giovedì 27 luglio 2017

Ci ha pensato

ci ha pensato il direttore dello stessa Aise Alberto Manenti a fare chiarezza durante un'audizione al Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
"E' stato Ultimo a chiedere di lasciare l'Aise per rientrare nell'Arma dei Carabinieri insieme ad alcuni colleghi" ha dichiarato Manenti. toscanamedia

  «Innanzitutto Scafarto non ha mai lavorato a Palermo con De Caprio – spiega JHW –, non fa parte della sua squadra storica… e poi via… adesso De Caprio lavora nei Servizi, quindi è un dipendente della presidenza del Consiglio…». 
Che cosa voleva intendere Woodcock? Era convinto che non ci fossero più contatti tra il Noe e Ultimo? E se il pm anglonapoletano fosse stato scavalcato dal capitano Scafarto interessato a giocarsi una partita in solitaria per obiettivi di carriera?
Stylo24

Voleva dire semplicemente che sicurezza nazionale e polizia giudiziaria si occupano del sistema Paese in maniera diversa. Finchè svolgono il loro ruolo come dovrebbero, non ci sono problemi. In caso contrario possono sorgere contrasti d'interesse.
Però finchè Scafarto non parla e la versione ufficiale rimane quella, stare a parlare di questa questione è semplicente un modo per distrarci dai fallimenti del governo attuale e di quello precedente.

mercoledì 26 luglio 2017

C'è confusione


the Lebanese army is the legitimate security force and the only one that is entrusted with defending Lebanon and the Lebanese people and protecting the country’s borders.If Hezbollah’s approach of incitement and treason during the ongoing battles in the eastern mountain ranges is aimed at legitimizing its participation in the Syrian war, and other ongoing wars in Lebanon and abroad, we will not be party to this national sin, regardless of the threats Al Mustaqbal 24 July 2017 

Lebanon is on the front lines in the fight against Isis, al-Qaeda and Hezbollah. The Lebanese people, of all faiths, are working together to keep - and you know this, and we've been discussing this at great length - their country safe and prosperous. Donald Trump 25 July 2017

Lebanese Armed Forces actions in Lebanese side of Arsal were also instrumental. I'm not addressing whether there was/wasn't coordination. LAF acting on Lebanese side of border w/in its duties. Lebanese Army providing security to Arsal, its residents and Syrian refugees there task was also important. We are ready, day after battle, to hand over entire area to Lebanese Army if the LAF requests it. We hope the Lebanese Army's leadership will choose to take responsibility for this area as soon as possible.Seriousness in negotiations higher now than before, but Nusra leadership still won't face reality that they can't impose terms. Opportunity is there, but time is short - and we call on Nusra to continue negotiation seriously. Now we are heading down both path of negotiations and battle to accomplish our goal of expelling militants from Arsal barrens.We are now facing a huge victory, and all this land will return to its people. Hassan Nasrallah 26 July 2017

Veramente l'esercito ha fatto sapere di non volerne sapere.

Ma se Arsal è ormai riconquistata, come mai tutta questa fretta di rifilarla all'esercito libanese e Hayaat Tahrir Sham (o Nusra come la chiama lui) viene chiamata a gran voce (supplicata dicono dietro le quinte) a partecipare ai tavoli di negoziazione ?

The day after in Rome

Albè,

se ti avanza un pò di tempo mentre fate le nomine.
C'è quel poverino dell'emiro di Qalamoun che è assediato dai libanesi.
Non è cattivo come dicono.
Piuttosto un fine intellettuale.
Ogni tanto ferma suore per cena e le trattiene per sviluppare il dialogo inter-religioso.
Un gran risparmiatore. Dicono abbia un bel conto in banca. Può tornare utile.
Se ci potessi mettere una buona parola.

