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martedì 16 settembre 2025

If you don't have it in the sac

 Oggi si apre finalmente una fase di verifica e di chiarezza, nell’interesse esclusivo dei cittadini. La Commissione, composta da figure di grande esperienza, avrà il compito di accertare i fatti e restituire fiducia nelle istituzioni. Imma Vietri FdI

Solita bagarre politica in carico al ministero dell'interno.

Quando mandano Roberto Di Legami vuol dire che il sospetto che ci sia qualche gatta da pelare non è vano.

Grande poliziotto. 

Sbagliò a mantenere la postura da sbirro antimafia in altri ambiti di carriera.

E pagò pegno.

giovedì 7 settembre 2023

Ufficialmente

“Nessuno riuscirà a convincermi che dietro di loro (gli Occhionero, ndr) non c’è nessuno. E siccome in Italia le cose sono [...] così oscenamente semplici [...] nel 2022 è offensivo pensare che non si riesca a capire”. il giornale

Roberto Di Legami è un bravo investigatore. A volte mostra la tendenza a fissarsi sulle cose.

L'impressione che rimane di quella vicenda, è che all'epoca qualcuno volesse chiuderla nel più breve tempo possibile. 

Il prefetto Gabrielli, che non è mai stato il tipo di capo da chiacchierate core a core, ha solo eseguito il compito.

Forse c'era anche qualche collega ansioso di fare fuori Di Legami .

Ma si tratta sempre di ipotesi e teorie.


venerdì 22 giugno 2018

A futura memoria. Hanno di nuovo stato i servizi.

"Me ne sono lagnato in modo formale - ha detto l'ex pm all'Agi - a futura memoria, perché non si dica che nel silenzio abbia avallato una scelta così sbagliata nel metodo e nel contenuto. 
Ripeto: un pentito dice che ci sono i Servizi e i boss che mi vogliono morto... resto in grave pericolo".huffington

Non si capisce se dritti o deviati.

Ho scritto ampiamente della questione delle scorte, dopo essermi documentata attraverso fonti aperte istituzionali, all'epoca in cui tornò a galla la polemica proprio sulla scorta di Saviano nell'era Manganelli buonanima che si affrettò a dire, nonostante nell'occhio del ciclone ci fosse uno dei suoi pupilli, che anzi gliela avrebbero incrementata.
Mi permetto di sorridere di certe dichiarazioni. Una scorta non si toglie con tanta leggerezza.
Purtroppo il polverone mediatico del momento assegna a certe vicende un significato politico.
E d'altra parte se uno è veramente preoccupato di certo non si limita a lagnanze formali.
Se la memoria non m'inganna, quando intraprese il nuovo percorso lavorativo, il dottor Ingroia lo fece con l'intenzione di non rifiutare sostegno ad alcuno se convinto della sua innocenza.
I tentativi di contatto da parte della signora Riina potrebbero appunto essere giustificati in tal modo.
Seguendo il dottor Di Legami, oltre al mondo dei ragazzi e delle banche, ho scoperto anche l'Ucis. Avevamo capito che lo avevano piazzato all'ufficio analisi.
Da un organigramma reperibile sul sito della polizia di stato, presumibilmente recente, risulta all'ufficio formazione del personale. Incarico impegnativo anche quello.
Ma conferma l'impressione dell'epoca.
Qualcuno non deve proprio amarlo e paga ancora per presunte colpe non sue.
Chissà che fine ha fatto. Sono rimasta affezionata perchè, oltre che bravo e un pò bizzarro, non pensavo esistesse creatura umana al mondo con una vita più ingarbugliata della mia.

domenica 27 agosto 2017

E mazziato

Il governo prende atto che la clamorosa inchiesta della procura di Roma sui fratelli Occhionero, e su quel virus informatico che aveva infettato il cellulare di Matteo Renzi come di tante altre personalità della politica, fino al presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, ha messo a nudo una debolezza strutturale dell’Italia. Perciò il ministro dell’Interno, Marco Minniti, in Parlamento ha annunciato interventi «che determineranno un salto di qualità nella difesa dei sistemi informatici italiani». Ci si prepara a modificare l’intera architettura istituzionale. «L’innalzamento degli standard di sicurezza cibernetica nazionale è uno degli impegni prioritari del governo, con un vero progetto di cyber-security». lastampa

