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venerdì 30 aprile 2021

Spremute di cuore

In particolare il 43enne si sarebbe presentato come un giornalista e collaboratore dei Servizi Segreti, una sorta di “spia”, in modo da intimorire la 30enne e minacciarla di fare del male ai suoi familiari se non avesse obbedito alle loro richieste. Pochi giorni prima della denuncia, avvenuta a marzo scorso, la giovane era stata picchiata violentemente, e ai carabinieri aveva portato le foto dei lividi. Da lì è partita l’indagine. Il gip definisce “morbosa” la natura della relazione tra il 43enne e la giovane. farodiroma agosto 2016

I due iniziano a frequentarsi, la ragazza era da poco uscita da una storia d’amore finita male e si è fatta ammaliare dalle parole gentili della nuova conoscenza. Dopo un po’ inizia anche la relazione intima tra i due, fino a quando lui le rivela di non essere un giornalista ma, bensì, un militare attualmente arruolato nei servizi segreti. Le bugie non la fanno desistere varesenews aprile 2021

Si tratta di una narrazione compatibile con la realtà conosciuta dal pubblico sia attraverso la cronaca che in letteratura o fiction cinematografica. Non l'ha evidentemente percepita come una bugia.

Il dettaglio sulla tempistica diversa riguardo al tipo di rivelazione, induce a pensare che la vittima almeno per un certo periodo e relativamente ad alcune situazioni in cui era stata introdotta, avesse mantenuto un grado di autonomia consapevole. 

Questo tipo di meccanismi criminali vengono messi in atto attraverso un profilo in grado di esprimere autorevolezza ed empatia. Ad un certo punto nel caso specifico viene introdotto l'elemento paura tramite l'appartenenza ai servizi segreti. Una mossa necessaria a vincere resistenze e dubbi della vittima.

Se i referti clinici non sono riusciti a provare la violenza, evidentemente la corte ha ritenuto ragionevole pensare che la ragazza fosse in un certo senso consenziente o comunque non costretta.

martedì 20 aprile 2021

Fatta pe suffrì

"Cercare di trascinare la vittima sul banco degli imputati, cercare di sminuire e ridicolizzare il dolore, la disperazione e l’angoscia della vittima e dei suoi cari sono strategie misere e già viste, che non hanno nemmeno il pregio dell’'inedito'", dicono ancora i genitori della giovane, che aveva denunciato il presunto stupro al suo ritorno a Milano da una vacanza in Costa Smeralda. Adnkronos

Grillo si è ridicolizzato da solo.

Quando una indagine approda in tribunale comincia tutta un'altra storia.

E' una guerra. Vince chi rimane vivo per ultimo.

La presunta vittima ha una delle migliori difese in circolazione. Esponente di destra e difensore di Salvini in altre vicende. Questo caso ha una valenza politica nella misura in cui la stampa lo ha seguito dal momento che il padre è Beppe Grillo. 

Qualora si andrà in aula sarà compito di ciascun avvocato scegliere la strategia. 



venerdì 5 luglio 2019

Ridimensionamenti

Palamara : Sì, però pure Federico non deve fare il gruppo (incomprensibile) con Nino Di Matteo dentro. Cesare ©: Io su questa cosa, una cosa fatta semplicemente per verificare. P: Innanzitutto devi fare un' altra cosa Federico deve ridimensionare pure Barbara! C: Colpa tua! (). E come la ridimensioni. P: () Barbara di che si occupa famme capì C: Barbara si occupa di Venezia, mo vuole andare pure su Milano.P: () Mah, lasciala perdere li! C: Sì P: Non la fa andà su posti importanti. Pacelli-Massari il fatto quotidiano (Dagospia)

La dottoressa Sargenti non è proprio tipo da farsi ridimensionare.
Ad un certo punto del processo Potenza, quando stava emergendo il ruolo decisivo della mobile di Pisani nella ricerca dei latitanti e in particolare di Zagaria, uscì un'intervista bombastica sull'edizione locale di un quotidiano a tiratura nazionale (mi pare repubblica) della signora Cafiero De Raho che raccontava della vita familiare e anche dell'alba trascorsa in trepida attesa della telefonata del marito in vista della chiusura dell'operazione.
Anche lei un tipetto da non sottovalutare.
Se s'arrabbia, per Palamara non rimane che la fuga a L'Aquila.

