Mamma : hanno ritrovato duecento chili di droga tutti sparsi sulla spiaggia da Francavilla a Pescara . Pure a Silvi.
Ma la guardia costiera che fa ? Io gli vorrei telefonare per chiedere.
Me : meglio di no.
Mamma : un signore l'altro giorno ha detto che lui il pesce non lo compra più, perchè il mare è pieno di migranti morti. Adesso che sente questo fatto della droga si mette paura per il pesce drogato.
Me : eh.
Visualizzazione post con etichetta Crudelia Demon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Crudelia Demon. Mostra tutti i post
lunedì 17 luglio 2017
lunedì 8 maggio 2017
Vietato essere superficiali
Molti evidenziano il paradosso di mille uomini messi nel sacco da uno soltanto
«Sono commenti superficiali. Chi parla così dimostra di non conoscere la materia: essere solo lo avvantaggia perché è più facile nascondersi. Inoltre, il territorio in cui si muove è pieno di nascondigli, tra casolari abbandonati ed erba alta. Senza tralasciare la presenza di corsi d'acqua attraverso cui Igor, servendosi di una barca, si può spostare più velocemente. In questo caso anche il lavoro dei cani molecolari viene vanificato, gli animali perdono il fiuto e bisogna ricominciare da capo».Igor era già stato espulso, sulla carta, due volte. «Da servitore dello Stato preferisco il no comment. Non è il mio campo. Posso solo dirle che se adesso ce lo ritroviamo a piede libero c'è qualcosa che non funziona e che andrebbe rivisto». ilgiornale
Concedere un'intervista ad una pubblicazione di quel tipo, è di per sé un commento.
Una delle poche osservazioni intelligenti emerse su questo blog, la lasciò un carabiniere imbufalito perchè avevo definito codardo l'allievo ufficiale che in forma anonima aveva leakato le parti salienti del famigerato discorso-lezione del generale Gasparri che tra le tante cattiverie conteneva anche una buona dose di omofobia.
Mai avrei immaginato di sentirmi in dovere di difendere un Gasparri.
Ma al solito per me vale il principio. La storia che i carabinieri non possono parlare non mi ha mai convinto più di tanto. Se uno è, o si sente, servitore dello stato, come tale deve comportarsi in ogni occasione.
Il carabiniere, l'appartenente alle forze dell'ordine in generale, è abituato ad essere osannato e coccolato . Al cittadino al quale viene raccontato dalla mattina alla sera che abbiamo gli apparati di sicurezza più bravi e belli del mondo, quando si presenta un caso Igor, o uno come quello della ragazzina cinese che era qua per studiare ma è tornata a casa in una bara a causa di una "banale" rapina, pare strano che nel Paese dove la polizia va in tour con Blink, non si riesca a catturare uno in fuga tra le campagne. Anche a noi che nelle campagne siamo nati e cresciuti.
Il problema è essenzialmente politico.
La fuga di Igor è la punta dell'iceberg di un sistema fallimentare messo in piedi dalla politica anche dietro consiglio delle forze dell'ordine. Più si prolunga l'agonia della cattura, più il governo è sotto attacco e i carabinieri sono sotto pressione.
Il comandante alfa pare uomo abbastanza sveglio. Tutte queste cose le sa.
Conviene quindi anche a lui, come all'allievo ufficiale, intraprendere la strada più facile. Quella della lotta alla superficialità. Taratatatatatà.
«Sono commenti superficiali. Chi parla così dimostra di non conoscere la materia: essere solo lo avvantaggia perché è più facile nascondersi. Inoltre, il territorio in cui si muove è pieno di nascondigli, tra casolari abbandonati ed erba alta. Senza tralasciare la presenza di corsi d'acqua attraverso cui Igor, servendosi di una barca, si può spostare più velocemente. In questo caso anche il lavoro dei cani molecolari viene vanificato, gli animali perdono il fiuto e bisogna ricominciare da capo».Igor era già stato espulso, sulla carta, due volte. «Da servitore dello Stato preferisco il no comment. Non è il mio campo. Posso solo dirle che se adesso ce lo ritroviamo a piede libero c'è qualcosa che non funziona e che andrebbe rivisto». ilgiornale
Concedere un'intervista ad una pubblicazione di quel tipo, è di per sé un commento.
Una delle poche osservazioni intelligenti emerse su questo blog, la lasciò un carabiniere imbufalito perchè avevo definito codardo l'allievo ufficiale che in forma anonima aveva leakato le parti salienti del famigerato discorso-lezione del generale Gasparri che tra le tante cattiverie conteneva anche una buona dose di omofobia.
Mai avrei immaginato di sentirmi in dovere di difendere un Gasparri.
Ma al solito per me vale il principio. La storia che i carabinieri non possono parlare non mi ha mai convinto più di tanto. Se uno è, o si sente, servitore dello stato, come tale deve comportarsi in ogni occasione.
Il carabiniere, l'appartenente alle forze dell'ordine in generale, è abituato ad essere osannato e coccolato . Al cittadino al quale viene raccontato dalla mattina alla sera che abbiamo gli apparati di sicurezza più bravi e belli del mondo, quando si presenta un caso Igor, o uno come quello della ragazzina cinese che era qua per studiare ma è tornata a casa in una bara a causa di una "banale" rapina, pare strano che nel Paese dove la polizia va in tour con Blink, non si riesca a catturare uno in fuga tra le campagne. Anche a noi che nelle campagne siamo nati e cresciuti.
Il problema è essenzialmente politico.
La fuga di Igor è la punta dell'iceberg di un sistema fallimentare messo in piedi dalla politica anche dietro consiglio delle forze dell'ordine. Più si prolunga l'agonia della cattura, più il governo è sotto attacco e i carabinieri sono sotto pressione.
Il comandante alfa pare uomo abbastanza sveglio. Tutte queste cose le sa.