Dopo l'inchiesta Occhionero, di scarso interesse e complessità a detta dei massimi esperti di cyber (e infatti non ci sono stati nemmeno risvolti internazionali), la polizia postale è praticamente scomparsa sotto il profilo mediatico.
Di Legami è stato mandato a presentarla come se fosse l'inchiesta del secolo e poi ci ha rimesso le penne per le solite lotte interne tra gli apparati di sicurezza. Probabilmente è anche rimasto vittima di qualche piccola vendetta personale.
Se può essergli di consolazione, a oggi rimane uno dei pochi servitori dello stato degni di tale definizione.

lunedì 3 aprile 2017

Sarà utile distrattamente

È una rincorsa continua: questi crimini si evolvono rapidamente, dobbiamo stare al passo. 

Citando la filosofa Hannah Arendt, il cyberbullismo è davvero la banalità del male. 

Sarà utile, ma online sono già punibili diffamazione, ingiuria, stalking, molestie. 

Uno studio dell’ateneo americano di Stanford 

Non sono d’accordo nel criminalizzare il mezzo. 

faccio la spesa online. 

...mio padre, che pure faceva tutt’altro mestiere, mi portò il modulo per il concorso in Polizia e io lo firmai distrattamente Dati tratti da un’indagine appena diffusa dal portale Skuola.net
donnamoderna

La simpatia fatta persona.
Per forza che non lo criminalizza. Ci campa.

La polizia postale non ha fiatato per dire che quella legge è stata costruita apposta per impedire il libero pensiero. Sennò il governo gli toglieva il business.
Chi di spada ferisce, di spada perisce. Vediamo quanto dura il castello di cifre.

A parte la fuffa, a Di Legami mancavano le foto provocanti.
Ma che s'addà fa per riaverlo in circolo ?
Va bene anche con le solite pose da orsacchiottone siculo.

lunedì 20 marzo 2017

Poi mi taccio due

È la forza della rete. Ovunque mi trovi, posso coordinare indagini, leggere notizie, ricevere e-mail, sms, whatsapp… però, ogni tanto, lo ammetto: online organizzo anche vacanze e faccio shopping.

Però dobbiamo imparare a dominarla, limitandone i pericoli. Per cui, tornando a Tinder: se vuoi andare a un incontro al buio, vai pure… Però magari fatti accompagnare, scegli un luogo pubblico…

Scriva che gli diamo la caccia ogni secondo di ogni giorno.

Il terrorismo viaggia spesso in rete, i social sono territori di conquista, ma vigiliamo anche su vari tipi di truffe e proteggiamo le infrastrutture informatizzate di interesse nazionale.io donna

Una foto posata con sguardo intenso manca nel repertorio di Di Legami.

Dopo i Van Gogh c'è stato un altro recupero "casuale" di opere d'arte da parte della Guardia di Finanza. Cave Toschi. Vi si magna tutti.

Quanto mi manca Di Legami.
Ma se faccio domanda mi mandano almeno una sagoma in cartone ?

A domanda sui voli di stato, Angelino ha risposto che la scorta gliela hanno data per la lotta fatta alla mafia e agli imam radicali.
Viste le osservazioni fatte dal capo della polizia proprio il giorno della decapitazione, il direttore dell'Ucis ridimensionerà questa scorta così necessaria ?

venerdì 3 marzo 2017

Jump the goat

Ma non è che il "siluramento" di Di Legami è stato posto in essere per evitare di fare la fine del generale Del Sette ? A Gennaio ormai si sapeva tutto.
Se non si riesce a trovare un indizio qualsiasi che dimostri una qualche responsabilità di Matteo Renzi nell'intera vicenda, rimane sul tavolo l'ipotesi concreta della soffiata da parte di Del Sette.
Sempre per quella storia della norma entrata in vigore in Settembre, non solo il comandante generale era tenuto a sapere. Ma trattandosi di una questione che riguardava la Consip, per forza di cose avrebbe dovuto parlarne con il presidente del consiglio.
Rimanendo così le cose, con Renzi fuori dalla scena, sarebbero lui e Saltalamacchia a pagare per la rivelazione . Capri espiatori. Il prefetto Gabrielli ufficialmente non sapeva, ma aveva bisogno di metterlo nero su bianco.

