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sabato 24 agosto 2013

La banda antimafia



memoriale nino lo giudice

Non mi pare questo, uno scambio che possa fungere da denuncia nei confronti del poliziotto Calabrese.
L'accusa fatta all'epoca dal capitano Tracuzzi, e dalla quale sia Cortese che Pignatone furono prosciolti, era ben più pesante.
Però nel complesso ci sono elementi da valutare con attenzione.
Lo Giudice sa benissimo che se qualcuno lo ammazza, significa che sta dicendo la verità, quindi gioca bene le sue carte.
Ma non farei affidamento su Cafiero De Raho, il quale ha già detto che il primo memoriale non era molto affidabile e che non brilla per coraggio.
Ma soprattutto ha bisogno che qualcuno gli svolga le indagini.
Chi le fa la polizia o i carabinieri? E alla fine ci si potrà fidare?

Si ha l'impressione che servendosi del mito Falcone, Cassarà e di tanti altri, procure come quelle Siciliane e anche Calabresi, e i gruppi investigativi che le affiancano, siano stati lasciati liberi dai rispettivi ministeri, di sviluppare un sistema interno inaccessibile, che ha fatto si che i boss siano stati catturati a tempo stabilito, e che determinati magistrati o poliziotti, ad un certo punto siano stati fermati.
Ma si tratta di impressioni, come quelle sulle quali si costruiscono i processi stato-mafia e si raccolgono le testimonianze dei pentiti.
I fatti sono altro.

Per evitare il problema o il sospetto, basterebbe trasferire gli investigatori più spesso, evitare i trasferimenti in tandem con i magistrati, mandare controlli rigorosi nelle procure, non alimentare il sistema dell'anti-mafia certificata, e adoperare più trasparenza.
Chi è che non vuole tutto ciò?
I politici, le lobby dei magistrati, gli investigatori?
Forse un po' tutti.

mercoledì 12 giugno 2013

Le scuse che dovranno venire

Un’informativa quella di Silipo, dalla manca un’intercettazione fondamentale che avrebbe immediatamente scagionato Cisterna dall’accusa di corruzione in atti giudiziari per la quale era indagato unicamente sulla base delle dichiarazioni del sedicente pentito e che non hanno mai trovato riscontro e che verrà archiviata dalla stessa procura. 
Ma ancor più inquietante è la decisione dei pm di non tener conto di una seconda informativa, depositata da un altro funzionario di polizia che invece conteneva l’intercettazione discolpante. Inoltre, l’informativa “sbagliata” e coperta da segreto istruttorio, viene stranamente trasmessa da Cortese, a Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del Presidente Napolitano. 
Ma dopo il danno la beffa, perché la procura reggina, dopo aver sostenuto che Cisterna avrebbe calunniosamente evidenziato dei falsi commessi da Silipo, osserva come si trattasse di errori in “buona fede”.nerina gatti


Attendendo con fiducia, i risultati degli accertamenti investigativi annunciati dal procuratore Cafiero de Raho, è d'obbligo cominciare ad interrogarsi su talune questioni, che questa vicenda pone ormai da tempo.

Pare strano che a oggi, a parte i soliti ed indefessi giornalisti di Calabria, Minniti, Musolino, Gatti, Sansonetti ed altri, la stampa nazionale stia ancora ignorando quanto sarebbe accaduto.
Ovviamente non c'è granchè di cui discutere, a parte le ritrattazioni di un pentito in fuga e le presunte confessioni in lacrime, raccolte da un magistrato.
Pero' gia di per se, questi fatti, sono il sintomo che qualcosa non va, all'interno di quelle procure e Questure, considerate i santuari della lotta alla criminalità organizzata.
In un Paese in cui, le celebrazioni per il ricordo dei martiri della mafia e la preoccupazione per la sicurezza di certi magistrati in trincea, assume importanza vitale, lo stesso dovrebbe accadere, quando in quegli uffici, aleggia il fantasma del sospetto.
E' disinteresse o paura?
Visto come vanno le cose ultimamente, la confusione generale potrebbe giustificare il disinteresse, ma la paura?
Viviamo veramente in un Paese in cui c'è da aver paura dei rappresentanti dello Stato?