Conviene quindi anche a lui, come all'allievo ufficiale, intraprendere la strada più facile. Quella della lotta alla superficialità. Taratatatatatà.
mercoledì 22 febbraio 2017
In prima linea
Il settore, avverte Clemente, in base alle analisi svolte dalla struttura della Uif italiana, è risultato «esposto a un rischio molto significativo per il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo». Reati contro i quali l'Unità di informazione finanziaria, autonoma sotto il profilo operativo dalla Banca d'Italia, è in prima linea. Clemente, interpellato da Radiocor al termine del convegno, spiega che l’indagine è stata avviata su iniziativa della stessa Uif sulla base di liste di sospettati. I nominativi segnalati alle autorità «non sono clienti delle banche» ma nominativi che emergono da transazioni con le banche di cui è rimasta traccia elettronica nei database.
ilsole24ore
Ma la scoperta l'ha fatta la Uif da sola senza avvertire il gift o glielo ha comunicato successivamente ? Potremmo essere in presenza di un secondo caso Mentat. Vedremo se domani mattina il generale Toschi, che istituì questo organismo dopo aver assunto il comando generale, farà rotolare qualche testa.
Ma la scoperta l'ha fatta la Uif da sola senza avvertire il gift o glielo ha comunicato successivamente ? Potremmo essere in presenza di un secondo caso Mentat. Vedremo se domani mattina il generale Toschi, che istituì questo organismo dopo aver assunto il comando generale, farà rotolare qualche testa.
lunedì 23 gennaio 2017
Proud
I am proud of what we have achieved in those years, not least setting up the National Cyber Security Centre and building greater public understanding of our intelligence work. I am equally proud of the relentless 24 hour operational effort against terrorism, crime and many other national security threats. While this work must remain secret, you will know how many lives have been saved in this country and overseas by the work of GCHQ. Underpinning this is our world-class technology and, above all, our brilliant people. As you know, I have also initiated the greatest internal change within GCHQ for thirty years, and I feel that we are now well on the way to being fit for the next generation of security challenges to the UK in the digital age. Robert Hannigan
Hannigan è forse l'unico tra i direttori outsider, chiamati a risollevare le sorti delle agenzie di intelligence occidentali in crisi operativa e di immagine, che ha saputo interpretare il ruolo in maniera ottimale. Il Gchq è all'avanguardia nella lotta al terrorismo moderno e non solo, e ha saputo riconquistare la fiducia dei cittadini. Speriamo che i problemi familiari che pare lo affliggono, non siano di grave entità.
Nella prima conferenza stampa del nuovo corso trumpiano, Shaun Spicer ha negato che vi siano stati malumori alla Cia dopo lo scivolone di ieri. Ha parlato di agenti entusiasti che applaudivano ed elogiavano Trump. Di diversa opinione era Brennan che ha addirittura emesso un comunicato ufficiale per esprimere il proprio dissenso.
Mi si perdoni un pò di sano cinismo sviluppato in questi anni passati a seguire i nostri servizi ed altre agenzie, ma mentre guardavo lo speciale del tgcom che rendeva onore agli eroi di Forte Braschi ho pensato che c'è tanta ipocrisia dietro a certe manifestazioni. Più di quella che si cela nel ricordo dei caduti delle forze dell'ordine. Per rendergli onore veramente, bisognerebbe assegnargli compiti dignitosi. E nel caso dell'intelligence ciò non sempre accade perchè l'interesse nazionale ha risvolti poco piacevoli. Trump ha mancato di rispetto a quegli uomini e a quelle donne che hanno comunque servito non solo la nazione, ma presidenti come lui. Quando si intraprende un percorso lavorativo e di vita come quello dell'agente segreto, bisogna mettere anche in conto che il Trump di turno un giorno verrà a sbeffeggiarti da morto. E' parte del gioco.
Hannigan è forse l'unico tra i direttori outsider, chiamati a risollevare le sorti delle agenzie di intelligence occidentali in crisi operativa e di immagine, che ha saputo interpretare il ruolo in maniera ottimale. Il Gchq è all'avanguardia nella lotta al terrorismo moderno e non solo, e ha saputo riconquistare la fiducia dei cittadini. Speriamo che i problemi familiari che pare lo affliggono, non siano di grave entità.
Nella prima conferenza stampa del nuovo corso trumpiano, Shaun Spicer ha negato che vi siano stati malumori alla Cia dopo lo scivolone di ieri. Ha parlato di agenti entusiasti che applaudivano ed elogiavano Trump. Di diversa opinione era Brennan che ha addirittura emesso un comunicato ufficiale per esprimere il proprio dissenso.
Mi si perdoni un pò di sano cinismo sviluppato in questi anni passati a seguire i nostri servizi ed altre agenzie, ma mentre guardavo lo speciale del tgcom che rendeva onore agli eroi di Forte Braschi ho pensato che c'è tanta ipocrisia dietro a certe manifestazioni. Più di quella che si cela nel ricordo dei caduti delle forze dell'ordine. Per rendergli onore veramente, bisognerebbe assegnargli compiti dignitosi. E nel caso dell'intelligence ciò non sempre accade perchè l'interesse nazionale ha risvolti poco piacevoli. Trump ha mancato di rispetto a quegli uomini e a quelle donne che hanno comunque servito non solo la nazione, ma presidenti come lui. Quando si intraprende un percorso lavorativo e di vita come quello dell'agente segreto, bisogna mettere anche in conto che il Trump di turno un giorno verrà a sbeffeggiarti da morto. E' parte del gioco.
lunedì 19 dicembre 2016
Welcome Italia
Così, quando lui si è ripresentato da loro per recuperare la chiavetta, gli hanno chiesto chiarimenti. L’uomo è sprofondato, scongiurandoli di lasciar perdere l’intera vicenda. Ma il timore che le immagini hard realizzate potessero essere state condivise su Internet, in special modo su siti di scambio di materiale pornografico, ha fatto sì che la coppia non potesse accontentarsi delle scuse dell’uomo. Che è stato denunciato al commissariato. iltirreno
Il fotomontaggio con parti del corpo è comportamento più da pedofilo che da maniaco puro.
Mi sfugge comunque il motivo della denuncia.
