Un sedicente autorevole dell' Aisi diceva che è fatta per il caporeparto. Si sta cercando per il vicedirettore.
Il rosicone parlava di legge ad personam.
Sono andata a cercare il comma tre sul sito dell'insicurezza nazionale per vedere se magari l'avevano rinominato Valerione, VB o magari TVTB. Invece niente. Il comma tre si chiama sempre così.
Quindi dire che è ad personam è poco autorevole.
Scrivono in queste ore che Domenico detto Marco andrebbe alle interiora e il Lotti sarebbe delegato.
Chi vada agli esteri è ininfluente, viste le politiche del governo, quindi Angelino è perfetto.
Almeno la Subranni non rimane senza lavoro.
Lotti poverino, leggo che si sveglia presto il che me lo rende simpatico, venne da noi poco tempo prima del referendum. E al solito diede un pacco di milioni di quelli che noi sfigati cittadini non vedremo mai.
L'Abruzzo è il classico esempio del fallimento delle politiche di decentralizzazione di Matteo.
Luciano D'Alfonso, che venne invitato dai vertici romani a non candidarsi visto che c'era ancora in ballo una sentenza, minacciò la lista civica e la vinse. Sia la sfida con Roma che quella con le urne.
Da allora ha tenuto un atteggiamento soft. Lui può contare su una barca di voti ma il marchio piddì serve sempre. Non s'è mai preso con Matteo ma faceva buon viso a cattivo gioco per il bene dell'Abruzzo. Per la causa referendaria, checchè ne abbia detto dopo il verdetto, non s'è mai speso più di tanto. Ha fatto qualche discorsetto o intervista, ma non ha messo in moto le sue truppe.
C'era gente che passava tutti i giorni da casa mia per portare il suo santino all'epoca delle regionali e il lunedì post referendum mi ha candidamente detto che esprimere un voto non gli interessava.
Così succede quando non sei sul territorio.
Quando il sotto segretario Minniti ha citato il detto calabro sulla parola non detta, mi sono tornati in mente gli anni universitari in cui ho conosciuto tanti calabresi. Gente di buon cuore.
Al mio pensionato c'era una ragazza di Locri, figlia di dentisti, straricca.
Vestiti, gioielli, case.
Poca voglia di studiare ma tanti quattrini. Molto coccolata.
Mentre la madre era in visita, a casa rapirono il padre. Rapimento atipico che durò diversi mesi. Probabilmente era per questioni loro, più che per denaro.
Allora quando i carabinieri di Bologna vennero a darle la notizia, lei si affrettò a dire che non sapeva nulla dei beni che possedevano o di questioni finanziarie, delle quali si occupava il marito.
A tutte noi era noto il fatto che invece il vero capo in casa era lei.
Quindi aggiungerei al detto, che se proprio bisogna dire qualche parola, è meglio dirla bene e al momento opportuno.
Ma non si potrebbe chiudere al più presto questa pratica del vicedirettore che già sto in pensiero per l'antiterrorismo vacante da quasi tre mesi ? Così avrei sistemato tutti i miei pupilli Ucigos.
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domenica 11 dicembre 2016
domenica 20 novembre 2016
Educatamente molesti
Io sognavo il principe azzurro e con il referendum questa mi rifila uno stalker con il facsimile pronto.
Blengini, where are you, fermala tu .
ilfattoquotidiano
Blengini, where are you, fermala tu .
ilfattoquotidiano
domenica 23 ottobre 2016
Informazioni garbate
Il trafficante mi spiega che era in un’altra Neapolis, quella libica, la romana Leptis Magna. Con Cirene e Sabrata sono i luoghi di provenienza di tutti tesori che mi mostrerà. Luoghi che jihadisti controllano o hanno controllato. Ma, rifletto, anche gli islamisti «moderati» di Misurata, quelli legati ai Fratelli Musulmani a cui sembra riconosciamo un ruolo di alleati affidabili nella lotta ai cattivi del Califfato.
Che mi propongono una pista che porta a un burattinaio ancor più sconcertante: il traffico dei reperti sarebbe in realtà diretto dai Servizi russi, eredi del Kgb. Un altro indizio che si legherebbe, nell’organigramma del crimine, a quelli dei ceceni e degli uzbechi di cui ci sono prove siano passati per campi di addestramento russi, diventati poi comandanti di formazioni jihadiste. O la presenza tra i fondatori dell’Isis di alti ufficiali del dissolto esercito di Saddam Hussein addestrati dai sovietici. Quirico La Stampa
Il mese scorso il National Archives ha reso pubblica (scaricabile dal sito internet), gran parte della documentazione relativa ai servizi resi a sua maestà da Juan Pujol Garcia, uno dei più grandi doppiogiochisti della storia dell'intelligence.
Un personaggio fuori dagli schemi classici dell'agente segreto scelto per selezione e poi addestrato.
Pujol era piuttosto simile a certi soggetti di sismica memoria.
Sembianze da uomo qualunque, felicemente sposato, direttore d'albergo.
Un tipo anonimo e senza particolari talenti, ma intraprendente.
Si sapeva gestire da solo, come annotarono soddisfatti i suoi esaminatori dell'MI5 dopo il primo incontro. Molto determinato ed ideologicamente motivato a scongiurare un governo autoritario di stampo nazista, alla fine della guerra civile mandò sua moglie all'Ambasciata inglese di Madrid per proporsi come spia. Gli sarebbe piaciuto trasferirsi in Inghilterra o anche in Italia. Ovviamente l'offerta fu rigettata. I funzionari non vedevano l'esigenza di servirsi di un soggetto senza arte né parte. Ma Pujol non si arrese e trovò un'altra maniera di mettersi al servizio degli inglesi.
Approcciò i tedeschi. Si finse funzionario spagnolo in servizio in Inghilterra e dopo avergli raccontato un paio di storie su traffici di cui lui sapeva, venne reclutato.
Fece tutto ciò senza conoscere una parola di inglese, falsificando un passaporto diplomatico spagnolo in quel di Lisbona e costruendo una rete fittizia di agenti da lui guidati. I suoi report venivano fuori da informazioni tratte da guide turistiche e giornali. Arabel, nome in codice che i tedeschi gli diedero, divenne l'incubo degli inglesi che intercettandone i messaggi finemente scritti con inchiostro invisibile, lo approcciarono e ne fecero un loro agente. Il capolavoro di Garbo fu lo sbarco di Normandia. Fece credere che sarebbe avvenuto a Pas de Calais. Le notizie che passava erano verosimili Muoveva truppe e fanti in maniera virtuale e i tedeschi nemmeno verificavano le informazioni veicolate . La prima impressione per loro fu più che sufficiente.
Le notizie ricevute erano quelle che volevano sentirsi dire. Gli diedero anche una medaglia.
Pujol fu insignito, a pochi mesi di distanza l'una dall'altra, delle massime onorificenze inglese e tedesca.
Conosco bene i misteri calabresi dopo aver seguito un po' tutte le vicende note, dalla Laura C alle disgrazie di Cisterna. So come si muovono da quelle parti e oltre, sia le forze dell'ordine che gli angeli dei segreti. Sul momento nemmeno mi sono letta l'articolo. Mi sono divertita a seguire le reazioni del ministro e del procuratore rimasti a bocca aperta come se fosse stata emessa una sentenza di tribunale. Poi oggi per diletto ho passato in rassegna l'articolo e l'ho trovato superbo.
Dice quello che certa gente in Italia vuole sentirsi dire.
Che mi propongono una pista che porta a un burattinaio ancor più sconcertante: il traffico dei reperti sarebbe in realtà diretto dai Servizi russi, eredi del Kgb. Un altro indizio che si legherebbe, nell’organigramma del crimine, a quelli dei ceceni e degli uzbechi di cui ci sono prove siano passati per campi di addestramento russi, diventati poi comandanti di formazioni jihadiste. O la presenza tra i fondatori dell’Isis di alti ufficiali del dissolto esercito di Saddam Hussein addestrati dai sovietici. Quirico La Stampa
Il mese scorso il National Archives ha reso pubblica (scaricabile dal sito internet), gran parte della documentazione relativa ai servizi resi a sua maestà da Juan Pujol Garcia, uno dei più grandi doppiogiochisti della storia dell'intelligence.
Un personaggio fuori dagli schemi classici dell'agente segreto scelto per selezione e poi addestrato.
Pujol era piuttosto simile a certi soggetti di sismica memoria.
Sembianze da uomo qualunque, felicemente sposato, direttore d'albergo.
Un tipo anonimo e senza particolari talenti, ma intraprendente.
Si sapeva gestire da solo, come annotarono soddisfatti i suoi esaminatori dell'MI5 dopo il primo incontro. Molto determinato ed ideologicamente motivato a scongiurare un governo autoritario di stampo nazista, alla fine della guerra civile mandò sua moglie all'Ambasciata inglese di Madrid per proporsi come spia. Gli sarebbe piaciuto trasferirsi in Inghilterra o anche in Italia. Ovviamente l'offerta fu rigettata. I funzionari non vedevano l'esigenza di servirsi di un soggetto senza arte né parte. Ma Pujol non si arrese e trovò un'altra maniera di mettersi al servizio degli inglesi.
Approcciò i tedeschi. Si finse funzionario spagnolo in servizio in Inghilterra e dopo avergli raccontato un paio di storie su traffici di cui lui sapeva, venne reclutato.
Fece tutto ciò senza conoscere una parola di inglese, falsificando un passaporto diplomatico spagnolo in quel di Lisbona e costruendo una rete fittizia di agenti da lui guidati. I suoi report venivano fuori da informazioni tratte da guide turistiche e giornali. Arabel, nome in codice che i tedeschi gli diedero, divenne l'incubo degli inglesi che intercettandone i messaggi finemente scritti con inchiostro invisibile, lo approcciarono e ne fecero un loro agente. Il capolavoro di Garbo fu lo sbarco di Normandia. Fece credere che sarebbe avvenuto a Pas de Calais. Le notizie che passava erano verosimili Muoveva truppe e fanti in maniera virtuale e i tedeschi nemmeno verificavano le informazioni veicolate . La prima impressione per loro fu più che sufficiente.
Le notizie ricevute erano quelle che volevano sentirsi dire. Gli diedero anche una medaglia.
Pujol fu insignito, a pochi mesi di distanza l'una dall'altra, delle massime onorificenze inglese e tedesca.
Conosco bene i misteri calabresi dopo aver seguito un po' tutte le vicende note, dalla Laura C alle disgrazie di Cisterna. So come si muovono da quelle parti e oltre, sia le forze dell'ordine che gli angeli dei segreti. Sul momento nemmeno mi sono letta l'articolo. Mi sono divertita a seguire le reazioni del ministro e del procuratore rimasti a bocca aperta come se fosse stata emessa una sentenza di tribunale. Poi oggi per diletto ho passato in rassegna l'articolo e l'ho trovato superbo.