giovedì 4 luglio 2019

Vicina e tranquilla

L’AQUILA. Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, accusato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta di Perugia sul “mercato” delle nomine per le toghe, potrebbe esser assegnato alla corte d’Appello dell’Aquila. Egli, infatti, lo ha espressamente chiesto ma la decisione, ovviamente, spetta al Consiglio superiore della magistratura ovvero l’organo di autogoverno dei magistrati. Una sede a lui comoda in quanto ritenuta tranquilla e non lontana da Roma. il centro

Difficile adesso trovare casa a Roccaraso per rinfrescarsi un po'.
Probabilmente avrà già un piano per risolvere il fastidio.

lunedì 3 giugno 2019

Distensivo

Non è questa la strada giusta per tentare d'incastrarmi.
....Bisogna dare un segnale distensivo.

Al momento lui per primo invia mixed signals.
Sarà interessante capire che strategia ha scelto.

venerdì 31 maggio 2019

Girano per la strada voci

«Io non lo so se voglio il solitario... io volevo una cosa più... sottile»;
Corriere-Dagospia


Uno dei tanti stralci incomprensibili.
Per chi non risiede nella capitale è difficile comprendere se si tratti di amica, confidente, amante o compagna. Le foto assieme alla moglie non sono recenti e il fatto che non portasse più la fede al dito può essere casuale.
Allo stesso modo viene da chiedersi in che cosa sarebbe ravvisabile la corruzione.
Se è veramente possibile per un solo membro di una commissione giudicante, pilotare nomine e trattare esposti all'infinito, bastano quarantamila euro per comprare un uomo ?
Non uno qualsiasi. Un magistrato con il curriculum di Palamara.
Ed è talmente stupido da non immaginare di essere pedinato e intercettato ?

giovedì 21 marzo 2019

Sono

«I servizi segreti sono quelli che fanno sì che non saltino in aria i nostri aerei, sono quelli che proteggono le nostre stazioni – ha aggiunto -. Svolgono una funzione importantissima e non va mai data un’accezione negativa al loro operato. Inoltre questa situazione ha creato danni sovranazionali nei rapporti con la Francia oltre ad aver fatto perdere dati che dovevano restare segreti».
riviera24
Foto Matteo Salvini

Sarà per quello che Macron ce l'ha con noi.
E in effetti la polizia da quasi un anno ormai, è impegnata su altri fronti.
Io dai nuovi vertici dei servizi d'informazione mi aspetto cose un po' più terra terra della risoluzione dei conflitti in Africa e Medio Oriente. Tipo fare cultura della sicurezza per davvero e non solo per organizzare passerelle ai convegni o per risultare primi nei sondaggi. E anche evitare la strumentalizzazione delle diatribe interne (magari risolvendole) in chiave politica sui media nostrani.
L'avvocato evidentemente punta ad un lauto risarcimento. Però dire che l'Aise serve* a non fare saltare in aria gli aerei, e trascurare che ormai anche le forze dell'ordine lavorano in maniera più mirata con un'ottica d'intelligence, fa un torto a tutti.
L'aspetto più triste di questa vicenda è il fatto che tra gli ideatori dell'operazione ci fosse un servitore dello stato. Per arrivare a tanto, anche il poliziotto dev'essere stato disperato.
Spesso si dimentica che in questo tipo di vicende ci sono vittime su più fronti.
Non solo su quello del truffato.