Se parliamo di differenze tra America e Italia in relazione alla polizia postale, bisogna anche aggiungere che oltreoceano non si è mai visto che l'ultimo arrivato della postale si piazzi in conferenza stampa accanto al direttore dell'antiterrorismo dandosi le arie da esperto di terrorismo.
O che un investigatore di calibro dell'antiterrorismo, ai tempi in cui portava i basettoni lunghi, ringrazi la polizia postale.
Immagino che il direttore delle specialità si riferisse al fatto che non va in porto la riorganizzazione del comparto postale.
Il prefetto Sgalla è tra quelli che più si è speso per creare il giocattolino chiamato polizia postale, attribuendogli anche un ruolo esagerato e poco coordinato. La postale è un indotto che fa comodo alle aziende e alla politica. E agli stessi poliziotti che ci si sono riciclati dentro o che vedono un'opportunità anche dopo il pensionamento visto il bacino di utenza.
Oggi persino Federconsumatori, le associazioni di casalinghe e quelle degli insegnanti, quando hanno bisogno di visibilità, mandano un comunicato alle agenzie di stampa con un classico "al lupo, al lupo la postale sta chiudendo".
Va da se che quando al simpatico ispettore Bracco, che tanto ha dato in termini di inchieste pur non essendo supportato da una procura distrettuale nè dal Cnaipic o dalla postale di Roma, si prospetta l'ipotesi di trasferirisi a Genova, che è a due passi da Imperia, ma è sempre un passo indietro, allora sale sulle barricate.
Quindi in sintesi caro direttore, lasci la torta così com'è e non sia ingordo.
La spartisca con tutti. Non solo con siciliani, emiliani, lombardi e romani.
Il fotomontaggio con parti del corpo è comportamento più da pedofilo che da maniaco puro.
Mi sfugge comunque il motivo della denuncia.
Se parliamo di differenze tra America e Italia in relazione alla polizia postale, bisogna anche aggiungere che oltreoceano non si è mai visto che l'ultimo arrivato della postale si piazzi in conferenza stampa accanto al direttore dell'antiterrorismo dandosi le arie da esperto di terrorismo.
O che un investigatore di calibro dell'antiterrorismo, ai tempi in cui portava i basettoni lunghi, ringrazi la polizia postale.
Immagino che il direttore delle specialità si riferisse al fatto che non va in porto la riorganizzazione del comparto postale.
Il prefetto Sgalla è tra quelli che più si è speso per creare il giocattolino chiamato polizia postale, attribuendogli anche un ruolo esagerato e poco coordinato. La postale è un indotto che fa comodo alle aziende e alla politica. E agli stessi poliziotti che ci si sono riciclati dentro o che vedono un'opportunità anche dopo il pensionamento visto il bacino di utenza.
Oggi persino Federconsumatori, le associazioni di casalinghe e quelle degli insegnanti, quando hanno bisogno di visibilità, mandano un comunicato alle agenzie di stampa con un classico "al lupo, al lupo la postale sta chiudendo".
Va da se che quando al simpatico ispettore Bracco, che tanto ha dato in termini di inchieste pur non essendo supportato da una procura distrettuale nè dal Cnaipic o dalla postale di Roma, si prospetta l'ipotesi di trasferirisi a Genova, che è a due passi da Imperia, ma è sempre un passo indietro, allora sale sulle barricate.
Quindi in sintesi caro direttore, lasci la torta così com'è e non sia ingordo.
La spartisca con tutti. Non solo con siciliani, emiliani, lombardi e romani.
domenica 18 dicembre 2016
You'll find the courage to face the madness
"Psicologggia, lavoro di timm".
Magari anche i sottotitoli.
"Lei si immagini : un operativo delle forze dell'ordine e un analista proveniente da una selezione, nella stessa stanza".
Non solo se la immaginava.
Quella scena oramai era all'ordine del giorno nel forte dei dinosauri.
Il lughese attaccabrighe ne aveva fatti scappare parecchi tra i raccomandati di monsignor Dal Covolo.
Blengini sbuffò. Il documentario autocelebrativo e strappalacrime era in onda quasi tutti i giorni sulle reti Mediaset. Una coincidenza ?
Non era riuscito a piazzare le solite cimici nella stanza dove si teneva il consiglio nazionale decisionale dell'Aise. Ma dalle dichiarazioni di Berlusconi che si diceva pronto ad appoggiare il governo, di sicuro sulla scalata di Vivendi c'erano le impronte dei cugini.
Guardò per l'ennesima volta il suo nuovo biglietto da visita.
VALERIO BLENGINI CAPOREPARTO AISI.
Si sentiva il protagonista della pubblicità della Conad. Quello che alla sera declamava l'elenco degli sconti alla moglie. Lui prima di andare a dormire rileggeva le biografie dei grandi agenti segreti.
Oltre ovviamente a ricontrollare le preziose mappe nel suo computerino.
Doveva fare qualcosa. Rivoluzionare organigramma e settori in modo da creare una denominazione migliore oppure dare una accelerata alla scalata verso la poltrona di vicedirettore.
Il sottosegretario Minniti gli mancava.
Da ministro era più presente di prima nella grande famiglia dei servizi, come amava chiamarla. I meridionali hanno la fissa per le grandi famiglie.
Un pò come gli islamici.Pensò il ruvido che era in lui.
Quella storia delle deleghe non gli era piaciuta. C'era sempre bisogno di qualcuno che girasse per i salotti e le università. Lotti magari era troppo biondo. La Boschi invece era perfetta.
Giovane, carina, loquace. Risvegliava l'attenzione.
Perfetta anche per i martedì dell'intelligence. I pomeriggi in cui c'era l'incontro con presidente del consiglio e vertici di forze dell'ordine ed esercito.
Vista l'età dei direttori, sarebbe stato difficile per loro reggere tanta emozione. Magari il suo sarebbe scappato con Maria Elena.
Blengini s'illuminò d'immenso.
Aveva trovato un modo per ridurre i tempi della scalata al trono di direttore.
Carattere ruvido. Cuore di ghiaccio.
