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mercoledì 1 febbraio 2023

Saldatura

Mi aveva colpito il fatto che questo tizio è nato a Pescara.

Però da noi non lo conosce nessuno. E manco interessa più di tanto la vicenda.

Allora mi sono guardata un po' tutti i programmi in tivvù. Salotti e dibattiti.

E' uscita fuori questa parola saldatura che tutti ripetono in maniera ossessiva.

Le parole sono importanti sia per la prevenzione che per il contrasto. Nello jihadismo fa differenza attribuire a un gruppo un orientamento aligned, affiliated, linked to. Un po' come la storia degli inspired attacks.

Anche rispetto ai sostenitori/finanziatori internazionali.

Fa differenza sul campo e per le conseguenze subite al di fuori delle aree di guerra.

Quindi aspetterei a dire che si è formato un nuovo gruppo. Vediamo a Sanremo.

sabato 5 novembre 2022

Like a complete unknown

Il modo tipico di operare, senza scrupoli, insospettì. La centrale allertò: con il collega, Dante Bombini, coprimmo strada Montefeltro. Cercavamo una Uno Rossa, ma il nervosismo del passeggero dentro una Fiat Regata bianca, ci portò a fermarli a Campanara. Già da dentro l’auto spararono una raffica di colpi. carlino pesaro

La uno bianca ha rotto una tradizione che vedeva Bologna come una città piccola e problematica ma tutto sommato tranquilla. In quegli anni si sapeva che si vedevano e facevano anche cose strane. Al buio sui colli o nelle discoteche e nelle case dei ricchi. Una sparatoria era roba da poliziotti e carabinieri.

La uno bianca ha portato alla luce una realtà ignorata o sconosciuta fatta di violenza che poteva succedere al supermercato e alle poste alla luce del giorno. Chiunque poteva finire sparato e ucciso. Insomma ha rotto l'incantesimo della magia di Bologna. E dei dintorni di provincia.

martedì 12 novembre 2019

Eagle's nest

«Aveva già portato le mappe, gli si voleva far saltare il coso col gas così saltava tutto», si sente dire in un’intercettazione. Poi il progetto sarebbe stato bloccato. «Fermi ragazzi fermi, fermi tutti, come ci si muove siamo guardati a vista», avrebbero anche detto in un’altra intercettazione in cui il gruppo di estremisti di destra decide successivamente di interrompere il progetto di far esplodere la moschea di Colle Val d’Elsa (Siena), forse perché temevano di essere scoperti. corrierefiorentino

C’era l’intenzione, come emerge da numerose intercettazioni, di far saltare la moschea attraverso la tubatura del gas. Un tentativo è andato a vuoto,  gli occhi addosso delle forze dell’ordine li avevano convinti a desistere, per il momento.radiosienatv 

Tentativo che non venne portato a termine perché uno degli indagati, un sessantenne di Siena, sarebbe stato contattato dalla polizia che aveva notato strani movimenti vicino all'edificio. "Noi, come ci si move, noi siamo no guardati a vista... di più !", si sarebbe lamentato l'uomo nelle intercettazioni. repubblica

Non si capisce il passaggio del contatto (?) della polizia.
Cioè si capisce. Ma non suona tanto bene.
Galzerano&Giannini hanno detto niente ?

mercoledì 17 luglio 2019

Il percorso delle armi

«Erano preparate per un attentato contro di me. L'ho segnalato io. Era una delle tante minacce di morte che mi arrivano ogni giorno. I servizi segreti parlavano di un gruppo ucraino che attentava alla mia vita», ha detto lo stesso Salvini. 
... La vicenda «I nazionalisti ucraini stanno preparando un attentato contro Matteo Salvini». Era di questo tenore la confidenza che un ex agente del Kgb, nel luglio dello scorso anno, fece pervenire alla questura di Torino.
...Digos e procura, una volta appurato tramite l’intelligence che l'ex Kgb era davvero chi diceva di essere, orientarono il monitoraggio nel mondo dell'estrema destra e su un gruppo di italiani (piemontesi e valdostani) che avevano combattuto insieme al Battaglione Azov, formazione ucraina che si batte contro i separatisti filo-russi nella regione del Donbass.
ilsole24ore

