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giovedì 5 settembre 2013

Su genitore1 e genitore2

Non posto nemmeno il riferimento, perchè ormai la vicenda è nota.

Quando ero piccola, abitavamo in un paese del chietino, chiamato Pretoro.
Quasi ogni giorno, andavamo su per la montagna e ci stavamo una mezza giornata, che a me l'asilo non piaceva.
Già da allora, ero un tipo abbastanza ribelle.
Un giorno mia madre mi indicò una mucca, ed esclamò: guarda, quella è la tua mamma.
Lì per lì non capii, e rimasi perplessa.
Quando diventai un pò più grandicella, mi raccontarono la storia.

Appena nata non riuscivo a bere il latte materno, che subito lo tiravo fuori sotto forma di diarrea.
Una volta mia madre, di ritorno da scuola, trovò la nonna accanto alla culla che piangeva, e che si diceva sicura che sarei morta.
Ero sepolta completamente dalla mia pupù.
Allora si rivolsero ad un pediatra de L'Aquila, che allora ce n'erano pochi. Bisognava andare lontano.
Questi pretese che ogni giorno mio papà gli portasse, tutte le cacche fatte, e suddivise per orario.
Il verdetto finale stabilì, che il latte da provare, era quello fresco di vacca.
E tale fu.
Da allora la pupù non mi sommerse più.

Io capisco l'assessore veneto, e anche la Kyenge che dice che se può servire, bisogna adottare questa denominazione.
Però una cosa è essere chiamata figlia di vacca, altro è, essere concepita figlia di genitore1.

sabato 12 gennaio 2013

I test di Sheeran



7- hai mai tinto i capelli?
8- vorresti farlo?

@stiflernotloser

Avevo una tinta bellissima, tra il castano chiaro e il biondo miele .
L'ho fatta per anni, perchè avevo il mito della bionda .
Però le bionde vere sono pure belle, il che esula da me .
Comunque ci dovetti rinunciare, perchè all'improvviso diventai allergica .
Un giorno il parrucchiere si mise a parlare con l'Ambasciatore della Turchia in Oman e mi lasciò con la tintura più del dovuto .
Glielo feci presente, ma non volle sentire ragioni .
Erano i tempi dei mondiali .
I due erano presi da una discussione senza fine .
Poi dice le donne .
Fatto sta, che cinque giorni dopo, mi svegliai con la testa che mi prudeva, e la schiena che mi bruciava .
E non riuscivo a capire perchè .
Nemmeno la mia compagna di sempre, la desloratadina, potè granchè .
Il medico al solito, incolpò le mie fobie .
Quindi mi gettai tra le onde di Internet e optai per la scabbia .
Però il fatto strano, era che di notte riuscivo a dormire bene .
Le lenzuola mi procuravano frescura, nonostante i soliti quaranta gradi .
E allora l'illuminazione : i cinque giorni di distanza tra la tinta e l'inizio della tortura .
Sono quelli i tempi tecnici per un'allergia su cuoio capelluto .
Non rimaneva che aspettare .
Dopo tre mesi e niente tintura, cominciai ad avere un pò di sollievo .
Ero talmente traumatizzata che non andai nemmeno a fare le prove su pelle .
Semplicemente rinunciai a colorarmi .
Allora portavo il velo quindi non faceva molta differenza .
Adesso per il momento non posso metterlo, però dei capelli bianchi non me ne può fregare di meno .
Non si notano perchè ho poche rughe, quindi uno non pensa che sono così vecchia .

Immagino comunque che Sheeran alludesse ad altro tipo di colore .
A metà degli anni ottanta il punk era molto in voga da noi .
Non credo che interessassero l'anarchia o tutti i temi trattati .
Era semplicemente questione di ribellione, per andare contro corrente .
Nei piccoli centri come il mio, se ti mettevi quegli spray nei capelli, come minimo ti bollavano come anticristo .
Così ci scatenavamo per fatti nostri, quando andavamo in Inghilterra per vacanza studio .
Una volta durante il trip Domenicale a Londra, feci finta di perdermi e me ne andai per fatti miei verso le solite mete : King Road, Chelsea, Covent Garden , posti dove poter comprare bootleg e gadgets senza l'angoscia del prof con l'orologio .
All'ora stabilita mi avviai verso la stazione più vicina per riagganciare il gruppo .
Mentre aspettavo il treno, vidi un tizio seduto sul muretto con una birra vicino .
Era il tipico punk dei poster : jeans, cresta colorata sul pink, borchie, piercing .
Aveva un'aria seria .
A un certo punto mi fece un cenno e cominciai a tremare .
Se ne sentivano tante di storie in giro e i professori ci avevano fatto un sacco di raccomandazioni .
Ecco adesso mi ammazza, pensai .
E invece gli apparve un sorriso bellissimo sul viso, e mi fece qualche domanda, del tipo di dov'ero e cosa studiavo .
Poi il treno arrivò e ci salutammo .

Spesso l'apparenza corrisponde alla sostanza, ma qualche volta no .
Sta alla nostra sensibilità e all'esperienza, stabilirlo .
E a volte è anche questione di fortuna .

martedì 16 ottobre 2012

Duecentomila per una F



Cosi' domani parte l'asta per la Fortitudo, con base duecentomila Euro .
I giornali scrivono che va via un pezzo di storia, che e' tutto in vendita, che c'e' la cordata Romana e blah blah .

