papà
La mia è stata sicuramente una vita articolata e piena di difficoltà. È traumatico per una bambina di 12 anni vedersi strappare, dall’oggi al domani, la persona che più adora senza conoscerne i motivi e senza potergli dare nemmeno un ultimo bacio.
panorama
Un'altra intervista di Lucia Riina che ha attirato le ire dei professionisti dell'antimafia.
Fermo restando che la ragazza ha tutto il diritto di costruirsi il suo spazio nella società, e nessuno può imporle di dissociarsi o rivelare segreti che magari nemmeno conosce, quello che pare inopportuno, è il modo di porgersi all'interlocutore di turno.
Angelo e Francesco Paolo Provenzano, nelle interviste rilasciate nel corso degli anni, ci hanno fornito uno spaccato della loro vita famigliare, epperò non si sono mai sottratti alle domande su valutazioni circa il fenomeno mafioso e sulle accuse mosse al genitore.
Al contrario la giovane Corleonese, conscia del fatto che come artista emergente non attirerebbe tanto interesse senza il cognome e la storia della famiglia, si sofferma semplicemente sui ricordi di vita privata e sulle difficoltà a reinserirsi nella comunità di appartenenza.
Evita accuratamente qualsiasi riferimento o presa di posizione sulla stagione stragista e sulle polemiche attorno al tema trattativa stato-mafia.
Questo è un atteggiamento di comodo.
La soluzione migliore sarebbe quella di prendere una decisione : concedersi anche come Lucia la figlia del boss che ha vissuto in un contesto presumibilmente mafioso, oppure evitare riferimenti bucolici sul suo privato, che forse a ragione, irritano certo pubblico.
panorama
Un'altra intervista di Lucia Riina che ha attirato le ire dei professionisti dell'antimafia.
Fermo restando che la ragazza ha tutto il diritto di costruirsi il suo spazio nella società, e nessuno può imporle di dissociarsi o rivelare segreti che magari nemmeno conosce, quello che pare inopportuno, è il modo di porgersi all'interlocutore di turno.
Angelo e Francesco Paolo Provenzano, nelle interviste rilasciate nel corso degli anni, ci hanno fornito uno spaccato della loro vita famigliare, epperò non si sono mai sottratti alle domande su valutazioni circa il fenomeno mafioso e sulle accuse mosse al genitore.
Al contrario la giovane Corleonese, conscia del fatto che come artista emergente non attirerebbe tanto interesse senza il cognome e la storia della famiglia, si sofferma semplicemente sui ricordi di vita privata e sulle difficoltà a reinserirsi nella comunità di appartenenza.
Evita accuratamente qualsiasi riferimento o presa di posizione sulla stagione stragista e sulle polemiche attorno al tema trattativa stato-mafia.
Questo è un atteggiamento di comodo.
La soluzione migliore sarebbe quella di prendere una decisione : concedersi anche come Lucia la figlia del boss che ha vissuto in un contesto presumibilmente mafioso, oppure evitare riferimenti bucolici sul suo privato, che forse a ragione, irritano certo pubblico.
venerdì 31 gennaio 2014
Salti
"Sono stata avvisata soltanto adesso dalla Dia che l'interrogatorio di Angelo Provenzano sarebbe saltato, a causa della presenza di voi giornalisti. Cose mai viste. Io potrei anche non esserci, visto che parliamo di una persona che non è indagata, ma ricordo che Provenzano è venuto da Corleone per essere interrogato e dopo essere arrivato gli dicono che non verrà più sentito perchè c'è la stampa. Incredibile. Mi chiedo: quando la stampa ha creato problemi per un interrogatorio visto che non vi partecipa?", ha detto l'avvocato Di Gregorio ai cronisti. "Quasta cosa - ha aggiunto parlando con i giornalisti - anche sul piano della delicatezza dei rapporti è estremamente fastidiosa". Adesso l'avvocato si sta recando con Angelo Provenzano in Procura per "capire cosa è accaduto".
repubblica
Discutevamo con la dottoressa Di Gregorio via Internet, sulla questione Scarantino, e io le contestavo quello che a me sembrava un eccessivo rifugiarsi nelle cospirazioni.
Dopo aver letto ciò, insisto nel mio argomentare:
non siamo nell'Egitto di Mubarak, ma nella repubblica delle banane.
repubblica
Discutevamo con la dottoressa Di Gregorio via Internet, sulla questione Scarantino, e io le contestavo quello che a me sembrava un eccessivo rifugiarsi nelle cospirazioni.
Dopo aver letto ciò, insisto nel mio argomentare:
non siamo nell'Egitto di Mubarak, ma nella repubblica delle banane.
giovedì 22 agosto 2013
Coincidenze
Il signore che ha scritto questa messe dettagliata di fatti potrebbe non averli rivelati prima perché giustamente impaurito; ora sia Provenzano che i Lo Piccolo sono in carcere ma c’è qualcuno che potrebbe, se volesse, confermare la cosa visto che citato nel racconto del post: il figlio di zu Binnu, Angelo Provenzano. Certo, se tutto vero gli inquirenti avrebbero il dovere di riaprire le indagini come già fatto per altro in passato.
nottecriminale
Strano, ma nemmeno tanto viste le vicende degli ultimi mesi, che il nome di Angelo spunti in questo preciso momento.
Se si escludono i video che lo vedevano protagonista nell'organizzazione del trasporto delle provviste al padre, non mi pare che il suo nome sia mai stato fatto, a parte due inchieste archiviate, che non avevano nulla a che fare con la latitanza del genitore.
Nello specifico diversi pentiti hanno parlato di Gaspare Troia, di come siano stati realizzati i documenti, dei suoi soggiorni nel convento e del viaggio in Francia.
Nessuno si è detto certo della presenza della moglie, tantomeno dei figli.
E la famiglia, a quanto ci è stato detto, era ampiamente tenuta sotto controllo.
La tanto vituperata procura di Viterbo non ha mai avuto a disposizione molto materiale, sempre per quella storia che la mafia è competenza di pochi, di quelli cioè che oggi danno lezioncine dai giornali.
Gli elementi che i magistrati avevano a disposizione non erano prove inconfutabili, e il referto medico non era schiacciante. Bisognava interpretarlo per poi propendere per una ipotesi.
Comunque visto che adesso c'è questo bel racconto, ricco di particolari, si prendono Angelo Provenzano, i Lo Piccolo, il figlio dell'impiccato e Messina Gerlando e gli si chiede informazioni.