Nell'ambito di una eventuale comunicazione diretta al ministro, in fase preliminare i servizi possono avere presentato un quadro compatibile con l'ipotesi di preparazione di attentato.
Il contesto storico-politico, il profilo dell'ex agente e le notizie riferite, il profilo del gruppo, costituiscono indicazioni importanti.
Pur non essendo stati trovati riscontri da parte di magistratura e Digos, il tutto va ad integrare la serie di misure prese per garantire la sicurezza del Ministro Salvini.

Risultano interessanti a proposito di questa inchiesta, le valutazioni di Lamberto Giannini skytg24 che invita alla cautela sulla "riorganizzazione delle destre".
In casi come questo, e in pieno Gulf rift, poco otterrà da contatti diretti con le "autorità del Qatar".
Definizione un po' broad.
Ma LambertOne queste cose le sa.

domenica 23 giugno 2019

Poster boys

A traitor to Britain ? You mean a traitor to Britain ?
It's the first time I heard that term in a long time.
I know I was definitely an enemy of Britain.
I have no doubt about this.
I haven't tried to make myself innocent.
I did what I did. I did a big mistake.
I regretted what I did and thought, supposedly the british idea is that even if you do big mistakes, you can sort of go back. Not to go back to Britain, I mean go back from your mistakes. You can set things right.
...now I know it's haram....not a vest. I want to do it in a car....I didn't request to do it. But at the same time it was obvious that ....I made clear to him if there was a battle I'm ready.
...I was comfortable at home. I thought i was going to something better.
...To be honest I'm not asking of any ...It's not like I'm appealing to the british public to give me a second chance. I know that's not something anyone would do.
...but true for Manchester , what happened in London for the bridge etc., I was in prison at that time.
And it's a long long time after I left Isis.
...yes the fact that I came from England etc. I understand that made a big difference. That's one of the things I regret as well. They used as well, as a sort of a ...what do they call it in English...poster boy.
Jack Letts October 2018

Era comparso nel video che avevo mandato dalla Siria, assieme a una compagna curda. Diceva di voler liberare la sua città e la Siria, poi la Turchia, l’Iran e l’Iraq, quindi la Palestina e il Libano. «E se un giorno il popolo italiano avrà bisogno, aiuterò anche in Italia». Era come Lorenzo, uno di quelli per cui aiutare anche il prossimo più lontano è importante. davide grasso

Si può discutere sul fatto che il legame YPG/PKK in Europa viene troppo spesso sottovalutato dai governi anche in ottica anti-Erdogan. Ma sotto un profilo strettamente giudiziario la sentenza di assoluzione dei foreign fighters italiani ha una sua logica.
Considerato il contesto, soprattutto rispetto alla loro attività di antagonisti, i due giovani ai quali verrà risparmiata la sorveglianza speciale non pongono, almeno nell'immediato, un rischio concreto di attentati in Italia. Anzi.
La sentenza ha fornito un ulteriore scudo di legittimità a quella che potremmo definire una forma di lotta decisamente non pacifica ma molto legata al pensiero e alla parola.
Anche queste sono dinamiche sulle quali la politica dovrebbe riflettere con maggiore attenzione per rivedere le norme da applicare in materia.
Il fatto comunque, di avere imparato ad usare le armi trascorrendo un determinato arco di tempo in uno scenario di guerra molto complesso, non è sufficiente a stabilire con certezza che questi faranno ricorso a veri e propri scontri tipici degli scenari di guerra, piuttosto che della guerriglia urbana che li vede spesso impegnati, anche sul nostro territorio.
Qualora cambiassero contesto e condizioni, in modo tale da cambiare anche i metodi di protesta scelti, allora bisognerebbe prendere in seria considerazione i proclami di fratellanza dei membri di YPG pronti ad accorrere in aiuto dei loro compagni di lotta italiani.

