sabato 28 giugno 2014

Amarcord : il piccolo comune nella nazione stretta e lunga fino all'altra parte del mondo

Abbiamo poi il caso di moltissimi collaboratori che capitalizzano (la capitalizzazione è il pagamento
di tutto il contributo che va dato loro per un certo numero di anni in una sola rata) e escono dal programma di protezione.
Loro usano queste somme, ad esempio, per avviare attività lavorative, commerciali e imprenditoriali, che spessissimo si risolvono in fallimenti, per cui poi o richiedono ulteriori forme di sostentamento e di capitalizzazione, oppure restano sempre senza lavoro e senza la possibilità di uscire dal programma di protezione, ritrovandosi in una specie di programma di protezione a vita.
Per questa ragione stiamo studiando una modifica al regolamento affinché, in alternativa alla capitalizzazione, si possa immaginare una sorta di vitalizio minimo, in modo tale da non mettere grosse somme che vengono sprecate, spesso per incapacità.
Soprattutto in un periodo come questo, dove le attività commerciali dei professionisti chiudono, aprirne senza esperienza in questo settore diventa più difficile. È meglio pagarli ogni mese una piccola somma.
Alessandro Pansa 23 Gennaio 2014

In Italia in questo momento si vive un momento di grave crisi e probabilmente c’è anche la crisi del reinserimento. Il testimone cerca di reinserirsi e, secondo me, la strada imboccata non è la strada imboccata dai testimoni, cioè la strada della pubblicizzazione a tutti i costi. Non credo che sia la strada migliore.
I testimoni debbono capire che, essendosi dati allo Stato e avendo dato questa mano enorme...., le mani date non sono tutte uguali. Ci sono delle mani date appieno, delle mani date a metà, delle mani date sì e no.

Oggi viviamo un momento molto particolare, perché i testimoni hanno preso coscienza del loro essere e si sono riuniti in un'associazione.
In merito io chiederei che si avesse un momento di riflessione sul fatto se sia giusto fino in fondo che esista un'associazione di testimoni di giustizia.
Perché dico questo ? Perché lo stare insieme è vero che protegge, ma molto spesso espone. Io parlo per i profili di sicurezza, non per i profili di alcun altro genere.
Non sto esprimendo giudizi assoluti su nessuno, ma sto fornendo qualche suggerimento per la sicurezza.
Il testimone non deve assolutamente perdere alcuno dei suoi diritti, meno che mai il diritto alla libertà, il diritto alla famiglia, il diritto a potersi costruire una vita libera, ma in questo momento dobbiamo fare tutti anche i conti con l'economia del nostro Paese.

La seconda questione è che tutti i soldi che lo Stato ha speso li ha spesi per un progetto di vita e di lavoro. Molti testimoni che oggi ritornano a chiedere sono coloro che quel progetto di lavoro non l'hanno saputo portare avanti, pur avendo sottoscritto all'epoca una liberatoria per lo Stato italiano, dicendo: «Io faccio questo».
Posto che questa è la cosa più semplice che noi possiamo fare, la meno impegnativa, tuttavia, è la cosa che dà un futuro a chi viene da una vita e deve immergersi in un'altra.
Francesco Cirillo 29 Maggio 2014



Quando è in programma un'audizione del prefetto Cirillo, bisogna prendere popcorn e gelato e godersi lo spettacolo.

E' sfuggito ai testimoni di giustizia che non hanno gradito le parole del vice capo della polizia, che quelle in merito allo stesso argomento pronunciate dal prefetto Pansa mesi addietro, erano anche molto più dure.
E credo che stesse parlando anche dei testimoni.
Però il nostro Bulgarillo ha questo stile alla Masaniello che lo porta ad eccessi comunicativi, se così si può dire, che vengono subito captati da chi di dovere.

Qui c'è un doppio problema che non si riesce a risolvere a colpi di proclami :
la mancanza o anche la cattiva gestione dei fondi e le presunte carenze del sistema centrale di protezione.

Avendo avuto testimonianza diretta attraverso il blog da qualche pentito, è indubbio che i mezzi messi a loro disposizione siano a tratti insufficienti.
Conosco anche il mondo dei pentiti e le loro furbate quindi non mi faccio incantare più di tanto.
Però leggo interviste a testimoni di giustizia che confermano che il loro percorso non è affatto agevole.
Magari il nostro sistema sarà adeguato agli standard predisposti dalle nazioni unite e dall'unione europea, però sospetto che se dall'Iran hanno voluto proprio noi, è per motivi di opportunità.
La nostra politica estera è talmente piatta ed asservita a quella di altre grandi nazioni, da non costituire un pericolo.
Insomma non siamo ritenuti spioni.
Magari l'ambasciatore e il funzionario dei servizi di informazione hanno lavorato bene per assicurarci questo compito.

L'allarme lanciato circa una forma di lassismo assunta dai collaboranti in genere, siano essi pentiti o testimoni, deve essere risolto dal governo e dalla magistratura.
Bisogna far comprendere ai soggetti che intraprendono questo percorso, che esso non è facile e non devono aspettarsi regali.
In fondo stanno compiendo il loro dovere di cittadini onesti.

L'esportazione delle leggi anti mafia.
Il prefetto Cirillo in giro per l'Europa e per il mondo con il suo "accattativill" fa tenerezza.
Il 416bis ce lo invidiano in tutto il mondo dice.
Tant'è che non lo prendono mai in considerazione per il loro sistema giudiziario.
Gli Emirati dove se rubi ti tagliano le mani, hanno rigettato l'associazione mafiosa del caso Matacena.

Le leggi sono il frutto di una cultura.
La nostra è la cultura dell'illegalità.
Quello che succede da noi non succede in altri Paesi.
Le leggi non si esportano.
Vengono maturate nel tempo.

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