Dice quello che certa gente in Italia vuole sentirsi dire.
lunedì 17 ottobre 2016
Può essere
Gioia Tauro può essere un ottimo punto di partenza, sicuramente inizieranno subito gli approfondimenti.
Federico Cafiero De Raho
Ma Zumbo non si è ancora pronunciato sulla questione ?
Peccato che se ne sia andato il maresciallo Spanò.
Lui non aveva bisogno delle indicazioni dei giornalisti superstar.
Federico Cafiero De Raho
Ma Zumbo non si è ancora pronunciato sulla questione ?
Peccato che se ne sia andato il maresciallo Spanò.
Lui non aveva bisogno delle indicazioni dei giornalisti superstar.
lunedì 25 luglio 2016
Gomito a gomito
Come confermato dal procuratore capo della Dda, Federico Cafiero de Raho, l'ordigno realizzato con tre panetti di tritolo confezionati con un nastro adesivo ma privi di innesco, trovato nell'ottobre del 2004 in un bagno del Comune di Reggio Calabria quando Giuseppe Scopelliti era sindaco, non è stato altro che una "trovata" di Romeo e della Cupola. Doveva servire ad un duplice scopo: rilanciare la popolarità di Scopelliti negli anni in cui toccava il minimo storico, incoronandolo amministratore bersaglio della 'ndrangheta, ma anche servire da monito a un riottoso Scopelliti. Obiettivi raggiunti, svela l'inchiesta Mammasantissima, che però non esplora ancora quanto messo a verbale sull'episodio dall'ex numero due della Dna, Alberto Cisterna. Candito Corriere Calabria
Quindi Mancini si è fatto fare fesso da un informatore pagato profumatamente.
Tutte storie e teorie vecchie.
Qualcuno porti fatti concreti.
E pare strano che uno dei servizi (assieme alla sua squadra) bazzichi la procura ?
Se vanno per galere non va bene. In procura manco.
Marcolì sient ammè.
Gira da solo e per ristoranti.
Quindi Mancini si è fatto fare fesso da un informatore pagato profumatamente.
Tutte storie e teorie vecchie.
Qualcuno porti fatti concreti.
E pare strano che uno dei servizi (assieme alla sua squadra) bazzichi la procura ?
Se vanno per galere non va bene. In procura manco.
Marcolì sient ammè.
Gira da solo e per ristoranti.
lunedì 18 luglio 2016
Tortellino santissimo
Le carte dell’inchiesta “Mamma Santissima”, nell’ambito della quale è stato chiesto al Parlamento l’arresto per associazione mafiosa anche del senatore Caridi, rischiano così di riscrivere la storia, non solo politica, di una città dove sono ancora troppe le domande che non hanno avuto una risposta. Punti interrogativi che possono essere svelati solo dopo aver letto tra le pieghe del rapporto massoneria-‘ndrangheta- politica-servizi segreti deviati.
Musolino il Fatto
Avevo notato il mese scorso un pò di traffico inusuale attorno a due post che scrissi a proposito della relazione esistente tra servizi segreti, 'ndrangheta e politica in Calabria (lauraC 'ndrine e logge).
Evidentemente si era sparsa la voce del nuovo memoriale di Lo Giudice.
Mi aveva incuriosito il clamore che da sempre c'è, sulla stampa calabrese, circa l'intervento del dottor Mancini (all'epoca appartenente al Sismi e non al Sisde come erroneamente indicato dal buon Musolino) grazie al quale venne sventato l'attentato a Palazzo San Giorgio. Così setacciai la rete e raccolsi tutto il materiale disponibile al riguardo. Separai i fatti dalla fantasia, ovvero tutte le teorie complottiste alle quali stanno appresso i giornalisti locali, e rifacendomi alle conoscenze acquisite sui meccanismi che regolano l'attività dei servizi, mi ricavai la mia verità.
Che credo sia quella più vicina alla realtà.
Il Sismi, almeno quella parte sana che faceva capo al dottor Mancini, ha svolto in Calabria il ruolo che una agenzia di intelligence o anche l'esercito, hanno in zone di frontiera in mano alla criminalità e ad interessi politici selvaggi. Hanno fatto da tappabuchi, cercando di arrivare dove magistrati e polizia non possono o non sono in grado. Ma l'hanno fatto nel massimo rispetto delle regole, tant'è che dell'episodio specifico l'onorevole Minniti diede ampio resoconto in parlamento. Mancini evidentemente comprò un'informazione che salvò parecchie vite. Lo avrebbe fatto anche se il sindaco non fosse stato Scopelliti. La testimonianza un pò piccata del colonnello Giardina a proposito di una informazione di cui il Ros non sarebbe stato a conoscenza, dà l'idea di come alla fine la segretezza che è caratteristica dei servizi, possa generare fraintendimenti e veleni anche tra le istituzioni.
E quando un uomo di stato pensa che qualcuno gli abbia pestato i piedi, poi reagisce come può.
I servizi spesso devono pestare i piedi altrui e alla fine ne pagano le conseguenze.
A volte ci sta anche l'errore. Qualche informativa passata dalla divisione di Mancini alla guardia di finanza, si sarebbe rivelata una bufala.
Poi, che Zumbo millantasse conoscenze, lo si evince anche dalle parole del procuratore Prestipino in un libro scritto assieme al dottor Pignatone e nel quale afferma, senza darci troppo peso, che il nome di Mancini spuntò fuori senza riscontri o prove serie. E infatti l'ex direttore della seconda divisione non fu nemmeno chiamato a deporre a uno dei processi nei quali era imputato Zumbo. Fu tirato in mezzo in una inchiesta di De Magistris che vedeva stralci in Calabria, ma ne uscì a testa alta perchè si trattava di un castello di carta.
Io credo che se parliamo di servizi deviati in posti come la Calabria, allora ci riferiamo a gente che naviga nella galassia Sismi o dice di appartenervi (appartenenti alle forze dell'ordine o ex) e dalla quale è poi difficile prendere le distanze. Così come lo è spiegare, che il lavoro dei servizi consiste nel camminare in mezzo al fango senza lasciarsi coprire troppo dagli schizzi. Si incontra anche gentaglia. Però credo che chi ha intrapreso quel percorso lavorativo in maniera più o meno consapevole, alla fine ci faccia l'abitudine. Fa parte del gioco.
I codardi invece, scappano via dal Forte.
Musolino il Fatto
Avevo notato il mese scorso un pò di traffico inusuale attorno a due post che scrissi a proposito della relazione esistente tra servizi segreti, 'ndrangheta e politica in Calabria (lauraC 'ndrine e logge).
Evidentemente si era sparsa la voce del nuovo memoriale di Lo Giudice.
Mi aveva incuriosito il clamore che da sempre c'è, sulla stampa calabrese, circa l'intervento del dottor Mancini (all'epoca appartenente al Sismi e non al Sisde come erroneamente indicato dal buon Musolino) grazie al quale venne sventato l'attentato a Palazzo San Giorgio. Così setacciai la rete e raccolsi tutto il materiale disponibile al riguardo. Separai i fatti dalla fantasia, ovvero tutte le teorie complottiste alle quali stanno appresso i giornalisti locali, e rifacendomi alle conoscenze acquisite sui meccanismi che regolano l'attività dei servizi, mi ricavai la mia verità.
Che credo sia quella più vicina alla realtà.
Il Sismi, almeno quella parte sana che faceva capo al dottor Mancini, ha svolto in Calabria il ruolo che una agenzia di intelligence o anche l'esercito, hanno in zone di frontiera in mano alla criminalità e ad interessi politici selvaggi. Hanno fatto da tappabuchi, cercando di arrivare dove magistrati e polizia non possono o non sono in grado. Ma l'hanno fatto nel massimo rispetto delle regole, tant'è che dell'episodio specifico l'onorevole Minniti diede ampio resoconto in parlamento. Mancini evidentemente comprò un'informazione che salvò parecchie vite. Lo avrebbe fatto anche se il sindaco non fosse stato Scopelliti. La testimonianza un pò piccata del colonnello Giardina a proposito di una informazione di cui il Ros non sarebbe stato a conoscenza, dà l'idea di come alla fine la segretezza che è caratteristica dei servizi, possa generare fraintendimenti e veleni anche tra le istituzioni.
E quando un uomo di stato pensa che qualcuno gli abbia pestato i piedi, poi reagisce come può.
I servizi spesso devono pestare i piedi altrui e alla fine ne pagano le conseguenze.
A volte ci sta anche l'errore. Qualche informativa passata dalla divisione di Mancini alla guardia di finanza, si sarebbe rivelata una bufala.
Poi, che Zumbo millantasse conoscenze, lo si evince anche dalle parole del procuratore Prestipino in un libro scritto assieme al dottor Pignatone e nel quale afferma, senza darci troppo peso, che il nome di Mancini spuntò fuori senza riscontri o prove serie. E infatti l'ex direttore della seconda divisione non fu nemmeno chiamato a deporre a uno dei processi nei quali era imputato Zumbo. Fu tirato in mezzo in una inchiesta di De Magistris che vedeva stralci in Calabria, ma ne uscì a testa alta perchè si trattava di un castello di carta.
Io credo che se parliamo di servizi deviati in posti come la Calabria, allora ci riferiamo a gente che naviga nella galassia Sismi o dice di appartenervi (appartenenti alle forze dell'ordine o ex) e dalla quale è poi difficile prendere le distanze. Così come lo è spiegare, che il lavoro dei servizi consiste nel camminare in mezzo al fango senza lasciarsi coprire troppo dagli schizzi. Si incontra anche gentaglia. Però credo che chi ha intrapreso quel percorso lavorativo in maniera più o meno consapevole, alla fine ci faccia l'abitudine. Fa parte del gioco.
I codardi invece, scappano via dal Forte.
lunedì 1 febbraio 2016
Colpi di testa
Ricordo che la prese male. E anche in quella occasione litigammo. Così ha deciso, senza dire niente a nessuno, di partire lo stesso e, per farlo di nascosto, non venne neanche a casa. Si è organizzato con uno zainetto e con l’intento, secondo me, visto che si era portato 800 euro, di comprarsi qualche tunica appena arrivato ad Istanbul. Il suo scopo era quello di restare lì per tutta la settimana santa.
Gli investigatori dicono che voi quella sera lo aspettavate a cena.
Certo. Non potevamo immaginare che, nonostante la lite, sarebbe partito ugualmente. Ha avuto il classico colpo di testa come un qualsiasi ragazzo di 24 anni.Iacchite
C'è qualcosa che non torna.
Una volta ricevuta la segnalazione, o anche dopo che il ragazzo è stato rimpatriato, la polizia deve essere andata a sentire la famiglia.
Se la logica è tale anche in Calabria, non devono avergli detto che il figlio era in Turchia per tentare di passare la frontiera. Non possono nemmeno avergli fatto capire che era da quelle parti.