martedì 28 febbraio 2017

L'irresistibile giramondo

L’IRRESISTIBILE ASCESA E CADUTA DI UN CYBERPOLIZIOTTO
Perchè Roberto Di Legami non è uno “sbirro” qualsiasi. 55 anni, palermitano giramondo, ha un passato nell’Arma dei Carabinieri che ha sempre rivendicato con orgoglio, al punto da suscitare le ire dei suoi nuovi colleghi, che non vedevano di buon occhio il cappello da Carabiniere che lui teneva gelosamente nel suo ufficio. “Come potrei rinnegare un passato glorioso?” ribatteva lui.
Umberto Siniscalchi


Roberto Di Legami è uno di quelli che non sono riuscita ad inquadrare appieno pur avendo un discreto numero d’informazioni. Non ho mai capito ad esempio, perché ha lasciato l'Arma dei Carabinieri e anche perché si è esiliato in Olanda.
Non sono nemmeno mai riuscita a considerarlo poliziotto.
Del carabiniere possiede due caratteristiche fondamentali.
La meticolosità e la bizzarria.
Immagino che il trasferimento a Den Haag fosse parte di quella sorta di norma non scritta che prevede che un poliziotto importante sottoposto a indagine e processo se ne stia nascosto finché passa la bufera. Ed è andato lontano per motivi di sicurezza. Dieci anni in Olanda però sembrano troppi. E' un posto bello, ma troppo nordico. Secondo i resoconti dell'Europol le mogli riescono a trovare facilmente lavoro e i figli godono di buona sistemazione e agevolazioni finanziarie per gli studi. Probabilmente si è trattato di una scelta a lungo termine di carattere familiare. Di Legami ha inoltre fiuto per le occasioni. Mentre il poliziotto ordinario ha preso al volo la novità rappresentata dalla polizia postale, ben supportata dalla politica e dai poteri forti, per ritagliarsi un ruolo che richiedesse meno fatica e spostamenti, lui puntava al vertice e ci è arrivato. Proprio questo suo profilo sfuggente ha reso difficile comprendere le ragioni della sua cacciata. Difficile credere che sia stata una figuraccia targata Mentat o un cognome sbagliato a farlo fuori. Non è difficile invece ipotizzare che qualcun altro nella catena di comando sia stato salvato. Da quelle parti venderebbero l'anima pur di non lasciare. Pare impossibile che sia stato lui a sbagliare, ma perché stare al gioco e gettare la spugna così facilmente? Cos'è che lo rende così in apparenza inerme? O si è trattato di una questione personale ?

venerdì 17 febbraio 2017

Pansa piglia tutto

Il nuovo decreto attribuisce poi al direttore generale del Dis il compito di definire linee di azione che dovranno portare ad assicurare i necessari livelli di sicurezza dei sistemi e delle reti di interesse strategico, sia pubblici che privati, verificandone ed eliminandone le vulnerabilità. Per la realizzazione di tali iniziative è previsto il coinvolgimento del mondo accademico e della ricerca, con la possibilità di avvalersi di risorse di eccellenza, così come una diffusa collaborazione con le imprese di settore. corrieredellecomunicazioni

Questo non se ne va nemmeno l'anno prossimo.
Io volevo Alberto al Dis e mo ?

Rimane il Cnaipic al quale il nuovo direttore del Dis  aveva dedicato mezzo discorso alla sua prima uscita come fosse ancora a capo della polizia e si fa un doppione dentro ai servizi.
Quattrini a palate per tutti.
Se fossi Di Legami a 'staggente per la scorta riserverei le macchine vecchie con le banane nel tubo di scappamento. Pure la storiella rifilata dalla giornalista del Guardian serviva allo scopo.
Chissà quanto pagano per questi servizietti.
S'abbenedica.

