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giovedì 19 marzo 2015

Ndrine, logge e servizi. Storie buone per tutte le stagioni.

Un reportage sulle logge calabresi pubblicato sull'ultimo numero del periodico del grande oriente, ha riportato l'attenzione della stampa locale su possibili legami tra ndrangheta, servizi segreti e logge massoniche.
Di recente sono state chiuse tre logge dell'alto ionio reggino.
Visto che nel passato altre ne erano state chiuse in seguito ad inchieste giudiziarie, si è pensato che la mossa sia stata determinata da ulteriori inquinamenti.
Ciononostante la Calabria rimane la terza regione d'Italia per densità massonica.
Gli ambienti che riuniscono persone ed enti anche di alto profilo, sono un catalizzatore formidabile per i fenomeni criminali in quanto fanno da ponte con la società che conta.
La cosiddetta zona grigia costituita da colletti bianchi e associazioni più o meno segrete è stata spesso chiamata in causa dagli inquirenti nelle carte dei processi che vedevano alla sbarra intere cosche e dai pentiti che con i loro racconti hanno fornito più che altro indicazioni su rapporti e scenari.
Si è fatto spesso riferimento anche ai servizi segreti ma dal punto di vista giudiziario poco di concreto è emerso a riguardo.
Il solito gioco della spettacolarizzazione da parte dei media ha reso vicende che hanno visto coinvolti inizialmente o almeno chiamato in causa in maniera marginale funzionari dei servizi, funzionali all'impressione che la calabria sia terra d'intrecci poco leciti anche per i rappresentanti delle istituzioni.
In realtà c'è poco e niente.

Il primo nome che spunta dal cilindro dei presunti rapporti di collaborazione tra servizi e soggetti in odor di ndrangheta è quello di Giovanni Zumbo.
Si tratta di un personaggio che parla molto, ma in maniera vaga, di legami e relazioni confidenziali .
Il suo dire e non dire è in linea con il profilo che risulta dalle dichiarazioni dei pentiti.
Uno che ha cercato di accreditarsi un po’ con tutti e quindi ritenuto poco affidabile e concreto ma che sa come muoversi tra tribunali e questure.
L’Aisi non lo conosce. Anche dopo una indagine interna non è risultato nulla.
Il responsabile locale dell’Aise dell'epoca invece, che tra l’altro aveva come referente diretto a Roma Marco Mancini, ha parlato di una collaborazione protrattasi per circa due anni (2004-2006) che avrebbe prodotto una sola informazione utile.
Dichiarazione questa, ampiamente smentita dal Ros e dall’allora comandante Giardina che ha confermato di aver conosciuto Zumbo proprio tramite Corrado D'Antoni ma ha negato di essere a conoscenza di informazioni fornite dal commercialista che abbiano determinato in maniera diretta sequestri di armi.
A questo proposito c’è comunque da osservare, e fanno testo gli archivi della camera con le centinaia di informative desecretate, che i funzionari del sismi avevano un modo tutto loro di descrivere informazioni, eventi e personaggi, per non parlare di come esse venivano smistate.
Quindi il nome di Zumbo potrebbe non essere stato comunicato per errore o perchè non era necessario.
Le logge rientrano in questo contesto perché ampiamente frequentate dai De Stefano di cui Zumbo ha cercato di conquistarsi la fiducia offrendo loro informazioni riservate e carte di processi.
Lo stesso commercialista calabrese sarebbe stato iscritto ad almeno tre logge, tra cui quella dei martiri di gerace chiusa appunto a novembre dello scorso anno.
Da un numero uscito nel 2009 della rivista Erasmo risulta una sua partecipazione ad una gara di tiro al piattello sotto il vessillo della loggia Domenico Romeo.
Di Zumbo si è detto, in relazione al capo della prima divisione, che la prova che fosse in contatto con lui starebbe in una intercettazione telefonica poco chiara in cui il calabrese lasciava intendere che qualcuno dei servizi lo stava mollando. Le trascrizioni indicano un “Mancini” ma non c’è effettivamente prova che si stesse riferendo a Marco Mancini.
Si è parlato di tutto questo nel processo piccolo carro nel quale testimoniò appunto D’Antoni in veste di funzionario Aise.
Alcuni si sono chiesti perché Zumbo servisse ai servizi esterni.
Ricordiamo che il commercialista ha collaborato ufficialmente nel periodo pre-riforma mentre molte inchieste che lo riguardavano si sono sviluppate dopo il 2007 quando funzioni e limiti territoriali delle due agenzie sono stati ridisegnati.
Allo stesso processo, in riferimento alla vicenda dell’attentato sventato al comune di Reggio Calabria nel 2004, il maresciallo della finanza Adorno dichiarò che il diretto superiore di D’Antoni (dobbiamo ipotizzare intendesse proprio Mancini) “era a conoscenza dell’episodio e avrebbe informato Zumbo”. Sull’attentato ci sono state molte speculazioni perché all’epoca il sindaco era Scopelliti e perché dei mandanti non si seppe mai niente.
E soprattutto poco si conosce dell’attività dei servizi in questi frangenti confondendola con quella della polizia giudiziaria.
C’è da supporre che Zumbo facesse parte della rete di contatti di cui magari Mancini usufruiva anche senza la mediazione del referente sismi locale.
Unitamente alle sue presunte simpatie per certa destra, nozione ultimamente messa in dubbio dal generale Pollari, l’abilità con cui il funzionario ha smascherato il piano ha contribuito a tingere di mistero la presenza del sismi a Reggio.
Zumbo interessava un po’ a tutti per le sue conoscenze in ambienti masso-mafiosi il che ha contribuito a creare la leggenda su trame eversive messe in atto da alcune frange dei servizi. Leggenda nutrita anche da altre vicende come quella dell’attentato all’ospedale di Siderno nel 2006. Il poliziotto incriminato per questo episodio, tale Francesco Chiefari, ad un certo punto iniziò a parlare di contatti con la cosca Cordì e con un agente del sisde che fu anche indagato per un certo periodo. Ma delle affermazioni fatte non fu trovato alcun riscontro.