Però pare strano che nessun investigatore in Sicilia sapesse di tutto ciò.
nottecriminale
Strano, ma nemmeno tanto viste le vicende degli ultimi mesi, che il nome di Angelo spunti in questo preciso momento.
Se si escludono i video che lo vedevano protagonista nell'organizzazione del trasporto delle provviste al padre, non mi pare che il suo nome sia mai stato fatto, a parte due inchieste archiviate, che non avevano nulla a che fare con la latitanza del genitore.
Nello specifico diversi pentiti hanno parlato di Gaspare Troia, di come siano stati realizzati i documenti, dei suoi soggiorni nel convento e del viaggio in Francia.
Nessuno si è detto certo della presenza della moglie, tantomeno dei figli.
E la famiglia, a quanto ci è stato detto, era ampiamente tenuta sotto controllo.
La tanto vituperata procura di Viterbo non ha mai avuto a disposizione molto materiale, sempre per quella storia che la mafia è competenza di pochi, di quelli cioè che oggi danno lezioncine dai giornali.
Gli elementi che i magistrati avevano a disposizione non erano prove inconfutabili, e il referto medico non era schiacciante. Bisognava interpretarlo per poi propendere per una ipotesi.
Comunque visto che adesso c'è questo bel racconto, ricco di particolari, si prendono Angelo Provenzano, i Lo Piccolo, il figlio dell'impiccato e Messina Gerlando e gli si chiede informazioni.
Però pare strano che nessun investigatore in Sicilia sapesse di tutto ciò.
sabato 29 giugno 2013
Degrado
La decisione di sporgere denuncia è stata presa dopo l'ultima visita al carcere - il boss è ricoverato da settimane per un'infezione - dove Angelo Provenzano è andato per avere notizie sulla salute del padre. Dal penitenziario hanno consegnato a Provenzano jr la biancheria del detenuto che - dice la denuncia - è "in condizioni igieniche incompatibili con il minimo senso di decenza, testimoniando l'abbandono igienico totale in cui versa".
lasicilia
Voglio molto bene ad Angelo, anche se lo conosco solo via Internet.
Se avessi un fratello, vorrei che fosse come lui, anzi, vorrei che fosse proprio lui.
E' una persona di estrema tenacia, e con tutto quello che gli è accaduto da quando è nato, riesce a mantenere un equilibrio ed una sensibilità, che di certo nessuno di quelli che di solito se la prende con lui e con tutta la sua famiglia, riuscirà mai ad avere.
Gli auguro un giorno di essere sereno, perchè lo merita.
Credo che per ora non riuscirà ad ottenere più di tanto.
Questo è il Paese dell'ingiustizia, dove si celebrano gli eroi, e si massacrano gli orchi, per ripulirsi la coscienza, per non pensare che quei mostri li abbiamo costruiti noi.
Questo è il Paese del degrado.
lasicilia
Voglio molto bene ad Angelo, anche se lo conosco solo via Internet.
Se avessi un fratello, vorrei che fosse come lui, anzi, vorrei che fosse proprio lui.
E' una persona di estrema tenacia, e con tutto quello che gli è accaduto da quando è nato, riesce a mantenere un equilibrio ed una sensibilità, che di certo nessuno di quelli che di solito se la prende con lui e con tutta la sua famiglia, riuscirà mai ad avere.
Gli auguro un giorno di essere sereno, perchè lo merita.
Credo che per ora non riuscirà ad ottenere più di tanto.
Questo è il Paese dell'ingiustizia, dove si celebrano gli eroi, e si massacrano gli orchi, per ripulirsi la coscienza, per non pensare che quei mostri li abbiamo costruiti noi.
Questo è il Paese del degrado.
venerdì 4 gennaio 2013
A spada tratta
Comunicato 31 Dicembre 2012
Per Bernardo Provenzano sono stati presentati due esposti contro gli allora Magistrati (Ingroia - De Francisci ) per violazione del segreto istruttorio e per interrogatorio in assenza di avvocati.
Non v'è dubbio che in questo contesto noi ci schieriamo e difendiamo a spada tratta i Magistrati che da sempre, come noi, sperano in una collaborazione con la legge da parte di un mafioso come Provenzano, che sa tutto sulla storia d'Italia, quella tragica storia legata ai patti con la mafia.
Se non fosse ancora una volta un messaggio pericoloso, i paladini di Provenzano rasenterebbero il ridicolo mentre imbrattano carta bollata per difendere un soggetto che nella vita ha acquisito di tutto e di più, ma non certo diritti.
E' veramente singolare che ci si ricordi che esistono gli Esposti, quale atto da presentare in Procura e presso le Corti di Cassazione, quando il castello tira sassi e non si riesce a far annullare il 41 bis, il carcere severo ma necessario, per un boia come Provenzano che ha condannato a morte i nostri figli mentre con ogni probabilità trattava con uomini dello Stato.
In queste ore il 41 bis di Provenzano è solo sulla carta, in quanto il soggetto risulterebbe in coma: bene, ci accontentiamo anche del cartaceo, purchè altri mafiosi stragisti ed eversivi, in buona salute, non abbiano in futuro la possibilità di fingersi ammalati e reclamare, come Provenzano, di andare ai domiciliari.
Tuttavia auspichiamo, visto che un esposto legale è stato comunque presentato anche dai figli del Boss che per troppi anni ha fatto pendere l' ago della bilancia dalla parte della mafia, che gli stessi abbiano davvero capito che esiste la legge davanti alla quale siamo tutti uguali, anche Provenzano, e che ne facciano un buon uso fino in fondo, denunciando in un Tribunale non i Magistrati, bensì le malefatte del padre.
Giovanna maggiani Chelli
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
Angelo e Francesco Paolo sono due persone molto intelligenti ed equilibrate .
Se riterranno che il padre ha danneggiato loro o la comunità a cui appartengono, sicuramente prenderanno provvedimenti .
Ovviamente ognuno fa i suoi interessi nella vita .
Però non è che se ottengono la revoca del 41bis, ottengono anche un padre innocente e sano di mente con cui tornare a vivere e a giocare a dama .
Ci sono un pò di inesattezze nel comunicato, su cui è bene soffermarsi :
c'è un magistrato che ha stabilito che l'operato di Ingroia e De Francisci è stato irregolare .
Questo magistrato difende tutti noi cittadini e merita rispetto .