Devono avere fatto in modo che fosse la famiglia a dirglielo.
Non immaginavano prima che sarebbe partito.
A quel punto, non vedendolo a cena e con la polizia alla porta, non potevano che avere la certezza che fosse partito per la Turchia.
Che il ragazzo non desse segni di radicalizzazione è perfettamente in linea con i comportamenti tipici di un introverso che si rifugia in rete. Ma che avesse discusso del viaggio con la famiglia, anche in termini di semplice scelta religiosa, questo è un altro elemento completamente fuori dall'orbita del profilo del foreign fighter.
A questo punto non è sufficiente acquisire la nozione che l'indagine è iniziata dopo la segnalazione fatta dall'ufficiale di collegamento su un respingimento avvenuto per la pericolosità causata alla sicurezza pubblica. Bisogna sapere per quale preciso motivo Hamil Mehdi è stato respinto e che cosa ha accertato la polizia italiana in merito al suo presunto tentativo di raggiungere la Siria.
Non mi pare sia stato detto.
C'è qualcosa che non torna.
Una volta ricevuta la segnalazione, o anche dopo che il ragazzo è stato rimpatriato, la polizia deve essere andata a sentire la famiglia.
Se la logica è tale anche in Calabria, non devono avergli detto che il figlio era in Turchia per tentare di passare la frontiera. Non possono nemmeno avergli fatto capire che era da quelle parti.
Devono avere fatto in modo che fosse la famiglia a dirglielo.
Non immaginavano prima che sarebbe partito.
A quel punto, non vedendolo a cena e con la polizia alla porta, non potevano che avere la certezza che fosse partito per la Turchia.
Che il ragazzo non desse segni di radicalizzazione è perfettamente in linea con i comportamenti tipici di un introverso che si rifugia in rete. Ma che avesse discusso del viaggio con la famiglia, anche in termini di semplice scelta religiosa, questo è un altro elemento completamente fuori dall'orbita del profilo del foreign fighter.
A questo punto non è sufficiente acquisire la nozione che l'indagine è iniziata dopo la segnalazione fatta dall'ufficiale di collegamento su un respingimento avvenuto per la pericolosità causata alla sicurezza pubblica. Bisogna sapere per quale preciso motivo Hamil Mehdi è stato respinto e che cosa ha accertato la polizia italiana in merito al suo presunto tentativo di raggiungere la Siria.
Non mi pare sia stato detto.
domenica 31 gennaio 2016
Liberateli
La parole sono importanti.
Un'operazione di polizia non libera proprio niente. Fa pulizia temporanea.
Non fa giustizia. Quella, almeno in linea teorica, è prerogativa dei tribunali.
E se un latitante non viene catturato non significa che le forze dell'ordine e i magistrati non si sono impegnati ma semplicemente che tutto il
complesso non ha funzionato a dovere e non c'è stato un pizzico di fortuna.
Albè,
ti ho trovato il modo per risolvere la questione
Carrai. Prossima volta che Renzi va in visita in qualche regione problematica e c'è anche un giro di nomine favorevole a Ncd, noi chiudiamo quattro-cinque operazioni in contemporanea e facciamo fare una bella dichiarazione al cardinal Massolo.
Come minimo il Marchino viene mandato in esilio. Lui e Stroppa.
Tvtb cià.
Un'operazione di polizia non libera proprio niente. Fa pulizia temporanea.
Non fa giustizia. Quella, almeno in linea teorica, è prerogativa dei tribunali.
E se un latitante non viene catturato non significa che le forze dell'ordine e i magistrati non si sono impegnati ma semplicemente che tutto il
complesso non ha funzionato a dovere e non c'è stato un pizzico di fortuna.
Albè,
ti ho trovato il modo per risolvere la questione
Come minimo il Marchino viene mandato in esilio. Lui e Stroppa.
Tvtb cià.
giovedì 28 gennaio 2016
Quella conferenza stampa show che non deve ripetersi
Il padre non voleva che partisse, e lui è partito ara ‘mmucciuna, perchè voleva trascorrere l’ultima settimana di preghiera del Ramadan alla moschea blu. Ha spiegato perché aveva un biglietto di sola andata: non sapeva bene il giorno in cui sarebbe rientrato se il 18 o il 19 luglio. E poi perché conveniva economicamente.
Ha spiegato che lui non è un terrorista e che qualche video gli è capitato di vederlo, ma solo per curiosità. E che a lui di andare in Siria ad immolarsi nel nome di Dio non gli passa neanche per l’anticamera del cervello. Un colloquio durato meno di 20 minuti.
Più che un interrogatorio di garanzia, per uno che non si è avvalso della facoltà di non rispondere, mi pare una formalità. Di fatto il Gip nulla gli ha chiesto dei suoi contatti telefonici con i terroristi: come mai?iacchite
Nel vasto panorama mediatico della galassia calabrese questo sito mi era sfuggito.
Non so a chi appartenga o che orientamento abbia ma offre uno spunto di riflessione.
Di per se l'articolo è delirante. Unisce molta ignoranza su alcune questioni (trascrizioni e intercettazioni audio-video) alla strumentalizzazione politica della vicenda.
Ne esce con le ossa rotte la polizia che in tutti i Paesi non è solo l'esecutore delle leggi come in teoria dovrebbe essere ma espressione del governo. E quando un ministro dell'interno come quello attuale non ha sempre la forza attraverso i numeri per sedere stabilmente sulla poltrona, allora sulle forze dell'ordine si scaricano tutti i tipi di accuse.
Solo al Sud un musulmano viene difeso così a spada tratta e di certo non per il principio.
Per il resto tutte le inchieste di questo tipo sono state accolte con ovazioni da stadio senza chiedere tante spiegazioni. Nessuno ha mai messo in dubbio che ci siano stati fraintendimenti o malafede.
Il musulmano in Italia è un nemico da abbattere.
A Cosenza c'è stata una spettacolarizzazione eccessiva dovuta evidentemente a tradizioni che toccano altri fenomeni criminali .
Se un errore è stato fatto, e mi tocca puntare il dito contro uno dei poliziotti che più stimo in assoluto e che proprio in quanto cittadina musulmana per me è un riferimento importante, è stata proprio la spettacolarizzazione dell'intera inchiesta in conferenza stampa e dopo.
Non so quanta responsabilità possa avere avuto in tutto ciò il direttore della seconda divisione. La Calabria per investigatori e magistrati è un territorio molto particolare che vive di meccanismi propri.
Nessuno può metterli in discussione.
Forse nemmeno il dottor Galzerano ha voluto o potuto "intromettersi" più di tanto. Però oltre ad essere bravo pare essere uno con un caratterino al quale è difficile tenere testa. Quindi è bene che lo usi in questi frangenti specie se, come ha dichiarato il dottor Giannini al giornale spagnolo che lo ha interpellato, il sud è a rischio tanto quanto il nord Italia anche se dai casi venuti alla luce finora sembrerebbe un versante più tranquillo.
Galzerano doveva imporsi e non lasciare che l'enfasi sottolineata dalle immagini dell'arresto del ragazzo e i video visionati su youtube distribuiti dalla polizia, prendessero il sopravvento sui fatti.
Al di là dell'esito giudiziario della vicenda e degli sviluppi ulteriori delle indagini, ci sono sempre degli esseri umani di cui bisogna farsi carico. Colpevole o innocente che sia, la vita di Hamil rimarrà segnata per sempre e anche quella della comunità che ha accolto lui e la sua famiglia.
In un clima così acceso e confuso non si riesce a fare prevenzione nè si può sperare che i cittadini siano sensibilizzati verso certe tematiche.
Che questa vicenda serva da esempio affinchè non si ripetano più certe scene che non servono alla fine a nessuno.
Nel vasto panorama mediatico della galassia calabrese questo sito mi era sfuggito.
Non so a chi appartenga o che orientamento abbia ma offre uno spunto di riflessione.
Di per se l'articolo è delirante. Unisce molta ignoranza su alcune questioni (trascrizioni e intercettazioni audio-video) alla strumentalizzazione politica della vicenda.
Ne esce con le ossa rotte la polizia che in tutti i Paesi non è solo l'esecutore delle leggi come in teoria dovrebbe essere ma espressione del governo. E quando un ministro dell'interno come quello attuale non ha sempre la forza attraverso i numeri per sedere stabilmente sulla poltrona, allora sulle forze dell'ordine si scaricano tutti i tipi di accuse.
Solo al Sud un musulmano viene difeso così a spada tratta e di certo non per il principio.
Per il resto tutte le inchieste di questo tipo sono state accolte con ovazioni da stadio senza chiedere tante spiegazioni. Nessuno ha mai messo in dubbio che ci siano stati fraintendimenti o malafede.
Il musulmano in Italia è un nemico da abbattere.
A Cosenza c'è stata una spettacolarizzazione eccessiva dovuta evidentemente a tradizioni che toccano altri fenomeni criminali .
Se un errore è stato fatto, e mi tocca puntare il dito contro uno dei poliziotti che più stimo in assoluto e che proprio in quanto cittadina musulmana per me è un riferimento importante, è stata proprio la spettacolarizzazione dell'intera inchiesta in conferenza stampa e dopo.
Non so quanta responsabilità possa avere avuto in tutto ciò il direttore della seconda divisione. La Calabria per investigatori e magistrati è un territorio molto particolare che vive di meccanismi propri.
Nessuno può metterli in discussione.
Forse nemmeno il dottor Galzerano ha voluto o potuto "intromettersi" più di tanto. Però oltre ad essere bravo pare essere uno con un caratterino al quale è difficile tenere testa. Quindi è bene che lo usi in questi frangenti specie se, come ha dichiarato il dottor Giannini al giornale spagnolo che lo ha interpellato, il sud è a rischio tanto quanto il nord Italia anche se dai casi venuti alla luce finora sembrerebbe un versante più tranquillo.
Galzerano doveva imporsi e non lasciare che l'enfasi sottolineata dalle immagini dell'arresto del ragazzo e i video visionati su youtube distribuiti dalla polizia, prendessero il sopravvento sui fatti.
Al di là dell'esito giudiziario della vicenda e degli sviluppi ulteriori delle indagini, ci sono sempre degli esseri umani di cui bisogna farsi carico. Colpevole o innocente che sia, la vita di Hamil rimarrà segnata per sempre e anche quella della comunità che ha accolto lui e la sua famiglia.
In un clima così acceso e confuso non si riesce a fare prevenzione nè si può sperare che i cittadini siano sensibilizzati verso certe tematiche.
Che questa vicenda serva da esempio affinchè non si ripetano più certe scene che non servono alla fine a nessuno.
mercoledì 27 gennaio 2016
Intanto nella terra degli zombie e dei sismi
Un uomo che secondo i quotidiani calabresi sarebbe il direttore dell'intelligence canadese si è venuto a fare una bella vacanza in Italia. A Bisignano via Amsterdam-Roma-Lamezia.