E di legami pericolosi tra massoni, servizi e ndrine ha parlato negli ultimi anni il pentito Francesco Oliverio che ha raccontato anche di accessi diretti degli uomini della ndrangheta ai database delle forze dell’ordine.
Ritenuto molto credibile, si sarebbe anche espresso in relazione alle inchieste che hanno visto coinvolti l’ex ministro Scajola e i coniugi Matacena nonché alcuni dirigenti della lega nord.
Anche di eventuali sviluppi su questo però, non si è saputo granchè.

Sempre a proposito di Mancini e dei servizi, per un paio di inchieste si è fatto il nome di un funzionario del sismi proveniente dalla guardia di finanza.
Nel complesso gioco di accuse e rivelazioni fatte dai cugini Lo Giudice contro Alberto Cisterna si è parlato anche di una richiesta avanzata dal magistrato a Luciano per avere due sim e due telefonini da dare a Massimo Stellato.
Il dottor Cisterna documenti alla mano ha dimostrato che anche questa, tra le tante accuse mosse, era falsa. Rimane il mistero su chi fosse dietro a quella presunta rivelazione e perchè.
Ricordiamo che l’inchiesta fu condotta dal procuratore Pignatone e dai suoi collaboratori Ronchi e Prestipino. Renato Cortese era alla guida della squadra mobile.

Di intrecci tra massoneria e politica in partenza dalla Calabria con direzione Bruxelles si parlò anche nella indagine Why not nella quale ricompare il nome di Stellato assieme a quello di Brunella Bruno funzionaria del Cesis.
Entrambi ne uscirono puliti.
Ma nel decreto di perquisizione comparivano tra gli altri, i nomi di Giuliano Tavaroli, Marco Mancini e Niccolò Pollari le cui utenze erano evidentemente state sottoposte a controlli da Genchi e De Magistris poichè si erano registrate chiamate in entrata da utenze di indagati.
Si trattò di un'inchiesta che, quasi in contemporanea con l'affaire Telecom, provocò un polverone e tanti dubbi indotti anche dal presunto ruolo avuto dalla massoneria.

In generale quello che forse disorienta di queste vicende è che i servizi fungono più da comparse che da attori ma servono a creare l'atmosfera e il terreno per inchieste che generano dei veri e propri terremoti nei palazzi del potere .
Palazzi i cui abitanti sono tenuti sotto controllo dall'intelligence anche attraverso contatti frequenti che non costituiscono però motivo di indagine o incriminazione ma che per forza di cose entrano nelle carte dei processi facendo molto rumore.
E ne escono in punta di piedi.
I giornali purtroppo si soffermano principalmente sul rumore.





domenica 22 febbraio 2015

Ipotesi ben chiara

«Abbiamo ben chiara la minaccia terroristica. La mia valutazione, tuttavia, condivisa da tutto il sistema sicurezza, è che la minaccia è costante. Cresce da parte nostra lo stato d'allerta per difenderci nel miglior modo possibile. Ma non vi è nessun elemento concreto per poter dire che lo stato di minaccia si sia aggravato» «Conosciamo bene la realtà, una realtà potenzialmente pericolosa», ha aggiunto, «e siamo preparati al meglio per affrontarla».
l'arena

Pensare ad uno scambio armi e droga con appoggi logistici penso sia una ipotesi da percorre su cui vale la pena lavorare 
- Cafiero rivela inoltre che sono già in corso delle indagini “fondate sul monitoraggio internet, per verificare, con l’ausilio della Polizia Postale, se soggetti che provengono dalle aree più calde e che risiedono nel territorio reggino possano avere rapporti con esponenti dell’Isi. Abbiamo indizi – afferma – di vicinanza ma non intraneità al terrorismo” -
strill.it

Sono dichiarazioni da comprendere nel contesto però i professionisti del settore dovrebbero rendersi conto che le loro parole giungono ad una audience vasta che già poco conosce della materia e viene bombardata giornalmente con notizie costruite in una certa maniera e anche false.
Quindi si aggiunge panico al panico.