Ma la struttura che aveva ideato l'Aise per Carrai che fine ha fatto ?
A proposito di Aise, il generale Poletti è finito qua . Che poteva lasciare da sola la Franchina ?
Retorico anche chiedersi che clientela hanno.

lunedì 6 febbraio 2017

Punto interrogativo Punto esclamativo

È costantemente connessa, ai limiti della dipendenza. Con l'iWatch controlla i messaggi in arrivo, iPhone alla mano per le telefonate. Online legge le notizie, online organizza le vacanze, e online fa shopping. "Casa mia è un via vai di pacchi", dice. Un'innamorata della tecnologia. Dall'11 gennaio scorso Nunzia Ciardi, due figli e un marito veterinario, è il nuovo capo della Polizia postale e delle comunicazioni. È la prima donna a dirigere la struttura che contrasta il crimine informatico. Ascolta Guccini, suona la chitarra ed è entusiasta: "Spero di trasmettere la cultura della sicurezza a ogni livello". Repubblica

Che invidia.
Una donna che è ed ha tutto.
Io di telefono ho un modello base.
L'ultimo ricordo dell'Oman. Comprato in emergenza all'aeroporto.
Se mi perdessi non mi troverebbe nemmeno l'ingegner Zambonini.
Non credo comunque che il prefetto Rizzi lo manderebbe.
L'ultima chitarra posseduta e persa era una balalaika comprata ai magazzini Gum. Nel Golfo amavo ascoltare i laughing doves. Emettono un suono gonfiando il collo senza aprire il becco. Da noi c'è una varietà simile. Una specie di piccione.

A parte il fatto che ha figli grandi, e lo disse giusto per caso nel corso di un'audizione parlamentare, non sappiamo niente della vita privata del dottor Di Legami. Che è fondamentale per un poliziotto della postale. La polizia del mulino bianco.
L'immagine bucolica del dottor Apruzzese che correva appresso al figlio in rete per smascherarne le identità era tranquillizzante .
Come usa Internet Di Legami ? Che fa nei weekend ? Preferisce il mare o la montagna ? Che libri legge ? Robe peruviane come il dottor Galzerano ? Che mestiere fa la moglie ?
Cervellini ha due figli bellissimi. Sembrano americani. Altissimi.
Non si direbbe che sono figli di un tagliacozzese. O tagliacozzano. Boh.

"Si fa presto a dire banale, a dir la verità non lo trovo così banale. Se lei, dopo che ci siamo incontrate, riceve dal mio indirizzo una email con un allegato e il messaggio: ecco il documento che aspettava, che fa: non lo apre?!". 

Infatti il dottor Di Maio non l'avrebbe aperta perchè non la aspettava.
Immaginavo che qualcuno là dentro fosse convinto che Eye Pyramid in fondo sia stata una inchiesta epocale.
Il direttore del Dis dovrebbe inviarle un mazzo di fiori.
In fondo gli ha tolto un pò di castagne dal fuoco  e portato più potere e fondi. Che non guasta in quella selva oscura chiamata servizi.


venerdì 3 febbraio 2017

Per questo motivo

Ritengo, inoltre, necessario riferire che il vertice del Dipartimento della pubblica sicurezza ha preso cognizione dell'esistenza dell'indagine stessa solo nell'imminenza dell'esecuzione dell'arresto dei fratelli Occhionero, avvenuto, come già ricordato, il 9 gennaio, mentre la prima disclosure dell'indagine era avvenuta il 5 ottobre 2016, per effetto delle perquisizioni domiciliari.   
Tale ritardo ha concretizzato, da parte del funzionario responsabile – che ricordo non rivestiva alcuna qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria –, un comportamento non coerente con gli obblighi di comunicazione alla scala gerarchica delle notizie relative alle informative di reato e ai successivi sviluppi investigativi e, contemporaneamente, non ha consentito di avviare una tempestiva ed assolutamente doverosa attività di protezione dei dati dei soggetti istituzionali bersaglio delle attività di intrusione.   Per questo motivo, il 10 gennaio scorso, il capo della polizia ha trasferito il direttore del servizio polizia postale e delle comunicazioni ad altro incarico, nell'ambito del Dipartimento della pubblica sicurezza. Marco Minniti