Dice che è passato a salutare i suoi amici italiani. E infatti se la spassa tra mare, ristoranti e Unical.
Si fa presto a dire intelligence. Il DSO pare più un misto tra Fbi e Digos.
Albè hai visto che gentili sono i canadesi ? Aspetto che mi porti cannuoli e cassata.
Senza strutto però. I tuoi connazionali spesso usano metterlo nell'impasto.
Foto Luciano Bentenuto Facebook
Difesa abbastanza scontata.
D'altra parte tutti di questi tempi guardiamo quel tipo di video. In più il ragazzo conosce l'arabo. A maggior ragione indugiava su certi contenuti. Chi vive in terra straniera, anche se integrato, va alla ricerca di tutto quanto lo riporti alle origini.
Sempre per quel discorso fatto in forma anonima da un funzionario dell'antiterrorismo a il fatto quotidiano, adesso partono o proseguono le indagini vere e proprie con traduzione del materiale sequestrato e ricerca dei collegamenti. Se non spunta fuori niente risulta abbastanza credibile la posizione difesa dal ragazzo. Possibile che non si potesse ricavare niente dai versanti turco e belga ? Perchè non si fanno operazioni esca ?
L'avvocato ovviamente esagera ma ha ragione sul fatto che la legge fa paura.
Se chi prende la decisione finale sulla incriminazione non ha esperienza di internet, di fondamentalismo, di islam e musulmani che sono due cose ben differenti, del mondo giovanile, di come si vive all'estero, si rischia di accanirsi contro un innocente.
Galzerano, Giannini, De Stavola che elogiano sempre il decreto non potrebbero trovare una maniera per migliorarlo ?
Di loro mi fido. Del poliziotto della Questura che dice che il fatto che il ragazzo volesse pregare dopo l'arresto era un fattore significativo o del gip e del procuratore che si prendono a male parole per il reato di opinione-terrorismo (il riesame ha confermato la misura dell'arresto per la dottoressa Shabbi) non tanto.
Dice che è passato a salutare i suoi amici italiani. E infatti se la spassa tra mare, ristoranti e Unical.
Si fa presto a dire intelligence. Il DSO pare più un misto tra Fbi e Digos.
Albè hai visto che gentili sono i canadesi ? Aspetto che mi porti cannuoli e cassata.
Senza strutto però. I tuoi connazionali spesso usano metterlo nell'impasto.
Foto Luciano Bentenuto Facebook
Difesa abbastanza scontata.
D'altra parte tutti di questi tempi guardiamo quel tipo di video. In più il ragazzo conosce l'arabo. A maggior ragione indugiava su certi contenuti. Chi vive in terra straniera, anche se integrato, va alla ricerca di tutto quanto lo riporti alle origini.
Sempre per quel discorso fatto in forma anonima da un funzionario dell'antiterrorismo a il fatto quotidiano, adesso partono o proseguono le indagini vere e proprie con traduzione del materiale sequestrato e ricerca dei collegamenti. Se non spunta fuori niente risulta abbastanza credibile la posizione difesa dal ragazzo. Possibile che non si potesse ricavare niente dai versanti turco e belga ? Perchè non si fanno operazioni esca ?
L'avvocato ovviamente esagera ma ha ragione sul fatto che la legge fa paura.
Se chi prende la decisione finale sulla incriminazione non ha esperienza di internet, di fondamentalismo, di islam e musulmani che sono due cose ben differenti, del mondo giovanile, di come si vive all'estero, si rischia di accanirsi contro un innocente.
Galzerano, Giannini, De Stavola che elogiano sempre il decreto non potrebbero trovare una maniera per migliorarlo ?
Di loro mi fido. Del poliziotto della Questura che dice che il fatto che il ragazzo volesse pregare dopo l'arresto era un fattore significativo o del gip e del procuratore che si prendono a male parole per il reato di opinione-terrorismo (il riesame ha confermato la misura dell'arresto per la dottoressa Shabbi) non tanto.
lunedì 25 gennaio 2016
Dillo alla luna
Questa operazione è un successo della polizia, della Dda di Catanzaro e della politica di prevenzione. Siamo stati bravi e fortunati ma la fortuna bisogna andarsela a cercare. Senza una buona cooperazione internazionale non si può fare antiterrorismo. Claudio Galzerano Cosenza 25gennaio2016
Andarsela a cercare viaggiando spesso in Paesi come Bosnia e Turchia come fa Lamberto Gi. che di solito è quello che gira con la delegazione del governo o anche con il proprio ufficio. Immagino che Galzerano intendesse ciò.
Si tratta di Paesi che in un modo o nell'altro beneficiano dalla cooperazione sia in termini operativi (mezzi e addestramento) che economici (finanziamenti e rapporti commerciali). Alla fine però eseguono il compitino senza affannarsi più di tanto. I nostri foreign fighters non sono la loro priorità. Paesi con svariate problematiche (corruzione, arretratezza, povertà) in guerra da una vita e a rischio attentati ogni giorno. Se non vanno i nostri a ricordargli che devono compiere il loro dovere fino in fondo e quindi anche segnalare movimenti sospetti in apparenza insignificanti, è difficile che lo facciano.
Tissone, che tra l'altro è uno di quelli che meno strumentalizza le questioni per fare tessere, leggendo in fretta le prime agenzie stamattina non ha evidentemente notato che si trattava del primo caso del genere. E ha dimenticato che prima del decreto antiterrorismo quasi tutti i foreign fighters in partenza dall'Italia sono riusciti a farla franca. Quindi finora c'era poco da esultare. E un pò come in tutti i Paesi è più facile che si discuta di probabili attentati piuttosto che di giovani in fuga verso la guerrra.
Che il comparto antiterrorismo della polizia di stato sia il pilastro della sicurezza italiana in periodi come questo è fuori di dubbio. Ovviamente supportati dai dati provenienti da altri reparti, la loro bravura sta nel mettere assieme i pezzi del puzzle e nel fare le giuste valutazioni. Senza cooperazione internazionale e senza esperienza non si fa antiterrorismo. Si fa il video di Anonymous.
Si può dire forse che il nostro antiterrorismo non sa commercializzarsi bene dal punto di vista mediatico come fanno alcune specialità della stessa polizia di stato o anche i servizi di informazione. Ma ne hanno bisogno ?
Vendere il proprio brand nel comparto sicurezza serve ad avere maggior potere di negoziazione presso l'interlocutore politico e a conquistarsi la fiducia della gente e delle comunità interessate.
Proprio in quanto pilastro, l'esistenza stessa del comparto antiterrorismo non è mai stata in discussione nè si è mai ventilata alcuna ipotesi di riorganizzazione. E non hanno nemmeno marachelle da farsi perdonare quindi per adesso possono resistere alla tentazione di camper e concorsi . Se cambiasse lo scenario di azione allora potrebbero aver bisogno di altri modi di introdursi nelle comunità.
Ma questo è un problema che riguarda un pò tutti i protagonisti della lotta al terrorismo.
Per il momento non vedremo Giannini in giro per le scuole con il cappellino da boy scout come il generale Parente. A meno che non lo coinvolgano nel prossimo giro di nomine dei servizi. Fingers crossed. Speriamo di no.
Abbiamo decriptato il processo di radicalizzazione in corso. I sostenitori dello stato islamico sono più di quanto si possa immaginare; in Italia il fenomeno è contenuto mentre all'estero la frequenza è maggiore ma bisogna fare attenzione e segnalare questi percorsi di radicalizzazione, sia da parte delle strutture pubbliche che private. È un problema sociale che riguarda tutti. Claudio Galzerano
È un caso importante che rileva come internet sia utilizzata da Is per reclutare manovalanza di morte e avviare processi di autoradicalizzazione e quanto sia importante e strategico, al contempo, rafforzare la collaborazione con i rappresentanti più autorevoli del mondo del web. Altre indagini hanno rilevato, inoltre, come il marocchino si fosse gradualmente isolato anche rispetto ai propri connazionali, per seguire una pratica rigidissima dei dettami coranici. In casi del genere, infatti, il quasi livellamento delle relazioni sociali può essere indice di un orientamento che porta alla radicalizzazione. Ecco perché diventa necessaria la collaborazione con le comunità islamiche: non basta più dichiararsi contro il terrorismo, ma adesso bisogna collaborare perché ogni focolaio estremista sia individuato e disinnescato». Angelino Alfano
Siamo sorpresi per questo arresto. Il giovane marocchino e la sua famiglia sono perfettamente integrati nella nostra comunità. Ci stupisce quanto è successo ma al momento non possiamo che attendere l’esito degli accertamenti. Siamo a disposizione delle autorità per fornire ogni tipo di informazione utile a fare chiarezza. Tutta la nostra comunità è davvero senza parole. Manfredo Tedesco Sindaco di Luzzi
Galzerano di suo ci mette la buona volontà. Sottolinea sempre nei suoi interventi come l'antiterrorismo da solo non possa risolvere il problema. Vidino gli fa da megafono alle audizioni parlamentari. Però finisce lì.
Non c'è una strategia che coinvolga non solo la comunità musulmana ma anche quelle locali.
Il comune, le scuole, le parrocchie, le forze dell'ordine e i giganti di internet.
Passare da una integrazione fittizia ad una vera e propria. E' quello il problema.
Il giovane marocchino che non ha mai destato sospetti sia in famiglia che all'interno della comunità è come l'adolescente che si taglia e copre le cicatrici con l'henna. E' difficile che i genitori o gli insegnanti se ne accorgano.
Bisogna creare un meccanismo che attiri le aziende e quindi induca il governo ad impegnarsi di più sul fronte della prevenzione. E' un problema sociale che riguarda tutti ma pochi sono quelli in grado di risolverlo in maniera concreta e questi si muovono solo quando sentono il profumo dei soldi.
Abbiamo comparti investigativi egregi ma non possono fare sempre da tappabuchi.
Il passaggio da lupi solitari e microcellule a gruppi organizzati è inevitabile e sarà tanto più veloce e in forme imprevedibili se non si interviene sul disagio psicologico e sociale dal quale si origina.
Aspettare l'attentato non giova a nessuno.
Addendum
Video conferenza stampa
Andarsela a cercare viaggiando spesso in Paesi come Bosnia e Turchia come fa Lamberto Gi. che di solito è quello che gira con la delegazione del governo o anche con il proprio ufficio. Immagino che Galzerano intendesse ciò.
Si tratta di Paesi che in un modo o nell'altro beneficiano dalla cooperazione sia in termini operativi (mezzi e addestramento) che economici (finanziamenti e rapporti commerciali). Alla fine però eseguono il compitino senza affannarsi più di tanto. I nostri foreign fighters non sono la loro priorità. Paesi con svariate problematiche (corruzione, arretratezza, povertà) in guerra da una vita e a rischio attentati ogni giorno. Se non vanno i nostri a ricordargli che devono compiere il loro dovere fino in fondo e quindi anche segnalare movimenti sospetti in apparenza insignificanti, è difficile che lo facciano.
