My fellow Qataris; as I move to another position in serving my homeland and its people, I hope to have faithfully discharged my duties and honestly fulfilled the responsibility in a manner that pleases God first; and to have lived up to the trust and confidence you placed in me.
Sheikh Hamad bin Khalifa al Thani
Il valore di un governante non sta in quanti soldi ha fatto guadagnare al proprio Paese, pero' bisogna ricordare che quando Sua Maestà salì al trono nel 1995, il PIL del Qatar era pari a otto miliardi di dollari.
Oggi si aggira attorno ai 180 miliardi.
E non è che se li sia tenuti per se, come favoleggia certa stampa qui in Italia.
Ha sempre investito per e nella sua gente.
Diceva giorni fa Gad Lerner, sempre pronto a rivestire il ruolo di giudice assoluto, che la religione deve rimanere nella sfera privata e non sconfinare in quella politica.
Il commento ovviamente era a margine della vicenda Delnevo.
I Paesi del Golfo sono la dimostrazione che quando la religione è parte essenziale della vita di tutti noi, allora ci sono armonia ed equilibrio.
A parte i giovani Sauditi fanatici di Bin Laden, le popolazioni del Golfo, non sono dedite al terrorismo, perchè sanno che esso non è parte integrante dell'Islam.
E soprattutto perchè, per noi Musulmani, la carta di identità o il passaporto, ma anche un visto di residenza o un permesso di lavoro, sono un contratto da onorare, indipendentemente dalla religione praticata nel Paese in cui ci troviamo.
Non è un caso che nel discorso dell'Emiro, ricorrano riferimenti religiosi.
Lui e il suo popolo sono uniti da una terra e da un modo di vivere che è l'Islam.
Poi ovviamente non è tutto oro quel che luccica, pero' se anche l'Occidente vivesse seguendo principi religiosi o morali, il caos che lo attanaglia, scomparirebbe.

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