In una sola parola. Genio.
Magari anche i sottotitoli.
"Lei si immagini : un operativo delle forze dell'ordine e un analista proveniente da una selezione, nella stessa stanza".
Non solo se la immaginava.
Quella scena oramai era all'ordine del giorno nel forte dei dinosauri.
Il lughese attaccabrighe ne aveva fatti scappare parecchi tra i raccomandati di monsignor Dal Covolo.
Blengini sbuffò. Il documentario autocelebrativo e strappalacrime era in onda quasi tutti i giorni sulle reti Mediaset. Una coincidenza ?
Non era riuscito a piazzare le solite cimici nella stanza dove si teneva il consiglio nazionale decisionale dell'Aise. Ma dalle dichiarazioni di Berlusconi che si diceva pronto ad appoggiare il governo, di sicuro sulla scalata di Vivendi c'erano le impronte dei cugini.
Guardò per l'ennesima volta il suo nuovo biglietto da visita.
VALERIO BLENGINI CAPOREPARTO AISI.
Si sentiva il protagonista della pubblicità della Conad. Quello che alla sera declamava l'elenco degli sconti alla moglie. Lui prima di andare a dormire rileggeva le biografie dei grandi agenti segreti.
Oltre ovviamente a ricontrollare le preziose mappe nel suo computerino.
Doveva fare qualcosa. Rivoluzionare organigramma e settori in modo da creare una denominazione migliore oppure dare una accelerata alla scalata verso la poltrona di vicedirettore.
Il sottosegretario Minniti gli mancava.
Da ministro era più presente di prima nella grande famiglia dei servizi, come amava chiamarla. I meridionali hanno la fissa per le grandi famiglie.
Un pò come gli islamici.Pensò il ruvido che era in lui.
Quella storia delle deleghe non gli era piaciuta. C'era sempre bisogno di qualcuno che girasse per i salotti e le università. Lotti magari era troppo biondo. La Boschi invece era perfetta.
Giovane, carina, loquace. Risvegliava l'attenzione.
Perfetta anche per i martedì dell'intelligence. I pomeriggi in cui c'era l'incontro con presidente del consiglio e vertici di forze dell'ordine ed esercito.
Vista l'età dei direttori, sarebbe stato difficile per loro reggere tanta emozione. Magari il suo sarebbe scappato con Maria Elena.
Blengini s'illuminò d'immenso.
Aveva trovato un modo per ridurre i tempi della scalata al trono di direttore.
Carattere ruvido. Cuore di ghiaccio.
In una sola parola. Genio.
mercoledì 7 dicembre 2016
A volte ritornano
Veramente Verdini io lo vedrei bene come ministro.
E' un bell'uomo, sa cantare, sa parlare.
Meglio di così.
Allora il ministro delle interiora ha cominciato a fare il giro delle televisioni dicendo :
abbiamo qua, abbiamo là. Con Matteo facciamo questo, con Matteo facciamo quello.
Ma abbiamo che ?!
Con tutti i soldi, le nomine, ricchi premi e cotillon che Renzi ha dato a polizia e carabinieri, non hanno votato sì manco i sindacati di sinistra.
Sai che tico Angelì ? Quello che dicono a noi musulmani anche grazie a te.
Tornatene a casa tua. Magari Crocetta ti trova una cosuccia da fare fino a quando non viene chiarito completamente l'affaire Shalabyeva.
E' un bell'uomo, sa cantare, sa parlare.
Meglio di così.
Allora il ministro delle interiora ha cominciato a fare il giro delle televisioni dicendo :
abbiamo qua, abbiamo là. Con Matteo facciamo questo, con Matteo facciamo quello.
Ma abbiamo che ?!
Con tutti i soldi, le nomine, ricchi premi e cotillon che Renzi ha dato a polizia e carabinieri, non hanno votato sì manco i sindacati di sinistra.
Sai che tico Angelì ? Quello che dicono a noi musulmani anche grazie a te.
Tornatene a casa tua. Magari Crocetta ti trova una cosuccia da fare fino a quando non viene chiarito completamente l'affaire Shalabyeva.
lunedì 5 dicembre 2016
Espressioni post-referendum
Un pò di tristezza perchè bisogna aspettare per sapere se si può continuare a pubblicare la solita sbobba dedicata a Vaticano e Sicilia.
Foto polizia di stato
Foto polizia di stato
martedì 15 novembre 2016
Meriti
Il tunisino Moez Ben Abdelkader Fezzani, nome di battaglia «Abu Nassim», 47 anni compiuti il 23 marzo, è stato individuato e catturato anche grazie alle telefonate ad almeno tre amici della vecchia guardia, residenti in Lombardia e ai quali chiedeva denaro: la latitanza costa, soprattutto se mezzo mondo t’insegue. Grande merito dell’operazione è degli investigatori della nostra Aisi, l’Agenzia sicurezza e informazioni interna.
sarzanini-galli
In fondo gli dispiaceva per Repubblica e Huffington ai quali di solito veniva affidata la "ridefinizione" delle imprese eroiche dei cugini . Eroiche tanto per dire. Mettevano mano al portafoglio.
Quella mattina Blengini sorrise di cuore. Poteva finalmente accantonare il lato ruvido che c'era in lui. Per una volta, la versione messa a punto per governo e stampa di riferimento, corrispondeva quasi completamente alla verità. Sospirò pensando alla mole di impegni che lo aspettava. Almeno fino alla prima settimana di Dicembre bisognava dare l'impressione che si stava lavorando all'estradizione. Poi avrebbe lasciato la patata bollente agli eroi dei due mondi. I cugini.
sarzanini-galli
In fondo gli dispiaceva per Repubblica e Huffington ai quali di solito veniva affidata la "ridefinizione" delle imprese eroiche dei cugini . Eroiche tanto per dire. Mettevano mano al portafoglio.