Tissone, che tra l'altro è uno di quelli che meno strumentalizza le questioni per fare tessere, leggendo in fretta le prime agenzie stamattina non ha evidentemente notato che si trattava del primo caso del genere. E ha dimenticato che prima del decreto antiterrorismo quasi tutti i foreign fighters in partenza dall'Italia sono riusciti a farla franca. Quindi finora c'era poco da esultare. E un pò come in tutti i Paesi è più facile che si discuta di probabili attentati piuttosto che di giovani in fuga verso la guerrra.
Che il comparto antiterrorismo della polizia di stato sia il pilastro della sicurezza italiana in periodi come questo è fuori di dubbio. Ovviamente supportati dai dati provenienti da altri reparti, la loro bravura sta nel mettere assieme i pezzi del puzzle e nel fare le giuste valutazioni. Senza cooperazione internazionale e senza esperienza non si fa antiterrorismo. Si fa il video di Anonymous.
Si può dire forse che il nostro antiterrorismo non sa commercializzarsi bene dal punto di vista mediatico come fanno alcune specialità della stessa polizia di stato o anche i servizi di informazione. Ma ne hanno bisogno ?
Vendere il proprio brand nel comparto sicurezza serve ad avere maggior potere di negoziazione presso l'interlocutore politico e a conquistarsi la fiducia della gente e delle comunità interessate.
Proprio in quanto pilastro, l'esistenza stessa del comparto antiterrorismo non è mai stata in discussione nè si è mai ventilata alcuna ipotesi di riorganizzazione. E non hanno nemmeno marachelle da farsi perdonare quindi per adesso possono resistere alla tentazione di camper e concorsi . Se cambiasse lo scenario di azione allora potrebbero aver bisogno di altri modi di introdursi nelle comunità.
Ma questo è un problema che riguarda un pò tutti i protagonisti della lotta al terrorismo.
Per il momento non vedremo Giannini in giro per le scuole con il cappellino da boy scout come il generale Parente. A meno che non lo coinvolgano nel prossimo giro di nomine dei servizi. Fingers crossed. Speriamo di no.
Abbiamo decriptato il processo di radicalizzazione in corso. I sostenitori dello stato islamico sono più di quanto si possa immaginare; in Italia il fenomeno è contenuto mentre all'estero la frequenza è maggiore ma bisogna fare attenzione e segnalare questi percorsi di radicalizzazione, sia da parte delle strutture pubbliche che private. È un problema sociale che riguarda tutti. Claudio Galzerano
È un caso importante che rileva come internet sia utilizzata da Is per reclutare manovalanza di morte e avviare processi di autoradicalizzazione e quanto sia importante e strategico, al contempo, rafforzare la collaborazione con i rappresentanti più autorevoli del mondo del web. Altre indagini hanno rilevato, inoltre, come il marocchino si fosse gradualmente isolato anche rispetto ai propri connazionali, per seguire una pratica rigidissima dei dettami coranici. In casi del genere, infatti, il quasi livellamento delle relazioni sociali può essere indice di un orientamento che porta alla radicalizzazione. Ecco perché diventa necessaria la collaborazione con le comunità islamiche: non basta più dichiararsi contro il terrorismo, ma adesso bisogna collaborare perché ogni focolaio estremista sia individuato e disinnescato». Angelino Alfano
Siamo sorpresi per questo arresto. Il giovane marocchino e la sua famiglia sono perfettamente integrati nella nostra comunità. Ci stupisce quanto è successo ma al momento non possiamo che attendere l’esito degli accertamenti. Siamo a disposizione delle autorità per fornire ogni tipo di informazione utile a fare chiarezza. Tutta la nostra comunità è davvero senza parole. Manfredo Tedesco Sindaco di Luzzi
Galzerano di suo ci mette la buona volontà. Sottolinea sempre nei suoi interventi come l'antiterrorismo da solo non possa risolvere il problema. Vidino gli fa da megafono alle audizioni parlamentari. Però finisce lì.
Non c'è una strategia che coinvolga non solo la comunità musulmana ma anche quelle locali.
Il comune, le scuole, le parrocchie, le forze dell'ordine e i giganti di internet.
Passare da una integrazione fittizia ad una vera e propria. E' quello il problema.
Il giovane marocchino che non ha mai destato sospetti sia in famiglia che all'interno della comunità è come l'adolescente che si taglia e copre le cicatrici con l'henna. E' difficile che i genitori o gli insegnanti se ne accorgano.
Bisogna creare un meccanismo che attiri le aziende e quindi induca il governo ad impegnarsi di più sul fronte della prevenzione. E' un problema sociale che riguarda tutti ma pochi sono quelli in grado di risolverlo in maniera concreta e questi si muovono solo quando sentono il profumo dei soldi.
Abbiamo comparti investigativi egregi ma non possono fare sempre da tappabuchi.
Il passaggio da lupi solitari e microcellule a gruppi organizzati è inevitabile e sarà tanto più veloce e in forme imprevedibili se non si interviene sul disagio psicologico e sociale dal quale si origina.
Aspettare l'attentato non giova a nessuno.
Addendum
Video conferenza stampa
Guarda come gongola il Galz
«un successo ottenuto grazie alla nostra bravura, a un pizzico di fortuna e alla capacità di saper fondere diverse esperienze in un’ottica di cooperazione internazionale», gongola Claudio Galzerano, direttore della seconda divisione del Servizio centrale antiterrorismo della Dcpp-Ucigos, nel presentare l’operazione insieme con il questore Luigi Liguori e Piero Gerace, dirigente della Digos di Cosenza. «Di certo – aggiunge Galzerano – è un paradigma investigativo che può essere usato come standard». la stampa
Dai tabulati estratti nel corso delle indagini pare vi siano alcune telefonate anomale. Si tratta di comunicazioni intercorse con una persona che secondo gli inquirenti si sarebbe celata sotto un nome di fantasia. Questo soggetto sarebbe stato contattato anche da Ayoub El Kahzzani il ventiseienne arrestato sul treno Amsterdam – Parigi mentre stava ricaricando un mitra nella toilette dopo aver sparato alcuni colpi. quicosenza
E fa pure er bullo. Non è adorabile il mio sbirro osmotico preferito ?
La parte interessante dell'indagine sarebbe quella sui collegamenti internazionali però c'era da celebrare il decreto per fare twittare il ministro quindi per adesso ci accontentiamo.
Un aspetto poco chiaro dai primi resoconti della conferenza stampa, è cosa abbia fatto il ragazzo in Turchia. Si parla di espulsione dovuta a pericolosità pubblica. Suona più come un respingimento alla frontiera. Forse ha beccato il poliziotto sbagliato da corrompere per entrare in Siria.
I Turchi hanno adottato una politica da carota e bastone. Ogni tanto cercano di dimostrare che stanno combattendo Daesh in maniera seria e mandano indietro qualcuno.
Sul fronte norvegese c'è da registrare il rilascio su cauzione con obbligo di firma del secondo presunto complice di Krekar che non è naturalizzato. La decisione, assieme a quella di allentare il regime carcerario dello stesso Krekar, sarebbe stata presa dopo l’incontro tra la delegazione italiana (anche questa volta non sono stati resi noti i nominativi dei partecipanti) e il vertice del Pst per discutere dell’estradizione. Probabilmente un gesto da parte dei nostri per farsi perdonare “l’intrusione” e dimostrare che il nostro sistema è garantista per poi alla fine farsi consegnare il mullah. Il primo ministro norvegese non vede l’ora di disfarsene ma le opposizioni sembrano non voler mollare la presa. Giudici e polizia sono sempre più convinti che l’inchiesta non sia così “esplosiva” come i nostri vogliono farla sembrare. Vedremo come finirà.
Ma che ce ne facciamo di uno che non parla nemmeno se lo si manda a prendere dal furgoncino della Cia ?
Dai tabulati estratti nel corso delle indagini pare vi siano alcune telefonate anomale. Si tratta di comunicazioni intercorse con una persona che secondo gli inquirenti si sarebbe celata sotto un nome di fantasia. Questo soggetto sarebbe stato contattato anche da Ayoub El Kahzzani il ventiseienne arrestato sul treno Amsterdam – Parigi mentre stava ricaricando un mitra nella toilette dopo aver sparato alcuni colpi. quicosenza
E fa pure er bullo. Non è adorabile il mio sbirro osmotico preferito ?
La parte interessante dell'indagine sarebbe quella sui collegamenti internazionali però c'era da celebrare il decreto per fare twittare il ministro quindi per adesso ci accontentiamo.
Un aspetto poco chiaro dai primi resoconti della conferenza stampa, è cosa abbia fatto il ragazzo in Turchia. Si parla di espulsione dovuta a pericolosità pubblica. Suona più come un respingimento alla frontiera. Forse ha beccato il poliziotto sbagliato da corrompere per entrare in Siria.
I Turchi hanno adottato una politica da carota e bastone. Ogni tanto cercano di dimostrare che stanno combattendo Daesh in maniera seria e mandano indietro qualcuno.
Sul fronte norvegese c'è da registrare il rilascio su cauzione con obbligo di firma del secondo presunto complice di Krekar che non è naturalizzato. La decisione, assieme a quella di allentare il regime carcerario dello stesso Krekar, sarebbe stata presa dopo l’incontro tra la delegazione italiana (anche questa volta non sono stati resi noti i nominativi dei partecipanti) e il vertice del Pst per discutere dell’estradizione. Probabilmente un gesto da parte dei nostri per farsi perdonare “l’intrusione” e dimostrare che il nostro sistema è garantista per poi alla fine farsi consegnare il mullah. Il primo ministro norvegese non vede l’ora di disfarsene ma le opposizioni sembrano non voler mollare la presa. Giudici e polizia sono sempre più convinti che l’inchiesta non sia così “esplosiva” come i nostri vogliono farla sembrare. Vedremo come finirà.
Ma che ce ne facciamo di uno che non parla nemmeno se lo si manda a prendere dal furgoncino della Cia ?
mercoledì 16 dicembre 2015
Presenze
La Questura di Reggio Calabria ha già disposto una serie di misure per vigilare sull’incolumità della Candito, anche in virtù di una serie di articoli (pubblicati durante l’estate) sul tentativo dei clan di ‘Ndrangheta di Archi di riprendere la supremazia criminale in città, grazie anche “sgradite presenze a fare da contorno alla movida reggina“, come su legge direttamente sul Corriere della Calabria.
cmnews
I resoconti di Alessia Candito mi hanno aiutato molto a comprendere oltre alle dinamiche criminali che si sviluppano in Calabria anche determinati meccanismi e rapporti istituzionali. In particolare la presenza del Sismi che non è stata così oscura e misteriosa come i media nazionali l'hanno descritta.