Se il procuratore Cafiero è solito lavorare su ipotesi e non su fatti allora buon per lui.
Il cittadino che lo ascolta è lo stesso che gioisce sui social della morte del tunisino residente in Italia che combatteva per Isis e incita quelli partiti per unirsi ai curdi.
L'ipotesi nella vita di tutti i giorni porta all'odio contro tutti i musulmani e non solo contro i terroristi.
Certe frasi possono servire da incoraggiamento.
"Di vicinanza ma non di intraneità" può significare tutto e niente.

Poi sarebbe bene definire cose e persone.
Parlano tutti di Isis senza sapere nemmeno cosa significhi e soprattutto chi caratterizza e dove.
Non c'è nulla di islamico tantomeno di califfato in quello che stanno facendo in Iraq. Basterebbe studiare la storia.
Si continua a parlare di terrorismo islamico in maniera sbagliata come notava il procuratore Spataro che di certe cose ne capisce per davvero.
Obama insiste nel distinguere ogni volta tra Islam e terrorismo perchè conosce bene le conseguenze e vuole evitarle. L'odio in una nazione multietnica non può portare che disagi.
Ma soprattutto non si hanno ben chiari quali sono i pericoli, da dove vengono e dove vanno.

Insomma nell'Italia con bassa cultura digitale scopriamo che mancano proprio gli uomini delle istituzioni che non sanno comunicare.

sabato 11 ottobre 2014

L'affare si ingrossa

L’inchiesta del pm antimafia Giuseppe Lombardo sembra arrivata ad una svolta importante. L’ambasciatore italiano negli Emirati Arabi Uniti, Giorgio Starace, sarebbe iscritto sul registro degli indagati per favoreggiamento, con l’aggravante dell’articolo 7, per avere cioè favorito la ’ndrangheta. Starace è stato chiamato in causa dall’ex capocentro dei nostri servizi segreti (Aisi) dal 2011 agli inizi di quest’anno negli Emirati, il colonnello Paolo Costantini
lastampa

Non soltanto avrebbe pressato le autorità di Abu Dhabi, ma non avrebbe nemmeno passato a Roma alcune informazioni considerate utili all’autorità giudiziaria. Come quando – rivela il quotidiano piemontese – non comunicò alla Procura come non fosse possibile ottenere l’estradizione di Matacena per il reato di concorso o di associazione mafiosa (inesistente nel paese arabo) e non spiegò che si poteva raggiungere il risultato contestando il reato di “riciclaggio”, presente nel codice penale locale e per il quale era anche ricercato l’ex parlamentare forzista. 
giornalettismo


Se quanto riferito nei resoconti giornalistici corrisponde a verità, c'è qualcosa che non torna in questa faccenda come ho scritto in tempi non sospetti .

Un diplomatico Italiano non ha potere di incidere a un livello giudiziario del genere in un Paese del Golfo.
Per chi ha familiarità con la storia di quelle zone solo un personaggio del calibro di Timothy Landon (the white sultan) ad esempio, poteva sperare di chiedere ed ottenere con successo un favore simile.
E' poi noto che è difficile che un Paese estero riconosca il reato di concorso esterno.
Si tratta di una forzatura del nostro sistema dettata forse da necessità.
I nostri pubblici ministeri dovrebbero saperlo così come dovrebbero essere in grado di aggirare l'ostacolo quando si trovano a fronteggiare ambienti diversi dai nostri.
E' vero che in questi casi ci si affida al ministero degli esteri attraverso l'ambasciata ma è anche vero che i magistrati impegnati nella lotta alla criminalità organizzata di un certo livello non lasciano certi dettagli nelle mani di un solo ambasciatore.