Che la sentenza emessa, in questo caso, non sia discutibile, è ben chiaro dal testo del verbale di interrogatorio .
Le domande vertevano per la maggior parte sulla latitanza e sul possibile pentimento , non sul tentativo di suicidio .
Per fare ciò, era necessaria la presenza del collegio difensivo di Provenzano .
Questo non è accaduto .
I magistrati hanno sbagliato .
Il verbale è stato pubblicato su un giornale, prima di essere trasmesso .
Lo ha potuto fare solo chi era in quella stanza .
Provenzano ha i diritti che gli spettano, ovvero quelli di detenuto e condannato .
Abbiamo una Costituzione e delle leggi, che vanno rispettate .
Il 41bis è ancora attivo e lo è stato quando Provenzano era in stato vegetativo .
Il figlio lo ha visitato ripreso dalle telecamere e con un registratore pronto a registrare un dialogo che non ci poteva essere .
C'erano sette persone di guardia .
Non è 41bis questo ? Che si poteva fare di piu , fargli il solletico sotto ai piedi ?
La visita di Angelo è stata autorizzata solo perchè serviva ai medici per fare delle valutazioni, non certo per pietà .
Non si può chiedere giustizia solo quando ci conviene .
Tutti hanno diritti che vanno garantiti .
Se il vostro magistrato preferito, non è riuscito a mettere assieme un quadro decente per assemblare un processo, non potete prendervela con i figli di un mezzo cadavere .
Dimostrate solo quello che siete : gente in cerca di vendetta, non certo di giustizia e verità .
Nel frattempo i periti hanno stabilito che Provenzano non può essere considerato in grado di capire e di esprimersi, quindi potrebbe non partecipare al processo .
Vogliamo sputare anche su questi e dire che sono mafiosi ?
Io non sono una di quelli che si batte per i diritti umani, non m'importa granchè .
Però conosco bene l'ingiustizia, e mi batto contro di essa, a spada tratta .
Per Bernardo Provenzano sono stati presentati due esposti contro gli allora Magistrati (Ingroia - De Francisci ) per violazione del segreto istruttorio e per interrogatorio in assenza di avvocati.
Non v'è dubbio che in questo contesto noi ci schieriamo e difendiamo a spada tratta i Magistrati che da sempre, come noi, sperano in una collaborazione con la legge da parte di un mafioso come Provenzano, che sa tutto sulla storia d'Italia, quella tragica storia legata ai patti con la mafia.
Se non fosse ancora una volta un messaggio pericoloso, i paladini di Provenzano rasenterebbero il ridicolo mentre imbrattano carta bollata per difendere un soggetto che nella vita ha acquisito di tutto e di più, ma non certo diritti.
E' veramente singolare che ci si ricordi che esistono gli Esposti, quale atto da presentare in Procura e presso le Corti di Cassazione, quando il castello tira sassi e non si riesce a far annullare il 41 bis, il carcere severo ma necessario, per un boia come Provenzano che ha condannato a morte i nostri figli mentre con ogni probabilità trattava con uomini dello Stato.
In queste ore il 41 bis di Provenzano è solo sulla carta, in quanto il soggetto risulterebbe in coma: bene, ci accontentiamo anche del cartaceo, purchè altri mafiosi stragisti ed eversivi, in buona salute, non abbiano in futuro la possibilità di fingersi ammalati e reclamare, come Provenzano, di andare ai domiciliari.
Tuttavia auspichiamo, visto che un esposto legale è stato comunque presentato anche dai figli del Boss che per troppi anni ha fatto pendere l' ago della bilancia dalla parte della mafia, che gli stessi abbiano davvero capito che esiste la legge davanti alla quale siamo tutti uguali, anche Provenzano, e che ne facciano un buon uso fino in fondo, denunciando in un Tribunale non i Magistrati, bensì le malefatte del padre.
Giovanna maggiani Chelli
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
Angelo e Francesco Paolo sono due persone molto intelligenti ed equilibrate .
Se riterranno che il padre ha danneggiato loro o la comunità a cui appartengono, sicuramente prenderanno provvedimenti .
Ovviamente ognuno fa i suoi interessi nella vita .
Però non è che se ottengono la revoca del 41bis, ottengono anche un padre innocente e sano di mente con cui tornare a vivere e a giocare a dama .
Ci sono un pò di inesattezze nel comunicato, su cui è bene soffermarsi :
c'è un magistrato che ha stabilito che l'operato di Ingroia e De Francisci è stato irregolare .
Questo magistrato difende tutti noi cittadini e merita rispetto .
Che la sentenza emessa, in questo caso, non sia discutibile, è ben chiaro dal testo del verbale di interrogatorio .
Le domande vertevano per la maggior parte sulla latitanza e sul possibile pentimento , non sul tentativo di suicidio .
Per fare ciò, era necessaria la presenza del collegio difensivo di Provenzano .
Questo non è accaduto .
I magistrati hanno sbagliato .
Il verbale è stato pubblicato su un giornale, prima di essere trasmesso .
Lo ha potuto fare solo chi era in quella stanza .
Provenzano ha i diritti che gli spettano, ovvero quelli di detenuto e condannato .
Abbiamo una Costituzione e delle leggi, che vanno rispettate .
Il 41bis è ancora attivo e lo è stato quando Provenzano era in stato vegetativo .
Il figlio lo ha visitato ripreso dalle telecamere e con un registratore pronto a registrare un dialogo che non ci poteva essere .
C'erano sette persone di guardia .
Non è 41bis questo ? Che si poteva fare di piu , fargli il solletico sotto ai piedi ?
La visita di Angelo è stata autorizzata solo perchè serviva ai medici per fare delle valutazioni, non certo per pietà .
Non si può chiedere giustizia solo quando ci conviene .
Tutti hanno diritti che vanno garantiti .
Se il vostro magistrato preferito, non è riuscito a mettere assieme un quadro decente per assemblare un processo, non potete prendervela con i figli di un mezzo cadavere .
Dimostrate solo quello che siete : gente in cerca di vendetta, non certo di giustizia e verità .
Nel frattempo i periti hanno stabilito che Provenzano non può essere considerato in grado di capire e di esprimersi, quindi potrebbe non partecipare al processo .
Vogliamo sputare anche su questi e dire che sono mafiosi ?
Io non sono una di quelli che si batte per i diritti umani, non m'importa granchè .