* intendevo "serve solo"
Non conosco i miei lettori, quelli abituali almeno, ma dal modo in cui leggono ne ho elaborato un profilo. E so che spesso e volentieri mi fraintendono.

lunedì 24 settembre 2018

La voce dell'autorevolezza

“Il sequestro del quotidiano La Sicilia nei confronti di Mario Ciancio deve diventare l’occasione per ribaltare la storia opaca di quel giornale e della sua direzione. Se vi sarà confisca, si affidi la testata ai giornalisti siciliani che in questi anni hanno cercato e raccontato le verità sulle collusioni e le protezioni del potere mafioso al prezzo della propria emarginazione professionale, del rischio, della solitudine”, commenta Claudio Fava, presidente della commissione antimafia dell’Assemblea regionale siciliana. “Togliere oggi – aggiunge – non basta: occorre restituire ai siciliani il diritto a un’informazione libera, autonoma, coraggiosa. Lo pretende anche il rispetto dovuto agli otto colleghi uccisi dalla mafia e dai suoi innominabili protettori per aver difeso quel diritto contro ogni conformismo”.  ilfattoquotidiano

L'ultima volta che ha detto la sua su una vicenda giudiziaria, un signore romagnolo è passato dall'Aise al Dis. Che sia di buon auspicio per La Sicilia che è una testata importante (in un Paese in cui sono permesse pubblicazioni come Sputnik e Russia Today) e non solo nel contesto siciliano.
Non so cosa effettivamente gli venga contestato attualmente.
Una storia che va avanti da anni.
Lessi a suo tempo il decreto del gip in cui veniva rigettata una richiesta del pubblico ministero (stesso pubblico ministero che diverse volte non aveva trovato elementi per procedere) e non ne usciva un Ciancio Sanfilippo mafioso o anche colletto bianco. Piuttosto un uomo che si è trovato a fare i conti con una terra aggredita dalla mafia così come oggi viene aggredito il suo patrimonio.
A me pare che si sia mosso come meglio poteva. Ha creato un impero e ha dato lavoro.

mercoledì 18 luglio 2018

Happy Island

Con riferimento a quest’ultima cosca, vale la pena di richiamare l’operazione “Isola Felice” conclusa nel recente passato dall’Arma dei carabinieri, che, nel fare luce sull’operatività dei crotonesi in Abruzzo e in Molise, ha portato all’arresto di 25 responsabili236. Un elemento di spicco del clan FERRAZZO di Mesoraca aveva, infatti, scelto di stabilire ufficialmente la propria residenza in San Giacomo degli Schiavoni (CB), rendendosi promotore di una associazione criminale composta sia da calabresi che da siciliani (famiglia MARCHESE di Messina), operante tra San Salvo (CH), Campomarino (CB) e Termoli (CB). DIA secondo semestre 2017

... ha condannato Alessio Di Girolamo, 25 anni, di Pianella, per i reati di violenza sessuale e lesioni aggravate. È stata esclusa, invece la rapina: Di Girolamo era stato accusato di avere sottratto cento euro dalla borsa della sua vittima. 
 LA SECONDA CONDANNA Per il giovane, è la seconda condanna in tre settimane: il primo dicembre era stato giudicato colpevole per l’assalto alla questura di Pescara con mannaia e pugnale il 10 novembre di un anno fa. La pena: dieci anni per il tentato omicidio di un poliziotto. 
Il Centro Dicembre 2009

....Felice Ferrazzo e la moglie hanno provato a chiedere ospitalità in chiesa, che tuttavia era chiusa, e hanno trascorso la mattinata aspettando il sindaco con la speranza di trovare una sistemazione.
Se a San Giacomo non ci sono alloggi disponibili, l'avvocato dovrà richiedere la misura restrittiva dell'obbligo di dimora in altro comune dove la coppia potrà alloggiare.
"Chiaramente questo non può essere un problema dello IACP" taglia corto l'avvocato Mario Natale....Primonumero settembre 2017

Il processo Isola Felice è iniziato lo scorso 2 luglio dopo due rinvii per difetto di notifica.
In quasi un anno di tempo la 'ndrangheta fa in tempo a rigenerarsi e riorganizzarsi al meglio dentro e fuori dal proprio territorio.
Tanto più che in Abruzzo crimine e gonzi non mancano.