Posto che il racconto del dott. Pennisi e il memoriale di Lo Giudice, dovranno essere verificati in maniera certosina e in tutti i loro aspetti, di sicuro non potrà sfuggire anche all'occhio inesperto, che in tutta questa storia, vi sarebbero precise responsabilità dei vertici della polizia locale.
Una squadra di polizia giudiziaria è composta da magistrati e poliziotti.
E' difficile da credere che un ordine del genere ad un vice-capo della squadra mobile, sia stato impartito direttamente da un magistrato e non da un suo superiore e collega.
Quindi quando le responsabilità verranno accertate ed attribuite, ci si aspetta che il capo della polizia faccia anche in questo caso delle scuse pubbliche.
Scusarsi per dei reati colposi, è un'implicita ammissione di colpevolezza, dovuta ad errori nel reclutare agenti e nell'addestrarli.
Sono state scuse facili quelle presentate nel passato, un semplice atto di ruffianeria verso le vittime.
Scusarsi invece per presunti reati commessi in piena coscienza e con profondo disprezzo verso il giuramento prestato, che hanno danneggiato carriere e serenità familiari, sarebbe un enorme atto di coraggio.

E' questa la vera sfida del prefetto Pansa:
convincerci che la polizia moderna è non solo capace, ma anche coraggiosa, scevra dell'ipocrisia e della codardia del passato.

domenica 9 giugno 2013

E' arrivato il tempo

Accuse pesantissime e dettagliate, che il "Nano" ha voluto rendere pubbliche e che, a prescindere dalla loro fondatezza tutta da accertare, finiscono con il far pensare che – forse – è anche a Palermo che bisogna cercare la chiave del rebus reggino. O – forse – soprattutto lì.
corrieredellacalabria

Il dott. Cisterna lo aveva detto nel corso dei suoi interrogatori (Galullo1 2), che c'era un'autostrada che andava dalla Sicilia alla Calabria, e Provenzano era la chiave di tutto.
Se i magistrati di Palermo vogliono dimostrare di fare sul serio, dovrebbero mettere da parte le fantasie sui ROS e iniziare ad indagare sui fatti.
E' d'uopo e cortese farlo.

venerdì 7 giugno 2013

Cricche

Il «Nano» cita l’ex procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, oggi a capo della procura di Roma, l’aggiunto della Dda di Reggio Calabria Michele Prestipino e Il sostituto procuratore Beatrice Ronchi, trasferita a Bologna, ma ancora in servizio alla procura antimafia reggina. E poi Renato Cortese, ex capo della mobile di Reggio Calabria, oggi capo della Mobile a Roma. 
corriere



Lo Giudice è un personaggio molto controverso.
E' difficile comprendere cosa ci sia veramente dietro ogni sua mossa.

Tempo fa auspicavo che arrivasse finalmente il redde rationem per i potentati giudiziari e di polizia.
Potrebbe essere giunta l'ora.
Mi farebbe piacere che il dott. Cisterna ottenesse giustizia e che ai Siciliani onesti, venisse consegnata la verità su certe storie raccontate.
La ricotta prima o poi va a male.


sabato 9 febbraio 2013

Paura

Non c’è stato un solo magistrato – a parte i citati e a parte quei pochi di cui conosco nome e cognome che non sono andati per altri motivi che pure conosco- che si è sentito il dovere di farsi vedere accanto all’”appestato”, al magistrato che fino a due anni fa loro stessi, quei colleghi assenti e tanti altri, vedevano volare verso la stessa Procura di Reggio o persino verso mete più prestigiose e meritate. Vai avanti tu a fare la lotta alla cupola ‘ndranghetista, quella fatta di politica corrotta, politici punciuti, grembiuli sporchi, preti conigli, professionisti asserviti e servizi deviati. Vai avanti tu, Albè, che a noi ce viè da ride… Zero carbonella, come diciamo noi romani. Nessuno era presente.
Galullo

