mercoledì 12 giugno 2013

Le scuse che dovranno venire

Un’informativa quella di Silipo, dalla manca un’intercettazione fondamentale che avrebbe immediatamente scagionato Cisterna dall’accusa di corruzione in atti giudiziari per la quale era indagato unicamente sulla base delle dichiarazioni del sedicente pentito e che non hanno mai trovato riscontro e che verrà archiviata dalla stessa procura. 
Ma ancor più inquietante è la decisione dei pm di non tener conto di una seconda informativa, depositata da un altro funzionario di polizia che invece conteneva l’intercettazione discolpante. Inoltre, l’informativa “sbagliata” e coperta da segreto istruttorio, viene stranamente trasmessa da Cortese, a Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del Presidente Napolitano. 
Ma dopo il danno la beffa, perché la procura reggina, dopo aver sostenuto che Cisterna avrebbe calunniosamente evidenziato dei falsi commessi da Silipo, osserva come si trattasse di errori in “buona fede”.nerina gatti


Attendendo con fiducia, i risultati degli accertamenti investigativi annunciati dal procuratore Cafiero de Raho, è d'obbligo cominciare ad interrogarsi su talune questioni, che questa vicenda pone ormai da tempo.

Pare strano che a oggi, a parte i soliti ed indefessi giornalisti di Calabria, Minniti, Musolino, Gatti, Sansonetti ed altri, la stampa nazionale stia ancora ignorando quanto sarebbe accaduto.
Ovviamente non c'è granchè di cui discutere, a parte le ritrattazioni di un pentito in fuga e le presunte confessioni in lacrime, raccolte da un magistrato.
Pero' gia di per se, questi fatti, sono il sintomo che qualcosa non va, all'interno di quelle procure e Questure, considerate i santuari della lotta alla criminalità organizzata.
In un Paese in cui, le celebrazioni per il ricordo dei martiri della mafia e la preoccupazione per la sicurezza di certi magistrati in trincea, assume importanza vitale, lo stesso dovrebbe accadere, quando in quegli uffici, aleggia il fantasma del sospetto.
E' disinteresse o paura?
Visto come vanno le cose ultimamente, la confusione generale potrebbe giustificare il disinteresse, ma la paura?
Viviamo veramente in un Paese in cui c'è da aver paura dei rappresentanti dello Stato?

Posto che il racconto del dott. Pennisi e il memoriale di Lo Giudice, dovranno essere verificati in maniera certosina e in tutti i loro aspetti, di sicuro non potrà sfuggire anche all'occhio inesperto, che in tutta questa storia, vi sarebbero precise responsabilità dei vertici della polizia locale.
Una squadra di polizia giudiziaria è composta da magistrati e poliziotti.
E' difficile da credere che un ordine del genere ad un vice-capo della squadra mobile, sia stato impartito direttamente da un magistrato e non da un suo superiore e collega.
Quindi quando le responsabilità verranno accertate ed attribuite, ci si aspetta che il capo della polizia faccia anche in questo caso delle scuse pubbliche.
Scusarsi per dei reati colposi, è un'implicita ammissione di colpevolezza, dovuta ad errori nel reclutare agenti e nell'addestrarli.
Sono state scuse facili quelle presentate nel passato, un semplice atto di ruffianeria verso le vittime.
Scusarsi invece per presunti reati commessi in piena coscienza e con profondo disprezzo verso il giuramento prestato, che hanno danneggiato carriere e serenità familiari, sarebbe un enorme atto di coraggio.

E' questa la vera sfida del prefetto Pansa:
convincerci che la polizia moderna è non solo capace, ma anche coraggiosa, scevra dell'ipocrisia e della codardia del passato.

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