domenica 15 luglio 2018

Bene

Bene: tranne fatti oggettivi (come la barba lunga) e perfino confermati da Hidri (come l’aver visto dei video di propaganda), non c’era nulla che potesse reggere un accusa in giudizio, d’altronde, per stessa ammissione degli inquirenti, non stava progettando attentati, ma l’espulsione è figlia solo di una “prognosi di pericolosità futura”, ovvero del sospetto. Oppure, di “scarsi ed equivoci elementi” che ora potranno essere discussi davanti al tribunale amministrativo per decidere se revocare o meno l’espulsione: Hidri da ormai quasi due anni ha abbandonato tutto ciò che aveva a Vigarano, costretto – insieme alla famiglia – a doversi rifare una vita in Albania. estense

Una legge può anche fare il processo alle intenzioni (cosa che secondo il procuratore Roberti il decreto antiterrorismo non è).
Però gli apparati investigativi devono avvalersi di analisti capaci.
Sennò sembra che la norma sia stata elaborata per togliersi dai piedi un po' di gente.
Cosa che almeno in parte sembra essere.

sabato 7 luglio 2018

007 al bar

Hanno raccontato che era Gazmend Zenuni a reclutare le ragazze in Romania, grazie anche alla buona parola delle tre donne arrestate. In totale erano 9 le donne arruolate dal gruppo criminale: si prostituivano per 30 euro e la contabilità dell'"azienda" era tenuta in modo puntiglioso dai protettori. I carabinieri calcolano che la somma dei proventi della prostituzione sia di 70.000 euro. Se una ragazza faceva resistenza veniva punita severamente. Gazmend Zenuni è accusato di aver picchiato e violentato una ventunenne per costringerla ad avere rapporti sessuali coi clienti. C'era anche una sorta di ronda di protezione, di cui facevano parte Zenuni, Delia, Tricarico e Iacono, per proteggere le ragazze da eventuali aggressioni dei clienti e soprattutto per impedire che finissero nelle mani di bande rivali. iltirreno2007
 
...Ne keto kushte, pretendohet (nga i pandehuri Emil Kalimeri dhe nga prokurori ne gjykim) se, i pandehuri Emil, ka shkuar tek nje miku i tij, i cili quhet Gavrosh Pogace, (qe ka nje agjensi turistike), dhe ka prere nje bilete per mikun e Irmes “agjentin e pretenduar te Interpolit”, Pavlin Delia. ... Tirane,me 24.04.2015

Quanto al “sicuro ravvedimento” ritenuto dal Tribunale di sorveglianza, per valutarne l’impossibile sussistenza sarebbe stato sufficiente leggere la sentenza n. 2/08 emessa dalla Corte di assise di appello di Messina il 18 marzo 2008, con la quale fu confermata la condanna di Giovanni Sutera (e di Gerlando Alberti junior) per l’omicidio di Graziella Campagna. In quella sentenza, infatti, si legge come Giovanni Sutera e Gerlando Alberti junior ottennero protezioni di alto livello sociale e perfino istituzionale (il sindaco e il comandante della Stazione dei carabinieri di Villafranca Tirrena) per trascorrere la latitanza in provincia di Messina; come essi furono indebitamente agevolati perfino prima del sequestro e dell’assassinio di Graziella Campagna, allorché sfuggirono a un posto di blocco l’8 dicembre 1985; come essi poterono ulteriormente godere di incredibili depistaggi compiuti dai vertici dell’Arma in provincia di Messina fin dall’immediatezza del delitto, Fabio Repici Aprile 2018

M.S,, inoltre, è perfettamente a conoscenza di chi sono i Sutera e vorrebbe tenerli fuori dalla gestione societaria, per questo fa presente a Morelli che anche Giovanni Sutera non ci deve essere. E l'ex politico sembra rassicurarlo sull'argomento. “Me le intesto io le quote (…) ho Giovanni (Sutera) a carico mio e basta, ce l'ho io a carico mio, basta” gli dice al telefono. All'ex poliziotto, Morelli racconta anche l'ingarbugliata situazione di quei 50.000 euro che la procura contesta. Una situazione molto delicata, su cui però Morelli, dopo avergli spiegato la sua difesa, si mostra fiducioso, “io la smonto subito la bancarotta fraudolenta”.ilsitodifirenze