Non se ne va proprio niente .
La Fortitudo che mi hanno regalato l'avvocato Palumbi e Seragnoli, quella della promozione, della coppa Italia e dello scudetto, rimarranno nei ricordi .
La Fortitudo non e' nelle coppe o nelle carte di un tribunale .
E' nel cuore di tutti coloro i quali l'hanno amata, nei giocatori che l'hanno fatta grande .
E' un modo di essere , di pensare .
Un po' fa tristezza, ma non si puo' tornare indietro .
Piu' si avanza, piu' si perdono dei pezzi importanti .
E infatti stanotte piove che Dio la manda. Anche il cielo piange .
Pazienza .

lunedì 15 ottobre 2012

Note di notte

Donna molestata alla fermata del bus, 19enne in manette
Prima si è buttato addosso ad una donna ad una fermata dell'autobus, abbracciandola, palpeggiandola e tentando di baciarla. Poi, quando il marito è intervenuto per difenderla, insieme ad un complice armato di bastone l'ha picchiato. L'episodio è di ieri sera, verso le 20.30 in piazza Maggiore a Bologna, sul lato di via Rizzoli

btoday

Vent'anni fa certe cose non accadevano, o forse si, ma meno e le si poteva evitare, volendo .
Quando andai via dalle suore, mi pareva di essere uscita di prigione .
Cosi' facevo tutte le cose che fino ad allora mi erano state negate .
La sera uscivo verso mezzanotte da Ragazzi del 99 e andavo in autobus fino all'edicola di Carella, che era aperta per i quotidiani che arrivavano verso mezzanotte e mezza .
Poi prendevo i cornetti e me ne tornavo indietro a piedi, facendo un giro diverso, piu' largo, tipo dai tribunali .
E nella mia sana incoscienza, avevo la musica nelle orecchie sparata al massimo .
Mi ricordo i carabinieri nei blindati mezzi addormentati, che mi guardavano chiedendosi probabilmente chi era 'sta pazza .
Questa era il mio concetto di vita spericolata, fare la potenziale vittima di un serial killer .
Grazie a Dio non mi e' mai successo niente .
Ma non lo consiglio ai giovani di oggi .
Rimanete a casa a flirtare su Facebook .

martedì 25 settembre 2012

Cippi

Mentre ero in cerca di una foto dell'incrocio dove furono massacrati, mi sono imbattuta nel ricordo di alcuni studenti, che probabilmente all'epoca, non erano nemmeno nati .
Fa strano che ci siano pagine Facebook dedicate alla strage del Pilastro o  ai singoli componenti della pattuglia .
Non che che non lo meritino, ma e' uno di quegli episodi che ancora si ricordano, piu' a Bologna che altrove .
Ed essendo accaduto in tempi lontani, quando internet era una chimera, uno non si aspetterebbe di certo di trovarne tracce in un social network .

Cercavo una foto, perche' ieri notte mentre bazzicavo in zona con lo street view, mi sono resa conto che nel punto dove c'e' il cippo celebrativo, ci sono piu' mattonelle di quante ne furono messe all'epoca .
E' stato tutto pavimentato, come a dargli un'aria di solennita' .
Che poi per essere un posto dove sono stati ammazzati tre ragazzi giovani, sarebbe stato meglio lasciarci la terra, piantarci i fiori, metterci piu' giochi per i bambini .Pero' siamo sempre presi da queste manie di sacralita' artificiale , che alla fine servono una volta ogni sei mesi o anche di piu, quando magari ci fanno le loro passeggiate celebrative generali, questori e dirigenti vari .
Per il resto dell'anno non gliene importa niente a nessuno di quel posto, della gente che vive la' .
Magari ci organizzano qualche turno di pattuglia per far vedere che lo Stato c'e', un bell'alto impatto ogni tanto, e bona le' , come dicono i Bolognesi .
Se fossero veramente sinceri, si metterebbero ad indagare per scoprire i veri colpevoli, perche' l'hanno fatto, chi glielo ha ordinato .
Ma anche di quello non gliene importa niente a nessuno .

Quando lessi che avevano messo un cippo, non sapevo nemmeno che fosse, capii quando andai a vedere .
Qua da noi al Sud non usa, facciamo i monumenti, roBba grossa per spenderci piu' soldi .
Il cippo e' settentrionale, padano .
Mamma quant'e' brutto, pensai quando lo vidi la prima volta .
Meno male che ci portavamo un po' tutti i fiori, almeno a coprirne la tristezza .
E le foto dei ragazzi sistemate come si poteva, non e' che migliorassero di molto .

E' strano come io senta sempre il bisogno di difendere cause che con me non c'azzeccano niente : ieri il Pilastro, oggi Pisani .
Faccio l'avvocato virtuale non richiesto, di sbirri sconosciuti .

Mi manca il Pilastro, il buio, il silenzio, la solitudine organizzata, il sorriso della gente sincera .
Mi  manca quel me che non trovo, forse perche' non esiste piu' .

