mercoledì 1 maggio 2013

Il solito Bonaventura

Il collaboratore di giustizia si sofferma anche sulla pistola utilizzata: “una 7.65, Pietro Beretta, modello 35, con canna sostituibile. In passato in dotazione alle forze armate italiane in calibro 9 corto, usata anche durante la seconda guerra mondiale. È uno dei modelli preferiti dalla ‘ndrangheta, facilmente reperibile e non inceppa mai. È come una firma. La ‘ndrangheta usa spesso queste persone che vivono, lavorano fuori e sono incensurate e insospettabili, ‘i cosiddetti colpi riservati’. Per un lungo periodo lo sono stato anch’io, fino a poi essere richiamato nel 1990 dalla Toscana per la strage di Piazza Pitagora (Crotone, novembre 1990, ndr)”. Per Bonaventura l’attentato è stato organizzato e pianificato dalla ‘ndrangheta. “Secondo me fa tutto parte di quella famosa strategia del terrore, ne ho parlato anche ai magistrati. Dovremo abituarci a nuove e raffinate strategie, che non sempre saranno facilmente comprensibili. Trovo, in qualche modo, molte similitudini con l’attentatore di Brindisi e un filo rosso con la morte del Carabiniere Giovanni Sali a Lodi”.paolodechiara


Non mi intendo di armi, però non credo che la 7.65 venga usata dalla ndrangheta solamente .
Ogni volta che accade un omicidio eclatante e gli inquirenti brancolano nel buio, Bonaventura dice che dev'essere per forza un atto criminale ad opera della ndrangheta .
Non mi pare siano stati trovate riscontri alle sue deduzioni sull'omicidio di Sali .
Basta sostituire le parole ndrangheta e calabria con terrorismo di matrice islamica e arabia saudita, e il colpevole diventa un jihadista .
Paghiamo uno stipendio a della gente, per raccontare favole .

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