Quello che colpisce, dell'inchiesta condotta dalla procura distrettuale antimafia di Firenze, non è tanto la presenza del politico di turno o il presunto ruolo avuto da un appartenente ai servizi segreti. Ma la serie di falle che hanno facilitato l'assestamento di una struttura criminale in un territorio che almeno in teoria dovrebbe essere estraneo a certe logiche.
E il problema non riguarda solo lo straniero che delinque e che rimane comunque in Italia.
Il sistema che ha permesso che Sutera uscisse dal carcere è italiano e viene applicato a tutti.

giovedì 5 luglio 2018

Then go catch him at Square 8, Number 40 Qundulah Road

In molte zone del Golfo i numeri delle strade, quando ci sono, nessuno nemmeno li considera. Si arriva a seconda del vicinato o del negozietto.
La Libia pare molto più evoluta.
Dal testo dell'incriminazione i giudici al massimo conoscono la guerra attraverso i videogame.
Lungi da me difenderlo.
Ma la giustizia, per essere considerata tale, deve esserlo per tutti.
E a prescindere dalle circostanze del momento.
Che non mi pare questo il caso.

venerdì 1 giugno 2018

Dimenticanze

«Io non mi ricordo di questo verbale. Ma siamo sicuri che non l'ho detto? Nemmeno nel 1994?». La risposta è negativa e l'ex killer continua a rimanere vago: «Può essere che non mi ricordavo l'accaduto. Non saprei signor procuratore».meridionews

Ciancio Sanfilippo fa quello che lo stato non fa.
Crea e dà lavoro.
Almeno fino a quando questa vicenda non lo ha colpito.
Da allora ha dovuto ridimensionare diverse aziende.
Se si legge con attenzione la sentenza del gip che ha portato al ricorso in cassazione, non si può non concordare sul fatto che non ci sono nemmeno lontanamente gli estremi per il concorso esterno.
Non esiste un modo in Sicilia per muoversi in ambienti totalmente estranei alla mafia.
Lui ha fatto quello che poteva per proteggere i propri interessi e quelli dei suoi lavoratori.

venerdì 24 novembre 2017

Roundabout

Saltalamacchia, che lascia l’incarico dopo oltre tre anni, assumerà il comando dei carabinieri presso il Ministero degli Affari Esteri, a Roma, reparto che assicura, tra l’altro, la sicurezza di tutte le sedi diplomatiche italiane all’estero.“ firenzetoday

Ha provocato molte polemiche stamane, l'articolo di Friedman che celebrava le gesta di Mohammed bin Salman. Se quelli che di solito commissiona il governo italiano al Times, fanno anche sorridere e non devono costare nemmeno tanto, questo era semplicemente pacchiano.
Bin Salman dalla sua ha grinta e talento, ma parlare di primavera araba è decisamente esagerato. Ha fatto inoltre scalpore l'introduzione del reato di terrorismo per chi insulta il re o l'erede al trono in Arabia Saudita.
Nei Paesi del Golfo è già di per se proibito criticare il regnante, perché spesso si tratta di vere e proprie azioni eversive che minano la stabilità del Paese. In epoca antecedente alle primavere arabe, assieme ad altri bloggers stranieri capitava spesso di criticare Sua Maestà in Oman. Consapevoli di essere controllati, anche dalle ambasciate oltre che dalla secret police, ovviamente calibravamo fraseggio e contenuti. In generale però, le nostre venivano prese come segnalazioni piuttosto che come semplici critiche. Gli occidentali sono spesso trattati con i guanti di velluto.
L'aggravante terroristica nei Paesi arabi è necessaria per evitare sommosse. E' la stessa logica del nostro decreto che criminalizza le intenzioni e limita molto il diritto di difesa. In periodi d'emergenza bisogna adeguare le norme. E ovviamente governo e apparati di sicurezza s'approfittano.
Bin Salman aveva bisogno di una stretta sui consensi e da noi hanno approfittato per rimodellare demograficamente l'Italia.

