L'anniversario della morte di Sheikh Abu Mariya capita nel momento in cui governo nazionale e amministrazioni locali devono confrontarsi con la nuova realtà.
Ha fatto sorridere la suddivisione in zone cristiane e musulmane messa a punto da parte del governatore di Damasco per la distribuzione delle licenze di vendita degli alcoolici.
L'assegnazione dello status di festività nazionale ad una celebrazione curda ha fatto storcere molti nasi.
Se dall'estero la lente dell'amministrazione americana vigila sulla capacità del presidente Al Sharaa di tenere assieme realtà di vario tipo dall'interno si giudica la versatilità di quello che è stato il guerriero della rivoluzione.
Quello che oggi è definito un presidente pragmatico un tempo era uno jihadista attento a non sorpassare i limiti imposti dai ranghi.
Sheikh Abu Mariya si impegnò a plasmare la cautela che caratterizzava il capo di Nusra spingendolo a dare un taglio netto al rapporto con Al Baghdadi prima e a a prendere in seguito gradualmente le distanze da Al Zawahiri.
Il diploma in management lo rese comunicatore e abile costruttore di relazioni. Della specializzazione in teologia Maysar Ali Musa fece uno scopo di vita nello sconfessare i kawariji.
La vera condanna a morte gli venne incontro, prima che dell'esplosivo piazzato dai terroristi, da un incontro in Turchia con i rappresentanti della coalizione anti-Daesh mediato dal MIT di Fidan.
Abu Mariya voleva conciliare il lavoro di sradicamento di Daesh con la necessità di iniziare a trattare alla pari con l'amministrazione americana.
L'incontro suscitò forti dubbi nella fazione di Binnish guidata da un cugino alla lontana di Al Joulani.
Il successivo raid che portò all'arresto di centinaia di cellule dormienti al servizio di agenzie di intelligence straniere, in prevalenza russa e iraniana, lo videro protagonista a causa di comunicazioni non lecite come recitava l'atto di accusa.
Che Al Qahtani fosse solito intavolare discussioni con tutti i protagonisti sul campo era cosa nota e in un certo senso tollerata dal gruppo di comando.
I rapporti di forza cambiati all'interno di Hayat Tahrir e l'avvicinarsi della fine della rivoluzione resero impossibile un intervento diretto di mediazione del capo come era accaduto in altre occasioni.
Assolto dal tribunale di Hayat Tahrir e indebolito da malattia grave secondo fonti social dell'epoca Maysar Ali Musa Abdallah morì a Sarmada nel mese di Ramadan di due anni fa in seguito ad una violenta esplosione.
Il suo ricordo in Siria è oggi associato a riflessioni sul grado raggiunto dal pragmatismo di Ahmed al Sharaa.