Farneticazioni di un'anima in pena, in una notte di fine estate, because the night .

lunedì 10 settembre 2012

Vecchi e sazi



Quando ero giovane seguivo calcio e formula1, tennis anche .
Io sono una sportiva del sofa', che e' un'occupazione impegnativa .
Senza di noi lo sport crollerebbe .
Noi guardiamo la tivvu', mangiando patatine e coca (una volta, adesso no che ho il reflusso) e poi magari compriamo le robe della pubblicita' .
Quindi siamo un po' le colonne del business sportivo .
Quelli che pagano il biglietto o gli esibizionisti del weekend che vanno a correre per le campagne, sono gente frustrata, che ha bisogno di visibilita' .

Quando andai a studiare a Bologna, la fortitudo era in serie A2 .
Non e' che mi interessasse il basket .
Noi Abruzzesi siamo pallonari puri, viviamo per il calcio .
C'era una volta una scritta su un muro di Pescara, che diceva : Galeone sei uno scopatore da scudetto .
Ecco, questo e' lo spessore .
Galeone era un po' come un Dio, qua .
Credo lo sia ancora .

Ebbene un giorno lessi che c'era una gara con il Roseto o Teramo .
Erano i primi mesi di soggiorno obbligato all'universita' .
Dalle suore la notte, piangevo spesso .
Cosi' quando seppi di questa partita, decisi di andare .
Speravo mi facesse sentire meno la mancanza di casa .
Non funziono', ma mi divertii .

Il basket incarna piu' degli altri sport, la vita .
E' un roller coaster .
Giorni sei su, altri giorni sei giu', nel baratro .
Con la fortitudo andammo in A1 e vincemmo pure uno scudetto .
Pare facile a dirsi, ma fu una roba seria .
Mi abbonai e seguii tutte le partite in casa .
Poi quando terminai l'universita', lasciai completamente .
Il basket va vissuto a palazzo, non sulla poltrona .

I giocatori, anche la' sono dei semi-dei .
E' un po' nella natura degli Emiliani entusiasmarsi, elevare il campione, creare il personaggio .
I miei giocatori preferiti erano Zatti e Djordjevic .
Giacomo mi piaceva per la sua goliardia e umanita', Sale per la precisione chirurgica .
Non mi ha mai convinto Myers .
Sembrava un po' lunatico .
A me piacciono gli umorali, che e' cosa ben diversa .
Il lunatico e' caotico .
L'umorale vive nel caos organizzato . Molto piu' chic .

Orbene oggi mentre viaggiavo nel web. mi e' capitata la locandina promozionale della campagna abbonamenti per la nuova stagione .
Faceva strano .
Questi giovani pallonari che si prestano a certe pacchianate sono simpatici .
I giovani di oggi sono migliori, hanno una marcia in piu' .
Pero' io quella pubblicita' non la digerisco tanto .
E' che sono vecchia .




venerdì 17 agosto 2012

Dolce un po' salato





Video da societa' civile e cultura per la legalita'

Il Girer iniziera’ presto a investigare: entro la fine di agosto la task force sara’ operativa e Incognito dara’ conto dei risultati “direttamente a me, al capo della Polizia e al ministro”, specifica Cirillo.carlino

Alla conferenza stampa di Ferragosto, un po' come l'ultima cena, la ministra delle interiora era stretta tra Manganelli e Gabrielli da un lato, e De Gennaro di fronte .
E continuava a farfugliare statistiche e amenita' varie .
Il Manga aveva la faccia di quello che Dio me l'ha data, nessuno me la toglie (la poltrona).
D'altra parte sei mesi in America senza dimettersi, erano un segno
E le parole di Bulgarillo sembrano una conferma .

Il nome di battaglia del super-poliziotto mi ricorda il nick che usavo quando cominciai a vagare tra chat e siti medio-orientali, Shawarma no salad .
In Arabia lo shawarma e' un po' come il nostro panino . Lo trovi dappertutto .
Anche in mezzo al deserto a volte .
Io pero' all'epoca non amavo molto le verdure, cosi' me lo facevo preparare solo con carne e maionese .
E non masticando molto l'Arabo ne l'Hindi, i rivenditori sono per lo piu' Asiatici, piazzavo l'ordine cosi' : Shawarma but without salads or please just meat but no vegetable, il tutto condito con Itali gesti .
E gia' ci mettevano un po' per capire, che in quanto a Inglese, gli Indiani ci fanno concorrenza .
Arrivai ad una soluzione di compromesso : Shawarma, no salads .
E mi capivano al volo .
A ognuno il suo nome di battaglia .
Cono incognito e' veramente molto ermetico .
Solo uno cosi'  poteva catturare il fantasma di Corleone .
Anche lui magari un giorno ci spieghera' perche' ci ha messo tanto, visto che era in zona .

giovedì 26 luglio 2012

I conti di Marina

Quand'ero all'universita', aprii un conto in banca in maniera che mio padre potesse mandarmi mensilmente una somma con cui mantenermi .
All'epoca non c'era internet e io non sono tipo da bancomat, cosi' ogni volta, appena fatto il bonifico, me lo comunicava, e io aspettavo quel paio di giorni necessari per l'accredito con valuta .
Era per pagarmi cibo e vestiti, o anche lezioni private, sono stata fortunata, e a volte anche l'abbonamento alla squadra di basket .
Insomma sia io che mio padre eravamo alquanto consapevoli dei giri di denaro che c'erano tra noi .