Quello che manca nel nostro Paese è un giornalismo che sappia indurre un pensiero senza influenzarlo e che non soffra di manie di protagonismo.
I giornalisti come la Candito vanno incoraggiati e protetti.
I resoconti di Alessia Candito mi hanno aiutato molto a comprendere oltre alle dinamiche criminali che si sviluppano in Calabria anche determinati meccanismi e rapporti istituzionali. In particolare la presenza del Sismi che non è stata così oscura e misteriosa come i media nazionali l'hanno descritta.
Quello che manca nel nostro Paese è un giornalismo che sappia indurre un pensiero senza influenzarlo e che non soffra di manie di protagonismo.
I giornalisti come la Candito vanno incoraggiati e protetti.
martedì 17 novembre 2015
Da Napoli in su
Potenziali attentati potrebbero essere portati a segno solo da Napoli in su. Dal capoluogo partenopeo in giù la presenza delle organizzazioni criminali che controllano il territorio non permettono la permeabilità dei terroristi nelle loro zone. Le cellule legate all’estremismo islamico possono solo attraversare quelle zone, ad esempio, la Sicilia, la Calabria, la Puglia e la Campania ma non è permesso loro di fermarsi. La Camorra, la ‘Ndrangheta e la Mafia possono semmai solo guadagnare dal loro passaggio ma, sanno che la presenza in loco di questi soggetti, potrebbe solo danneggiarli. E viceversa. Anche gli stessi terroristi sanno che il controllo sul territorio esercitato dagli stessi mafiosi, rischierebbe di farli entrare nel mirino degli investigatori.panorama
Puzza di operazione mediatica questo fantomatico ex agente segreto.
Però in linea di massima ha ragione.
Per il momento c'è da registrare solo una recente operazione della DDA campana per un presunto traffico d'armi condotto dai casalesi con la Somalia e un allarme lanciato in Gennaio da Cafiero de Raho che parlò di piste da esplorare assieme alla polizia postale. Conoscendolo non meraviglia che non se ne sia saputo più niente.
Poi c'è il terror index che confermerebbe questo trend. Il sud è felice e pacifico. Non si riesce a capire chi ci sia dietro questo istituto chiamato demoskopica che ha sede in Calabria.
E a proposito di Calabria i giornali locali tornano a parlare di un allarme lanciato dai servizi sulla moschea di Sellia Marina conosciuta per l'inchiesta del 2011 che vide gli investigatori sbugiardati dalle sentenze. Allora si disse che si trattava di attività per lo più su internet quindi sfuggite alle maglie larghe della giustizia. Oggi con il decreto ci dovrebbe essere l'opzione dell'espulsione. Nel frattempo il figlio dell'imam al quale era stato assegnato un risarcimento di 60000 euro è andato a morire in Siria.
La cosa strana della moschea di Sellia è che periodicamente i servizi lanciano l'allarme. I giornali intervistano l'imam che apre le porte della moschea e giura che l'unica attività che vi si svolge è la preghiera e il sindaco si dice sconcertato perchè la comunità islamica non dà problemi.
E così avanti per altri sei mesi fino all'allarme successivo.
Calabria terra di misteri. Di servizi e di confini impermeabili.
Puzza di operazione mediatica questo fantomatico ex agente segreto.
Però in linea di massima ha ragione.
Per il momento c'è da registrare solo una recente operazione della DDA campana per un presunto traffico d'armi condotto dai casalesi con la Somalia e un allarme lanciato in Gennaio da Cafiero de Raho che parlò di piste da esplorare assieme alla polizia postale. Conoscendolo non meraviglia che non se ne sia saputo più niente.
Poi c'è il terror index che confermerebbe questo trend. Il sud è felice e pacifico. Non si riesce a capire chi ci sia dietro questo istituto chiamato demoskopica che ha sede in Calabria.
E a proposito di Calabria i giornali locali tornano a parlare di un allarme lanciato dai servizi sulla moschea di Sellia Marina conosciuta per l'inchiesta del 2011 che vide gli investigatori sbugiardati dalle sentenze. Allora si disse che si trattava di attività per lo più su internet quindi sfuggite alle maglie larghe della giustizia. Oggi con il decreto ci dovrebbe essere l'opzione dell'espulsione. Nel frattempo il figlio dell'imam al quale era stato assegnato un risarcimento di 60000 euro è andato a morire in Siria.
La cosa strana della moschea di Sellia è che periodicamente i servizi lanciano l'allarme. I giornali intervistano l'imam che apre le porte della moschea e giura che l'unica attività che vi si svolge è la preghiera e il sindaco si dice sconcertato perchè la comunità islamica non dà problemi.
E così avanti per altri sei mesi fino all'allarme successivo.
Calabria terra di misteri. Di servizi e di confini impermeabili.
lunedì 14 settembre 2015
martedì 7 luglio 2015
Falange vecchia fa sempre buon brodo
ha ricordato Lombardo nel convegno di sabato scorso a Reggio Calabria: «la prima rivendicazione di Falange Armata è dell’11 aprile 1990, a seguito dell’omicidio dell’educatore penitenziario di Opera Umberto Mormile. Un omicidio nel quale c’è la firma di Domenico Papalia, cheMormile seguiva nel carcere milanese. Perché quella sigla appare in quel momento? Non posso dirlo ora».
Ma per capire, altresì, i rischi mortali (negati da alcuni pennivendoli che spero, prima o poi, siano oggetto di indagine della magistratura) che corrono Lombardo e altri magistrati che non hanno intenzione di guardare in faccia a nessuno, è bene ricordare quanto ha detto Salvo Boemi, ex coordinatore della Dda di Reggio Calabria, anche lui presente al convegno: «In 10 anni non ho mai avuto una segnalazione dai servizi segreti, non li ho mai conosciuti. Ho avuto io la sensazione di essere seguito, che ne dici Giuseppe, sbaglio?»
galullo
Galullo è bravo a tirare la volata ai magistrati calabresi.
Se uno non concorda con le tesi dell'antimafia ufficiale allora è pennivendolo o mafioso.
La logica è sempre quella.
Parla uno poi che cita tra i relatori di un convegno sulla ndrangheta Bongiovanni.
Al prossimo articolo magari ritira fuori la "famigerata" segnalazione delle bombe al palazzo comunale di Reggio e qualche accenno alla laura C . Poi infiocchetta tutto con la storia dei servizi deviati e ce la rifila come prova dell'esistenza della falange armata.
Qualcuno ha veramente preso sul serio la storia delle telefonate in uscita dalla zona degli uffici sismi raccontata dall'Ambasciatore Fulci ? Ma andiamo.
Per me conta quello che ha sempre detto Gianni De Gennaro che è uno che non va in giro a raccontare storie per fare la star e che cioè sulla falange armata non furono mai trovati riscontri o elementi seri che permettessero di formulare ipotesi concrete.
Ma perchè non si fanno mai controlli accurati sulle procure talebane dei magistrati superstar ?
Ma per capire, altresì, i rischi mortali (negati da alcuni pennivendoli che spero, prima o poi, siano oggetto di indagine della magistratura) che corrono Lombardo e altri magistrati che non hanno intenzione di guardare in faccia a nessuno, è bene ricordare quanto ha detto Salvo Boemi, ex coordinatore della Dda di Reggio Calabria, anche lui presente al convegno: «In 10 anni non ho mai avuto una segnalazione dai servizi segreti, non li ho mai conosciuti. Ho avuto io la sensazione di essere seguito, che ne dici Giuseppe, sbaglio?»
galullo
Galullo è bravo a tirare la volata ai magistrati calabresi.
Se uno non concorda con le tesi dell'antimafia ufficiale allora è pennivendolo o mafioso.
La logica è sempre quella.
Parla uno poi che cita tra i relatori di un convegno sulla ndrangheta Bongiovanni.
Al prossimo articolo magari ritira fuori la "famigerata" segnalazione delle bombe al palazzo comunale di Reggio e qualche accenno alla laura C . Poi infiocchetta tutto con la storia dei servizi deviati e ce la rifila come prova dell'esistenza della falange armata.
Qualcuno ha veramente preso sul serio la storia delle telefonate in uscita dalla zona degli uffici sismi raccontata dall'Ambasciatore Fulci ? Ma andiamo.
Per me conta quello che ha sempre detto Gianni De Gennaro che è uno che non va in giro a raccontare storie per fare la star e che cioè sulla falange armata non furono mai trovati riscontri o elementi seri che permettessero di formulare ipotesi concrete.
Ma perchè non si fanno mai controlli accurati sulle procure talebane dei magistrati superstar ?
venerdì 5 giugno 2015
Fiducia
“Ho sempre avuto fiducia – ha detto il tenente colonnello Grazioli commentando la sentenza di assoluzione – che la verità prima o poi sarebbe venuta fuori e sono felice di avere fatto riacquistare l’onorabilità all’istituzione che rappresento e anche quella del mio nome”.
giornale della calabria
Io tutta questa fiducia non l'avevo a dire la verità.
Forse perchè quando lo arrestarono avevo da poco iniziato a seguire questo tipo di casi e mi facevo impressionare dai titoloni dei giornali.
Il colonnello Grazioli fu sbattuto in prima pagina e non solo in Calabria, come se fosse il peggiore dei delinquenti.
Complici le pubblicazioni delle intercettazioni fuori contesto e il fatto che il suo nome entrava nel contorno di altre inchieste, il tutto faceva pensare che dovesse essere il classico sbirro corrotto.
E invece ha un curriculum di tutto rispetto.
Mi fa veramente piacere sia stato assolto.
Credo ci fossero altre accuse ma di sicuro ne uscirà pulito.
Dopo quattro anni di scarabocchi su questo blog ho adottato una semplice regola.
In Italia non bisogna mai fidarsi completamente di un poliziotto o carabiniere che non sia stato mai indagato, incriminato o non abbia trascorso almeno qualche settimana in galera.
Potrebbe essere meno onesto di quanto sembri.
giornale della calabria
Io tutta questa fiducia non l'avevo a dire la verità.
Forse perchè quando lo arrestarono avevo da poco iniziato a seguire questo tipo di casi e mi facevo impressionare dai titoloni dei giornali.
Il colonnello Grazioli fu sbattuto in prima pagina e non solo in Calabria, come se fosse il peggiore dei delinquenti.
Complici le pubblicazioni delle intercettazioni fuori contesto e il fatto che il suo nome entrava nel contorno di altre inchieste, il tutto faceva pensare che dovesse essere il classico sbirro corrotto.
E invece ha un curriculum di tutto rispetto.
Mi fa veramente piacere sia stato assolto.
Credo ci fossero altre accuse ma di sicuro ne uscirà pulito.