S'abbenedica.

martedì 25 luglio 2017

La coerenza di un uomo

«Per continuare la nostra razza bisogna dare sostegno concreto alle mamme»«Renzi in campagna elettorale ha detto che si sarebbe occupato anche di mamme, è stato coerente»«In Italia nascono sempre meno figli, la genitorialità viene spesso lasciata da sola. Non ci sono più mamme in Italia, vi rendete conto che siamo il Paese più anziano d'Europa? Siamo un Paese che rischia tra qualche decennio di non avere più ragazzi italiani»«la nostra razza, se vogliamo dirla così, è chiaro che in Italia bisogna iniziare a dare un sostegno concreto alle mamme e alle famiglie. Altrimenti si rischia l'estinzione tra un po' in Italia» corriere

Fratoianni ha fatto festa.

Autolesionismo puro per una donna non più giovanissima e senza figli.
La Prestipino è una donna di buon cuore. Almeno così appare sui social.
Però è anche una renziana della prima ora di quelle toste.
Mestiere difficile al giorno d'oggi se si vuole convincere il pubblico del fatto che Renzi è uomo coerente. Secondo me ha fatto apposta a provocare. Se certi argomenti funzionano per Meloni e Salvini, figurarsi per il popolo del piddì . Spiegherebbe anche la fissa di Renzi per lo ius soli.
Lui che proprio di coraggio non ne ha, sembrebbe sinceramente convinto a portare avanti questa battaglia. Una spiegazione c'è.
Vuole tutti italiani. Questione di razza.

Hezbollah is a menace to the Lebanese state, the Lebanese people and the entire region

Poi magari qualcuno gli spiega che senza l'appoggio degli hezbollah il presidente Aoun sarebbe rimasto con il cerino in mano.

Bello a papà

Il profondo significato di essere sportivi e prenderla bene

Nel frattempo l'amico del direttore dell'Aise, in trasferta a Parigi, si è trovato d'accordo sul cessate il fuoco e le elezioni. Vediamo se rimane della stessa opinione quando torna a casa.
Potremmo fare un'unica elezione Italia-Libia dopo l'estate.
Avanti.



Update

Comunicato congiunto uscito per errore.
Dicono.













lunedì 24 luglio 2017

Chella Allah

«Ma lui andava avanti», racconta il testimone, finché i militari, usando lo spray al peperoncino, lo immobilizzano. «Mi è anche passato di fianco: per un attimo – racconta – ho temuto che volesse farsi esplodere. Poi, quand’ho visto che i carabinieri lo avevano bloccato, mi sono tranquillizzato. Ma la paura sarà durata dieci minuti».Carlino Reggio Emilia

Sono stati bravi con la bi maiuscola.
Veloci ed essenziali.

Il problema sono i capi.
Da capitano in su, pensano solo a fare carriera.
Della cultura della sicurezza non gliene importa niente.
Panico e razzismo diffusi tra la popolazione gli fa gioco.

E' in dirittura d'arrivo la legge sulla prevenzione della radicalizzazione.
Il magna magna del CVE.
Sono preoccupata per Fabozzi.
Non vorrei che, imparando l'arabo, perdesse quell'accento da Prenestino che lo rende così umano.
L'hanno fatto pure cavaliere.
Chissà se s'è montato la capoccia.

Accontentamenti

«La verità è che qualsiasi scelta decidiamo di prendere non è facile, perché sono cambiate le condizioni e perché, probabilmente, se abbiamo iniziato questa attività (Consip, ndr) è per accontentare il vice e il dottore».
laverità

La storia della mail e dei messaggi watsapp non è molto convincente.
Però sta in piedi.

