"Portare il velo come prescrive la mia religione senza essere ingiustamente penalizzata sul lavoro e nella società"
La battaglia che la ragazza sta combattendo anche attraverso i media, è probabilmente legittima, ma fa leva su premesse sbagliate .
L'hijab, che è un velo che copre i capelli, costituisce, assieme ad altre norme di etichetta Islamica, un mezzo atto a ribadire la modestia con la quale noi donne dobbiamo porci dinanzi al mondo, e a proteggerci da sguardi ed atteggiamenti indiscreti da parte degli uomini, che poi possono sfociare e coinvolgerci in comportamenti poco ortodossi .
Però se un osservatore attento, anche non Musulmano, focalizza la propria attenzione sulla foto, si chiederà che differenza possa mai fare quel velo .
Ed in effetti, con un viso così bello esaltato dal trucco, l'hijab stesso di un colore sgargiante, il sorriso provocante e le sopracciglia sistemate, un velo che copre il capo, contribuisce poco alla modestia e rende ancor più desiderabile la donna .
Le norme Islamiche richiedono appunto che si copra tutto il corpo con una veste poco attillata e fatta di colori tenui, che non si usi trucco o profumo, e che le sopracciglia non vengano tagliate, per non modificare l'apparenza donataci da Dio .
Queste sono regole generali accettate da tutti (mi pare che gli sciiti differiscano sulla questione delle sopracciglia), e ricavate da versi Coranici e dai detti del profeta, che sono le due fonti giurisprudenziali sulle quali è costruita la normativa Islamica .
Chiedere che le venga accordato il diritto di tenere l'hijab sul luogo di lavoro, per esercitare la propria libertà religiosa, è a mio parere sbagliato .
Paradossalmente, risulto più Islamica io, e non solo perchè non ho alcun tratto di bellezza fisica da esaltare, ma perchè pur non vestendo seguendo le nostre regole, uso lo stile semplice che prediligo (mia madre lo definisce "sciatto") e quindi attraggo meno l'attenzione di occhi indiscreti .
Se battaglia deve essere, allora che lo sia nel nome della propria cultura o dei propri gusti, ma decisamente non nel nome della libertà di culto .
D'altra parte, mi pare d'aver capito, che il rifiuto sulla questione del velo, è avvenuto in fase di trattativa, quindi a contratto non ancora firmato .
Credo che un datore di lavoro, abbia pieno diritto di reclamare certe caratteristiche per un potenziale impiegato .
Mi permetto di osservare però, che in questo caso, è stato poco lungimirante .
In generale, una donna che distribuisce volantini, mi pare fosse questa la mansione, deve attirare certamente l'attenzione .
E non è solo la bellezza che genera certi tipi di reazione .
Anche la novità lo fa .
Il fatto che una ditta impieghi una donna di una cultura diversa, senza problemi, porta non solo attenzione, ma soprattutto consensi .
Questa storia secondo me, è la dimostrazione che poi alla fine, non è lo ius soli che può risolvere i problemi dei migranti o delle minoranze in generale in Italia .
E' la cultura che deve cambiare .

Nessun commento:
Posta un commento