Dopo quattro anni di scarabocchi su questo blog ho adottato una semplice regola.
In Italia non bisogna mai fidarsi completamente di un poliziotto o carabiniere che non sia stato mai indagato, incriminato o non abbia trascorso almeno qualche settimana in galera.
Potrebbe essere meno onesto di quanto sembri.
giovedì 19 marzo 2015
Ndrine, logge e servizi. Storie buone per tutte le stagioni.
Un reportage sulle logge calabresi pubblicato sull'ultimo numero del periodico del grande oriente, ha riportato l'attenzione della stampa locale su possibili legami tra ndrangheta, servizi segreti e logge massoniche.
Di recente sono state chiuse tre logge dell'alto ionio reggino.
Visto che nel passato altre ne erano state chiuse in seguito ad inchieste giudiziarie, si è pensato che la mossa sia stata determinata da ulteriori inquinamenti.
Ciononostante la Calabria rimane la terza regione d'Italia per densità massonica.
Gli ambienti che riuniscono persone ed enti anche di alto profilo, sono un catalizzatore formidabile per i fenomeni criminali in quanto fanno da ponte con la società che conta.
La cosiddetta zona grigia costituita da colletti bianchi e associazioni più o meno segrete è stata spesso chiamata in causa dagli inquirenti nelle carte dei processi che vedevano alla sbarra intere cosche e dai pentiti che con i loro racconti hanno fornito più che altro indicazioni su rapporti e scenari.
Si è fatto spesso riferimento anche ai servizi segreti ma dal punto di vista giudiziario poco di concreto è emerso a riguardo.
Il solito gioco della spettacolarizzazione da parte dei media ha reso vicende che hanno visto coinvolti inizialmente o almeno chiamato in causa in maniera marginale funzionari dei servizi, funzionali all'impressione che la calabria sia terra d'intrecci poco leciti anche per i rappresentanti delle istituzioni.
In realtà c'è poco e niente.
Il primo nome che spunta dal cilindro dei presunti rapporti di collaborazione tra servizi e soggetti in odor di ndrangheta è quello di Giovanni Zumbo.
Si tratta di un personaggio che parla molto, ma in maniera vaga, di legami e relazioni confidenziali .
Il suo dire e non dire è in linea con il profilo che risulta dalle dichiarazioni dei pentiti.
Uno che ha cercato di accreditarsi un po’ con tutti e quindi ritenuto poco affidabile e concreto ma che sa come muoversi tra tribunali e questure.
L’Aisi non lo conosce. Anche dopo una indagine interna non è risultato nulla.
Il responsabile locale dell’Aise dell'epoca invece, che tra l’altro aveva come referente diretto a Roma Marco Mancini, ha parlato di una collaborazione protrattasi per circa due anni (2004-2006) che avrebbe prodotto una sola informazione utile.
Dichiarazione questa, ampiamente smentita dal Ros e dall’allora comandante Giardina che ha confermato di aver conosciuto Zumbo proprio tramite Corrado D'Antoni ma ha negato di essere a conoscenza di informazioni fornite dal commercialista che abbiano determinato in maniera diretta sequestri di armi.
A questo proposito c’è comunque da osservare, e fanno testo gli archivi della camera con le centinaia di informative desecretate, che i funzionari del sismi avevano un modo tutto loro di descrivere informazioni, eventi e personaggi, per non parlare di come esse venivano smistate.
Quindi il nome di Zumbo potrebbe non essere stato comunicato per errore o perchè non era necessario.
Le logge rientrano in questo contesto perché ampiamente frequentate dai De Stefano di cui Zumbo ha cercato di conquistarsi la fiducia offrendo loro informazioni riservate e carte di processi.
Lo stesso commercialista calabrese sarebbe stato iscritto ad almeno tre logge, tra cui quella dei martiri di gerace chiusa appunto a novembre dello scorso anno.
Da un numero uscito nel 2009 della rivista Erasmo risulta una sua partecipazione ad una gara di tiro al piattello sotto il vessillo della loggia Domenico Romeo.
Di Zumbo si è detto, in relazione al capo della prima divisione, che la prova che fosse in contatto con lui starebbe in una intercettazione telefonica poco chiara in cui il calabrese lasciava intendere che qualcuno dei servizi lo stava mollando. Le trascrizioni indicano un “Mancini” ma non c’è effettivamente prova che si stesse riferendo a Marco Mancini.
Si è parlato di tutto questo nel processo piccolo carro nel quale testimoniò appunto D’Antoni in veste di funzionario Aise.
Alcuni si sono chiesti perché Zumbo servisse ai servizi esterni.
Ricordiamo che il commercialista ha collaborato ufficialmente nel periodo pre-riforma mentre molte inchieste che lo riguardavano si sono sviluppate dopo il 2007 quando funzioni e limiti territoriali delle due agenzie sono stati ridisegnati.
Allo stesso processo, in riferimento alla vicenda dell’attentato sventato al comune di Reggio Calabria nel 2004, il maresciallo della finanza Adorno dichiarò che il diretto superiore di D’Antoni (dobbiamo ipotizzare intendesse proprio Mancini) “era a conoscenza dell’episodio e avrebbe informato Zumbo”. Sull’attentato ci sono state molte speculazioni perché all’epoca il sindaco era Scopelliti e perché dei mandanti non si seppe mai niente.
E soprattutto poco si conosce dell’attività dei servizi in questi frangenti confondendola con quella della polizia giudiziaria.
C’è da supporre che Zumbo facesse parte della rete di contatti di cui magari Mancini usufruiva anche senza la mediazione del referente sismi locale.
Unitamente alle sue presunte simpatie per certa destra, nozione ultimamente messa in dubbio dal generale Pollari, l’abilità con cui il funzionario ha smascherato il piano ha contribuito a tingere di mistero la presenza del sismi a Reggio.
Zumbo interessava un po’ a tutti per le sue conoscenze in ambienti masso-mafiosi il che ha contribuito a creare la leggenda su trame eversive messe in atto da alcune frange dei servizi. Leggenda nutrita anche da altre vicende come quella dell’attentato all’ospedale di Siderno nel 2006. Il poliziotto incriminato per questo episodio, tale Francesco Chiefari, ad un certo punto iniziò a parlare di contatti con la cosca Cordì e con un agente del sisde che fu anche indagato per un certo periodo. Ma delle affermazioni fatte non fu trovato alcun riscontro.
E di legami pericolosi tra massoni, servizi e ndrine ha parlato negli ultimi anni il pentito Francesco Oliverio che ha raccontato anche di accessi diretti degli uomini della ndrangheta ai database delle forze dell’ordine.
Ritenuto molto credibile, si sarebbe anche espresso in relazione alle inchieste che hanno visto coinvolti l’ex ministro Scajola e i coniugi Matacena nonché alcuni dirigenti della lega nord.
Anche di eventuali sviluppi su questo però, non si è saputo granchè.
Sempre a proposito di Mancini e dei servizi, per un paio di inchieste si è fatto il nome di un funzionario del sismi proveniente dalla guardia di finanza.
Nel complesso gioco di accuse e rivelazioni fatte dai cugini Lo Giudice contro Alberto Cisterna si è parlato anche di una richiesta avanzata dal magistrato a Luciano per avere due sim e due telefonini da dare a Massimo Stellato.
Il dottor Cisterna documenti alla mano ha dimostrato che anche questa, tra le tante accuse mosse, era falsa. Rimane il mistero su chi fosse dietro a quella presunta rivelazione e perchè.
Ricordiamo che l’inchiesta fu condotta dal procuratore Pignatone e dai suoi collaboratori Ronchi e Prestipino. Renato Cortese era alla guida della squadra mobile.
Di intrecci tra massoneria e politica in partenza dalla Calabria con direzione Bruxelles si parlò anche nella indagine Why not nella quale ricompare il nome di Stellato assieme a quello di Brunella Bruno funzionaria del Cesis.
Entrambi ne uscirono puliti.
Ma nel decreto di perquisizione comparivano tra gli altri, i nomi di Giuliano Tavaroli, Marco Mancini e Niccolò Pollari le cui utenze erano evidentemente state sottoposte a controlli da Genchi e De Magistris poichè si erano registrate chiamate in entrata da utenze di indagati.
Si trattò di un'inchiesta che, quasi in contemporanea con l'affaire Telecom, provocò un polverone e tanti dubbi indotti anche dal presunto ruolo avuto dalla massoneria.
In generale quello che forse disorienta di queste vicende è che i servizi fungono più da comparse che da attori ma servono a creare l'atmosfera e il terreno per inchieste che generano dei veri e propri terremoti nei palazzi del potere .
Palazzi i cui abitanti sono tenuti sotto controllo dall'intelligence anche attraverso contatti frequenti che non costituiscono però motivo di indagine o incriminazione ma che per forza di cose entrano nelle carte dei processi facendo molto rumore.
E ne escono in punta di piedi.
I giornali purtroppo si soffermano principalmente sul rumore.
Di recente sono state chiuse tre logge dell'alto ionio reggino.
Visto che nel passato altre ne erano state chiuse in seguito ad inchieste giudiziarie, si è pensato che la mossa sia stata determinata da ulteriori inquinamenti.
Ciononostante la Calabria rimane la terza regione d'Italia per densità massonica.
Gli ambienti che riuniscono persone ed enti anche di alto profilo, sono un catalizzatore formidabile per i fenomeni criminali in quanto fanno da ponte con la società che conta.
La cosiddetta zona grigia costituita da colletti bianchi e associazioni più o meno segrete è stata spesso chiamata in causa dagli inquirenti nelle carte dei processi che vedevano alla sbarra intere cosche e dai pentiti che con i loro racconti hanno fornito più che altro indicazioni su rapporti e scenari.
Si è fatto spesso riferimento anche ai servizi segreti ma dal punto di vista giudiziario poco di concreto è emerso a riguardo.
Il solito gioco della spettacolarizzazione da parte dei media ha reso vicende che hanno visto coinvolti inizialmente o almeno chiamato in causa in maniera marginale funzionari dei servizi, funzionali all'impressione che la calabria sia terra d'intrecci poco leciti anche per i rappresentanti delle istituzioni.
In realtà c'è poco e niente.
Il primo nome che spunta dal cilindro dei presunti rapporti di collaborazione tra servizi e soggetti in odor di ndrangheta è quello di Giovanni Zumbo.
Si tratta di un personaggio che parla molto, ma in maniera vaga, di legami e relazioni confidenziali .
Il suo dire e non dire è in linea con il profilo che risulta dalle dichiarazioni dei pentiti.
Uno che ha cercato di accreditarsi un po’ con tutti e quindi ritenuto poco affidabile e concreto ma che sa come muoversi tra tribunali e questure.
L’Aisi non lo conosce. Anche dopo una indagine interna non è risultato nulla.