Però conosco bene l'ingiustizia, e mi batto contro di essa, a spada tratta .
lunedì 31 dicembre 2012
Inaccettabili minacce
PALERMO - "La mafia sa riconoscere i suoi nemici. La denuncia presentata dai figli del boss mafioso, Bernardo Provenzano, nei confronti di Antonio Ingroia è un fatto gravissimo che non riuscirà a frenare il nostro progetto politico, volto non solo a contrastare, ma a distruggere la mafia. Temiamo, però, che sia solo un primo segnale". Lo afferma in una nota il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. "Pertanto, siamo certi - conclude - che quanti hanno mosso critiche, per ragioni politiche, alla candidatura di Ingroia vorranno esprimere forte e chiara solidarietà per questa inaccettabile minaccia".
livesicilia
Due magistrati interrogano in carcere un detenuto senza che sia presente l'avvocato .
L'avvocato fa ricorso .
Il gup le da' ragione, perchè Provenzano venne interrogato come indagato e non come semplice persona informata dei fatti .
Il verbale di interrogatorio viene fuori due giorni prima della trascrizione, e ne giunge copia all'avvocato quattro mesi dopo .
Angelo e Francesco Paolo sono incensurati .
Stanno facendo valere i diritti del padre .
Di quale mafia si sta parlando e chi minaccia chi ?
"La notizia che i figli del boss Bernardo Provenzano hanno denunciato Antonio Ingroia, insieme all'ex procuratore aggiunto di Palermo, Ignazio de Francisci, testimonia quanto la figura di Ingroia e il suo progetto politico facciano paura alla mafia e a tutta la sua rete di connivenza, anche all'interno delle istituzioni deviate – dice De Magistris - La notizia, uscita proprio nel giorno in cui Ingroia ha annunciato la sua chiara volontà di partecipare alle elezioni politiche, non solo è sospetta, ma lascia presagire il clima fangoso in cui si spingerà questa competizione elettorale".
palermoreport
A me invece pare, che chi ha voluto che la notizia venisse fuori all'indomani della candidatura, ha tutto l'interesse a sfruttarla per il proprio tornaconto , affinchè Ingroia venga eletto .
E chi potrebbe essere ?
Di certo non i fratelli Provenzano che si beccano il titolo di mafiosi, quando essi non lo sono .
livesicilia
Due magistrati interrogano in carcere un detenuto senza che sia presente l'avvocato .
L'avvocato fa ricorso .
Il gup le da' ragione, perchè Provenzano venne interrogato come indagato e non come semplice persona informata dei fatti .
Il verbale di interrogatorio viene fuori due giorni prima della trascrizione, e ne giunge copia all'avvocato quattro mesi dopo .
Angelo e Francesco Paolo sono incensurati .
Stanno facendo valere i diritti del padre .
Di quale mafia si sta parlando e chi minaccia chi ?
"La notizia che i figli del boss Bernardo Provenzano hanno denunciato Antonio Ingroia, insieme all'ex procuratore aggiunto di Palermo, Ignazio de Francisci, testimonia quanto la figura di Ingroia e il suo progetto politico facciano paura alla mafia e a tutta la sua rete di connivenza, anche all'interno delle istituzioni deviate – dice De Magistris - La notizia, uscita proprio nel giorno in cui Ingroia ha annunciato la sua chiara volontà di partecipare alle elezioni politiche, non solo è sospetta, ma lascia presagire il clima fangoso in cui si spingerà questa competizione elettorale".
palermoreport
A me invece pare, che chi ha voluto che la notizia venisse fuori all'indomani della candidatura, ha tutto l'interesse a sfruttarla per il proprio tornaconto , affinchè Ingroia venga eletto .
E chi potrebbe essere ?
Di certo non i fratelli Provenzano che si beccano il titolo di mafiosi, quando essi non lo sono .
sabato 29 dicembre 2012
Patti d'onore
Palermo, 29 dic.- (Adnkronos) - I figli del boss mafioso Bernardo Provenzano hanno presentato un esposto denuncia contro l'ex Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e l'avvocato generale dello Stato ed ex Procuratore aggiunto Ignazio De Francisci. Angelo e Francesco Paolo Provenzano nell'esposto denuncia presentato al Procuratore nisseno Sergio Lari, competente per le denunce contro i magistrati di Palermo, denunciano la "violazione del segreto istruttorio dopo la pubblicazione dell'articolo sul Fatto quotidiano dello scorso 5 giugno con il contenuto dell'interrogatorio di Bernardo Provenzano con i due magistrati", cioe' cinque giorni dopo l'interrogatorio avvenuto nel carcere di Parma in cui i Ingroia e De Francisci avrebbero tastato il polso al capomafia per chiedergli se voleva collaborare con la giustizia. Non solo. Nell'esposto i due figli di Provenzano, tuttora in coma dopo un intervento al cervello per un ematoma, denunciano anche il "falso ideologico e reato omissivo". L'esposto e' allegato a un altro esposto presentato dai legali di Provenzano, Rosalba Di Gregorio e Franco Marasa', al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione in cui i due legali ricordano denunciano l'interrogatorio fatto il 31 maggio in assenza dei due avvocati di Provenzano. I due pm parlarono in quell'occasione di avere ascoltato Provenzano come persona informata dei fatti. Ma i due legali non hanno digerito quella visita a sopresa dei magistrati. Nell'esposto gli avvocati hanno anche aggiunto l'ordinanza del gup Piergiorgio Morosini in cui il magistrato 'bacchetta' Ingroia e De Francisci per avere interrogato Provenzano come indagato nell'ambito della trattativa, quindi era necessaria la presenza dei legali.
(29 dicembre 2012 ore 19.32)
Panorama
C'è una serie di incongruenze, nella vicenda Provenzano, che via via dovranno essere portate alla luce .
Si tratta di questioni maturate nell'arco di decenni, dalla latitanza alla cattura, passando per i viaggi francesi, di cui il prode Ingroia, a giudicare dalle domande poste, non sembra essere stato informato da Grasso .
Sono fatti che vanno chiariti, perchè al di là della colpevolezza del Corleonese, giustizia vuole giustizia .
E se i figli avranno la pazienza di farlo, dovranno caricarsene l'onere, sia per il padre che per se stessi .
La legittimità di questo interrogatorio, negata dallo stesso gup, potrebbe essere l'inizio .
Quello che fa spavento, di tutto il colloquio, è la maniera in cui è stato condotto, per accattivarsi le simpatie di Provenzano e convincerlo a parlare .
Si è fatto leva semplicemente sui figli, sulla volontà che egli potesse avere di redimerli da un peso .