E comunque con tutti i limiti de caso, cioè le fissazioni, l'aria da eroe, i sermoni, i processi, poi alla fine il colonnello De Caprio i fatti suoi se li sa sistemare e bene pure. E' andato all'Aise e non alla caserma di Roccacannuccia. S'è beccato pure un aumento di stipendio. Così hanno scritto.
Sicuramente una buona parte la mette a disposizione della casa famiglia o ci si compra un guanto nuovo. Però sa fare i suoi calcoli. Sta sistemato a vita con un lavoro sicuro.
Stupidate tipo quelle che sarebbero capitate (o fatte apposta) a Scafarto non ne fa.
Quindi il gioco dello scaricabarile in questa vicenda vale a seconda dei punti di vista.

Dire che i vertici dell'Aise non fossero al corrente di tutto quanto accaduto, fa gioco alla squadra di Manenti così come a quella di De Caprio. Da tutto quello che abbiamo letto sull'Aise negli ultimi anni, è comunque uno scenario che sta in piedi anche lui.
Pare di capire che là dentro nessuno sia felice.
Quindi ci si organizza ognuno a modo suo.
Chi scappa e chi si trova lavoretti extra con gli ex-colleghi.
Però c'è qualcosa che non torna.
Ora è vero che il direttore è personaggio importante impegnato in questioni importanti.
Ma è possibile che non abbia messo in piedi un mini-servizio di spionaggio interno per tenere d'occhio soggetti borderline e doppiogiochisti ?
Ogni volta cade dalle nuovole.

وَعَس‍‍ى‌ ‌أَ‌نْ تَكْ‍رَهُو‌ا‌ شَ‍‍يْ‍‍ئا‌ ً‌ ‌وَهُوَ‌ خَ‍‍‍يْ‍‍ر‌ٌ‌ لَكُمْ Le lezioni di Tamim

Vi è stato ordinato di combattere anche se non è cosa gradita a voi.
Eppure è possibile che non vi piaccia qualcosa che può rivelarsi un bene per voi e amiate qualcos'altro che vi farà del male.
Ma Allah sa, e voi non sapete.
Sacro Corano


Il verso della Surah al Baqarah che autorizza il musulmano al combattimento, dopo che è stato dato un ordine (kutiba), per difendersi dall'ingiustizia e dall'oppressione, a torto è spesso indicato come verso della jihad. In realtà il Qital costituisce solo una frazione della jihad ed è riferito all'aspetto militare.
Sheikh Tamim, nel discorso alla nazione tenuto Venerdì, ha citato la parte del verso che permette di sottolineare come dalle avversità possano nascere occasioni dalle quali trarre benefici. Cosa che è avvenuta nel caso delle controversie che hanno caratterizzato le recenti vicissitudini del Qatar. Eppure nel contesto di un ragionamento ben articolato e pacato nei toni, e al tempo stesso duro con gli avversari senza mai menzionarli in modo specifico, elencando nel dettaglio tutte le azioni e le obiezioni sollevate contro il Paese e il suo governo, il riferimento coranico nel suo complesso appare significativo e niente affatto casuale.

Tutti quelli che vivono in questo Paese sono diventati i suoi portavoce.

Buona parte del discorso è stata dedicata alla reazione positiva alla crisi, riscontrata sia tra la popolazione del Qatar che nei governi e nelle società occidentali. Raramente un monarca arabo sottolinea come la presenza straniera costituisca una colonna portante della propria nazione.
L'accento è stato posto sulla poca lungimiranza mostrata nella tanto pianificata guerra contro il Qatar. Non ci si è resi conto che non bastavano i soldi a comprare le coscienze degli occidentali e la dignità degli stati poveri. Allo stesso modo non si è avuta contezza della levatura morale della popolazione del Qatar che non si è arresa alla massiccia campagna mediatica posta in essere ed ha anzi reagito con grande forza al "test di moralità" alla quale è stata sottoposta.
In effetti a ben guardare, quello che stupisce di un giovane accorto e determinato come Mohammed bin Salman, che al contrario degli altri rampolli arabi ha studiato nella sua Arabia Saudita e non è stato addestrato a Sandhurst, è il fatto che non abbia considerato, proprio lui che ha un forte orientamento tribale, che nel Golfo è difficile aizzare un popolo contro la famiglia reale. E di certo non è possibile farlo, servendosi di campagne stampa e d'influenza. Che pensasse di comprare un pò tutti a suon di petrodollari è anche normale. Ma non conoscere la propria razza, è atipico per un arabo del Golfo.