Cosi' quando ieri ho letto dell'interrogatorio di Marina a Palermo, che e' rimasta un po' sorpresa di quei conti che il babbo le aveva cointestato a sua insaputa, e che servivano anche a dar da mangiare a quel poverello di Dell'Utri, beh la cosa mi ha fatto un po' tenerezza, a tratti compassione .
Mi ha ricordato di quando mi presentavo in cassa per prelevare, con la paura di non avere il conto coperto e dei numerini tenuti su un quaderno, delle volte che mettevo in croce mio padre per avere piu' soldi .
Quando ce ne hai molti di quattrini, perdi il conto .
Siamo Cenerentole diverse .

lunedì 18 giugno 2012

10

CASERTA - Tutti dieci. Anche in condotta. Ma non è un secchione. In classe gli vogliono un gran bene perché, parola dei docenti, umile e disponibile con tutti. Cultura, educazione, la musica, la sua passione (è iscritto al Conservatorio di Avellino), e, soprattutto, il sogno di diventare insegnante. ilmattino



Durante un incontro genitori-insegnanti, la mia professoressa di lettere, disse a mia madre che quell'anno meritavo veramente un bel dieci in condotta, pero' non l'aveva proposto in consiglio, temendo che poi i compagni di classe, mi avrebbero trattata come un'idiota .
Io credo che idioti siano quelli che prendono dieci nelle materie ordinarie .
A essere somari ci vuole intelligenza .
Mi si poteva anche interpellare .
A me quel dieci sarebbe garbato .

mercoledì 25 gennaio 2012

A volte ritornano

Firenze, 25 gen. - Questa mattina il Questore Francesco Zonno, ha premiato i due poliziotti che lo scorso 27 maggio catturarono un pericoloso evaso amici polstrada

Come navigo mi passano davanti . Che segugia .
Questo e' un altro che quando lo mandarono a Bologna, ce lo presentarono come un mezzo Serpico, ma poi venne a fare vacanza come gli altri .
Ma sara' strano ?

lunedì 9 gennaio 2012

Segreti

Quando nel ’94 qualcuno decise che era ora di farla finita con i bagni di sangue tra Emilia Romagna e Marche, Dick Tracy mando’ a Bologna il buon Achille che fece si', che si mettesse assieme un pool investigativo di tutto rispetto, non come quei tortelloni che avevamo avuto fino ad allora , che alla fine riusci’ grazie a dedizione ed intuito investigativo (gran culo molto sospetto, preferisco chiamarlo io) a smantellare quella che era definita la banda della uno bianca .

Sino a quel momento si erano fatte ipotesi cospirative come legami con la banda del Brabante Vallone, infiltrazioni di servizi segreti deviati con aiuti di corpi para-militari (vd. Damiano Bechis) e contatti con servizi segreti e gruppi armati stranieri (Ak47 vs Sc70), ma vennero tutte spazzate via dalla brillante operazione di Rimini .
Si aprirono tuttavia altri fronti speculativi che non si spiegavano appunto, come per tanto tempo un gruppo di sfigati in divisa avesse potuto terrorizzare due regioni d’Italia .
E visto che Dick Tracy proprio in autunno, venne nominato capo supremo dei polli (che poi gia’ lo era in pectore e lo rimarra’ vita natural durante), qualcuno in campo giornalistico ma anche investigativo (i soliti invidiosi), avanzo’ l’ipotesi, mai provata ovviamente, che qualcuno in alto aveva sempre saputo dei briganti in divisa e li proteggeva pure .

Ora, e’ bello viaggiare di fantasia quando la realta’ e’ povera, ma si rimane sul terreno delle supposizioni che non si possono provare .
E infatti l’unica cosa certa all’epoca, non mi ricordo se confermata in tribunale, fu un’indagine con conseguente emissione di avviso di garanzia, nei confronti di Aldo Ummarino, questore un po’ gaga’, alla Merolla, e di alcuni rappresentanti dei sindacati di polizia (allora nacque la mia diffidenza riguardo la presenza dei sindacati nei corpi di polizia ), per aver contribuito a creare quella melma in questura e alle volanti in particolare , in cui Savi e altri si muovevano con familiarita’ .
Per il resto le conspiracy theories, rimasero teorie .
E non potrebbe essere altrimenti, trattandosi di servizi segreti .
Cio’ che non e’ palese, rimane segreto .
E questa era l’introduzione .

venerdì 30 dicembre 2011

Profumo di Oman

Il motivo per cui seguo la vicenda del dott. Pisani da bloggaiola appassionata, e’ che per certi versi condividiamo lo stesso destino, di persone che sono state obbligate a lasciare una terra che amavano come patria, pur non essendovi nati , e tutto per colpa di un bastardo, e di un sistema che gli ha permesso di agire in un certo modo .

L’Oman mi manca tanto, ma per il momento rimane solo tra i ricordi.
E’ una terra complicata e selvaggia, piena di contraddizioni, ma adorabile .
Ci andai per sbaglio e me ne innamorai, di quel Paese e della sua gente, semplice e difficile allo stesso tempo .