Quella mattina Blengini sorrise di cuore. Poteva finalmente accantonare il lato ruvido che c'era in lui. Per una volta, la versione messa a punto per governo e stampa di riferimento, corrispondeva quasi completamente alla verità. Sospirò pensando alla mole di impegni che lo aspettava. Almeno fino alla prima settimana di Dicembre bisognava dare l'impressione che si stava lavorando all'estradizione. Poi avrebbe lasciato la patata bollente agli eroi dei due mondi. I cugini.
giovedì 3 novembre 2016
giovedì 20 ottobre 2016
Eh già
Pensierino della Sera
L'Italia sta guidando l'Europa su Marte. La sonda Schiapparelli (eh già) sta per ammartare. Se tutto va bene mercoledì l'Europa sarà sul pianeta rosso, prima a farlo dopo gli Stati Uniti. Questa missione spaziale di straordinaria importanza vede l'Italia come Paese leader, anche nei finanziamenti, e Torino come capitale del progetto. È una cosa enorme, non valorizzata a sufficienza. Si dirà: ma che senso ha andare su Marte quando l'Europa talvolta non riesce a entrare nelle periferie delle sue capitali? Vero. Ma l'umanità va avanti solo se qualcuno indica obiettivi ambiziosi e prova a raggiungerli. Non c'è contrasto tra investire sulla ricerca e lavorare contro la povertà. Altrimenti si vive di piccolo cabotaggio, come vorrebbero i minimalisti. Che con la scusa di pensare ai tanti problemi di ogni giorno si dimenticano quale grande sia la loro responsabilità verso il nostro futuro. L'Italia che ho in mente aumenta il fondo per la non autosufficienza ma investe sempre di più in ricerca e innovazione. Non si dice No al futuro, non rinuncia alle sfide solo perché sono impegnative, mai.
Un sorriso,
Matteo
www.bastaunsi.it
Chissà che succede se inizia a lavorare sulla povertà.
Un sorriso,
Matteo
www.bastaunsi.it
Chissà che succede se inizia a lavorare sulla povertà.
lunedì 17 ottobre 2016
domenica 25 settembre 2016
Cash On principle
Ayotte: "General Dunford, does Iran continue to be one of the lead sponsors of terrorism around the world?"
Gen. Dunford: "They are, Senator. I describe their major export as ‘malign influence.'"
Ayotte: "We've learned about this $400 million in cash [that the administration paid to Iran] - that would be included in the $1.7 billion that I referenced - for release of the American hostages... Do you think it's a good idea that we should exchange cash to a country like Iran - that you've already confirmed is one of the largest state sponsors of terrorism - in exchange for hostages? ...They've now taken at least three more American hostages." Dunford: "...On principle, I would prefer that we not provide additional resources to Iran..."
Su questa e altre questioni ormai il Pentagono e Obama sono ai ferri corti.
Da noi invece, almeno sui pagamenti dei riscatti, sono tutti in sintonia.
Almeno così pare.
Ayotte: "We've learned about this $400 million in cash [that the administration paid to Iran] - that would be included in the $1.7 billion that I referenced - for release of the American hostages... Do you think it's a good idea that we should exchange cash to a country like Iran - that you've already confirmed is one of the largest state sponsors of terrorism - in exchange for hostages? ...They've now taken at least three more American hostages." Dunford: "...On principle, I would prefer that we not provide additional resources to Iran..."
Su questa e altre questioni ormai il Pentagono e Obama sono ai ferri corti.
Da noi invece, almeno sui pagamenti dei riscatti, sono tutti in sintonia.
Almeno così pare.
martedì 6 settembre 2016
M'anfatti
"Credo che la ragione di tutto ciò - commenta l'esperta di sicurezza informatica - sia da ricercare in un mix di fattori, tra i quali la percezione che le donne hanno di questi impieghi. Nell'immaginario collettivo la cyber security e, più in generale, il lavoro dell'hacker, è ancora erroneamente associata a figure maschili, spesso solitarie, che si rapportano poco col mondo esterno".
askanews
No. E' che in questo Paese c'è spazio solo per i soliti noti.
Specie nel settore governativo oppure in quegli organismi e in certa editoria specializzata in giochetti di potere. Quindi quando una poveraccia che si è fatta il mazzo vede le solite note o la solita nota che imperversa, tra convegni, commissioni e premiazioni, dalla Linkcampus alla sicurezza nazionale, rinuncia a prescindere. Che non è comunque negativo. Sono noti e note solo in quei circoli o al massimo nella galassia israeliana.
askanews
No. E' che in questo Paese c'è spazio solo per i soliti noti.
Specie nel settore governativo oppure in quegli organismi e in certa editoria specializzata in giochetti di potere. Quindi quando una poveraccia che si è fatta il mazzo vede le solite note o la solita nota che imperversa, tra convegni, commissioni e premiazioni, dalla Linkcampus alla sicurezza nazionale, rinuncia a prescindere. Che non è comunque negativo. Sono noti e note solo in quei circoli o al massimo nella galassia israeliana.
mercoledì 17 agosto 2016
Consigli per genitori&figli
Insegna ai tuoi figli che
,
quando si sentono in pericolo
,
possono fermare e chiedere aiuto ai rappresentanti
delle Istituzioni che incontrano per strada,
Forze de
ll’ordine,
Vigili del Fuoco
,
sanitari delle
ambulanze. Bambini scomparsi polizia di stato
Insegnagli anche, che adesso nella maglietta della polizia di stato possono trovarci un politico.
Quindi prima di chiedere aiuto, è meglio pensarci bene .
Insegnagli anche, che adesso nella maglietta della polizia di stato possono trovarci un politico.
Quindi prima di chiedere aiuto, è meglio pensarci bene .
domenica 10 luglio 2016
Il "presidente" di nuovo in volo e i weekend all'insegna del revival
Si spiega il precedente leak.
Un modo di bruciare la missione.
Magari è la solita bufala di Press Tv.
Un modo di bruciare la missione.
Magari è la solita bufala di Press Tv.
Al momento però, non risultano smentite ufficiali sui soggiorni siriani del direttore dell'Aise.
Dà comunque fastidio leggere che una persona di cui si ha enorme stima e rappresenta un modello da seguire, vada a trattare con un manipolo di criminali.