Quando l'era di Daesh era agli albori, il bivio di fronte al quale i giovani simpatizzanti si trovavano, offriva principalmente due opzioni. Spostarsi in Paesi come l'Inghilterra e il Belgio dove la scena era vivace, grazie a personaggi del calibro di Belkacem e Choudary, e le leggi non riuscivano ancora ad inquadrare i reati legati all'uso di Internet e della propaganda. Oppure andare a combattere in Siria. Ad un certo punto, quando la propaganda sui social diventò più mirata e e s'infittirono i contatti tra medio-oriente ed Europa, subentrò anche l'idea di compiere attentati su suolo europeo. Non necessariamente spettacolari ma con un numero elevato di morti per fare sì che il messaggio fosse chiaro. Concetto questo, mutuato da una vecchia conoscenza del terrorismo su scala globale, che di nome faceva Abu Musab Al Suri.
Daesh non lascia molto spazio alle grandi riflessioni e alle ideologie.
L'obiettivo da sempre è costituito da morte e distruzione.
E ora più che mai, in fase avanzata di ricostruzione, non lascia molte alternative.
All'affiliato di Daesh di ritorno, anche in un certo senso pentito, non interessa proporre la propria idea di società ai convegni o attraverso un libro. O anche dare spiegazioni sul perché l'ingiustizia dovrebbe essere combattuta a livello globale. Neppure una scazzottata con un poliziotto ad una manifestazione di protesta è il suo obiettivo.
Pur volendo concedere le attenuanti del caso come è giusto che sia in una società fondata sul diritto, se il soggetto in esame non ha maturato l'idea che tutto quanto fatto con Daesh in Siria e in Iraq era un atto di alto tradimento nei confronti dell'Islam innanzitutto, e anche della nazione in cui è nato e cresciuto o che lo ha ospitato, allora è inutile pensare al ritorno e ai programmi di deradicalizzazione. Non è sufficiente ammettere di avere compiuto azioni haram o di essersi comportato per un periodo di tempo come un nemico del proprio Paese.
Deve mostrare di avere compreso la gravità di quanto è accaduto. E che lui ne è stato protagonista. Usato da altri, ma sempre protagonista e artefice del fatto che il suo essere stato un semplice poster boy potrà determinare atti terroristici. Morte e distruzione.
Se non ha compreso la differenza tra lealtà e tradimento, pur conoscendo alla perfezione i dettami della religione e i principi sui quali sono costruite le società occidentali, allora ricadrà nella tentazione di farsi esplodere da qualche parte in Canada, Gran Bretagna o anche in Italia, così come era accaduto in Siria.
Di tutti quelli che abbiamo ascoltato in questi mesi, nessuno sembra essere veramente pronto a rientrare in Europa.
Il monitoraggio difficilmente può abbassare in maniera significativa il livello di rischio.
E' altrettanto difficile reperire prove concrete per eventuali processi in tribunale.
L'unica soluzione al problema è quella di fare in modo che il numero dei ritorni sia estremamente limitato.

lunedì 27 maggio 2019

Da un pò di tempo

Il 22 maggio è stato arrestato per alcuni definitivi il compagno anarchico Juan, irreperibile da un pò di tempo. Perquisite due abitazioni in provincia di Brescia e due abitazioni di genitori di un compagno e una compagna nei dintorni del bresciano.cna

Tra l'altro c'erano voluti un paio d'anni per individuarli dopo l'attentato alla scuola di polizia.
Se avesse piazzato un like su una foto di Al Baghdadi si sarebbe ritrovato nel giro di poche ore direttamente nell'ufficio di Blengini.

martedì 20 marzo 2018

Ibn kalb

«Aspettiamo di leggere le motivazioni da depositare entro 90 giorni – spiegano i difensori di Jalal –. L’aspetto positivo da sottolineare è la rimozione dell’accusa di terrorismo che per il nostro cliente era un marchio ingiusto. Le motivazioni serviranno anche a capire meglio in che misura viene riconosciuta l’istigazione a delinquere». iltirreno 8marzo2018