Quando mi sveglio qui, le mattine d’inverno, e fuori vedo buio, mi viene una tristezza infinita, decisamente non il modo migliore per cominciare la giornata .
In Oriente il sole alle cinque e' gia' alto, e non ci sono tapparelle, solo grandi tende .
Per quanto brutta e crudele la vita possa essere, almeno ci si sveglia baciati dalla speranza .

Mi manca il mare, bello, blu, pulito , la spiaggia grande, senza ombrelloni, l’odore del pesce e dello iodio .
Mi manca l’essenza del bukoor, la fragranza dell’incenso, la voce del muazzin , il sorriso degli Indiani, la confusione al souk .

Mi manca il profumo dell’Oman .

martedì 27 dicembre 2011

Pilastro '91 Una notte maledetta

Ogni anno, da vent’anni ormai, quando si avvicina il giorno dell’anniversario, mi tornano alla mente quegli anni .

La strage o eccidio del Pilastro, come ormai lo si chiama da tanti anni , non e’ nemmeno a mio parere, il piu’ grave o efferato della serie, ma e’ rimasto nei ricordi di tutti, come il piu’ noto .
Cio’ e’ dovuto al fatto che di vera e propria strage si tratto’, perche tre Carabinieri furono macellati come fossero sulle strade di Baghdad , sebbene fossero solo nei vialetti di un quartiere di periferia a Bologna .
In realta’, l’atipicita’ dell’azione e il coinvolgimento di tre giovani rappresentanti delle forze dell’ordine, fu proprio l’ostacolo che impedi’ agli investigatori, di vedere il collegamento, o addirittura la consequenzialita’, con altri atti criminali commessi in quelle zone e in quegli anni .
Nonostante la sacralita’ di Bologna fosse stata gia’ violata pesantemente da altri delitti, fino al 4 Gennaio ’91, non ci rendemmo conto di quanto e come quella citta’ adorata da tutti, si fosse trasformata, di quanto pericoloso fosse , attraversarla .
Quei singhiozzi di un Carabiniere bambino ai funerali in centro, furono un colpo al cuore per tutti noi, residenti e ospiti di Bologna la dotta .
Realizzammo tutto a un tratto, che la favola della citta’ godereccia, pronta ad accogliere tutti, era finita da molto tempo .

Si ricorda ormai quell’evento, associandolo esclusivamente alla cosiddetta banda della Uno Bianca e ai suoi poliziotti pero’ come ho ricordato in precedenza, ci fu un’altra indagine e un altro processo, probabilmente scomodi o poco utili a qualcuno nelle dorate stanze di Roma , che meritavano piu’ attenzione .
Io non voglio mancare di rispetto agli agenti e alla procura di Rimini, che ci liberarono da quell’incubo .
Dico solo che non credo all’improvviso colpo di fortuna, e trovo che il lavoro non sia stato completato .
C’erano dei punti molto validi nell’inchiesta sulla quinta mafia, che andrebbero integrati con quella successiva .
Medda quella notte c’era e non era solo, e per una ragione che non sapremo probabilmente mai, perche’ piu’ a nessuno interessa .

Il brutto che rimane di tutta quella storia e di un’epoca, sono le lotte tra polizia e carabinieri, a livello dirigenziale ovviamente, tra magistrati che appartenevano alla stessa procura, tra DIA e altre istituzioni, il marcio alle volanti e tra i celerini (parlo di una parte, non certo di tutti), le bizze degli alti gradi che trattavano i poliziotti e i carabinieri semplici come schiavi, le scorte inutili, per fare bella figura coi politicanti .
Un’indagine che avrebbe dovuto portare giustizia, si trasformo’ in terreno di battaglia per potere e prestigio .

Il ricordo piu’ dolce e straziante, e’ quello della madre di Otello, che con piu’ frequenza veniva alle udienze, cosi’ piccola e fragile , ma cosi’ forte quando si trattava di ascoltare certe testimonianze dure o quando c’era da rispondere ai giornalisti .
E i ragazzi del dottor Spinosa, che avevano lavorato alle indagini e che gli facevano pure da scorta, sempre’ li’ in prima fila ad ascoltare, che si tenevano il posto nonostante il sonno e la stanchezza, quando c’erano udienze decisive .
I ricordi piu' brutti, le liti in aula e quei cippi orribili che l'Arma dedico' ai ragazzi .

Non so a che valgono i ricordi e la rabbia e la voglia di giustizia, quando questa non c’e’, ma torna una volta l’anno e poi va via .










Foto da 
Antonella Beccaria

sabato 24 dicembre 2011

Tuffi nel passato 2

Il Lunedi’ mattina mi recai in banca con la denuncia .
Anche li’ l’impiegato fece un sorrisetto e mi rassicuro’ sul fatto che qualora gli assegni fossero stati emessi durante il fine settimana, non sarei stata ritenuta responsabile .
Ancora con il dente avvelenato, chiesi se era vera la storia della procedura , che quella denuncia cosi’ generica, la banca non l’avrebbe accettata .
Con mia grande soddisfazione, mi rispose che sarebbe andata bene anche cosi’ .
Stanca ma felice, me ne tornai a casa .