Diciamoci la verità :

Cisterna ha portato la sua versione, che è costituita da dati, ma anche da sensazioni .
Vallo a provare se è vero, che il magistrato trasferito a Bologna, è stato fatto riscendere apposta per metterlo nella cacca .
Io stessa, che di solito non le mando a dire, non ho fatto volutamente nomi di magistrati e poliziotti, che a mio modesto parere, hanno piazzato una zampata per affossare Cisterna .
E non è tanto per paura della querela, ma perchè parliamo di personaggi che oramai comandano nel nostro Paese, che hanno formato dei veri e propri "potentati" .
In questa nazione, c'è da avere paura di certe categorie.

Io credo che l'idea della conferenza stampa, in questo momento, sia stata errata, perchè il dott. Cisterna non ha potuto provare più di tanto .
Deve sicuramente insistere nella sua battaglia, ma parlare solennemente a risultati ottenuti .

Ieri sera Concita De Gregorio, diceva che sarebbe bene che dalla prossima legislatura in poi, i magistrati e i giornalisti, tornassero a fare il proprio mestiere .
Dio ce ne scampi .
Fanno meno danni in parlamento e soprattutto, hanno meno potere .

lunedì 4 febbraio 2013

L'imboscata Parla Cisterna




Non so quanti, al di fuori della Calabria  abbiano effettivamente seguito la vicenda del dott. Cisterna .
Essa è rappresentativa del fatto, che non c'è bisogno di andare in Iran o in Arabia Saudita, per essere protagonisti di certe dinamiche .
In questa storia c'è un pò tutto quello che caratterizza alcune questioni investigative e giudiziarie Italiane :
la discrezionalità degli inquirenti, ritrovamenti e notifiche ad orologeria, l'uso dei pentiti, la presenza dei servizi segreti, i collegamenti tra determinate vicende di terrorismo e criminalità .

Casualità o regia ?
Come ha detto il dott. Cisterna, bisogna aspettare di avere dati certi, prima di puntare il dito .
Ma chi conosce i personaggi che si sono mossi dietro tali avvenimenti, ora attivi in altri incarichi, in aree differenti, e le vicende di criminalità organizzata a cui essi si sono dedicati nel corso degli anni, conosce anche la risposta .

Per quanto difficile, mi auguro che il dott. Cisterna torni ai vertici .
Di certo non merita un destino del genere  .

Qui non è in discussione la giustizia, ma gli uomini .
Nonostante tutto, dobbiamo ancora crederci .
I potentati costruiti sulla disonestà e sull'arroganza, specie quelli all'interno delle istituzioni, prima o poi cadono .
Bisogna solo aspettare .


martedì 4 dicembre 2012

And justice for all finalmente

Si conclude con archiviazione l'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nei confronti dell'ex viceprocuratore della Dna Alberto Cisterna. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Barbara Bennato che il 26 novembre ha disposto l'archiviazione del fascicolo accogliendo la richiesta presentata il 14 settembre scorso dal sostituto procuratore della Dda Beatrice Ronchi.lucio musolino

perché non è mai stata trovata la sim nelle precedenti perquisizioni dell'abitazione di Lo Giudice, visto che quest'ultimo era in carcere da tempo? E poi, cosa ci fa nella rubrica della sim di Lo Giudice, disattivata nel 2008, un numero di un'altra scheda non funzionante dal 2005? E come fa lo stesso numero a comparire nella Smemoranda del 2010 al fianco degli altri numeri di Cisterna? Ed è normale, infine, che un detenuto abbia con sé in cella un'agenda dove appuntare i numeri di telefono che, finché ristretto in carcere, non potranno essergli utili?
l.m.