“Attendevamo da mesi questo decreto – spiega il sindaco Sabatino Di Girolamo – Come ho detto in passato, accanto a fondi propri, il Comune intende partecipare a questo importante bando per intercettare anche fondi esterni, ministeriali, in quanto attribuiamo un’importanza fondamentale, a fini di sicurezza, all’implementazione della videosorveglianza nella città. Ho dato, quindi, disposizione ai dirigenti di dare la massima priorità alla redazione delle domande, con molto scrupolo, perché intendo conseguire l’obiettivo di avere questi aiuti economici. Vogliamo mettere, al più presto possibile, sotto videosorveglianza i punti della città più critici per la sicurezza”.cityrumours 19marzo2018

C'è una sproporzione tra quello che accade e quello che i vari ministri degli Interni... con l'ultimo, che Dio lo perdoni..., riescono ad elaborare... che mette paura, veramente
huffingtonitalia 19marzo2018

Che Dio lo perdoni suona un pò come le esternazioni di Mahmoud Abbas.
Nella registrazione resa disponibile da radioradicale non si riesce a captare quella frase. E' in linea con il personaggio comunque. Potrebbe averla pronunciata dopo la presentazione del libro a colloquio con i presenti e a microfoni spenti.

La percezione di sproporzione deriva dalla convinzione che un fenomeno criminale che poggia su basi ideologiche sia più assimilabile ad espressioni di dissenso che a terrorismo ed eversione veri e propri. Questo concetto è ammissibile in Paesi come quelli del Maghreb. Sistemi cioè molto lontani dalla democrazia, ancora dominati da povertà, corruzione e repressione, e in cui è difficile trovare sbocchi ragionevoli per fare valere le proprie idee di cambiamento della società.
In una realtà come la nostra, con una lunga tradizione di terrorismo interno ed internazionale, man mano che il fenomeno riemerge in forme più evolute e ambigue, gli apparati investigativi e giudiziari blindano la sicurezza con leggi sempre più in grado di intercettare l'atto criminale nelle fase embrionale e di colpirlo in maniera molto dura.
Quando il ministro parla di "progettualità" in relazione al decreto antiterrorismo, evidentemente intende che anche un pensiero può esprimere una intenzione concreta. Questo dicono le inchieste di cui abbiamo saputo fino ad ora. Nemmeno i due ragazzi in giro attorno alla base di Ghedi sembravano avere in animo un attentato vero e proprio.
Buona parte dell'impianto normativo sul quale poggia attualmente la sicurezza italiana è stata in fondo ereditata da precedenti gestioni. Poiché però il ministro Minniti è l'artefice di tutto ciò, visto che lavora da una vita dietro le quinte, e ha quei modi in apparenza un po' crudi che lo fanno apparire più di destra che di sinistra, risulta essere sempre il cattivo della situazione.
La percezione di sproporzione deriva anche dalla mancanza di politiche sociali in grado di incanalare nel sistema democratico le energie negative di certi soggetti che sempre più si sentono vittime e ascoltano i consigli dei cattivi maestri.
Visto il risultato delle recenti elezioni, la situazione sembra destinata a rimanere tale se non addirittura a peggiorare.



venerdì 16 marzo 2018

Terroristi (pausa) criminali

Se nella ricorrenza del trentesimo anniversario della strage del Pilastro venisse trasmesso uno speciale con un'intervista a Roberto Savi, si tratterebbe di una operazione inutile oltre che poco opportuna. Ciò perché quel triplice omicidio, pur rimanendo impresso nella memoria, altro non era che l'ennesimo atto efferato in un ciclo criminale che vedeva coinvolta una frangia di polizia deviata.
Roberto Savi non potrebbe dire nulla di più di quanto siamo in grado di conoscere anche attraverso le fiction. La Uno Bianca ha inciso per un periodo di tempo nella vita di una regione d'Italia. Ha messo in discussione il rapporto della popolazione con una istituzione. Ha terrorizzato la gente.