Dice che è la ragione di stato.
Si però.
Abu Omar era ragione di stato.
Le mezze trattative sono ragione di stato.
Via nazionale pure era una specie di ragione di stato.
Verrà il giorno in cui la sicurezza nazionale prende a cuore
le mie ragioni ?
venerdì 24 giugno 2016
A Casa di Mangiafuoco
“Dobbiamo mettere in campo tutti gli attori del territorio - ha detto Claudio Galzerano della direzione centrale della polizia di prevenzione dipartimento di pubblica sicurezza - dalle autorità civili e militari, a chi opera nella giustizia e nel sistema carcerario, fino ai servizi sociali e alle strutture sanitarie”.piacenzasera
Il progetto totalitario, anche ammesso che sia mai esistito, è una favola che ci raccontiamo da tempo per giustificare una guerra che non riusciamo a vincere e per trovare le motivazioni al fatto che durerà in eterno.
Sapeva tanto più di progetto quello di al Zarqawi, che dal suo covo iracheno lanciava sortite dalla Giordania al Libano, che quell’accozzaglia di gente messa assieme dal califfo per combattere non si sa per cosa. Vecchi guerriglieri provenienti da Somalia, Afghanistan e Cecenia, rattoppati assieme a bamboccioni inglesi che litigano per lo shampoo e non riescono a trovare moglie.
Ieri gli arabi nelle madrase afghane facevano a botte con i talebani accusandoli di predicare un Islam duro. Oggi i ragazzini americani fuggono dalla scuola di Sharia per gettarsi tra le braccia dei curdi.
Il potere totalitario sarebbe in mano a un giovane iracheno pingue che somiglia più a Mangiafuoco che a un combattente, e che non è nemmeno stato capace di mettere in salvo moglie e figli come fecero Saddam e Ghaddafi. Li ha lasciati nelle mani dei libanesi che ne hanno fatto merce di scambio con i prigionieri di al Nusra. Colpito dalla fatwa di uno sheikh lasciato marcire nelle carceri saudite, il giovanottone iracheno non ha saputo fare altro che ammazzare i suoi seguaci. Quegli hazimiti che, ironia della sorte, erano corsi in massa a sottomettersi proprio a lui.
L’omone che si dà le arie da califfo ha a guardia del suo forziere una nostra vecchia conoscenza.
Quel macedone mingherlino che correva su e giù per le montagne con i suoi compari. Gli imam fai da te che ordinano la morte spacciandola per martirio e solo per gli altri ovviamente. Non per se stessi.
Povero Munifer Karamaleski. Bastava fargli prendere la licenza da ragioniere e dargli un lavoro qua, per evitargli la guardia alle casse del padrone. Eppure nemmeno quello siamo stati capaci di fare.
Osama bin Laden non aveva un progetto. Non come lo intendiamo noi almeno.
Ma aveva delle idee e le mandava in giro. Non aveva bisogno di fare la video star. Di andare a pontificare sui social. Di giocare a fare il one direction boy del medio-oriente. Consegnava a mano il suo bel discorso e corriere dopo corriere quelle parole infiammavano i cuori dei giovani. Di tutti i giovani. Dagli arabi oppressi che in lui vedevano incarnato il rivoluzionario, agli americani di seconda generazione che ancora oggi sputano in faccia al sogno americano.
Osama oggi è talmente più vivo di Mangiafuoco, che ogni volta che al Zawahiri lancia uno dei suoi sermoni, lo fa seguire la settimana dopo da un discorsetto del piccolo Bin Laden. Hamza.
Il progetto, se c’era, è fallito.
E’ il ritorno alla guerriglia, come diceva il maggiordomo di Mangiafuoco settimane addietro.
Il problema è che se Daesh è ben lontano da cantare vittoria, noi non è che siamo messi meglio.
E lo sa bene il buon Galzerano che parla di impegno corale ben conscio che questo esiste più a parole che con i fatti e allora ci mette una pezza col solito Casa.
Il musulmano chiede un accordo con lo stato che non gli verrà concesso nemmeno da qua a cent’anni. Il giornalista di grido vanta rivelazioni che persino i pupetti dei video di Daesh conoscono.
Lo sbirro si attacca agli anticorpi e agli attori.
Daesh non è progetto. Noi al solito, tentiamo in maniera goffa di esserlo.
Il progetto totalitario, anche ammesso che sia mai esistito, è una favola che ci raccontiamo da tempo per giustificare una guerra che non riusciamo a vincere e per trovare le motivazioni al fatto che durerà in eterno.
Sapeva tanto più di progetto quello di al Zarqawi, che dal suo covo iracheno lanciava sortite dalla Giordania al Libano, che quell’accozzaglia di gente messa assieme dal califfo per combattere non si sa per cosa. Vecchi guerriglieri provenienti da Somalia, Afghanistan e Cecenia, rattoppati assieme a bamboccioni inglesi che litigano per lo shampoo e non riescono a trovare moglie.
Ieri gli arabi nelle madrase afghane facevano a botte con i talebani accusandoli di predicare un Islam duro. Oggi i ragazzini americani fuggono dalla scuola di Sharia per gettarsi tra le braccia dei curdi.
Il potere totalitario sarebbe in mano a un giovane iracheno pingue che somiglia più a Mangiafuoco che a un combattente, e che non è nemmeno stato capace di mettere in salvo moglie e figli come fecero Saddam e Ghaddafi. Li ha lasciati nelle mani dei libanesi che ne hanno fatto merce di scambio con i prigionieri di al Nusra. Colpito dalla fatwa di uno sheikh lasciato marcire nelle carceri saudite, il giovanottone iracheno non ha saputo fare altro che ammazzare i suoi seguaci. Quegli hazimiti che, ironia della sorte, erano corsi in massa a sottomettersi proprio a lui.
L’omone che si dà le arie da califfo ha a guardia del suo forziere una nostra vecchia conoscenza.
