domenica 13 dicembre 2015

Il ruggito del generale

"E' grave - sottolinea Del Sette - il fatto che alcuni carabinieri abbiano potuto perdere il controllo e picchiare una persona arrestata secondo legge per aver commesso un reato, che non l'abbiano poi riferito, che alcuni altri abbiano potuto sapere e non lo abbiano segnalato a chi doveva fare e risulta aver fatto le dovute verifiche, se tutto questo sarà accertato. Grave il fatto che queste cose possano emergere soltanto a partire da oltre sei anni dopo, nonostante un processo penale celebrato in tutti i suoi gradi".repubblica roma

Un discorso coraggioso quello del comandante generale dell'Arma se teniamo conto che viene pronunciato nel Paese in cui si parla di atti intimidatori e di portare il capo della polizia in tribunale.
Del Sette è cosciente del fatto che comunque nessuno dei suoi si azzarderà a contestarlo un pò perchè i carabinieri sono silenziosi per natura e per dovere e un pò perchè sanno che queste parole arrivano in un momento in cui la misura è colma quindi anche e soprattutto per difenderli dalla giustizia sommaria e da se stessi.

Parole che dimostrano come sia passato il tempo delle scuse con toni sommessi e degli incontri con le famiglie lontano dalle telecamere. C'è bisogno di uno scatto d'orgoglio che faccia comprendere alla gente ma soprattutto agli uomini di Del Sette che nell'Arma di oggi non sono ammessi certi metodi.

Anche i carabinieri come i musulmani sono obbligati a prendere le distanze.
Il giuramento di fedeltà alla Repubblica l'hanno già fatto.

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