Bisognerebbe effettivamente sapere cosa ha detto Paolo Costantini.
Un capocentro di solito è persona intelligente (si spera).
Quando parla lo fa non per rinfrescare la gola ma con coscienza.

lunedì 19 maggio 2014

I segreti di laura


Sono iniziate in questi giorni le operazioni di recupero del tritolo presente sul relitto della laura coselich, nave da carico varata a Monfalcone nel 1923.
Dopo aver fatto la spola tra l’America e l’Europa, la laura c. venne utilizzata durante la guerra per rifornire di armi e viveri le truppe italiane .
Nel 1941 partì da Venezia con destinazione Libia .
Mentre transitava al largo della Calabria, fu silurata da un sommergibile Inglese.
Da Melito Porto Salvo non riuscì ad andare oltre le saline ioniche dove affondò.
A seguito delle dichiarazioni di alcuni pentiti si iniziò ad indagare dal 1995 in poi, sulla possibilità che il tritolo usato nel periodo delle stragi fuori e dentro la Sicilia, provenga proprio da questa nave.
Sulla laura c. ve ne era molto : 1500 tonnellate.
La Calabria  è terra avvezza purtroppo ad attentati ed esplosioni.
E’ altresì zona sottoposta a monitoraggio da tutti gli organi investigativi.

Nel 2004 fu proprio il solito intervento magistrale di Marco Mancini che con tre informative rese noti luogo e data di un attentato al comune di Reggio Calabria e segnalò come l’allora sindaco fosse in pericolo di vita, a sventare rischi certi.
Al di là delle speculazioni giornalistiche che ne conseguirono, l'intera vicenda assume connotati inquietanti.
Presumibilmente le indicazioni arrivarono da confidenti o pentiti che in Calabria non mancano.
D’altra parte che per un certo periodo di tempo, i contatti tra servizi e potenziali informatori si fossero intensificati, lo si deduce dalla testimonianza del dottor Cisterna al processo do ut des.
Sempre nel 2004 furono trovati panetti di tritolo sotto al ponte Molaro e vicino al fiume Sant’Elia.
E nel 2005 venne sventato un attentato al giudice Sferlazza, all'epoca gip di Caltanissetta che si era occupato della strage di Capaci.
Nel 2006 fecero notizia gli attentati agli ospedali di Locri e Siderno di cui fu ritenuto responsabile Francesco Chiefari, ex-poliziotto che vantò nel corso delle indagini, legami con la cosca Cordì e contatti con i servizi. Questi ultimi non furono mai provati.
Non si è mai capito quindi se qualcuno dei servizi ci entrasse effettivamente qualcosa, visto che in uno dei due ospedali lavorava la vedova Fortugno.
Gli attentati avrebbero potuto essere un tentativo di depistaggio finito con l’abbandono del collaboratore esterno, oppure un modo di salvarsi del Chiefari.

Quello che sembra collegare questi atti criminosi tra loro è proprio la laura c o meglio il tritolo che proverrebbe dalle sue stive.
Non è stato mai stabilito con certezza che sia lo stesso.
I carabinieri che partirono per primi con le indagini, hanno sempre parlato solo di compatibilità.
Adesso finalmente dopo vent’anni si potrà forse fare chiarezza .
Sarebbe interessante sapere perchè l'operazione viene intrapresa dopo tanto tempo e se qualche motivo particolare, al di là della solita storia della trattativa, spinga ad iniziarla proprio adesso.
E quanto siano attendibili certi strani personaggi che ruotano attorno a note vicende con le loro dichiarazioni.
Ma queste sarannò probabilmente verità da accertare lontano da laura.

venerdì 7 giugno 2013

Cricche

Il «Nano» cita l’ex procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, oggi a capo della procura di Roma, l’aggiunto della Dda di Reggio Calabria Michele Prestipino e Il sostituto procuratore Beatrice Ronchi, trasferita a Bologna, ma ancora in servizio alla procura antimafia reggina. E poi Renato Cortese, ex capo della mobile di Reggio Calabria, oggi capo della Mobile a Roma. 
corriere



Lo Giudice è un personaggio molto controverso.
E' difficile comprendere cosa ci sia veramente dietro ogni sua mossa.

Tempo fa auspicavo che arrivasse finalmente il redde rationem per i potentati giudiziari e di polizia.
Potrebbe essere giunta l'ora.
Mi farebbe piacere che il dott. Cisterna ottenesse giustizia e che ai Siciliani onesti, venisse consegnata la verità su certe storie raccontate.
La ricotta prima o poi va a male.


sabato 26 gennaio 2013

Questione di standard




Non è che portando il tandem a Roma si sia risolto granchè .
Però da quando il fuoriclasse è stato sbattuto in autostrada, la polstrada li becca tutti.