Quel macedone mingherlino che correva su e giù per le montagne con i suoi compari. Gli imam fai da te che ordinano la morte spacciandola per martirio e solo per gli altri ovviamente. Non per se stessi.
Povero Munifer Karamaleski. Bastava fargli prendere la licenza da ragioniere e dargli un lavoro qua, per evitargli la guardia alle casse del padrone. Eppure nemmeno quello siamo stati capaci di fare.
Osama bin Laden non aveva un progetto. Non come lo intendiamo noi almeno.
Ma aveva delle idee e le mandava in giro. Non aveva bisogno di fare la video star. Di andare a pontificare sui social. Di giocare a fare il one direction boy del medio-oriente. Consegnava a mano il suo bel discorso e corriere dopo corriere quelle parole infiammavano i cuori dei giovani. Di tutti i giovani. Dagli arabi oppressi che in lui vedevano incarnato il rivoluzionario, agli americani di seconda generazione che ancora oggi sputano in faccia al sogno americano.
Osama oggi è talmente più vivo di Mangiafuoco, che ogni volta che al Zawahiri lancia uno dei suoi sermoni, lo fa seguire la settimana dopo da un discorsetto del piccolo Bin Laden. Hamza.
Il progetto, se c’era, è fallito.
E’ il ritorno alla guerriglia, come diceva il maggiordomo di Mangiafuoco settimane addietro.
Il problema è che se Daesh è ben lontano da cantare vittoria, noi non è che siamo messi meglio.
E lo sa bene il buon Galzerano che parla di impegno corale ben conscio che questo esiste più a parole che con i fatti e allora ci mette una pezza col solito Casa.
Il musulmano chiede un accordo con lo stato che non gli verrà concesso nemmeno da qua a cent’anni. Il giornalista di grido vanta rivelazioni che persino i pupetti dei video di Daesh conoscono.
Lo sbirro si attacca agli anticorpi e agli attori.
Daesh non è progetto. Noi al solito, tentiamo in maniera goffa di esserlo.
giovedì 26 maggio 2016
I giovani in fuga dal forte del terrore e le riunioni motivazionali di Alberto
Dopo una breve tregua post-nomine eccoci di nuovo alle storie provenienti da Forte Braschi. La notizia giornale (e chi sennò) riferiva stamane di una fuga in massa dei famosi neo-assunti. E di un tentativo disperato del direttore dell’Aise di tenerli a bada con un discorsetto in stile Any given Sunday.Che la rivoluzione copernicana alla quale tanto teneva Marco Minniti fosse più una speranza da vendere a media e governo piuttosto che una realtà in corso, lo dimostrano le continue beghe interne di cui veniamo a sapere ormai giornalmente dai media e quell’intervista dal sapore farlocco alle colombe di Forte Braschi. Gente che una volta accarezzato il sogno del posto sicuro col governo fingeva di volerselo tenere.
Non mi piacciono le incompiute, cinguettava Cornelia all’intervistatore che in visibilio le chiedeva se non sognasse una vita normale. Una famiglia.
Evidentemente il fantomatico fidanzato di cui parlava non era poi uomo da sposare.
E magari anche lei.
L’errore che facciamo spesso noi italiani è di voler copiare a tutti i costi, e anche male, gli anglosassoni. E allora un servizio che viene da decenni di nero sipario non può che tentare la via del rinnovamento affidandosi al giovane per di più super laureato.
E il giovane a subire le angherie degli anziani non ci sta. Vuole tutto e subito.
Perché sentirsi inferiore a un manipolo di gente che è già passata alla storia come quelli di Abu Omar o al massimo di via Nazionale ? Perché accontentarsi di 2500 euro scarsi quando il privato (quello del partenariato) ti offre di tutto e di più ? Perché starsi a sentire un capo vecchio e rimbambito che cerca di convincerti a fare una vita da schifo quando lui passa le serate con i big di Eni e Telecom e tu ti devi accontentare di qualche giretto in azione ?
Che poi gli americani, tanto aperti alla diversità e alle innovazioni, si tengono buono il vecchio. Michael D’Andrea, bizzarro convertito che fuma come un turco, ha torturato i suoi fratelli musulmani in barba ad ogni regola e legge dello stato e con i droni ha ammazzato bambini innocenti più lui di Erode. O Alfreda Bikowski che non ne ha azzeccata una dall’undici settembre in poi, eppure sembrerebbe intoccabile. Forse nemmeno lei crede più alla favola della zarina dell'antiterrorismo.
Il fatto è, che noi non siamo gente da rivoluzioni copernicane e che quando si cambia qualcosa, bisogna farlo in maniera integrata. Su tutto il sistema.
Finchè non cambia il Paese, non cambieranno nemmeno i servizi. Hai voglia a fare road show.
Albè se mi posso permettere un consiglio,
che vado per i cinquanta mentre tu hai passato i sessanta.
I giovani non ci ascoltano. Tempo perso.
E poi diciamocelo. Tu non sei Al Pacino e nemmeno io sono Cameron Diaz.
Per convincere le donne potresti provare la soluzione tortellino.
Chi nasce tondo non muore quadro si dice, quindi il Mancini nonostante l’età sarà sempre bello come il sole e impegnato a lisciarsi i boccoli e ad abbronzare la pelle.
Alle femmine fagli fare un mese di internato con lui. Così si innamorano e non scappano.
Non troppo internato però, sennò poi i giornali scrivono di un Aise pieno di fedifraghi.
Agli uomini ci pensiamo più tardi.
Wa/a salam. Tvtb cià.
ps/ Vecchio e rimbambito era per dare enfasi al pezzo.
Se fossi il mio capo non la penserei così.
Lo sai che ti adoro.
mercoledì 18 maggio 2016
Lo scontro decisivo
Il dottor Galzerano non si considera in guerra perchè sa che nel momento in cui lo fa, l'ha già persa. Un investigatore non è un generale nè un filosofo. Tutto quello che gli si chiede è di mettere in sicurezza un territorio e la sua gente.
Non c'è bisogno di elaborare schemi particolari o teorie complicate per fare ciò. Bisogna far correre il cervello. Anticipare le mosse dell'avversario. Come in una partita di tennis.