Ingroia si vanta spesso di essere Siciliano e di comprendere i suoi compaesani, ma ha dato prova di imperizia, perchè non ha capito quello che Provenzano voleva, che era poi quello che aveva gia' comunicato ai parlamentari :
voleva semplicemente sapere quale parte di verità si pretendeva da lui, e ormai sappiamo che ve ne sono molte di sfaccettature in questa storia, e temeva che i figli, andando in televisione, mezzo molto dispersivo, parlassero in maniera vaga, per poi essere interpretati male e finire nei guai .
Aveva paura del macello mediatico innanzitutto, e poi forse anche di quello mafioso .
Chiedeva rassicurazioni in tal senso . Voleva semplicemente conoscere il nucleo centrale di quella che sarebbe dovuta essere la sua deposizione .
Quando Ingroia ha glissato sull'età del proprio figlio, forse temendo che Provenzano chissà per quale motivo glielo chiedeva, se lo è giocato .
Provenzano ha capito che non si poteva fidare di lui e quindi ha chiuso tutti i canali .
E ha fatto bene .
Con uno che parla cosi', patti d'onore non se ne possono fare .
motivazioni denuncia
venerdì 21 dicembre 2012
Tra omerta' e ricatti
E invece no. Qualcuno lo ha convinto a stare zitto, a rimanere in galera, a costo di spaccarsi la testa in una delle sue quotidiane cadute. Qualcuno lo ha pregato di tacere, di morire come un cane senza dar fastidio. Probabilmente glielo hanno chiesto come atto di estremo amore.
Chiedo a suo figlio Angelo, così indignato per le condizioni di detenzione del padre, se pensa che così l’”onore” della famiglia sia salvo. Io, che pur figlio di mafioso non sono, avrei lottato con le unghie e con i denti per far uscire mio padre dall’inferno del 41 bis, lo avrei convinto a rinunciare alla sua idiota omertà. Non sarei andato in tv a farfugliare velate minacce e ad usare un vocabolario di stampo mafioso ormai vetusto, ma sarei andato da lui a chiedergli di tornare da noi, in qualunque modo.
ilfattoquotidianoMi pare esagerato dare tanta visibilita' ad un pezzo che trasuda odio e null'altro, pero' quando si attacca una persona a me cara, e in maniera ingiusta, non posso stare a guardare .
Per quel poco che posso conoscerlo, Angelo è una persona molto intelligente e sensibile .
Non credo affatto che sia stato lui a convincere il padre a non collaborare .
Lo ama e lo rispetta cosi' tanto, che non imporrebbe mai nulla a Bernardo Provenzano .
Nè lui, nè il fratello lo farebbero .
Sono i suoi figli. Ne hanno tutto il diritto .
Chiunque fosse nelle condizioni di Provenzano, messo cioè spalle al muro da un ricatto, non collaborerebbe .
Mettere la famiglia in un sistema di protezione oggi, e lo confermano sia i collaboratori di giustizia che coloro i quali, sono vittime di racket ed usura, equivale ad una condanna a morte .
E' un sistema che non funziona .
Non è questione di onore .
Ognuno di noi ha un codice di comportamento che si impone di seguire nella vita .
Per Angelo, questo è il rispetto .
Io credo, dalle poche interviste che ha rilasciato in questi anni, che lui si senta tradito da tutto il sistema .
Per questo forse non ha incoraggiato il padre verso la collaborazione .
E poi parliamone di questa collaborazione :
dove starebbe l'equilibrio, la giustizia in tutto cio' ?
Se Bernardo Provenzano avesse ricevuto tutte le cure che gli sono dovute, non sarebbe caduto una seconda volta in carcere .
Chi ne chiede il pentimento per fargli avere le cure necessarie, sta semplicemente facendo un ricatto di stampo mafioso .
Io posso anche capirli certi atteggiamenti .
Il dolore di chi ha perso una persona per mano della mafia, non ha eguali .
Il perdono è prerogativa di pochi .
Eppero' poi non si puo' andare in piazza a dimostrare per questo o quel magistrato, e chiedere giustizia .
La giustizia, se la si vuole, la si dove pretendere sempre e in ogni caso, anche quando è scomoda .
Signor Calasanzio, diciamoci la verita' :
se lei all'inizio della sua carriera non avesse usato il cognome Borsellino, di cui puo' far uso legittimamente, ma non è della stessa persona conosciuta e ammirata in tutta la nazione, oggi non avrebbe la visibilita' che ha, nè godrebbe dell'attenzione di certa stampa .
Lei puo' continuare a prendersela con Angelo fino a quando vuole .
Tanto ormai lui ci è abituato . Ogni volta che lo colpite, alza l'asticella del dolore e continua a saltare .
Pero' qui si continua a fuggire dal vero problema, che è quello di un Paese a cui la mafia fa comodo .
Per anni ha fatto comodo pensare che Bernardo Provenzano fosse l'unico male della Sicilia, adesso torna utile pensare che la sua morte sollevera' tutti da un peso .
E forse lo fara', ma non è la soluzione .
Signor Calasanzio,
sia lei, che Angelo Provenzano, siete vittime della cultura mafiosa .
Su fronti opposti, l'avete subita .
Finchè rimarrete distanti, a cercare di non comprendervi, ne uscirete sconfitti tutti e due .
Ne uscira' sconfitta la Sicilia, l'Italia tutta .
Se è questo che vuole, continui pure .
Accanirsi contro un uomo che è accorso sul letto di morte del padre, non è etico, nè mostra un gran coraggio da parte sua .
Continui pure a prendersela con Angelo, se cio' la fa sentire meglio .
Ma sono sicura che in cuor suo sa, che non è giusto, e che è una maniera come un'altra, per sfuggire dalla realta' .
giovedì 16 agosto 2012
Con la grazia di Dio
Quell' "ovviamente no" e' un po' il manifesto del personaggio Angelo Provenzano .
Di solito non lo smuovono dalle sue posizioni, nemmeno le cannonate .
Se convincessero lui che il pentimento del padre e' necessario, allora credo che Bernardo Provenzano automaticamente accetterebbe la collaborazione .
Ammettere che il padre possa aver commesso crimini, indipendentemente dall'entita', e allo stesso tempo sia stato un ottimo genitore, lo libererebbe a mio parere, da un fardello che lui stesso non vuole ammettere .
Ma queste sono questioni sue in cui nessuno puo' e deve interferire .