E anche Francy ....


martedì 11 dicembre 2012

Marescialli scomodi

Al maresciallo Cannizzaro la Dda di Catanzaro contesta invece di aver omesso di trascrivere numerose intercettazioni ambientali e telefoniche utili alle indagini sulla faida. Il sottufficiale dei carabinieri inoltre, sempre secondo quanto è riportato nel decreto di perquisizione, non ha trasmesso alla Dda alcuni tracciati Gps attraverso i quali emergerebbe il coinvolgimento della cosca Mancuso di Limbadi nell'ambito della faida. Ieri erano stati sentiti come testi numerosi carabinieri della Stazione di Sant'Onofrio e dalle deposizioni è stata confermata la mancata trasmissione di "atti fondamentali alle indagini" utili ad individuare gli autori di numerosi delitti tra le cosche di Stefanaconi e Sant'Onofrio. La Stazione dei carabinieri di Sant'Onofrio era stata delegata ad eseguire alcuni accertamenti investigativi.ansa






All'apparenza sembrerebbe l'ennesimo caso di carabiniere al servizio delle cosche, in Calabria .
Pero' andando a scavare indietro negli anni, si scopre che il maresciallo Cannizzaro, è sempre stato attivo nella lotta alla 'ndrangheta .
Ha avuto un ruolo importante nella cattura di latitanti e la sua deposizione al processo per l'omicidio Penna, fu pregnante e osteggiata dalla difesa .
Lo stesso parroco ha ricevuto svariate minacce per il suo impegno nella lotta alla criminalita' .
Queste cose pero', i giornali nazionali non le dicono .

giovedì 29 novembre 2012

Collaborazioni

Secondo quanto riferito da Lo Giudice, ci sarebbe stato un incontro a tal fine nel carcere romano di Rebibbia a cui avrebbero partecipato, oltre a Renato Cortese, anche l’allora procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Michele Prestipino.quotidiano della basilicata

Non avevamo bisogno di un pentito per sapere che il dott. Cisterna non ha fatto mai favori alla 'ndrangheta .
Sarebbe interessante sapere in che termini, il fantastic trio, gli propose la collaborazione .

sabato 17 novembre 2012

Mi diceva

Nel corso degli incontri, secondo Villani, Spadaro Tracuzzi informava i capi della cosca Lo Giudice sulle imminenti operazioni contro la 'ndrangheta. «Nino Lo Giudice mi diceva - ha affermato Villani - che Spadaro Tracuzzi era un nostro amico».nottecriminale

Anche il capitano Spadaro Tracuzzi fece precise accuse a suo tempo .
Ma a quanto pare le parole di un carabiniere valgono poco rispetto a quelle di un pentito, a seconda del target colpito .

domenica 11 novembre 2012

Infrarossi

Arezzo, 11 novembre 2012 - Era ricercato dal 2010 per associazione mafiosa, perche' considerato un imprenditore di riferimento della cosca di 'ndrangheta Gallico di Palmi: Vincenzo Galimi, 61 anni, e' stato arrestato dai carabinieri a Cavriglia. I militari lo hanno trovato nascosto fra l'armadio e il muro, nella camera di una casa sorvegliata con un impianto video a infrarossi. I carabinieri sono arrivati fin la' seguendo le tracce di un suo parente, trovato poco prima a spacciare,lanazione

Io non contesto il fatto che si sia dato al crimine .
E' un business come un altro .
Non capisco pero', che senso ha, vivere una vita da topo di fogna, sempre rinchiuso .

mercoledì 23 maggio 2012

Premesse cortesi

A
differenza di Cosa Nostra, nella loro storia secolare i calabresi hanno colpito uomini delle istituzioni e della politica in pochissimi casi. Sono stati soprattutto silenti, non hanno mai cercato il clamore. E si sono rafforzati, negli ultimi 20 anni


La capacità di ramificazione della ’ndrangheta. Se pensi a Cosa Nostra, sai che la sua sede centrale è a Palermo e le filiali in provincia. Per la ‘ndrangheta è diverso. La testa pensante è a Reggio Calabria, ma i suoi tentacoli sono ovunque. 


Cosa Nostra si è fortemente indebolita, mentre la ’ndrangheta ha conosciuto il suo boom.Non che prima fosse stracciona o militarmente debole. 


I tentacoli di questa piovra si sono infilati in luoghi inesplorati, dove presto le indagini porteranno a fare luce. Non siamo all’anno zero, le premesse per colpire la ‘ndrangheta ci sono tutte Renato Cortese

Un'intervista di Renato Cortese che ruota attorno alle dinamiche della malavita organizzata del Sud, su un quotidiano nazionale, e' decisamente materia rara quanto preziosa .

Trattasi di poliziotto all'apparenza schivo, appartenente alla generazione dei giovani virgulti della Calabria Saudita, di indubbio talento e caparbieta', molto amato nelle terre che ha contribuito a disinfestare dalla mala .
E' uno di quelli che ha costruito il mito della mafia ricotta e cicoria, che un giorno si spera verra' rimpiazzato da verita' storiche di maggior sostanza .
Unica zona d'ombra, e' una brutta storia che ha visto coinvolto un carabiniere presunto corrotto, che lo ha accusato di avergli fatto pressioni per indurlo a confessare fatti che ruotavano attorno alla vicenda Cisterna .
Anche di cio', la stampa nazionale non ha parlato, a parte il solito ottimo Galullo, e comunque l'episodio non e' stato considerato rilevante dalla magistratura .