A me pare che anche il resoconto del ministro sia esagerato.
Ha parlato di vicenda grave in relazione ad alcuni accessi o tentativi mal riusciti verso indirizzi di posta che presumibilmente venivano anche poco usati. La collaborazione con l'Fbi è consistita in quel tipo di supporto tecnico-burocratico necessario per acquisire dati da un Paese straniero.
I paroloni usati per descrivere l'azione del malware possono spaventare ma il problema è accertare quanto e cosa esso abbia carpito. Se non conosciamo perimetro di attività ed interessi degli indagati è inutile anche discuterne.

Come ha giustamente osservato l'onorevole Romano, non siamo in presenza di un caso di cyber spionaggio.  A questo punto però, bisogna scindere l'inchiesta dal clamore mediatico provocato.
L'indagine ha messo in evidenza quanto conoscevamo o sospettavamo.
Le istituzioni, allo stesso modo dei normali cittadini, soffrono di bassa cultura digitale ma anche di molto pressappochismo.
C'era bisogno che il dottor Di Legami riferisse dell'indagine affinchè i dati del presidente del consiglio o quelli del vicedirettore dell'Aise e di altri personaggi venissero messi in sicurezza ?
E qui entra in gioco il clamore mediatico.
Per esperienza con altre vicende seguite, non darei per scontato che l'esagerazione della stampa sia dovuta prevalentemente alla poca conoscenza della materia in questione.
Le conseguenze pratiche dell'episodio montato sui media, sono che si ritornerà a mettere mano alle norme e ai fondi da assegnare e poco si è discusso delle presunte manchevolezze degli apparati di sicurezza. Chi si è dato da fare per montare un caso di cyber spionaggio sulla stampa puntava proprio in quella direzione.

Stando alla versione ufficiale il direttore della polizia delle comunicazioni ha disatteso una norma e quindi è stato punito come il capo della polizia ha ritenuto in base alle regole .
E' paradossale comunque, che l'intera vicenda sia stata trasformata in qualcosa che presumibilmente non è, per coprire altre colpe e il malfunzionamento di un intero sistema .
E Roberto Di Legami, che è persona di elevata caratura sotto il profilo umano e professionale, era quello che più di tutti si era speso non solo per mettere in guardia dai pericoli, ma per chiedere interventi concreti e immediati.
Una parodia nella parodia.

mercoledì 25 gennaio 2017

Accelerata definitiva

L’inchiesta che ha portato all’arresto i fratelli Occhionero, che avrebbero attaccato 18 mila account compresi quelli di Matteo Renzi, Mario Monti e Mario Draghi, ha impresso l’accelerata definitiva. Formiche

E chiudiamo il Di Legami day con la voce di Messa che è una specie di presidente del consiglio ombra.

Da parecchie settimane non si hanno più notizie di operazioni coordinate dall'antiterrorismo di Roma e pure la postale, autoproclamatasi esperta in materia con l'aiuto dei mediatori culturali, non s'è più sentita. Il Fabuozzi show è stato l'unico canto del cigno nel deserto.
Ci voleva qualcosa di più forte per convincere il governo a sganciare quattrini e nomine. L'indagine Occhionero e la cacciata del dottor Di Legami (avvicendamento) costruite ad arte sui media, hanno dato la stoccata finale. La telenovela Blengini era parte del gioco politico di contorno.
A questo serve un capo di polizia transitato nel Sisde e un ex-capo attuale direttore del Dis. A fare la quadra sugli interessi.
Chissà com'è contento il colonnello De Caprio di essersi arruolato nell'allegra brigata dell'Aise.