Un'investigatore che dice che uno che vive in un ambiente campagnolo non dovrebbe usare il cashmere, da' l'idea del livello in cui la nostra polizia e' .
Non solo non conoscono l'ambiente campagnolo, ma non sono in grado nemmeno di fare un profiling tenendo da conto delle dovute eccezioni .
Poi non stupisce che senza confidenti e pentiti, il nostro sistema sicurezza e' in ginocchio .
Mi fece sorridere una dichiarazione di Angelo tempo fa, che diceva come la religiosita' del padre sfiorasse il rigore Islamico .
E Prestipino, che nel video pare esaltato dall'uso del vecchio testamento fatto dall'anziano Corleonese , conferma la poca conoscenza che i Cattolici Italiani, per la maggior parte hanno, dei loro testi sacri .
In Islam, quando una donna e' in periodo mestruale, non puo' toccare il Corano, ne' pregare o digiunare .
Deve evitare rapporti sessuali con il marito .
Per il resto tutto e' concesso .
Non c'e' bisogno di lavarsi, se si viene a contatto con lei .
Una volta terminato il flusso, fa un bagno purificatorio chiamato ghusl e riprende le sue normali attivita' .
Cio' perche' si ritiene che il sangue mestruale la renda impura .
Spesso i non Musulmani piu' radicali dicono che questo concetto e' di una crudelta' infinita e mostra come l'Islam si accanisca contro la donna .
Il passo quotato qui di seguito, non viene dal Corano, ma e' il quindicesimo libro del Levitico che si trova nella Bibbia ed e' testo ufficiale ancora valido, pubblicato dalla CEI .
Quando le raccomandazioni di Allah circa le precauzioni da prendere per le donne mestruate, vennero comunicate al profeta Maometto, pace e benedizioni su di lui, gli Ebrei in base al loro testo, cacciavano le donne dalle loro case, tenendole senza cibo e acqua fino alla fine del ciclo e se si rifiutavano, gli sbattevano la testa sul pavimento .
Le indicazioni Coraniche misero un po' d'ordine in materia .
Queste cose ovviamente il Vaticano e i giornali di Berlusconi, non ve le diranno mai .
Magari Alfano e Lumia dovrebbero chiedere spiegazioni a Provenzano sul punto .
[19] Quando una donna abbia flusso di sangue, cioè il flusso nel suo corpo, la sua immondezza durerà sette giorni; chiunque la toccherà sarà immondo fino alla sera.
[20] Ogni giaciglio sul quale si sarà messa a dormire durante la sua immondezza sarà immondo; ogni mobile sul quale si sarà seduta sarà immondo.
[21] Chiunque toccherà il suo giaciglio, dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell'acqua e sarà immondo fino alla sera.
[22] Chi toccherà qualunque mobile sul quale essa si sarà seduta, dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell'acqua e sarà immondo fino alla sera.
[23] Se l'uomo si trova sul giaciglio o sul mobile mentre essa vi siede, per tale contatto sarà immondo fino alla sera.
[24] Se un uomo ha rapporto intimo con essa, l'immondezza di lei lo contamina: egli sarà immondo per sette giorni e ogni giaciglio sul quale si coricherà sarà immondo.
[25] La donna che ha un flusso di sangue per molti giorni, fuori del tempo delle regole, o che lo abbia più del normale sarà immonda per tutto il tempo del flusso, secondo le norme dell'immondezza mestruale.
[26] Ogni giaciglio sul quale si coricherà durante tutto il tempo del flusso sarà per lei come il giaciglio sul quale si corica quando ha le regole; ogni mobile sul quale siederà sarà immondo, come lo è quando essa ha le regole.
[27] Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell'acqua e sarà immondo fino alla sera.
[28] Quando essa sia guarita dal flusso, conterà sette giorni e poi sarà monda.
[29] L'ottavo giorno prenderà due tortore o due colombi e li porterà al sacerdote all'ingresso della tenda del convegno.
[30] Il sacerdote ne offrirà uno come sacrificio espiatorio e l'altro come olocausto e farà per lei il rito espiatorio, davanti al Signore, per il flusso che la rendeva immonda.
venerdì 8 giugno 2012
Lettere aperte
Signor Angelo Provenzano, lei ha ben donde di chiedere che suo padre venga curato da una malattia fisica che l'affligge, ma parimenti non le sembra necessario curare la malattia che sta minando la mente e il fisico della mamma di Attilio Manca, atteso che non riesce a conoscere la verità sulla morte del proprio figlio? Le parole di verità dalla mamma di Attilio, pronunciate con garbo e signorilità non le pare che meritano attenzione e lei Angelo potrebbe avere un ruolo importante nella ricerca della verità?
Chieda a suo padre se è stato o non è stato operato dall'urologo Attilio Manca? Gli chieda, se la morte del giovane Attilio, sia la conseguenza della sua prestazione d'opera?
La prego signor Angelo rifletta sulle penose giornate che trascorre la mamma di Attilio Manca. Lei, nell'intervista a Servizio Pubblico, ha dichiarato, mostrando evidente malinconia, d'essere stato obbligato a trascorrere 16 anni di “latitanza”. Ebbene, allora non costringa una mamma a trascorrere parte della sua vita prigioniera della latitanza di verità. Veda, qui non si tratta di suggerirle un passo che potrebbe essere male interpretato. Il mio fine è di verità: quella verità che consentirebbe ad una mamma di vivere gli ultimi anni della sua vita in quiete e pace.
Chiedo troppo? pippo giordano
Chiedi sbagliato . Quello e' il problema .
Stimo troppo Pippo Giordano per rispondergli da zitella acida, come mio solito .
E ho spiegato in dettaglio quale e', secondo me, il ruolo di Angelo Provenzano nelle vicende del padre .
Allora mi limito a rispolverare un post che scrissi tempo fa sulla vicenda Manca e su tutti i suoi limiti .
Certe risposte puo' darle solo la direzione nazionale antimafia, che a quanto sappiamo, continua a negare aiuti concreti .
Si, qualcuno deve a quella madre delle risposte, ma e' Pietro Grasso e non Angelo Provenzano .
Chieda a suo padre se è stato o non è stato operato dall'urologo Attilio Manca? Gli chieda, se la morte del giovane Attilio, sia la conseguenza della sua prestazione d'opera?
