giovedì 4 ottobre 2012

Occhio allo smartphone Il furto virtuale

La marina militare Americana, assieme al dipartimento di informatica dell'universita' dell'Indiana, ha portato avanti uno studio per cui un malware, una volta installato su smartphone, e' in grado di far scattare la telecamera, senza emettere rumori, e favorire cosi' la ripresa di immagini dell'ambiente in cui il possessore opera, da cui e' poi possibile ricavare dati utili per un possibile furto .

L'invio del trojan e l'acquisizione dei permessi necessari, avvengono tramite modalita' gia' conosciute .
La sfida che attende coloro i quali vorranno sviluppare il place raider, sta nel ridurre al minimo la quota di dati incamerati, che possono superare di gran lunga la capacita' di immagazzinamento, e nella creazione di algoritmi che permettano di creare modelli 3D abbastanza efficaci per la riproduzione .
Il problema piu' grande deriva dal fatto che le immagini saranno di fortuna, e quindi di bassa qualita' .

I giornali specializzati hanno rimarcato come in fondo questa applicazione sara' usata solo da agenzie governative o comunque di alto livello, e quindi non costituira' una minaccia al bene comune .
In realta' place raider puo' essere sfruttato sia per la captazione immediata di dati in loco, numeri identificativi di documenti di identita' e carte bancarie, con una semplice zoommata, sia per avere dati sufficienti ad effettuare un successivo sopralluogo nella casa o ufficio che si e' preso di mira .
Quindi se inizialmente esso puo' essere impiegato per spionaggio politico o industriale, in una fase successiva, quando i costi saranno stati sufficientemente ridotti, chiunque abbia le necessarie conoscenze informatiche, potra' accedervi e usarlo come meglio crede per preparare un furto .

Tali evoluzioni tecnologiche, sposteranno ulteriormente il raggio d'azione dei criminali dal reale al virtuale .
E allora bisogna dare ragione al dott. Apruzzese, che chiede un set di leggi specifiche .


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