sabato 16 maggio 2020

We know what you are doing with the radicals in Syria (thus spoke il mio amico Obama)


L'errore compiuto dalla Turchia in Siria, rispetto all'opposizione in generale, è stato quello di organizzare una compagine molto debole sotto il profilo politico e anche militare. E di lasciarla poi, alle mire di De Mistura che ai tavoli di trattative la neutralizzò in maniera irreversibile.
Sul fronte degli estremisti, Hakan Fidan (che è l'anima organizzativa delle vicende in atto sul campo oltre che nelle segrete stanze) non completò il lavoro di trasformazione dell'ideologia politica dei vari gruppi e in particolare di Nusra, iniziato dal Qatar.
Probabilmente all'epoca la Turchia non immaginava che avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano nell'arena siriana. E le controversie, che da sempre caratterizzano il panorama jihadista, non lasciano spazio alla pacatezza e all'equilibrio necessari a traghettare tanti eserciti verso un abbozzo di democrazia.

Così oggi ad Assad non c'è alternativa da opporre.
E ad Al Joulani non rimane che girare per campagne con un blocchetto in mano e prendere nota dei bisogni della gente. Cosa che ha fatto sin dal primo giorno della discesa in Siria al tempo in cui i social nemmeno esistevano.
Il successo iniziale di Nusra era dovuto al fatto che dava alla popolazione quello che il regime negava. L'essenziale.
In Libia, per ricavarsi spazi propri o di collaborazione, bisogna tenere conto di questo tipo di approccio che potrebbe essere definito "alla turca".

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