Interessanti le considerazioni sul rapporto 'ndrangheta-politica, volte ad esprimere una promessa di intenzione al fine di indagare finalmente sui piani alti, il che potrebbe accadere anche per le altre forme di criminalita' organizzata .
Difficile capire se le sue fossero semplici previsioni o richieste a chi di dovere .
Potrebbero essere profetiche le osservazioni circa le differenze tra mafia e 'ndrangheta .
La mafia potrebbe in futuro riorganizzarsi in stile 'ndrangheta e tentare il volo oltre confine .
Ma sicuramente saremo preparati a cio', si spera .


martedì 15 maggio 2012

Interloquire

“Nel 2011 i De Stefano mi chiesero di fare il finto pentito e di toccare anche la Lega”
luigi bonaventura

I pagliacci dell'antimafia dei chiacchiaroni, dovrebbero sapere che il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio .

martedì 3 aprile 2012

Sconfitte

“Voglio fare un appello alla dottoressa Lanzetta: mi sento di dirle di aspettare e di non prendere questa decisione oggi”. 
“La farmacista Lanzetta fa parte di una famiglia perbene e onesta da generazioni. E’ difficilissimo fare il sindaco in Italia, in alcune aree è veramente eroico. Io dico al sindaco di non mollare. 
Se lo fa, poi dovrà fare i conti con se stessa. 
Se lascia, tutti noi siamo sconfitti come uomini delle istituzioni perché vuol dire che il sistema non ha retto. 
Ma è anche un problema interiore della dottoressa. Mi sento di dirle di aspettare, di non prendere questa decisione oggi, di darci la possibilità e il tempo di capire. Fare un’indagine non è fare una frittata, che si fa in 10 minuti. Non vogliamo fare cosiddette retate spettacolari, la brillante operazione o mandare 100 carabinieri a fare perquisizioni a tappeto. Queste cose servono solo per le telecamere”. Nicola Gratteri


Se la collega lascia, e' vero che la sconfitta e' di tutti, ma se invece no, e se magari la vincesse questa guerra, allora sarebbe una vittoria solo sua .
E pero' ce ne prenderemmo tutti il merito .
La sconfitta vera sta la', nel fatto che la guerra al crimine, in questa nazione, e' affidata alla buona volonta' dei singoli .
A parole siamo tutti bravi a parlare di stato e di valori, ma all'atto pratico nessuno ci crede .

A che pro la sindachessa dovrebbe sacrificarsi, perche' e' di sacrificio che stiamo parlando .
Se fosse una persona come me, senza niente da perdere, allora capirei .
Ma la signora ha un marito, dei figli, un'attivita' ben avviata .
A che serve fare il martire, con uno stato che non c'e' ?
E non voglio mancare di rispetto al dott. Gratteri e a tutti quelli che lavorano con lui, ma questa e' la realta' .
Non c'e' un quadro normativo che copra tutto il crimine e chi lo perpetra .
Bisogna affidarsi ai pentiti, ai loro ricatti e alle loro bugie .
Si va a processo portando teorie su schemi e ambienti criminali, ma non fatti .

Chi glielo fa fare a Maria Carmela ?

mercoledì 28 marzo 2012

Tombe

LAMPADA (riferendosi al magistrato Vincenzo Giglio): «...Del nostro Presidente, dobbiamo dire!!... Il Presidente delle misure di prevenzione di tutta Reggio Calabria! Sai che dobbiamo fare?.....» 
GIUSTI: «... che facciamo, che facciamo??» 
LAMPADA: «lo convochiamo qualche giorno su a Milano e lo invitiamo... come la vedi tu?» 
GIUSTI: «... minchia!! guarda!! dobbiamo parlarne col medico!!!.»..(ride)... 
LAMPADA: «non dirgli nulla che ti ho detto che è un mese che non ci sentiamo!« 
GIUSTI: «... tu ancora non hai capito chi sono io... sono una tomba, peggio di.. ma io dovevo fare il mafioso, non il giudice... però l'idea di portarci il Presidente a Milano non è male, sai?!... Lo vorrei vedere di fronte ad una stoccona!!».