Sul caso delle due ragazze americane che sarebbero state violentate da due carabinieri, c'è da ricordare che, assieme a quello delle dichiarazioni del colonnello De Caprio sui verbali della dottoressa Musti, si è trattato di una vicenda utilizzata innanzitutto dal ministro per dare l'impressione che il padrone di casa al ministero è lei e non il generale Del Sette. Impresa disperata visto che i fatti dicono il contrario.
E poi c'è stata la solita sceneggiata mediatica pro o contro carabinieri. Destra vs Sinistra.
Difficile comprendere come siano andate effettivamente le cose.
L'avvocato Carta è un rottweiler. Se non li salva lui, vuol dire che sono colpevoli.
Quello che personalmente contesto, senza conoscere le carte, è che il punto, come spesso accade nel nostro sistema, è provare che siano colpevoli. Abbiamo leggi talmente complicate e slegate dalla realtà investigativa, che basta poco per essere ritenuti colpevoli o innocenti.
Mi permetto un'osservazione. Poco piacevole ma necessaria.
Non sono d'accordo sulla relazione tra tasso alcolemico e consenso.
In un Paese in cui noi musulmani siamo considerati dei mentecatti per il solo fatto di non bere, se l'alcool è la norma, una leggera ebrezza non può essere considerata un impedimento al consenso.

Ma insomma a Jump The Stain di quanto salgono stipendio e pensione ?
E la moglie va pure lei a Roma ?
The End.
Ottima scelta. Un altro dei miei pupilli che mi dà soddisfazioni.
Complimenti e in bocca al lupo. A Del Sette cioè.

venerdì 14 luglio 2017

Infondata

E torniamo alle accuse ieri bollate come insufficienti a tenere in vita un processo, secondo la valutazione del gup romano. Questo filone - spiegano i legali di Casari - nasceva dalle rivelazioni di Francesco Simone, responsabile relazioni istituzionali di Cpl e dalle intercettazioni telefoniche eseguite dai Carabinieri del Noe, al comando del capitano Scafarto, ed ipotizzava la corruzione da parte di Casari dell’ufficiale dei servizi segreti italiani, di stanza negli Emirati Arabi, per ottenere notizie riservate (non meglio specificate nel capo di imputazione)». Un’accusa al momento ritenuta infondata. Leandro Del Gaudio Il Mattino

Le intercettazioni erano fantozziane.
Infatti il nome era storpiato.

Paolo Costantini sa come muoversi e come parlare.
Se anche si fosse fatto corrompere, non ci sarebbero prove in giro.
E neppure una giustificazione che vada al di là di un compenso.
Sarebbe comunque da approfondire questo incontro continuo, in apparenza casuale, tra servizi segreti e l'accoppiata Noe-Woodcock.

mercoledì 14 giugno 2017

Súbeme la radio

Ma, ripeto, se scrive l'operazione nasce dal capitano Sergio De Caprio e da quattro straccioni di carabinieri di strada non vorranno crederci. repubblica

Ormai.
Anche a non volerci credere, la storia è diventata leggenda. E in questo Paese è proibito contestare le leggende.
Comunque Vittorio Pisani, prendo uno a caso che conosco poco, sia quando gira come uno straccione che quando si dà le arie da modello, è un bravo investigatore. E ce ne sono altri come lui.


...In particolare il tribunale omette, nella motivazione adottata, di considerare il complessivo stato morboso del detenuto ...
...da un lato afferma la compatibilità dello stato di detenzione dell'istante con le sue condizioni di salute e dall'altra espressamente evidenzia le deficienze strutturali della casa di reclusione di Parma ove il medesimo è ristretto, pur ritenendo le stesse irrilevanti ai fini della decisione ....
....ferma restando l'altissima pericolosità del detenuto e del suo indiscusso spessore criminale, il provvedimento non chiarisce con motivazione adeguata come tale pericolosità possa e debba considerarsi attuale in considerazione della sopravvenuta precarietà delle condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico dello stesso.