Victims we know them so well

Lo stesso dottor Di Legami, dirigente superiore e quindi “non” ufficiale di PG, a regola non doveva nemmeno lui conoscere i dettagli delle investigazioni in corso e quindi – anche volendo – non poteva informare nessuno, né alcuno dei suoi dipendenti doveva dare a lui alcuna notizia riservata. Nel lasso di tempo intercorso tra l’inizio di perquisizioni e arresti e la comunicazione ai media forse si potevano trovare 10 minuti per anticipare (senza pregiudizio per le indagini) quel che la stampa avrebbe riportato a caratteri cubitali o riportato in apertura dei tele radiogiornali.
Umberto Rapetto

Ma in quei dieci minuti o più, la Ciardi e Gabrielli del Cnaipic che cosa (non ?) hanno detto al dottor Di Legami ? Perchè al capo della polizia è venuto un momento d'isteria tale, da fargli fare una mossa a dir poco stupida visto che genera dubbi sulla leadership che veramente esercita in seno alla polizia di stato ?

C'è un caso

C’è un caso recente: al Dis, come alla Polizia Postale, arrivò la segnalazione dell’Enav di un’insidia informatica poi rivelatasi parte delle attività dell’ingegnere romano Giulio Occhionero finite nell’inchiesta della procura di Roma. marco ludovico


E il Dis aveva bisogno della segnalazione dell'Enav ?

Quindi avevo capito bene.
Di Legami ha pagato per coprire l'inefficienza dei servizi più che per il famigerato cortocircuito informativo. Ma a chi vanno attribuite certe responsabilità e pagherà anche lui (o lei) ?
Quello dell'Aise che se ne va senza titoloni evidentemente.

Che poi, la storia che era già pronta la struttura ideata dall'Aise e il problema era solo Marco Carrai, o che i politici hanno la consapevolezza dei rischi ai quali è esposto il Paese, quella è roba buona per farsi i selfie.


Foto Barchielli 

lunedì 23 gennaio 2017

Dal camper alle scorte

Povero direttore.
Dalla bellissima Eleonora Daniele che spesso lo affiancava nelle manifestazioni in cui la polizia postale era protagonista, agli incontri periodici con due dinosauri dei miei amati servizi segreti.
Magari gli hanno pure tolto il numerino raro della Tnt broadband per rifilargli il vecchio 212 ministeriale della Telecom. Comunque non gli è andata proprio male. Non ha fatto nemmeno un giorno di disoccupazione.

Aisi e Aise sono solo due degli interlocutori e uno dei problemi con i quali Roberto Di Legami dovrà confrontarsi nel suo nuovo incarico di direttore dell'ufficio centrale interforze del personale . E' bene quindi che metta da parte qualche piccolo limite caratteriale che ben nasconde dietro l'espressione serena e si armi di buona pazienza per rintuzzare eventuali attacchi.
L'Ucis è un ufficio interforze istituito all'interno del dipartimento di pubblica sicurezza per ovviare all'evidente mancanza di coordinamento e scambio di informazioni che creò molte polemiche all'indomani dell'omicidio Biagi. E' articolato in quattro sezioni che si occupano tra l'altro di raccolta e vaglio di informazioni provenienti dalle sedi territoriali all'interno delle prefetture e degli scambi continui in sede centrale tra rappresentanti di forze dell'ordine, servizi di informazione e magistratura. Sistema altamente informatizzato a detta del ministro. Il direttore non solo decide (affiancato da un consiglio) sulla razionalizzazione delle scorte, ma deve anche relazionarsi alle autorità estere in occasione dei viaggi dei soggetti attenzionati ed è responsabile della formazione degli uomini impegnati nel servizio.  Punto questo controverso, assieme ad altri, perchè molti ne lamentano l'insufficienza. Secondo resoconti giornalistici, l'addestramento nella scuola di Abbasanta sarebbe della durata di sole cinque settimane e prevede un aggiornamento di una settimana ogni tre anni.
Non c'è molta trasparenza da parte del governo sulle modalità di assegnazione delle scorte e sul reale stato del sistema. C'è da tenere per buona la relazione al parlamento del 2013 secondo la quale circa 600 persone sarebbero sotto scorta (numero poi sceso dal governo Letta a quello Renzi) con picchi massimi nel Lazio, Campania, Calabria e Sicilia. Si tratta per lo più di politici, magistrati, personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. In linea teorica di collaboratori e testimoni di giustizia si occupa il servizio centrale, ufficio spesso accusato di inefficienze e addirittura spionaggio ai danni degli assistiti, ma di tanto in tanto sui giornali compaiono notizie di pentiti il cui destino è gestito anche dall'Ucis. Gli agenti assegnati al servizio scorte sarebbero poco più di duemila e in gran parte provenienti da polizia e carabinieri. La stampa assume un ruolo centrale in una sorta di gioco al massacro che viene messo in atto spesso contro il governo. Le interrogazioni parlamentari di solito partono da articoli di giornale in cui si è parlato di riduzione della scorta o di sprechi. Lo stesso Scajola, che nel 2002 istituì l'Ucis, qualche anno fa subì attacchi per la sua scorta che sarebbe stata eccessiva. La strumentalizzazione politica fa sì che, alla fine l'ufficio non venga mai tirato in ballo direttamente. Infatti, a parte il prefetto Finazzo che fu il primo a dirigerlo, e il prefetto Basilone che vi è transitata negli ultimi anni, è difficile rintracciare i nomi dei predecessori del dottor Di Legami. Il direttore dovrebbe essere di nuovo reggente dal momento che non risulta ancora aver raggiunto la carica di dirigente generale. I sindacati di polizia altresì utilizzano l'argomento scorte al bisogno, puntando il dito contro stipendi bassi e turni troppo faticosi oppure lamentandosi del cattivo stato di manutenzione delle automobili. Il direttore dell'Ucis è affiancato nel compito da altri direttori e ha come referenti il capo della polizia e il ministro, ma anche in questo ruolo è facile tirarlo in mezzo o scaricare su di lui colpe non sue. Farebbe quindi bene a gestire se stesso al meglio e a stare attento alle insidie.