Il sequestro Moro, l'omicidio di un politico e della sua scorta, il modo in cui si sono svolti i fatti così come li abbiamo conosciuti nel corso degli anni, hanno inciso profondamente sulla storia di una nazione. Sul modo di essere dell'Italia. Una rivisitazione non poteva prescindere dalla testimonianza di tutti i protagonisti. Che non sono stati esaltati o presentati come eroi.
Hanno semplicemente espresso il loro punto di vista. L'ottica in cui hanno vissuto quegli anni.
Chi si è risentito per l'intervista alla signora Faranda ha parlato di terroristi (pausa) criminali.
Dove la pausa nella voce, o virgola se si fosse trattato di uno scritto, era evidentemente da intendere come un tutt'uno.
Al giorno d'oggi purtroppo, o forse meno male, bisogna fare dei distinguo.
Per capire e storicizzare. Per creare una coscienza collettiva e individuale.
Il terrorismo è sorretto da una ideologia. Ciò lo rende pericoloso anche, o soprattutto, quando non si serve di armi. Il crimine è crimine e basta.
Che non vuol dire che un terrorista è filosofo.
O che la vittima di una rapina è un morto di serie B.
Ma che bisogna analizzare gli eventi al di là del piano investigativo e giudiziario per capire e per imparare.

L'intervista alla signora Faranda non ha impressionato più di tanto.
Mi ha fatto sorridere la riflessione sul fatto che proprio loro che avversavano la pena di morte in America, avevano deciso di condannare a morte l'onorevole Moro.
In un'epoca in cui anche le ideologie ormai sparano per il gusto di sparare, forse la sua intervista era fuori tempo.

domenica 8 gennaio 2017

Aspettavamo solo-wolf. E' arrivato l'incompreso.

Che la religione è il sostegno della tirannia. La religione non è soltanto una menzogna, ma sostiene anche l’oppressione. «La religione e la politica… si comprendono tra di loro come due borsaioli. Il governo politico protegge la religione per quanto sia stupida e inutile. Questa è la sorgente di tutti i mali che opprimono l’umanità e di tutte le imposture che la tengono infelice, prigioniera dell’errore, della falsità, delle superstizioni come le leggi liberticide dei grandi tiranni della terra».finimondo

La religione cura lo spirito. Lo stato si occupa delle questioni materiali.
Entrambi tendono alla disciplina.
E' un sistema perfetto se basato sul monoteismo perfetto.
Traballa quando ci si ficca la teologia che è un costrutto umano.
In uno stato in cui la religione è sorgente primaria per elaborare le leggi, qualora una delle due parti (religione o stato) sconfini in un ambito non proprio, allora viene rotta l'armonia che regola l'esistenza dell'individuo nella società.

mercoledì 4 gennaio 2017

Post

La polizia sta cercando di risalire a chi possa aver inserito quel post. corrierefiorentino

Io non capisco una cosa.
Se un musulmano scrive meno della metà di quello che si legge su questi siti, viene subito individuato e cacciato o incarcerato. I siti anarchici invece rimangono aperti e da mesi non si riescono ad individuare gli autori delle esplosioni al postamat e anche quello della scuola di polizia.
Come mai ?

martedì 3 gennaio 2017

Chi ride ultimo

Ecco perché non ci stupiamo affatto che un giornalista definisca «rivendicazione» un testo che saluta un gesto di aperta ostilità contro il potere, o che un presidente di Regione dichiari che «chi mette bombe non fa politica, ma compie un atto di terrorismo», fingendo di non sapere chi sia a costruire e vendere bombe da sganciare su intere popolazioni.
finimondo org

In effetti il comunicato del primo Gennaio non era una rivendicazione.
Però dall'isteria di quello odierno, la notizia fatta trapelare dagli inquirenti che sarebbero alla stretta finale, ha avuto il suo effetto.