Mentre aprivo la porta, il telefono squillo’ e appena risposi, sentii una voce molto forte e decisa che gridava il mio nome : “Marialuisa”
“Si” replicai un po’ stranita .
“Marialuisa De Cesare ?”
“Si …”
“Lo sa chi sono io ? ”
A quel punto ero terrorizzata e pensai che fosse il ladro .
“No” risposi con un filo di voce .
“Sono un poliziotto, chiamo dalla Questura”
“Ah” dissi un po’ agitata ma piu’ tranquilla, “che coincidenza, ci sono passata stamattina, mi stava di strada”
“Ah bene, conosce la Questura ?”
E chi non conosce la Questura a Bologna, pensai, “beh certo”
“E allora venga a trovarmi . Mi dispiace farla tornare qui di nuovo, ma devo parlarle ”
“Per cosa ?” di nuovo con il filo di voce
“ Come per cosa, lei non e’ Marialuisa De Cesare ?”
“Certo”
“E allora venga, ho qui il suo portafoglio, venga che glielo rendo”

Tranquillizzata ma un po’ scioccata dai metodi poco ortodossi del poliziotto, corsi in questura e mi catapultai nel suo ufficio .
Era uno degli ultimi a sinistra, appena entrati .
Lui in quel momento era fuori, ma due colleghi che lavoravano con lui , mi dissero di aspettare .
Venne immediatamente .
Aveva i capelli bianchi, un gran sorriso, l'accento meridionale e la voce scoppiettante come l’avevo sentita al telefono .
Mi dice che quella mattina a fine turno, una volante, aveva trovato il mio portafoglio per terra, nei pressi di via Santo Stefano, e l’avevano recuperato .
Mi mostra i documenti e il libretto, chiedendomi se manca qualcosa, e poi il portafoglio a parte .
Dico che c’e’ tutto e scanso da parte il portafoglio e i portadocumenti .
Gli dico di metterli da parte, o di buttarli, che non li voglio .
Sapendo che studiavo farmacia, con un sorriso mi dice che si vede che faccio una facolta’ scientifica, che probabilmente non voglio roba sporca .
E io gli rispondo che non e’ per quello .
E’ solo che il pensiero che roba mia sia stata in mano a un estraneo, un ladro, non mi piace proprio .
Dal mio racconto, il poliziotto intuisce che c’e’ qualcosa che ancora mi inquieta, e da bravo sbirro mi da’ il la, e io parto con la storia del commissariato e del perche’ sono finita dai Carabinieri .
Siccome non mi faccio pregare, quando si devono dire sciocchezze, gli faccio capire che i poliziotti, non e’ che mi stiano tanto simpatici e che preferisco i Carabinieri .
Sempre sorridendo e per nulla adirato, lui mi dice che non ha nulla contro i Carabinieri, che anzi ha un fratello nell’Arma, e dopo tanti anni credo fosse una storia buttata la’ per farmi felice, e per farmi capire che non c’e’ rivalita’ .
A questo punto c’e' da fare il verbale .
Lui prende la macchina da scrivere e inizia, ma si vede lontano un miglio che non lo faceva da tanto, pero’ forse quello era un altro messaggio per spiegarmi quello che effettivamente un poliziotto vale da un punto di vista umano e che noi non capiamo .
I due poliziotti piu’ giovani lo guardano divertiti, e dopo poche righe lui si arrende, inventando qualche impegno fuori e lasciando il compito alla poliziotta con la scrivania di fronte .
Di ritorno e terminate le formalita’, mi sta quasi per salutare, ma mi sento cosi’ colpevole dinanzi alla sua gentilezza e bonta’ d’animo, che gli chiedo di farmi parlare con il poliziotto che era di pattuglia quella mattina e che mi ha trovato il portafoglio .
Con un’espressione un po’ sorpresa ma felice mi fa “lo vuole salutare ? ma certo, la accompagno io alle volanti , vicino all’ingresso”

E cosi’ andammo nel famigerato comparto volanti, quello che alcuni anni dopo, si scopri’ essere stato il reparto di Roberto Savi, e li’ non trovammo l’agente che ormai era andato a casa .
Il poliziotto chiede a uno delle volanti se era ancora in giro perche’ lo volevo ringraziare .
Un collega, giovane e alto come una torre, gli risponde “ chi, l’incombente ?”
Con espressione accigliata, e forse preoccupato che lo spilungone potesse mandare in malora tutta l’opera di pacificazione per promuovere l’immagine della polizia, fatta su di me, il poliziotto quasi urlando replica “l’incombente come tu la chiami, e' qui, la signorina voleva ringraziare il collega” .
Tra l’imbarazzato e il divertito, il poliziotto piu’ giovane dice che dara’ il messaggio non appena lo vedra’ al turno successivo .
E cosi’ saluto e parto per nuove avventure

Tuffi nel passato 1 (Perche' il caso Pisani non mi convince)

Un pomeriggio di tanti anni fa, fui derubata mentre andavo a casa di una mia amica a studiare .
Mi trovavo sulla linea 13, perlomeno dopo aver ricostruito il fatto, quella era la parte del tragitto sulla quale il ladro mi becco’, con lo zainetto sulle spalle, il portafoglio nella tasca esterna e la musica ad alto volume nelle orecchie .
Mi accorsi del furto solo quando tornai a casa, verso le nove di sera .
Era Venerdi’ e non sapevo che fare , cosi’ aspettai la mattina seguente per la denuncia .

