“Il terrorista di Sousse dopo aver ucciso a colpi di kalashnikov 37 persone sulla spiaggia, non fugge. Quando viene abbattuto, si stava semplicemente allontanando”.
“siamo in presenza di persone disposte ad usare il proprio corpo come arma, diventando così parte di quella nebulosa indistinta contro cui occorrono nuove forme di difesa”.
“La minaccia non è più geografica o fisica ma proviene da una galassia puntiforme che mette a rischio anche l’integrità patrimoniale e la competitività del sistema Paese. È una minaccia liquida, cui bisogna rispondere con un upgrading dell’Intelligence”.
giampiero massolo sicurezza nazionale
Come promesso, qualche breve osservazione su una recente prolusione del cardinal Massolo.
Seifeddine Rezgui non ha avuto propriamente l'atteggiamento dello shaheed classico.
Di quell'individuo cioè che fa del culto della morte la propria ragione di vita.
E non potrebbe essere altrimenti.
E' vero che si era radicalizzato nel tempo in una delle tante moschee vicino casa e che a periodi si recava in Libia per l'addestramento ma rimaneva il giovane studente brillante che amava coltivare le proprie amicizie ed era riuscito a fuggire da un posto di polizia dopo essere stato fermato.
Seifeddine non si era fatto nemmeno crescere la barba.
La sua non era voglia di morte. Non la stessa dei ragazzini addestrati nei campi del Waziristan dai talebani.
La sua era rabbia totale contro il fallimento delle primavere arabe.
Quel giorno era disposto ad uccidere ma non a morire . Per quello si stava allontanando.
In questo senso dobbiamo tenere conto del fatto che la minaccia è sia fisica che geografica.
E' l'unica chiave di lettura che potrebbe permetterci un minimo di azione preventiva.
Il lupo solitario o quello che agisce in parte assieme ad un gruppo che ne stimola le motivazioni, ha una sua connotazione nell'ambito della quale la religione diventa un pretesto.
E allora diventa fondamentale raccogliere il maggior numero di dati possibile dai soggetti già monitorati per tentare di stilare un profilo e prevenire la minaccia.
Questa è la sfida per l'intelligence e l'anti-terrorismo ai giorni nostri.
Se un tempo la figura del lone wolf era equiparabile a quella del killer solitario o allo studente del liceo che per vendetta decide di dare fuoco alla scuola ed era quindi impensabile tracciare un profilo, oggi possiamo osare e tentare di mettere assieme qualche pezzo di puzzle in più.
“Viviamo in un mondo che produce una contemporaneità di eventi e le minacce che abbiamo di fronte si combattono facendo fronte comune. Come il nostro terrorismo fu sconfitto anche grazie alla mobilitazione della società civile, serve ora la mobilitazione della comunità internazionale per sconfiggere questa nuova forma di pericolo”.
Giorni fa mia madre che passa le serate ad ascoltarsi Del Debbio se n'è uscita con un
"uno di questi giorni ci arriveranno anche dentro casa".
Questo è uno dei più grandi limiti dell'epoca moderna.
La gente non riesce più a distinguere tra le varie tipologie di fenomeni criminali.
Il ladruncolo da strapazzo è uguale allo stragista.
Non si può parlare di fronte comune quando i suoi componenti hanno una percezione sbagliata di quello che sta accadendo.
E gran parte della colpa di questa mancata ricezione va proprio all'intelligence che fa informazione prettamente elitaria e alle forze dell'ordine che con tutte le loro iniziative di sensibilizzazione promuovono il populismo più becero.
La gente è bombardata dai camper e non distingue più tra un crimine e l'altro.
Questo processo compromette la capacità di crearsi una coscienza che permetta nell'emergenza di reagire nella giusta maniera e nel lungo periodo di fare appunto fronte comune.
sia illusoria ogni raffigurazione che ascriva ai Servizi segreti la capacità di controllare e determinare tutto ciò che accade
Si è chiesto qualcuno in questi giorni perchè a proposito del pasticcio Hacking Team tutti puntano il dito contro l'intelligence e nessuno osa mettere in dubbio la credibilità della polizia postale ?
Oltre al fatto che la polpost ha una copertura mediatica maggiore e gode del controllo della magistratura il che in teoria dovrebbe arginare qualsiasi tentativo di azione illegittima, la polizia arriva a misfatto avvenuto.
L'intelligence deve prevenire, controllare in continuazione, agire nell'ombra.
L'intelligence è misteriosa. Che si tratti di segreto buono o cattivo, non conta più di tanto.
Nell'immaginario popolare il mistero è sintomo di potere divino.
Quindi lasciateci pensare che siete quasi onnipotenti e quindi potenti e quindi potenzialmente colpevoli di tanti peccati.
“Proprio perché l’Intelligence non può ‘tutto’, la definizione da parte del decisore politico di specifici obiettivi informativi è il presupposto necessario per consentire” di “operare su di un campo che si è allargato rispetto alla difesa della sicurezza della Repubblica nel senso classico, abbracciando la protezione di assetti ed interessi tanto pubblici quanto privati, oltre che politici, militari, industriali e a vario titolo afferenti al sistema Paese nel suo complesso”.
“una nuova capacità di mettere a sistema e contestualizzare quanto emerge dalle diverse attività di ricerca informativa”
“informazioni corrette al decisore politico, e questo significa aiutare a vedere gli scenari esistenti offrendo la dritta giusta al momento giusto”.
Let me play the devil's advocate che è il mio ruolo preferito.
Non è che l'intelligence specie negli ultimi anni si è arrogata il diritto di avere cura di interessi superiori ed economicamente importanti quindi ha lasciato indietro, con la scusa magari della persecuzione da parte della magistratura, quelle che erano priorità nel passato (vd. terrorismo e mafia) ?
Ed è per quello che spesso sembrate assenti.
Just my two cents.
Comunque finalmente l'abbate Scotto di Castelbianco ha preso in considerazione la proposta che gli feci mesi fa via mail di pubblicare gli interventi del direttore.
Così posso infierire.
j/k.

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