Il responsabile locale dell’Aise dell'epoca invece, che tra l’altro aveva come referente diretto a Roma Marco Mancini, ha parlato di una collaborazione protrattasi per circa due anni (2004-2006) che avrebbe prodotto una sola informazione utile.
Dichiarazione questa, ampiamente smentita dal Ros e dall’allora comandante Giardina che ha confermato di aver conosciuto Zumbo proprio tramite Corrado D'Antoni ma ha negato di essere a conoscenza di informazioni fornite dal commercialista che abbiano determinato in maniera diretta sequestri di armi.
A questo proposito c’è comunque da osservare, e fanno testo gli archivi della camera con le centinaia di informative desecretate, che i funzionari del sismi avevano un modo tutto loro di descrivere informazioni, eventi e personaggi, per non parlare di come esse venivano smistate.
Quindi il nome di Zumbo potrebbe non essere stato comunicato per errore o perchè non era necessario.
Le logge rientrano in questo contesto perché ampiamente frequentate dai De Stefano di cui Zumbo ha cercato di conquistarsi la fiducia offrendo loro informazioni riservate e carte di processi.
Lo stesso commercialista calabrese sarebbe stato iscritto ad almeno tre logge, tra cui quella dei martiri di gerace chiusa appunto a novembre dello scorso anno.
Da un numero uscito nel 2009 della rivista Erasmo risulta una sua partecipazione ad una gara di tiro al piattello sotto il vessillo della loggia Domenico Romeo.
Di Zumbo si è detto, in relazione al capo della prima divisione, che la prova che fosse in contatto con lui starebbe in una intercettazione telefonica poco chiara in cui il calabrese lasciava intendere che qualcuno dei servizi lo stava mollando. Le trascrizioni indicano un “Mancini” ma non c’è effettivamente prova che si stesse riferendo a Marco Mancini.
Si è parlato di tutto questo nel processo piccolo carro nel quale testimoniò appunto D’Antoni in veste di funzionario Aise.
Alcuni si sono chiesti perché Zumbo servisse ai servizi esterni.
Ricordiamo che il commercialista ha collaborato ufficialmente nel periodo pre-riforma mentre molte inchieste che lo riguardavano si sono sviluppate dopo il 2007 quando funzioni e limiti territoriali delle due agenzie sono stati ridisegnati.
Allo stesso processo, in riferimento alla vicenda dell’attentato sventato al comune di Reggio Calabria nel 2004, il maresciallo della finanza Adorno dichiarò che il diretto superiore di D’Antoni (dobbiamo ipotizzare intendesse proprio Mancini) “era a conoscenza dell’episodio e avrebbe informato Zumbo”. Sull’attentato ci sono state molte speculazioni perché all’epoca il sindaco era Scopelliti e perché dei mandanti non si seppe mai niente.
E soprattutto poco si conosce dell’attività dei servizi in questi frangenti confondendola con quella della polizia giudiziaria.
C’è da supporre che Zumbo facesse parte della rete di contatti di cui magari Mancini usufruiva anche senza la mediazione del referente sismi locale.
Unitamente alle sue presunte simpatie per certa destra, nozione ultimamente messa in dubbio dal generale Pollari, l’abilità con cui il funzionario ha smascherato il piano ha contribuito a tingere di mistero la presenza del sismi a Reggio.
Zumbo interessava un po’ a tutti per le sue conoscenze in ambienti masso-mafiosi il che ha contribuito a creare la leggenda su trame eversive messe in atto da alcune frange dei servizi. Leggenda nutrita anche da altre vicende come quella dell’attentato all’ospedale di Siderno nel 2006. Il poliziotto incriminato per questo episodio, tale Francesco Chiefari, ad un certo punto iniziò a parlare di contatti con la cosca Cordì e con un agente del sisde che fu anche indagato per un certo periodo. Ma delle affermazioni fatte non fu trovato alcun riscontro.
E di legami pericolosi tra massoni, servizi e ndrine ha parlato negli ultimi anni il pentito Francesco Oliverio che ha raccontato anche di accessi diretti degli uomini della ndrangheta ai database delle forze dell’ordine.
Ritenuto molto credibile, si sarebbe anche espresso in relazione alle inchieste che hanno visto coinvolti l’ex ministro Scajola e i coniugi Matacena nonché alcuni dirigenti della lega nord.
Anche di eventuali sviluppi su questo però, non si è saputo granchè.
Sempre a proposito di Mancini e dei servizi, per un paio di inchieste si è fatto il nome di un funzionario del sismi proveniente dalla guardia di finanza.
Nel complesso gioco di accuse e rivelazioni fatte dai cugini Lo Giudice contro Alberto Cisterna si è parlato anche di una richiesta avanzata dal magistrato a Luciano per avere due sim e due telefonini da dare a Massimo Stellato.
Il dottor Cisterna documenti alla mano ha dimostrato che anche questa, tra le tante accuse mosse, era falsa. Rimane il mistero su chi fosse dietro a quella presunta rivelazione e perchè.
Ricordiamo che l’inchiesta fu condotta dal procuratore Pignatone e dai suoi collaboratori Ronchi e Prestipino. Renato Cortese era alla guida della squadra mobile.
Di intrecci tra massoneria e politica in partenza dalla Calabria con direzione Bruxelles si parlò anche nella indagine Why not nella quale ricompare il nome di Stellato assieme a quello di Brunella Bruno funzionaria del Cesis.
Entrambi ne uscirono puliti.
Ma nel decreto di perquisizione comparivano tra gli altri, i nomi di Giuliano Tavaroli, Marco Mancini e Niccolò Pollari le cui utenze erano evidentemente state sottoposte a controlli da Genchi e De Magistris poichè si erano registrate chiamate in entrata da utenze di indagati.
Si trattò di un'inchiesta che, quasi in contemporanea con l'affaire Telecom, provocò un polverone e tanti dubbi indotti anche dal presunto ruolo avuto dalla massoneria.
In generale quello che forse disorienta di queste vicende è che i servizi fungono più da comparse che da attori ma servono a creare l'atmosfera e il terreno per inchieste che generano dei veri e propri terremoti nei palazzi del potere .
Palazzi i cui abitanti sono tenuti sotto controllo dall'intelligence anche attraverso contatti frequenti che non costituiscono però motivo di indagine o incriminazione ma che per forza di cose entrano nelle carte dei processi facendo molto rumore.
E ne escono in punta di piedi.
I giornali purtroppo si soffermano principalmente sul rumore.
domenica 6 luglio 2014
Falferi amaro
"Il maresciallo dei carabinieri e i suoi uomini quando si sono accorti di quello che stava per accadere si sono allontanati per poter documentare. Non hanno abbandonato il corteo", chiarisce. Anzi, "abbiamo video e fotografie sia di chi ha inchinato la statua sia di chi ha dato l'ordine di farlo".
"Il comandante di stazione ha fatto il suo dovere - rimarca - e ha compiuto un atto di servizio, ma nessuno ha abbandonato il corteo. Non spetta a noi condannare, il nostro compito è quello di informare l'autorità giudiziaria"
huffington
Magari avrà borbottato stizzito mentre andava a documentare.
Poi le chiacchiere della gente e i resoconti giornalistici hanno stravolto il tutto.
Che pizza Falferi. Proprio carabiniere.
Ci era piaciuta tanto sta storia del maresciallo che abbandonava il corteo e lui ce l'ha rovinata.
Che poi poverino ha anche ragione.
Si trattava di un'azione da sottoporre a disciplinare e che a Roma non avranno gradito.
E allora ha dovuto salvare capra e cavoli.
Quello che però ci si aspetta da lui e da altri rappresentanti delle istituzioni non è tanto il battimani al Papa che ha fatto una dichiarazione importante ma anche molto facile dalla sua posizione.
Facile con scorte e intelligence appresso, fare proclami pesanti nel corso di una visita durata mezza giornata.
Meno facile fare il prete full time.
Difficile dire al mafioso di turno : mi spiace quest'anno niente inchino che il Papa ha detto che siete scomunicati.
Bisognerebbe che si sedessero tutti attorno ad un tavolo, Chiesa ed istituzioni, e fissassero i limiti invalicabili del proprio esercizio.
E forze dell'ordine e magistratura dovrebbero elaborare un piano per difenderli.
Ecco questo doveva dire Falferi.
"Il comandante di stazione ha fatto il suo dovere - rimarca - e ha compiuto un atto di servizio, ma nessuno ha abbandonato il corteo. Non spetta a noi condannare, il nostro compito è quello di informare l'autorità giudiziaria"
huffington
Magari avrà borbottato stizzito mentre andava a documentare.
Poi le chiacchiere della gente e i resoconti giornalistici hanno stravolto il tutto.
Che pizza Falferi. Proprio carabiniere.
Ci era piaciuta tanto sta storia del maresciallo che abbandonava il corteo e lui ce l'ha rovinata.
Che poi poverino ha anche ragione.
Si trattava di un'azione da sottoporre a disciplinare e che a Roma non avranno gradito.
E allora ha dovuto salvare capra e cavoli.
Quello che però ci si aspetta da lui e da altri rappresentanti delle istituzioni non è tanto il battimani al Papa che ha fatto una dichiarazione importante ma anche molto facile dalla sua posizione.
Facile con scorte e intelligence appresso, fare proclami pesanti nel corso di una visita durata mezza giornata.
Meno facile fare il prete full time.
Difficile dire al mafioso di turno : mi spiace quest'anno niente inchino che il Papa ha detto che siete scomunicati.
Bisognerebbe che si sedessero tutti attorno ad un tavolo, Chiesa ed istituzioni, e fissassero i limiti invalicabili del proprio esercizio.
E forze dell'ordine e magistratura dovrebbero elaborare un piano per difenderli.
Ecco questo doveva dire Falferi.
mercoledì 25 giugno 2014
Bufere ?
“Marco Minniti” risponde il pentito, “ha preso 800 voti a Calanna nel ’94 e nel ’96, e anche coso… la… Don Rocco Musolino appoggiava a Minniti che lo ha fatto uscire dal carcere tre giorni prima delle elezioni, si era impegnato a farlo uscire”.
strettoweb
Ovviamente prima di gridare alle dimissioni, bisognerà aspettare che siano fatte verifiche per quanto è possibile visto che è passato così tanto tempo.
Viene da chiedersi però come mai ultimamente il nome di Minniti venga tirato in ballo così spesso in certe vicende.
Sembra che qualcuno voglia renderlo protagonista indiretto di qualche guerra sotterranea.
strettoweb
Ovviamente prima di gridare alle dimissioni, bisognerà aspettare che siano fatte verifiche per quanto è possibile visto che è passato così tanto tempo.
Viene da chiedersi però come mai ultimamente il nome di Minniti venga tirato in ballo così spesso in certe vicende.
Sembra che qualcuno voglia renderlo protagonista indiretto di qualche guerra sotterranea.
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