Mi recai al commissariato piu’ vicino, a due passi da casa mia, vicino all’ospedale Maggiore .
Avevo gia’ avuto una brutta esperienza con loro, quando avevo perso la carta d’identita’.
Mi dissero che dovevo portarmi io il foglio per la denuncia, e giovane e arrogante qual ero, la cosa non mi era piaciuta affatto .
Per la denuncia del portafoglio pero’, mi dissero che il foglio per batterla era a carico loro, ovvero dello Stato, perche’ ero parte lesa . Bella soddisfazione .
Il poliziotto comincio’ a scrivere e a chiedermi le generalita’ . Poi passo’ ai dettagli di quello che avevo perso, patente, carta d’identita’ e libretto degli assegni .
Quando mi chiese nome e numero dei documenti, risposi stizzita che era improbabile che lo sapessi, che mi premeva fare la denuncia per bloccare il conto in banca, che almeno finisse di scrivere quel foglio, cosi’ lo avrei portato in banca Lunedi’ mattina almeno .
Lui mi rispose con pacatezza che senza gli estremi dei documenti, la denuncia non era valida, e che comunque la banca non la avrebbe accettata .
Quindi era meglio aspettare Lunedi’, chiedere con calma a mamma e papa’ giu’ a casa , gli estremi di patente e carta di identita’, e alla banca tutti i codici del conto , e poi tornare da lui a fare la denuncia .
Ancora piu’ stizzita, quando si e’ giovani si e’ spesso stupidi, gli urlai che se nel frattempo il ladro avesse emesso assegni , Lunedi’ in galera ci sarei andata io .
Il giovane poliziotto mi rassicuro’ dicendomi che non sarebbe successo nulla del genere, e che l’unica cosa da fare era seguire la procedura da lui indicata .

Tornai a casa, ma non mi rassegnai .
Nella mia mente non era possibile che qualcuno seguisse quella logica .
Dovevo assolutamente fare la denuncia .
Mi incamminai verso il centro , ero a Bologna, e quando incontrai una pattuglia dei carabinieri , mi feci indicare la caserma piu’ vicina per fare denuncia, e li’ mi recai .
Manco a dirlo, essendo un Sabato Italiano, di gente in caserma c’eravamo solo io e un paio di giovani militari .
Dopo un inizio alquanto formale, cominciammo a chiacchierare e venne fuori la mia passione per l’Arma .
Ne sapevo piu’ di loro di pattugliamenti, investigazioni, generali e colonnelli .
La storia di come ero stata derubata logicamente provoco’ grande ilarita’ .
Dubito che molti se ne vadano in giro sull’autobus a Bologna con il portafoglio pieno di documenti e assegni e con la musica ad alto volume .
Dopo mezz’ora la stanza si era riempita di Carabinieri che sorridevano e parlavano con me come farebbero dei fratelli maggiori .
Mi spiegarono l’errore che avevo commesso e mi esortarono a comportarmi con piu’ cautela per il futuro .

continua

giovedì 1 settembre 2011

Un tuffo nel passato

L'operazione Pilastro (dal nome del quartiere più degradato della città), fu all'origine di un'altro clamoroso messaggio alla società emiliana,anche questo inascoltato. Dopo qualche settimana dalla decisione del massimo organo della magistratura sulla rimozione del Procuratore capo, venne programmata la più grande maxi-operazione mai realizzata in Emilia Romagna, l' operazione "Pilastro": 180 arresti, un intero quartiere di Bologna circondato e messo sotto sopra.
Quella mattina, di prima mattina, al Pilastro erano presenti decine di giornalisti della televisione e della carta stampata, ovviamente preavvertiti. La mattina stessa si tenne una conferenza stampa con Bruno Siclari, capo della Direzione Investigativa Antimafia nazionale: tutti i telegiornali quel giorno aprono con questa notizia: "Maxi operazione antimafia :a Bologna, sconfitta la "Quinta Mafia"". Tutti i quotidiani il giorno dopo hanno questa come notizia più importante della prima pagina.


Anche in questo caso il giudice Carlo Ugolini lanciò un messaggio chiaro e netto: non firmò quella maxi operazione, non appose la sua firma a quella che giudicava una maxi sceneggiata e che venne firmata solo dagli altri due componenti della DDA bolognese. Nessuno colse questo segnale, nemmeno i giornalisti che lo segnalarono distrattamente. via Studio Legale Ugolini

Non e' che non lo colsero .
I giornalisti di nera e giudiziaria di allora a Bologna, ma suppongo anche altrove e anche oggi, erano un branco di sanguisughe alla ricerca di scoop, pronti a saltare sul primo investigatore disponibile, e molti, in questura e in procura in quegli anni, si prestavano al gioco .