Non è una battaglia a colpi di machete. Ci può scappare il morto certo. Anzi parecchi. E' parte del gioco. Magari all'investigatore s'intenerisce anche il cuore a pensare al ragazzetto morto in Siria . Ma quel dolore deve tenerselo per se. Non fa parte del gioco. Poco interessa.
E comunque il cuore va preservato per questioni importanti.
Al contrario il soggetto intervistato a patto che non venisse resa pubblica la propria identità, è in guerra con il mondo intero e con se stesso. Con l'Islam soprattutto. Non tanto con il terrorismo.
Quando parla dei nostri valori, le nostre leggi, i nostri principi, chiaramente nel suo piccolo universo non sono inclusi i "musulmani buoni". La sindrome della sottomissione non è riferita solo all'estremismo. Difficile credergli quando afferma che vuole combattere rispettando i principi della Costituzione.
Mente sapendo di mentire.
Probabilmente si tratta di un ufficiale dei carabinieri o di un analista militare. Certamente uno che ha una vasta conoscenza del fenomeno inquadrato nel suo contesto storico. Ma è guidato da una impostazione estremamente rigida. Un certo grado di flessibilità è di fondamentale importanza per confrontarsi con certe vicende. Un pò per rimanere vivi e sani di mente, ma soprattutto per adattarsi ai cambiamenti del nemico.
Sbaglia nel definirlo scontro decisivo, quasi ad intendere che prima o poi si risolverà.
Questa guerra è qui per rimanere a lungo. E poi ce ne sarà un'altra ancora. Il medio-oriente e gli arabi, che in fondo sono l'anima di questo ed altri conflitti, hanno bisogno di un fantasma da combattere per sopravvivere. E noi dietro a loro.
Sbaglia anche quando afferma che non conosciamo i vari Jihadi John che si trovano qua e là per il globo . Di al Awlaki si poteva dire che eravamo in svantaggio perchè lui conosceva noi, ma noi non conoscevamo tutte le sue anime. Adesso li conosciamo bene perchè sono tra noi e da parecchio. Anzi. In loro c'è una parte di noi. La peggiore. Tutto sta nel riconoscerli per tempo.
Ma da un punto di vista strettamente militare, non sono loro il vero pericolo. Sono sempre i ceceni, i somali, gli afghani. Quelli che uccidono per davvero. I Jihadi John servono a fare i video e poi a morire sotto ai nostri droni.
Se non si è in grado di fare questo ed altri ragionamenti o analisi, e soprattutto di giocare mettendo da parte l'ascia di guerra, allora è meglio andarsene a casa a guardarsi i vecchi film di John Wayne. Serve gente obiettiva oltre che capace, per giocare questa partita.
Per gli altri non c'è spazio.
Non c'è bisogno di elaborare schemi particolari o teorie complicate per fare ciò. Bisogna far correre il cervello. Anticipare le mosse dell'avversario. Come in una partita di tennis.
Non è una battaglia a colpi di machete. Ci può scappare il morto certo. Anzi parecchi. E' parte del gioco. Magari all'investigatore s'intenerisce anche il cuore a pensare al ragazzetto morto in Siria . Ma quel dolore deve tenerselo per se. Non fa parte del gioco. Poco interessa.
E comunque il cuore va preservato per questioni importanti.
Al contrario il soggetto intervistato a patto che non venisse resa pubblica la propria identità, è in guerra con il mondo intero e con se stesso. Con l'Islam soprattutto. Non tanto con il terrorismo.
Quando parla dei nostri valori, le nostre leggi, i nostri principi, chiaramente nel suo piccolo universo non sono inclusi i "musulmani buoni". La sindrome della sottomissione non è riferita solo all'estremismo. Difficile credergli quando afferma che vuole combattere rispettando i principi della Costituzione.
Mente sapendo di mentire.
Probabilmente si tratta di un ufficiale dei carabinieri o di un analista militare. Certamente uno che ha una vasta conoscenza del fenomeno inquadrato nel suo contesto storico. Ma è guidato da una impostazione estremamente rigida. Un certo grado di flessibilità è di fondamentale importanza per confrontarsi con certe vicende. Un pò per rimanere vivi e sani di mente, ma soprattutto per adattarsi ai cambiamenti del nemico.
Sbaglia nel definirlo scontro decisivo, quasi ad intendere che prima o poi si risolverà.
Questa guerra è qui per rimanere a lungo. E poi ce ne sarà un'altra ancora. Il medio-oriente e gli arabi, che in fondo sono l'anima di questo ed altri conflitti, hanno bisogno di un fantasma da combattere per sopravvivere. E noi dietro a loro.
Sbaglia anche quando afferma che non conosciamo i vari Jihadi John che si trovano qua e là per il globo . Di al Awlaki si poteva dire che eravamo in svantaggio perchè lui conosceva noi, ma noi non conoscevamo tutte le sue anime. Adesso li conosciamo bene perchè sono tra noi e da parecchio. Anzi. In loro c'è una parte di noi. La peggiore. Tutto sta nel riconoscerli per tempo.
Ma da un punto di vista strettamente militare, non sono loro il vero pericolo. Sono sempre i ceceni, i somali, gli afghani. Quelli che uccidono per davvero. I Jihadi John servono a fare i video e poi a morire sotto ai nostri droni.
Se non si è in grado di fare questo ed altri ragionamenti o analisi, e soprattutto di giocare mettendo da parte l'ascia di guerra, allora è meglio andarsene a casa a guardarsi i vecchi film di John Wayne. Serve gente obiettiva oltre che capace, per giocare questa partita.
Per gli altri non c'è spazio.
sabato 14 maggio 2016
Errors
Beh per anni pare che nessuno l'abbia cercata così come anche tanti altri.
Un errore di formulazione del mandato di arresto è la ciliegina sulla torta.
Un errore di formulazione del mandato di arresto è la ciliegina sulla torta.
Iscriviti a:
Post (Atom)




