giovedì 5 settembre 2013

Su genitore1 e genitore2

Non posto nemmeno il riferimento, perchè ormai la vicenda è nota.

Quando ero piccola, abitavamo in un paese del chietino, chiamato Pretoro.
Quasi ogni giorno, andavamo su per la montagna e ci stavamo una mezza giornata, che a me l'asilo non piaceva.
Già da allora, ero un tipo abbastanza ribelle.
Un giorno mia madre mi indicò una mucca, ed esclamò: guarda, quella è la tua mamma.
Lì per lì non capii, e rimasi perplessa.
Quando diventai un pò più grandicella, mi raccontarono la storia.

Appena nata non riuscivo a bere il latte materno, che subito lo tiravo fuori sotto forma di diarrea.
Una volta mia madre, di ritorno da scuola, trovò la nonna accanto alla culla che piangeva, e che si diceva sicura che sarei morta.
Ero sepolta completamente dalla mia pupù.
Allora si rivolsero ad un pediatra de L'Aquila, che allora ce n'erano pochi. Bisognava andare lontano.
Questi pretese che ogni giorno mio papà gli portasse, tutte le cacche fatte, e suddivise per orario.
Il verdetto finale stabilì, che il latte da provare, era quello fresco di vacca.
E tale fu.
Da allora la pupù non mi sommerse più.

Io capisco l'assessore veneto, e anche la Kyenge che dice che se può servire, bisogna adottare questa denominazione.
Però una cosa è essere chiamata figlia di vacca, altro è, essere concepita figlia di genitore1.

Nessun commento:

Posta un commento