Giorni fa Daesh ha diffuso un video in cui accusava Abu Muhammad al Julani e Tayyp Erdogan di essere al servizio dell'Occidente. Affermazione risibile almeno nel caso del comandante di Jabhat Fath che non recede dalle sue posizioni anti-occidentali in merito alle invasioni delle terre arabe perchè sa che mettersi al servizio di americani e turchi come fa Ahrar al Sham, equivale a perdere la sua battaglia per la Siria. In un momento in cui a Idlib gli americani stanno decimando la leadership di JF, e al Julani cerca di sottrarre a Turchia e  Russia le formazioni che sono in predicato di andare al tavolo delle negoziazioni, uno dei modi migliori di indebolirlo è quello di accomunarlo a Erdogan.

Quando si lotta contro un competitor che gioca per la stessa causa, non basta mettergli le bombe sotto casa. Bisogna minarne la credibilità portandolo allo stesso livello dell'oppressore.
E infatti Di Stefano, almeno sul piano della comunicazione, ha vinto il round quando ha detto che è stato colpito un uomo del popolo. Un poliziotto.
Forte anche del fatto che sa di avere parecchi simpatizzanti in polizia, non sarebbe strano se cercasse di andare a trovare l'agente ferito portandogli qualche pacco di pasta così come fa con le famiglie disagiate.

Die in your rage

Gli scritti in questione erano stati spediti sia a me che al compagno Alfredo Cospito. 
Che peste vi colga!!!
croceneraanarchica

Ma che modo è di esprimersi ?

domenica 1 gennaio 2017

Obbiettivi sensibili

Una pattuglia della Digos, che controllava obbiettivi sensibili, aveva trovato un involucro sospetto davanti al locale in via Leonardo Da Vinci, non lontano dal centro storico. Era un pacco con fili elettrici ed un timer. La pattuglia ha chiamato la questura. Sono arrivati sul posto una volante e gli artificieri. E la zona è stata isolata, come da procedura. L’ordigno è esploso proprio nel momento in cui il poliziotto stava esaminando l’involucro, attorno alle 5 di oggi. ilsole24ore

Questa è la versione riportata da un pò tutte le testate giornalistiche.
Per alcune il rinvenimento sarebbe stato effettuato da una semplice pattuglia in servizio e non dalla Digos.
Probabilmente il timer causava preoccupazione, però non capisco perchè non è stato usato il robot prima di fare intervenire direttamente l'artificiere.

giovedì 29 dicembre 2016

Attiva

I pochi minuti di parola che gli sono stati concessi, hanno permesso a Damien di ricordare la morte di un detenuto a Fleury, avvenuta due settimane fa per motivi di salute, mentre il suo compagno di cella continuava per ore a battere sulla porta, ma era troppo tardi quando la persona aveva finalmente ricevuto l’assistenza medica. Dal canto suo, ha rimarcato che odia la legge, gridando “fanculo la giustizia” alla fine dell’udienza. Nell’aula si sono levate alcune grida, “libertà”, “solidarietà”, prima di uscire con la rabbia nel cuore. Solidarietà attiva con Damien Abbasso lo Stato, la giustizia e i loro sostenitori! Libertà per tutti!
 croce nera anarchica

D'altra parte se tu mandi a quel paese la giustizia perchè lei ti dovrebbe concedere la scarcerazione ? 

mercoledì 14 dicembre 2016

La notte sembra perfetta per consumare la vita

Seguo distrattamente l'eversione interna. Torna comunque utile a capire quello che accade nel Paese. Usano un linguaggio in codice molto intrigante.Quello che non capisco, è come facciano a risultare credibili quando riferiscono di piccoli attentati come questo oppure anche quello alla macchina dell'Eni, postando di solito una foto senza dettagli utili a cristallizzare la circostanza e quindi a verificare la veridicità della rivendicazione. Probabilmente conta il simbolo.
Un pò come la kill list che avrebbe redatto Meriem al Rehaily nella quale venivano indicati alla rinfusa nomi e foto di appartenenti alle forze dell'ordine con indirizzi e numeri di telefoni presi a caso in rete da omonimi.

Internet ha addormentato non solo le coscienze, ma anche le capacità cognitive.Conta il flash. Una foto o una frase ad effetto.
La verifica della sostanza è secondaria.
Tra al Jaafari, che alle nazioni unite spaccia una foto della guerra in Iraq per una di quella siriana, e gli anarchici italiani, non c'è poi molta differenza.