Non siamo d'accordo con alcuni, a proposito delle cause vere dalle quali trae origine il terrorismo. Noi sosteniamo che la religione è una motivazione morale e non la fonte reale del terrorismo che potrebbe risiedere tra le ideologie radicali. 
Di natura religiosa o secolare.
Anche quelle ideologie estreme divengono la causa prima del terrorismo solo in contesti socio-politici che generano frustrazione e disperazione.

Gli emendamenti introdotti la scorsa settimana attraverso decreto reale, alla legge antiterrorismo del 2004 promulgata da Hamad bin Khalifa, sono la naturale conseguenza degli accordi stretti di recente dal Qatar con gli Stati Uniti. Ma anche la dimostrazione della coerenza e della fermezza di Sheikh Tamim.
Le leggi antiterrorismo del Golfo furono varate alla fine degli anni novanta seguendo il modello egiziano che in maniera molto vaga definiva il reato di terrorismo per colpire qualsiasi tipo di manifestazione di dissenso. In particolare in quella del Qatar si fa riferimento all'uso della violenza e alla messa in pericolo dell'unità nazionale. Addirittura anche cittadini del Qatar le cui azioni in territorio estero vengono riconosciute come terroristiche, pur non avendo come obiettivo la propria nazione, possono essere accusati di reati di terrorismo.
Le correzioni attuali definiscono meglio il reato e le modalità di attuazione in modo da redigere liste nelle quali inserire i soggetti individuati da questi schemi.
In riferimento a queste dinamiche Sheikh Tamim non ha mancato di sottolineare come l'uso strumentale del terrorismo, fatto nella guerra contro il Qatar, sia in generale un'attitudine adottata da lungo tempo da parte dei governi medio-orientali. Essa mira a reprimere il dissenso a casa propria, ad essere usata come spauracchio nei confronti dei governi occidentali e ad isolare i Paesi che risultano essere in maniera formale alleati, ma che non vogliono sottostare ai diktat imposti. In pratica si tratta di atteggiamenti che diventano causa stessa dell'insorgenza del terrorismo.
Lungimirante, rispetto alla questione posta dal quartetto anti-Qatar sulla chiusura di al Jazeera, è stato anche l'accenno alla libertà di espressione che non può esistere se ai cittadini viene negato l'accesso all'informazione. Tamim non ha esaltato il ruolo del polo mediatico creato dal Qatar rispetto agli altri media della regione. Ha semplicemente ricordato come la nascita di un nuovo soggetto abbia rotto il monopolio e arricchito le fonti d'informazione.

Questa crisi ha fatto sì che la nostra società esplorasse i propri valori umani e si raccogliesse attorno ai suoi punti di forza. L'unità, la volontà, la determinazione.
Il Qatar sta attraversando una fase che ha creato opportunità non solo per costruire ma anche per ridurre le distanze ed individuare le difficoltà. Non abbiamo paura di riconoscere gli errori e di correggerli.

Quello che viene fuori da questo discorso, sicuramente pensato assieme ai collaboratori che lo affiancano da tempo ma che contiene l'impronta caratteristica di Sheikh Tamim, è il profilo di un uomo profondamente legato alle tradizioni culturali e religiose della terra che lo ha visto nascere e di cui lui ora è responsabile, ma che non disdegna le influenze esterne quando esse sono positive.
Questi suoi tratti, che vanno aiutati e sfruttati, stanno traghettando il Qatar fuori da una difficile situazione e verso un futuro luminoso. Si spera che i suoi interlocutori nella regione siano altrettanto lungimiranti. O che almeno lo diventino.