L'errore compiuto dalla Turchia in Siria, rispetto all'opposizione in generale, è stato quello di organizzare una compagine molto debole sotto il profilo politico e anche militare. E di lasciarla poi, alle mire di De Mistura che ai tavoli di trattative la neutralizzò in maniera irreversibile.
Sul fronte degli estremisti, Hakan Fidan (che è l'anima organizzativa delle vicende in atto sul campo oltre che nelle segrete stanze) non completò il lavoro di trasformazione dell'ideologia politica dei vari gruppi e in particolare di Nusra, iniziato dal Qatar.
Probabilmente all'epoca la Turchia non immaginava che avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano nell'arena siriana. E le controversie, che da sempre caratterizzano il panorama jihadista, non lasciano spazio alla pacatezza e all'equilibrio necessari a traghettare tanti eserciti verso un abbozzo di democrazia.
Così oggi ad Assad non c'è alternativa da opporre.
E ad Al Joulani non rimane che girare per campagne con un blocchetto in mano e prendere nota dei bisogni della gente. Cosa che ha fatto sin dal primo giorno della discesa in Siria al tempo in cui i social nemmeno esistevano.
Il successo iniziale di Nusra era dovuto al fatto che dava alla popolazione quello che il regime negava. L'essenziale.
In Libia, per ricavarsi spazi propri o di collaborazione, bisogna tenere conto di questo tipo di approccio che potrebbe essere definito "alla turca".

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