Foto Hadi Abdallah, Croce Nera Anarchica


giovedì 1 dicembre 2016

In corso di accertamento

Sarà una coincidenza, ma a inizio settimana su un blog degli anarchici mostravano una foto di una macchina dell'Eni bruciata a Genova.

martedì 6 settembre 2016

Volant

L'operazione della Polizia di Stato contro gli anarchici della Federazione anarchica informale (Fai) contesta agli arrestati il reato di associazione con finalità di terrorismo e attribuisce agli stessi l'esplosione di tre ordigni: uno presso il quartiere Crocetta di Torino del 5 marzo 2007 e due presso la Caserma allievi Carabinieri di Fossano del 2 giugno 2006. il centro

Per dire che in Abruzzo non abbiamo solo il parrozzo e il labrador.
Anche gli anarchici.

Il Fai è una risorsa poichè è sempre attivo sia a livello interno che internazionale.
Uno dei cavalli di battaglia del prefetto Manganelli quando aveva bisogno di dare una scossa ai politici che lo ascoltavano nelle commissioni di riferimento e in parlamento.
All'indomani del videomessaggio del notav curdo, c'era bisogno, da parte del governo, di dare un segnale di risposta in modo indiretto, per non innalzare certi personaggi al rango di interlocutori ufficiali. E anche di rassicurare i notabili del pd torinese che avevano esternato in maniera un pò isterica sui social come se fossimo tornati ai tempi delle brigate rosse, che è tutto sotto controllo.
E così ci hanno pensato mamma digos e papà dcpp.

martedì 18 agosto 2015

Miliziani de noantri



Scrissi più di un anno fa quindi in tempi non sospetti che il primo attentato su suolo italiano sarebbe stato compiuto contro i musulmani da parte di quelli che aderiscono ad ideologie di estrema destra o di qualche fan dei programmi serali dei soliti canali e presentatori che imperversano distribuendo bufale e incitando all'odio.
I fatti mi hanno in parte dato ragione perchè c'è stata  qualche scorribanda notturna nelle moschee del nord.
La nostra realtà non è tanto diversa da quella americana. Potrebbero verificarsi attentati mirati e di calibro anche.
Magari non si arriverebbe ancora a rapimenti e decapitazioni come fonti dell'Fbi rivelano sarebbe in programma in America, ma l'atmosfera è quella.

venerdì 1 maggio 2015

Softexpo



Sin dalla vigilia era abbastanza chiaro che il Viminale avrebbe ordinato un approccio soft verso i noexpo per convogliare l'attenzione del Paese sui rischi rappresentati dall'eversione in modo che la popolazione rimanga unita attorno alle istituzioni e soprattutto alle forze dell'ordine.
Una maniera come un'altra per smorzare le tante polemiche delle ultime settimane e far dimenticare certe indecisioni del governo.
Però così pare un pò troppo soft.

Addendum.


La mossa decisiva della questura è stata effettuata poco dopo il passaggio del corteo in piazzale Cadorna, poco dopo che i circa duemila incappucciati piazzati al centro del serpentone avevano attaccato per la prima volta le forze dell'ordine. Appena è stato possibile, un nutrito drappello di polizia e carabinieri si è inserito tra lo spezzone degli incappucciati e la parte finale e pacifica del corteo,dove c'erano gli striscioni dei cobas. In questi modo è stato disinnescato il trucco consueto dei violenti, quello di rifugiarsi dietro ai settori pacifici dei cortei per poi accusare la polizia di avere colpito indiscriminatamente.
luca fazzo

Luca potrebbe vendere cammelli ai beduini e ghiaccio agli eschimesi.
Questa è la versione della Questura che ovviamente deve essere stata pianificata di concerto con il ministero.
A prenderla per buona il messaggio è che se vogliamo una polizia efficiente dobbiamo lasciarla libera di picchiare.
Sennò ci dobbiamo accontentare di questo.
E il ministro si deve beccare le pernacchie dell'opposizione e le richieste di dimissioni.