La prego signor Angelo rifletta sulle penose giornate che trascorre la mamma di Attilio Manca. Lei, nell'intervista a Servizio Pubblico, ha dichiarato, mostrando evidente malinconia, d'essere stato obbligato a trascorrere 16 anni di “latitanza”. Ebbene, allora non costringa una mamma a trascorrere parte della sua vita prigioniera della latitanza di verità. Veda, qui non si tratta di suggerirle un passo che potrebbe essere male interpretato. Il mio fine è di verità: quella verità che consentirebbe ad una mamma di vivere gli ultimi anni della sua vita in quiete e pace.
Chiedo troppo? pippo giordano
Chiedi sbagliato . Quello e' il problema .
Stimo troppo Pippo Giordano per rispondergli da zitella acida, come mio solito .
E ho spiegato in dettaglio quale e', secondo me, il ruolo di Angelo Provenzano nelle vicende del padre .
Allora mi limito a rispolverare un post che scrissi tempo fa sulla vicenda Manca e su tutti i suoi limiti .
Certe risposte puo' darle solo la direzione nazionale antimafia, che a quanto sappiamo, continua a negare aiuti concreti .
Si, qualcuno deve a quella madre delle risposte, ma e' Pietro Grasso e non Angelo Provenzano .
sabato 19 maggio 2012
Eccolo qua
Non solo. A San Pancrazio Salentino, a pochi chilometri da Mesagne, vive da marzo Maria Concetta Riina, 36 anni, figlia del capo dei capi di Cosa nostra, che ha lasciato Corleone e si è trasferita insieme al marito Tony Ciavarello e ai suoi tre figli.
ilfatto
Avevo appena finito di scriverlo che mi meravigliavo che nessuno l'avesse colto, e il fesso e' arrivato .
Per quanto riguarda il riferimento ai Provenzano, tutto e' possibile nella vita, ma mi limito ad osservare che, il padre sta veramente male, basta chiederlo all'onorevole Rizzoli che lo ha intervistato .
E il figlio, ha la caratteristica, forse un po' per paura di essere travisato, che infatti accade di continuo, un po' per l'esperienza della latitanza prima, e della "riabilitazione" dopo, un po' anche forse per carattere, di parlare molto contratto, in maniera molto essenziale .
E anche, ha l'abitudine di fare riferimento nell'arco di un discorso, ad eventi di portata maggiore, per spiegare il particolare .
Ha un'ottica molto vasta rispetto alla questione di cui si disquisisce .
Queste due cose portano l'interlocutore a pensare che Angelo stia lanciando messaggi .
Ma e' semplicemente che a volte e' difficile capire dove vuole andare a parare, perche' la prende alla larga .
La frasetta violenza genera violenza, voleva semplicemente significare, a mio modesto parere, che chiudere il capitolo Provenzano uccidendolo, non risolverebbe il problema, ma lo incrementerebbe, perche' metterebbe lo Stato dalla parte del torto .
Comunque i Caldarozzi boys si diano una mossa, perche' qua non sappiamo piu' che pensare .
Avevo appena finito di scriverlo che mi meravigliavo che nessuno l'avesse colto, e il fesso e' arrivato .
Per quanto riguarda il riferimento ai Provenzano, tutto e' possibile nella vita, ma mi limito ad osservare che, il padre sta veramente male, basta chiederlo all'onorevole Rizzoli che lo ha intervistato .
E il figlio, ha la caratteristica, forse un po' per paura di essere travisato, che infatti accade di continuo, un po' per l'esperienza della latitanza prima, e della "riabilitazione" dopo, un po' anche forse per carattere, di parlare molto contratto, in maniera molto essenziale .
E anche, ha l'abitudine di fare riferimento nell'arco di un discorso, ad eventi di portata maggiore, per spiegare il particolare .
Ha un'ottica molto vasta rispetto alla questione di cui si disquisisce .
Queste due cose portano l'interlocutore a pensare che Angelo stia lanciando messaggi .
Ma e' semplicemente che a volte e' difficile capire dove vuole andare a parare, perche' la prende alla larga .
La frasetta violenza genera violenza, voleva semplicemente significare, a mio modesto parere, che chiudere il capitolo Provenzano uccidendolo, non risolverebbe il problema, ma lo incrementerebbe, perche' metterebbe lo Stato dalla parte del torto .
Comunque i Caldarozzi boys si diano una mossa, perche' qua non sappiamo piu' che pensare .
venerdì 11 maggio 2012
Bufalotti
Quello messo in atto
nel carcere di Parma da Bernardo Provenzano sarebbe stato ''un
maldestro tentativo di simulazione di suicidio probabilmente per
evitare di essere sottoposto ad una visita psichiatrica gia'
programmata. Non a caso, le modalita' del presunto tentativo
sarebbero avvenute quasi in presenza del preposto di Polizia
penitenziaria addetto alla sorveglianza del detenuto, poliziotto che
comunque e' stato bravissimo ad intervenire nell'immediatezza per
scongiurare che anche il maldestro tentativo potesse in realta'
avere gravi conseguenze''. sappe
La famiglia di Provenzano da tempo, sta supplicando di avere perizie mediche di ogni tipo, per quale motivo uno adesso dovrebbe evitare quella psichiatrica ?
E a quelli che hanno scritto che la simulazione era programmata di concerto con l'appello del figlio, dico solo che non ha senso .
Andatevi a leggere tutto quello che ha fatto Raffaele Giuliano negli ultimi diciotto mesi .
Simulazione o no, l'infermita' alla fine e' arrivata , ma nessuno sconto di pena o miglioramento delle condizioni carcerarie .
La notizia battuta ieri sera poco dopo le 21.30, data all'Ansa e non alla famiglia e all'avvocato, roba che nemmeno in Iran o Arabia Saudita accade, parlava di un tentativo di suicidio sventato dall'agente che lo stava monitorando, suppongo dall'esterno .
Per quanto e' dato sapere, viene monitorato 24 ore su 24, ma anche fosse solo ad intervalli regolari, o se l'agente andasse in cella ogni tanto, come fa Provenzano a conoscere il momento esatto in cui viene controllato ?
I successivi lanci di agenzia, come al solito, portavano le dichiarazioni degli sciacalli, di quei sindacalisti di polizia, cioe', che ogni volta che avviene una tragedia in carcere, cercano di portare l'acqua al proprio mulino, sottolineando le condizioni in cui sono costretti a lavorare .
Ulteriori notizie attorno alla mezzanotte, quando ormai tutti ci chiedevamo, come fosse possibile che Provenzano avesse una busta di plastica a disposizione, parlavano di simulazione .