Qualcuno magari un giorno ce lo spieghera' .

giovedì 29 novembre 2012

Collaborazioni

Secondo quanto riferito da Lo Giudice, ci sarebbe stato un incontro a tal fine nel carcere romano di Rebibbia a cui avrebbero partecipato, oltre a Renato Cortese, anche l’allora procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Michele Prestipino.quotidiano della basilicata

Non avevamo bisogno di un pentito per sapere che il dott. Cisterna non ha fatto mai favori alla 'ndrangheta .
Sarebbe interessante sapere in che termini, il fantastic trio, gli propose la collaborazione .

sabato 15 settembre 2012

Quasi archiviato

Intanto il Nostro e mostro "corrotto" - vale a dire Cisterna - ha perso nell'ordine: la faccia (ci sarà sempre qualcuno, anche tra 100 anni che a lui o alla sua genia dira: "ma te non sei quello che...Lo Giudice...". Oppure: "...ma tuo padre non è quello che...i soldi..."), una ancor più luminosa carriera e - cosa infinitamente meno grave - la Dna, il posto nell'Agenzia dei beni confiscati e quello alla sezione di controllo su Expo 2015. Io - lo dico sinceramente dall'alto della mia incorruttibilità totale e professionalità integerrima - al suo posto avrei fatto come i giapponesi: harakiri. 
Su tutto posso passare ma non sull'onore e l'onestà. Si dirà: l'archiviazione per lui è vicina, manca solo la firma del Gip. Non me ne sarebbe fottuto nulla: anche il solo fatto che qualcuno potesse sporcare così la mia reputazione avrebbe meritato il suicidio (in alternativa l'omicidio). Senza contare - oltre ai danni emergenti - il "lucro" (professionale) cessante: vale a dire la possibilità di diventare Capo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria. galullo

Quando ho letto oggi la notizia da Lucio Musolino, ho esultato come a un goal dell'Italia .
Ho seguito di striscio questa vicenda sul blog, per le implicazioni sul caso Provenzano, e ne ho percepito la profonda ingiustizia .
Non condivido la visione catastrofista di Galullo .
Ho un parente che da magistrato, incappo' nella sventura di subire un'accusa pesante sul proprio operato, e da un elemento delle forze dell'ordine .
Fu un periodo buio e difficile, per lui e per noi, ma poi passo' .
Ci volle ovviamente tempo e pazienza, ma mio zio continuo' il suo servizio allo Stato, e chiuse la carriera ai vertici della procura .

Negli ambienti giudiziari, ci sono corvi che voltano le spalle, sia che le cose vadano bene, che quando vanno male .
Non ha perso Cisterna, ne' l'anti-mafia .
Mi colpi' il tono con il quale si rivolse a Pignatone nel verbale, a dimostrazione che non ci sono intoccabili .

Da questa ed altre vicende, bisogna trarre una lezione importante, che e' quella sui pentiti .
Bisogna rivederne il ruolo e la considerazione per l'apporto dato .
Non e' possibile, che in un Paese civile, i "mi sembra che, ho sentito dire, lo sapevano tutti", venga preso come prova valida contro un imputato .
In molti casi, i collaboranti, sono una spesa esosa ed inutile .
Bisogna tenere quelli che veramente forniscono informazioni, e mandare a casa gli altri, soprattutto quelli che continuano a delinquere, mentre sono sotto protezione .

martedì 29 maggio 2012

Cisternagate

Per questo a Palazzo dei marescialli si sta valutando se oltre a proporre opposizione al provvedimento del Tar, se non sia il caso di inviare una segnalazione al presidente del Consiglio di Stato, cioè al massimo organo della giustizia amministrativa, su quello che più d’uno giudica uno «schiaffo» alla sezione disciplinare del Csm.enrico di giacomo

Qui c'e' da stabilire, se un magistrato di tutto rispetto, e' stato sbattuto in periferia a causa delle solite lotte intestine che vedono come arma principale l'uso ed abuso di pentiti relativamente credibili .
E chi di dovere, si preoccupa semplicemente degli schiaffi subiti .
Ci sarebbe da vergognarsi .