Foto Una vita da social

venerdì 20 gennaio 2017

Give Me The Reason

Altra domanda importante: per quale motivo, ammesso che sia vero, Roberto di Legami ha ritenuto di non riferire ai superiori. rischiocalcolato

E' difficile stabilire se Di Legami non abbia effettivamente riferito delle indagini alla catena gerarchica perchè il suo profilo e il bagaglio professionale portano in entrambi le direzioni.
Il direttore è uomo di stato e di legge h24. Non poteva ignorare quella circolare. Al tempo stesso è un investigatore che sa valutare i rischi, quindi potrebbe aver deciso di temporeggiare perchè non si fidava. Però ha detto in conferenza stampa che da quella che inizialmente sembrava una semplice indagine su attacchi informatici, e in seguito si è rivelata più complessa, alla fine non è emerso niente di significativo.  Quindi avrebbe dovuto comunque segnalarla ai superiori.
Ma se ha pagato per qualcun altro, gli indiziati sono due. I prefetti Gabrielli e Sgalla. Chi e perchè non avrebbe riferito al capo del governo ?
Comunque mi sto studiando l'Ucis in queste serate da terremoto e neve.
Se, come può sembrare dalla mossa improvvisa, il capo della polizia vuole proprio cacciarlo, gli ha affidato l'incarico giusto. Non tanto complesso per le capacità di Di Legami, ma molto insidioso .
Terremo d'occhio comunque.

mercoledì 18 gennaio 2017

Se la vittima riabilita il carnefice

Etichettarli come “temibili hacker”, però, mi sembra eccessivamente adulatorio.

L’ex Governatore in questi anni ha continuato ad utilizzare la vecchia mail al posto di quella “@ecb.europa.it” assegnatagli con il nuovo incarico (senza che nessuno procedesse alla normale disattivazione)? Oppure gli Occhionero hanno sparato a vuoto, non sapendo (forse a loro era sfuggito) che Draghi non lavorava più a Palazzo Koch a via Nazionale?

In termini pratici, poi, viene da domandarsi quali messaggi – da quella data – possa aver spedito Papa e chi possa essersi sognato di mandare qualcosa sulla casella di posta di una persona in evidenti guai giudiziari.