A volte quando ho dei lampi di genio, o presunti tali, dico ad alta voce : io il poliziotto dovevo fare !
Ora magari i magistrati, per sbatterlo in galera, avranno anche le prove che Giusti e' corrotto, pero' da qui, mi pare solo uno sfigato in cerca di gnocca .

venerdì 23 marzo 2012

Guerre

Secondo la Dda di Catanzaro, sarebbe in atto, una vera e propria guerra di 'ndrangheta tra clan rivali. Circostanze, confermate da una serie di delitti avvenuti nell'ultimo periodo nella provincia di Vibo. La matrice dell'agguato, sarebbe di stampo mafioso.
mnews

Avevo parlato di Scrugli tempo fa in relazione alla condizione di sorvegliato speciale .
Indubbiamente ci ha messo molto di suo per non vivere a lungo, ma ci doveva scappare il morto per capire che e' in corso una guerra ?
E' inutile fare i vertici in prefettura, se poi non si risolve niente .
Se il controllore non riesce a garantire sicurezza al controllato, allora c'e' qualche problema .

venerdì 24 febbraio 2012

Da semaforo a semaforo



La telefonata mi ha ricordato il racconto di un amico, che anni fa ando' in Calabria in vacanza .
Mentre si trovava in giro con un conoscente, noto', dai fori presenti, che i semafori erano fuori uso in seguito a spari .
Al primo non ci fece caso, passato il secondo si incuriosi' e al terzo, alquanto preoccupato, chiese spiegazioni .
Il conducente rispose sorridendo, che era per indicare il territorio e l'orario oltre il quale non bisognava farsi vedere in giro .

Il comandante provinciale, nel corso della conferenza stampa, ha piu' volte sottolineato con soddisfazione, che l'operazione e' un'appendice della Crimine degli anni precedenti e che cio' prova come le cosche siano unite e procedano per schemi consolidati, e quindi piu' facilmente individuabili .
Comprendo che questo renda piu' agevole il compito degli investigatori, pero' significa anche che : 1]l'operazione Crimine non ha stroncato l'intero quadro criminoso, o per lo meno non vi erano gli estremi per emettere ulteriori fermi e arresti
2]le famiglie continuano ad agire indisturbate e non vi sono elementi di contrasto che permetterebbero di dividerle e quindi indebolirle .

martedì 21 febbraio 2012

E anche Bonaventura

“Personale che doveva essere preposto alla sicurezza del mio assistito – denuncia l’avvocato Calabretta – faceva sicuramente il doppio gioco. Questo è stato da noi denunciato e presto verrà reso noto dalla magistratura”. A riprova di questo, il legale ricorda un fatto: la scoperta, nel luglio scorso, di un arsenale a disposizione dei killer della ‘ndrangheta, individuato a Termoli, a pochi passi dalla casa di Bonaventura. “Il garage in cui era parcheggiata l’auto carica di armi – riferisce Calabretta – era di proprietà della moglie di un appartenente alle forze dell’ordine. Quelle armi – prosegue Calbretta – dovevano servire ad uccidere il mio assisitito”. La magistratura ha scoperto poi che quell’arsenale era a disposizione del clan guidato da Felice Ferrazzo, originario di Mesoraca, sempre nel crotonese. ilfattoquotidiano

Sulla denuncia del pentito Bonaventura si deve indubbiamente indagare, pero' io ho le mie riserve, o per lo meno voglio pensare che infiltrazioni nel servizio di protezioni siano possibili, ma rare .
I calabresi stanno dappertutto, specialmente al nord, e sono una comunita' molto chiusa e affiatata ma a piccoli clan , e non si fidano degli estranei .
Quando ero studentessa a Bologna ne conoscevo parecchi, tra studenti e lavoratori, da Crotone, Isola Capo Rizzuto e altri posti .
Una delle ragazze del mio pensionato era la figlia del dentista Paola di Locri, che venne rapito agli inizi degli anni novanta .
Sono persone che si inseriscono bene nel tessuto sociale e lo fanno in maniera molto silenziosa, quindi se arriva uno di loro da fuori, sotto protezione, si viene a sapere facilmente e si agisce di conseguenza .
Magari qualche agente corrotto ci sara' qua e la', ma non credo sia la norma, spero .
Quello che egoisticamente ci deve preoccupare del caso Bonaventura, e' che questo signore pur non rinunciando a collaborare (ottima mossa per non stare dalla parte del torto, in relazione al contratto stipulato con lo stato), rinuncia al programma di protezione e vuole far causa al ministero per la modica cifra di 2.5 milioni di euro , denaro che lo aiuterebbe a rifarsi una vita all'estero .
Ora con tutti quei soldi, che suppongo sarebbero pagati da noi, si potrebbe rinforzare l'organico delle forze di polizia, costruire biblioteche, circoli, punti di incontro e scambio in Calabria, cioe' fare tutte quelle cose che oltre a favorire la repressione, servono a promuovere la cultura della legalita' .
Pero' sembra che non ci sia la volonta' da parte di certe istituzioni .
Forse hanno ragione Sgarbi quando dice che la Sicilia restera' sempre mafiosa e l'imprenditore Imberbe che si e' arreso alla camorra che a Napoli vince sempre .

lunedì 20 febbraio 2012

Alla ricerca della cabina di regia Continua la bufera sul colonnello Giardina

Da Gasparri a Romeo, i vertici del PDL, non si limitano a difendere a spada tratta il presidente della regione Calabria Scopelliti, ma lo supportano nell'alimentare la macchina del fango con cui delegittimare la testimonianza resa dal colonnello Giardina .