....annulla e rinvia per nuovo esame a ....

In sintesi la Cassazione si chiede come un tribunale possa aver stabilito che Riina deve continuare a stare in carcere, quando invece il testo della sentenza esprime tutt'altro concetto in merito allo stato di salute e profilo criminale del soggetto e alle condizioni in cui versa la struttura penitenziaria che lo accoglie. Tutto qua.
Per applicare la sentenza basta riscriverla oppure anche aggiungere un paio di note da parte del procuratore nazionale e del ministro della giustizia , se non è stato ancora fatto, come avvenne nel caso di Provenzano .
L'antimafia certificata può mettersi l'animo in pace.
Sarebbe comunque opportuno evitare di rispolverare la retorica del "se vuole uno sconto di pena, basta che parli".
Impedire a Riina di muoversi nel perimetro giuridico che il nostro sistema offre, equivale a fargli un ricatto simile a quelli che lui utilizzava quando era in attività.
Però noi siamo lo stato e lui è l'antistato.
Se accorciamo le distanze diventiamo uguali.

giovedì 25 maggio 2017

Surviving doubts

"Se non fossero stati arrestati - ha spiegato il pg - staremmo parlando ora di ben altro, perché Bikri voleva compiere il jihad in Italia e anche se la partecipazione di Waqas è meno eclatante, il suo obiettivo era più fermo, ossia quello di raggiungere lo stato islamico". Nel tablet di Waqas, dopo gli arresti, gli investigatori hanno trovato una «guida del mujahidin in Occidente" intitolata 'How to survive in the west'ilgiorno

Una guida poco conosciuta e diffusa.
Tra l'altro questa, rispetto alle altre, è da considerare anche un'inchiestona.
Io non capisco, visto che abbiamo i migliori investigatori nel campo, perchè non si vuole mai arrivare a quella che sarebbe la prova regina. L'acquisto dell'esplosivo e un dialogo chiaro sulle intenzioni tramite un'esca o un informatore. Queste indagini non dimostrano che il decreto ci salva la vita. Semplicemente nel dubbio si passa all'arresto. Ma si faceva anche prima. Sono stati solo ridotti i tempi. All'epoca Anas el Abboubi è stato lasciato radicalizzare per otto mesi e quando ha iniziato a navigare alla ricerca di istruzioni per costruire esplosivi lo si è bloccato.
E' una questione di principio e di stato di diritto.
Ma pare interessi solo rimandare a casa un pò di gente.

martedì 23 maggio 2017

Hanno ucciso l'uomo ragno

«io non ne ho. L’accusa utilizza ogni dichiarazione per avvalorare la sua tesi, compresi i genitori. Non vorrei essere frainteso, ma parto dal presupposto che in questo processo abbiamo tutti contro: sono convinto che entro fine anno ci sarà la sentenza e, realisticamente, temo in una condanna». L’avvocato, tuttavia, non si dà per vinto e una strategia per difendere la 21 enne di Arzergrande ce l’ha: «Meriem è accusata di essersi arruolata. Cosa significa? l’arruolamento è un atto tecnico, che va dimostrato. Mostrare simpatie, perorare sui social la causa dei terroristi, andare in Siria: basta questo per dire che c’è stato l’arruolamento della ragazza? Se poi, come emerge dalle telefonate che ha fatto ai genitori, Meriem una volta giunta in Siria, vistasi sotto le bombe e in mezzo ai combattenti, si è pentita della sua scelta tanto da dire di voler tornare a casa, possiamo sostenere che sia stata arruolata? Se così è vuol dire che stiamo processando una sua volontà, saremmo di fronte a un reato d’opinione non contemplato nel nostro ordinamento».
mattinopadova

Prove e testimonianze possono essere usate a seconda delle esigenze.
Mi pare che l'atteggiamento dimesso sia molto simile a quello dell'avvocato Pesce che consigliava ai Moutharrik di illustrare il contesto.