Giorni fa, commentando sull'apertura delle inchieste in commissione anti-mafia e in procura a Palermo, mi proclamai entusiasta , perche' cio' ci porterebbe ad un passo dalla verita', ma aggiunsi che il tutto poteva accorciare la vita di Provenzano .
Mi duole rilevare che avevo ragione .
Abbiamo una persona anziana, malata, depressa e cosciente solo a tratti .
Basta dargli l'occasione per fare certi gesti .
Provenzano deve pagare per i crimini commessi, secondo cio' che le leggi prevedono .
Se vogliamo ammazzarlo, dobbiamo istituire la pena di morte .
La perla del giorno :
11:39 11 MAG 2012 (AGI) - Palermo, 11 mag. - "E' un segnale. Forse ha dato segni di cedimento e gli altri capi, il signor Toto' Riina in testa, gli hanno ordinato di suicidarsi e lui non e' stato in grado, o non ha voluto. Se non e' andata cosi', si vuole pentire". L'analisi del presunto tentativo di suicidio di Bernardo Provenzano e' di Francesco Marino Mannoia, il pentito che l'anno scorso, dopo una permanenza negli Stati Uniti durata vent'anni, e' tornato in Italia. (AGI) .
Nella puntata di Servizio Pubblico in cui trasmisero l'intervista completa ad Angelo Provenzano, fecero parlare anche un pentito, che ci spiego' come secondo lui, il ragazzo non era punciuto (affiliato alla mafia) ma le sue parole lanciavano chiari messaggi .
Il tizio, non mi sovviene il nome, sarebbe credibile perche' era uno stretto collaboratore di Bernardo Provenzano, e nei processi ha riferito di questioni che risalgono a trent'anni fa .
Ora se uno si legge con attenzione le interviste rilasciate dai fratelli Provenzano negli ultimi anni, e ascolta la versione integrale di quella di Angelo, capira' che per paura di essere frainteso, o probabilmente anche per motivi caratteriali, e per le vicende trascorse, il giovane Corleonese tende a parlare molto poco, comunica il minimo indispensabile .
Come si fa ad affidarsi a uno che ci racconta di fatti successi trent'anni fa, per stabilire se un giovane oggi e' mafioso o no, o se un altro si vuole uccidere per ordini ricevuti a distanza o magari si vuole pentire ?
Il metodo Falcone puo' essere ancora valido, ma certi schemi che deve interpretare, possono essere ormai diversi .
La famiglia di Provenzano da tempo, sta supplicando di avere perizie mediche di ogni tipo, per quale motivo uno adesso dovrebbe evitare quella psichiatrica ?
E a quelli che hanno scritto che la simulazione era programmata di concerto con l'appello del figlio, dico solo che non ha senso .
Andatevi a leggere tutto quello che ha fatto Raffaele Giuliano negli ultimi diciotto mesi .
Simulazione o no, l'infermita' alla fine e' arrivata , ma nessuno sconto di pena o miglioramento delle condizioni carcerarie .
La notizia battuta ieri sera poco dopo le 21.30, data all'Ansa e non alla famiglia e all'avvocato, roba che nemmeno in Iran o Arabia Saudita accade, parlava di un tentativo di suicidio sventato dall'agente che lo stava monitorando, suppongo dall'esterno .
Per quanto e' dato sapere, viene monitorato 24 ore su 24, ma anche fosse solo ad intervalli regolari, o se l'agente andasse in cella ogni tanto, come fa Provenzano a conoscere il momento esatto in cui viene controllato ?
I successivi lanci di agenzia, come al solito, portavano le dichiarazioni degli sciacalli, di quei sindacalisti di polizia, cioe', che ogni volta che avviene una tragedia in carcere, cercano di portare l'acqua al proprio mulino, sottolineando le condizioni in cui sono costretti a lavorare .
Ulteriori notizie attorno alla mezzanotte, quando ormai tutti ci chiedevamo, come fosse possibile che Provenzano avesse una busta di plastica a disposizione, parlavano di simulazione .
Giorni fa, commentando sull'apertura delle inchieste in commissione anti-mafia e in procura a Palermo, mi proclamai entusiasta , perche' cio' ci porterebbe ad un passo dalla verita', ma aggiunsi che il tutto poteva accorciare la vita di Provenzano .
Mi duole rilevare che avevo ragione .
Abbiamo una persona anziana, malata, depressa e cosciente solo a tratti .
Basta dargli l'occasione per fare certi gesti .
Provenzano deve pagare per i crimini commessi, secondo cio' che le leggi prevedono .
Se vogliamo ammazzarlo, dobbiamo istituire la pena di morte .
La perla del giorno :
11:39 11 MAG 2012 (AGI) - Palermo, 11 mag. - "E' un segnale. Forse ha dato segni di cedimento e gli altri capi, il signor Toto' Riina in testa, gli hanno ordinato di suicidarsi e lui non e' stato in grado, o non ha voluto. Se non e' andata cosi', si vuole pentire". L'analisi del presunto tentativo di suicidio di Bernardo Provenzano e' di Francesco Marino Mannoia, il pentito che l'anno scorso, dopo una permanenza negli Stati Uniti durata vent'anni, e' tornato in Italia. (AGI) .
Nella puntata di Servizio Pubblico in cui trasmisero l'intervista completa ad Angelo Provenzano, fecero parlare anche un pentito, che ci spiego' come secondo lui, il ragazzo non era punciuto (affiliato alla mafia) ma le sue parole lanciavano chiari messaggi .
Il tizio, non mi sovviene il nome, sarebbe credibile perche' era uno stretto collaboratore di Bernardo Provenzano, e nei processi ha riferito di questioni che risalgono a trent'anni fa .
Ora se uno si legge con attenzione le interviste rilasciate dai fratelli Provenzano negli ultimi anni, e ascolta la versione integrale di quella di Angelo, capira' che per paura di essere frainteso, o probabilmente anche per motivi caratteriali, e per le vicende trascorse, il giovane Corleonese tende a parlare molto poco, comunica il minimo indispensabile .
Come si fa ad affidarsi a uno che ci racconta di fatti successi trent'anni fa, per stabilire se un giovane oggi e' mafioso o no, o se un altro si vuole uccidere per ordini ricevuti a distanza o magari si vuole pentire ?
Il metodo Falcone puo' essere ancora valido, ma certi schemi che deve interpretare, possono essere ormai diversi .
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