A questo punto vale la pena domandarsi chi mai ci potesse essere dietro alle sotterranee manovre degli Occhionero Brothers. Ma soprattutto, ditemi la verità e forse parlo per bieca invidia, ma c’era qualcuno disposto a pagarli?
Umberto Rapetto

Fa sorridere che il colonnello Rapetto spezzi una specie di lancia virtuale a favore di Di Legami e della polizia postale contro le sciocchezze scritte in questi giorni. Proprio lui che era capo del Gat defenestrato per volontà politica dalla polizia delle comunicazioni. Gat che per la cronaca è vivo e vegeto.
La stampa continua a battere la strada dell'onta subita dalla polizia scavalcata dalla Mentat.
Si tratta comunque di una vicenda destinata a spegnersi perchè non si presta più di tanto ad essere strumentalizzata e la cacciata di Di Legami (o avvicendamento) ha spaventato un pò tutti.
Rapetto, che è one man show, avrebbe forse reagito in maniera plateale.
E anche il prefetto Pansa, che di questioni telematiche non ne capisce granchè ma ha dalla sua esperienza e sagacia, probabilmente avrebbe gestito la faccenda in maniera diversa. Uomo cocciuto ma che sa ascoltare e valutare.

martedì 17 gennaio 2017

Black eye

Non se lo meritava.
Questa volta gli hanno giocato uno scherzo peggiore del precedente. Ma la giustizia prima o poi arriva. Quella divina di sicuro.
S'abbenedica.

إِنَّ ‌اللَّ‍‍هَ مَعَ ‌ال‍‍‍صَّ‍‍ابِ‍‍رِينَ

إِنَّ مَعَ ‌الْعُسْ‍‍ر‍ِ‍‌ يُسْر‌اً



Vignetta Gianfranco Uber

sabato 14 gennaio 2017

Elenchi

Agli atti c’è una telefonata, dell’agosto scorso, in cui emerge come l’ingegnere nucleare fosse preoccupato per l’iniziativa del presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi di chiedere, nel corso dell’audizione di Stefano Bisi (Gran Maestro del Goi, il Grande Oriente d’Italia che sarà ascoltato dalla commissione il 18 gennaio) l’elenco delle oltre 20mila persone iscritte. «La Bindi pubblicherà gli elenchi della loggia sui giornali - dice Occhionero - poiché la Commissione Parlamentare ha chiesto l’acquisizione degli elenchi a seguito della storia della Calabria». Secondo Occhionero, «la Bindi sembrerebbe intenzionata a passarli ai giornali». lastampa

La signora Bindi aggredì in tutte le maniere il maestro del grande oriente ma dalle risposte appare chiaro che Bisi non ha nessuna intenzione di dare l'elenco alla commissione.
E nessuno può obbligarlo.
Anche da questi dettagli si comprende come alla fine Occhionero sia un tipo molto determinato e capace, ma decisamente non un genio della truffa o comunque qualcuno ambito da Cia e Fsb.
Mentre in questi giorni sulla stampa italiana si sta cercando di costruire un caso in stile via nazionale, l'unico che aveva capito la reale portata dell'inchiesta e aveva inquadrato alla perfezione il profilo dell'indagato è il direttore della polizia delle comunicazioni cacciato su due piedi. Un caso ?

venerdì 13 gennaio 2017

Mentat vs Cnaipic

In conferenza stampa il dottor Di Legami ha detto che il dottor Di Maio, vista l'atipicità della mail ricevuta, l'ha subito girata alla polizia postale che ha iniziato ad investigare.
Quanto scritto nell'ordinanza di custodia cautelare, che cioè l'analisi è stata avviata dalla Mentat solutions, non contraddice il resoconto dell'ex-direttore della postale.
Le convenzioni tra le aziende e la polizia delle comunicazioni (quella con l'Enav risale al 2008) non escludono i privati che anzi lavorano assieme alla polizia. Dall'archivio del ministero dell'interno la Mentat risulta vincitrice di un bando di concorso in quanto fornitore di materiale informatico. L'aver girato la mail inizialmente alla Mentat, non ha il significato di  escludere la polizia postale e il Cnaipic. Il cosiddetto partenariato funziona in questo modo . Si lavora tutti assieme per un unico obiettivo.
Certo è, che se chi scrive su un giornale scopre l'esistenza della polpost quando arriva l'inchiestona, allora vengono fuori romanzi o film.