Ovvio che Meriem sia colpevole.
Il decreto è stato disegnato e cucito su profili come il suo.
In più investigatori e magistrati si sono spesi molto su questa inchiesta data la mediaticità e il ritorno che se ne poteva ottenere.
Presa coscienza del fatto che non era più ragionevole che gli aspiranti jihadisti venissero lasciati andare in Siria con tanta facilità, visto che sia il fenomeno che lo scenario stavano cambiando in maniera veloce ed insidiosa, si è deciso di intervenire con una legge che addirittura mette sotto processo i pensieri.
Meriem è partita per la Siria di sua spontanea volontà ma si tratta di una volontà corrotta.
Come tanti giovani che si fanno abbindolare su Internet, lei è caduta nella trappola di Daesh. Tra Meriem e una ragazzina che si diverte a fare la bulla con le compagne di scuola o che si taglia per poi mascherare le ferite con i tatuaggi, oppure diventa bulimica da un giorno all'altro e si ritrova in rete con altri con il suo stesso disagio, non c'è molta differenza. La differenza sta nelle motivazioni.
Meriem appartiene a quella schiera di ragazzi che non riesce a colmare attraverso la famiglia e il Paese d'origine il vuoto identitario che la attanaglia e neppure tramite il suo piccolo mondo italiano. E' su quel vuoto che Daesh interviene.
Condannarla come se fosse la peggiore dei criminali è ingiusto.
Così come è ingiusto togliere tre figli ad un padre di famiglia che se ne stava su Internet a ripetere concetti senza senso e senza sapere cosa è lecito fare e pensare in questo Paese.
Che Meriem torni o che sia ancora viva, poco conta.
Allo stesso modo in cui suo padre adesso si deve occupare degli altri figli, lo stato italiano deve trovare in maniera seria una soluzione per tutti quelli come Meriem e Mohammed Alfredo. Non si manda avanti un Paese con leggi da stato di polizia.
Ormai la tematica del terrorismo è stata sfruttata in tutti i modi dalle categorie che ne potevano beneficiare. E' arrivato il momento di risolvere il problema.

venerdì 12 maggio 2017

Il 12 Maggio a pagina 12

Se il carabiniere che dirige la squadra di polizia giudiziaria (mi pare che questo fosse il ruolo del capitano Scafarto) riferisce di essersi sentito sotto osservazione da parte dei servizi segreti mentre svolgeva l'indagine, viene spontaneo chiedergli di redigere un capitolo a parte sulla questione in modo da verificare se ci siano gli estremi per allargare l'inchiesta stessa o aprire altri filoni.
No ?

venerdì 28 aprile 2017

Si cerchino un altro ministro

Nessuno si è mai permesso di chiedermelo di persona. Ho letto però di esplicite prese di posizione di vari renziani. Sono parole che mi addolorano e mi feriscono profondamente. 
Andrea Orlando Il Fatto Quotidiano 26 Aprile

Meglio fare contento Travaglio invece ?

Qualsiasi mossa sarebbe stata criticata.
Tanto valeva fare quella giusta. Inviare gli ispettori non tanto per colpevolizzare, ma per fare chiarezza su una questione della quale non abbiamo capito nulla perchè i giornali ce l'hanno venduta come gli conveniva. Avrebbe anche incoraggiato il procuratore Pignatone a fare una cosa sacrosanta. Affidare l'indagine ad un altro corpo di polizia giudiziaria. Siamo l'unico Paese nel quale polizia e carabinieri indagano spesso su se stessi. In alcuni casi, come quello del fratello del generale Toschi, è anche auspicabile che accada. In altri, per i quali sono richieste trasparenza e chiarezza, sarebbe più opportuno differenziare.
La nostra magistratura non è più indipendente rispetto a quella turca come sosteneva in un tweet a Erdogan l'ex capo del governo italiano (e se i magistrati turchi non sono indipendenti, ciò accade anche perchè un governo straniero impone la liberazione di un suo cittadino entrato senza titolo nè permesso o accredito ) ma è più autorevole visto che spesso deve fare le veci del governo.