venerdì 10 ottobre 2014

Tutele raccapriccianti

Qui il 41enne trascorreva la sua vita, in uno spazio angusto, con servizi igienici precari e un divanetto come letto.
mo24
In pratica il software, il cui progetto fu presentato da Motti e dall’hacker Fabio Ghioni al Parlamento di Bruxelles, sarebbe un ‘grande fratello’ alla rovescia, in grado di tutelare i proprietari di computer da possibili accuse su reati non compiuti (ma che potrebbero essere compiuti da terzi tramite la loro linea e i loro pc).
sassuolo2000


Mi sono sempre chiesta per quale motivo la polizia, non solo italiana, convochi le conferenze stampa relative ad operazioni contro la criminalità quando le indagini sono ancora in corso.

Motti è un simpatico personaggio e per le donne che amano quel genere di uomo può anche risultare affascinante così come Ghioni, al di là delle vicende che lo hanno visto coinvolto, pare essere persona competente nel campo.
Però dare spazio a certe argomentazioni non risolve il problema e soprattutto non avvia alcun tipo di riflessione.

Il nodo sta appunto nel termine autoprodotto.
Quello che non sappiamo ancora e che non sapremo mai perchè qui in Italia le luci della ribalta sono appunto riservate alla conferenza stampa ma non al "follow up" e non vengono resi disponibili online i documenti relativi all'incriminazione, la testimonianza degli agenti che hanno indagato e le prime valutazioni del giudice, è il punto centrale della vicenda che potrebbe aiutare a contenere il fenomeno: ovvero sapere se e come il materiale foto-video è stato prodotto e se il tutto ha avuto o avrebbe potuto avere (come sosteneva tempo addietro il maggiore Nasponi) risvolti legati ad episodi di pedofilia pura.

Un discorso del genere servirebbe oltre che ad inquadrare il problema nel suo complesso, a rendere partecipe e cosciente la popolazione.
In America è in corso il processo a Ross Ulbricht e il dibattito in rete tra tecnici e comuni internet addicts verte sulla possibilità o meno che l'Fbi abbia imbrogliato nel fornire spiegazioni su come siano riusciti ad intercettare l'indirizzo IP della Silk road (gli esperti dopo aver ricostruito la scena del  crimine sostengono che la tesi del captcha leakato sulla pagina principale di Tor è una bufala) il che avrebbe leso i diritti del pirata garantitigli dal primo emendamento, e noi stiamo qua a sentire uno che ci vuole mettere un software spia nel computer.
Con tutti i problemi di fiducia che abbiamo in Italia nei confronti di forze dell'ordine e servizi segreti questo costituirebbe la ciliegina sulla torta.

Se non interessa comprendere i meccanismi patologici alla base di certi comportamenti e se quelli che vivono ai margini della nostra società sono solo trofei per conferenze stampa, allora liberiamocene.
Tanto più che le carceri sono piene e tra qualche anno dovremo risarcirli con uno sconto di pena e un rimborso in denaro come indicato dalla corte Europea.
Se è solo una questione di repressione allora proporrei di mandare tutti i pedofili in Marocco o magari dal califfo in Iraq.
Anzi li facciamo accompagnare da Sergio Russo della postale di Bologna che si è occupato proprio del pedofilo di Modena.
Se ha finito con Ask.fm lo mandiamo là assieme al suo comandante.
Due piccioni con un click.

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