Ovviamente nulla hanno da dire sui risultati ottenuti nella lotta al crimine dal valido rappresentante dell'Arma, e allora cercano di buttarla in politica, sbandierando improbabili fantasmi di regie occulte e testimonianze ad orologeria, il che fa un po' rimpiangere quella prima repubblica di cui essi stessi sono figli, e che per quanta sporcizia abbia prodotto, non e' mai scesa cosi' in basso .

Non avendo a disposizione l'audio della testimonianza o per lo meno la trascrizione, non e' dato sapere con quanta enfasi effettivamente il colonnello abbia espresso i suoi giudizi, e se effettivamente essi poi siano stati giudizi .
A chi non ha mai assistito ad un udienza in aula, bisogna comunque spiegare che l'audizione di un ufficiale o sottufficiale che abbia condotto un'indagine diretta dalla procura, e' un po' come una danza guidata dal pm di turno .
Cio' non vuol dire che le ricostruzioni fatte in aula non siano veritiere, ma che ovviamente si seguono la logica e il ragionamento delle indagini, poi usate per la richiesta di rinvio a giudizio .
L'investigatore raccoglie gli elementi in maniera consequenziale e li porta al magistrato .
Non stiamo parlando di un robot, ma di una persona viva dotata di intelligenza che deve far parlare e dare un senso ai dati raccolti .
Magari il colonnello Giardina avra' ecceduto nel manifestare la sua frustrazione per il mancato avviso di garanzia a Scopelliti, ma mi pare che dal quadro che egli stesso ha presentato, avesse le sue ragioni .

Beni e pentiti

E’ mai possibile che una persona parla con il magistrato e gli prospetta una cosa giusta, con una prospettiva graduale, possibile insomma, e scegli di diventare collaboratore, e poi quando arrivi ad avere a che fare con il potere di Roma, capisci che Roma e lo Stato non hanno nessuna intenzione di combattere il fenomeno? Anzi se mi butto da un balcone per loro è meglio.


Quale è la differenza tra l’abbuso che si usa al sud e quello di Roma < Stato>? Loro negano i tuoi diritti, come li sta negando Roma.


E’ mai possibile che si nascondono sempre dietro alle parole <>, ma quando un padre di famiglia non paga la rata passa guai e processi, quando non paghi il mutuo ti prendono la casa, se non paghi un assegno ti arrestano, non puo’ essere che anche loro non hanno soldi? O vale solo per lo Stato? Allora la legge e la giustizia sono la stessa cosa?


Soltanto una persona ho trovato in questo percorso infernale, il pm Giuseppe Lombardo, purtroppo lui è con la legge, non con lo Stato. Vittorio Fregona

Assieme alla questione dei beni confiscati e redistribuiti, quello del programma di protezione dei pentiti, e' un problema di difficile gestione .
A parole sembra semplice e di grande utilita', istituire programmi che favoriscano  lo svolgimento delle indagini e che aiutino coloro i quali sono stati danneggiati da attivita' criminose .
Come spesso accade in Italia pero', l'attuazione e' di difficile svolgimento perche' o vi e' confusione su quali debbano essere le autorita' di riferimento, o queste, quand'anche vi siano, non agiscono in sinergia .
E allora non deve stupire come Adriana Musella, presidente di Riferimenti, abbia rinunciato ad un bene confiscato dopo aver verificato che nell'immobile risiedevano ancora appartenenti alla famiglia Mancuso di Vibo Valentia e non avendo comunque ricevuto nemmeno la chiave dello stabile .
Il grido di allarme del pentito Fregona, che ha dato un'importante contributo nell'ambito dell'operazione Epilogo, va certamente verificato nei dettagli, perche' in generale di solito il programma di protezione prevede solo il pagamento dell'affitto della casa di residenza e di una cifra mensile per la copertura delle spese, ma se lui afferma che il contratto metteva nero su bianco che gli fossero dovuti altri emolumenti, allora bisogna capire  a cosa e' dovuto il gap tra quanto offerto dallo Stato o dai suoi rappresentanti (il referente sembra essere il pubblico ministero Lombardo) e quanto effettivamente ricevuto, e se vi siano disparita' di trattamento tra pentiti e zone d'Italia .
Se chiarezza non viene fatta su certi interrogativi, si rischia di avere un'antimafia farlocca, fatta di pentiti d'oro che parlano a comando, e altri veri che si pentono del pentimento e abbandonano il tutto .