A posteriori, e soprattutto dopo la mirabolante operazione di Baglioni e Costanza, con la regia dietro le quinte del Dick Tracy di sempre, fu facile sparare a zero sull'impianto giudiziario del processo pilastro e sul dott. Spinosa che lo mise su, assieme ad altri investigatori che poi pero' non andarono alla gogna con lui .
Seguii quel processo con passione, e non vi erano pochi indizi, ma molto frammentati e insufficienti per un verdetto di colpevolezza al di sopra di ogni ragionevole dubbio , nella stessa maniera in cui ve ne erano troppi e troppo celebrati, nel processo Savi a cui pero' non ho assistito .
C'erano molti elementi validi nel processo pilastro, che avrebbero meritato una ulteriore disamina alla luce delle nuove indagini, ma a quel punto non interessava piu' .
La verita' ufficiale era piu' che sufficiente .

Il dottor Spinosa , coincidenza adesso mi pare d'aver letto essere nella mia regione, era un tipo un po' petulante, a tratti scontroso e molto puntiglioso, un cocktail efficace per costruire un buon magistrato, ma di certo non sufficiente per attirarsi le simpatie di colleghi e giornalisti .
Lo ricordo con stima e anche con affetto perche' condivido con lui la fede cestistica fortitudo .
Il dott. Ugolini era uno di quelli piu' defilati e che meno faceva notizia, ma non ho seguito molto le sue inchieste quindi non saprei dire se i suoi rifiuti siano legittima prova di serieta' sua e faziosita' di altri o che .

domenica 19 giugno 2011

Bobo, i giornalisti che dicono le stronzate, i barbari sognanti e sciacquati la bocca prima di parlare

Ebbene, si', ho avuto anch’io il mio momento leghista, da studentessa meridionale all’universita’.
Erano i tempi in cui da privilegiata campavo con la paghetta di papa’ e quindi mentre andavo in giro mi sentivo un po’ bolognese anch’io .
E ci credevo quando mi dicevano che loro non ce l’avevano con i meridionali onesti, ma solo con la Roma accentratrice e con le amministrazioni parassite del Sud .
Mi feci anche la tessera per un paio d’anni .
Allora Bologna era ancora la rossa, quindi i dirigenti locali della lega, piu’ che aprire l’ufficio ogni tanto e mandare qualche lettera d’aggiornamento a casa, che internet non c’era ancora, non facevano .
E poi una sera venne Bossi a parlare, nella sala vicino a porta San Felice .
C’era un po’ di tensione nell’aria perche’ quello era territorio degli studenti di sinistra, tipo leoncavallo, studenti per modo di dire, fuoricorso da una vita come me .
Era il Bossi del ce l’ho duro, quello che infiammava le folle .
A dir la verita’ non disse niente di particolarmente sconveniente, nemmeno un insulto ai meridionali .
Mbeh allora tutti sti profughi, rom, zingari, africani, non ce n’erano manco tanti .
Era il Bossi che stava all’opposizione, che vedeva crescere il consenso comizio dopo comizio, quello della Padania libera .
Fece un discorso molto bello, solido, aveva gli obiettivi chiari in mente . Infiammava gli animi .
Io che lungimirante non sono, non ci avrei scommesso una lira su una lega al governo .
E infatti sono stata smentita .

Cosi’ a mezzodi’ tra un raviolo e l’altro mi vedo quest’altro Bossi, che continua a strillare come un capopopolo normalmente fa.
Ma sono passati vent’anni, Bossi ha un po’ di capelli in meno, qualche voto in piu’, e’ stanco e non mi e’ piaciuto .
E non e’ per la malattia .
Non e’ piu’ solido come prima .
Deve barcamenarsi tra una folla di barbari sognanti, come li ha definiti Maroni, e un Silvio che per ora e’ l’unica alternativa .
Gli rifila un po’ di sciocchezze sulle missioni da abbandonare e gli racconta la storia di Berlusconi che all’atto della firma si e’cagato sotto .
E’ un Bossi piccolo piccolo, che deve insultare i giornalisti che scrivono stronzate, e che chiama Bobo in aiuto, un Bossi con la pancia piena e poche idee .

E il Maroni inzia lo scio’ e ci snocciola tutti i risultati ottenuti dal suo ministero, come se polizia, carabinieri e magistrati prima che arrivasse lui stessero la’ a girarsi i pollici, e ci dice quanti africani ha rimandato a casa e che l’Europa ha scocciato, e che dobbiamo smettere di combattere la guerra .
Nessuno l’ha informato evidentemente, delle dichiarazioni di Robert Gates, che ha detto che se non mettiamo piu’ soldi nelle missioni NATO, l’Ammeriga ci lascia .
E Mentana, che da quando ha saputo di Santoro, sta in video tipo la maratona di New York, ha organizzato un bel dibattito, co’ Alemanno che se gli tolgono i ministeri si taglia le vene, e Salvini che gli dice, prima di parlare con me sciacquati la bocca .
E dire che io che non sono lungimirante ci avevo posto tutte le mie speranze di Musulmana su quel Matteo li’, che il Venerdi’ prima del ballottaggio dalla Gruber aveva detto, sulle moschee se ne puo’ parlare .
Poi pero’ lady Mestizia e il boss dissero che non era cosa .

E’ un’ Italia un po’ cosi’ : piccola, piccola , troppo piccolina .