Ai tempi in cui studiavo l'evoluzione di Nusra e di Al Joulani, scrivevo tomi anche un pò noiosi sull'argomento. Però mi appassionava seguire un fenomeno che non era ormai solo più criminale.
M'imbarazzava il fatto di essere seguita da diversi sutoriani. Chissà che pensano delle mie sciocchezze, mi dicevo. Loro sono professionisti. Io sono solo una molto curiosa.
Poi Al Joulani si è messo al servizio dei turchi e i sutoriani sono spariti. Era anche l'era di Alberto. Ormai ne vedo un paio a settimana.
A me questo bollettino è sembrato una fetecchia. Detto con la simpatia che mi contraddistingue.
Ma non perchè esprime cose inutili o scontate. Manca un indirizzo. Una linea.
Due cose. La campagna russa è passata sulla difensiva dal momento che la (solita) strategia di demolire il nemico non basta più in una guerra che sembra non finire mai. C'è bisogno di (ri)costruire in casa propria anche per rendersi credibili all'esterno.
Durante la fase calda della pandemia il presidente Draghi, preso pesantemente di mira da profili e gruppi che sembravano essere gestiti dalle stesse mani invisibili di quelli che lo attaccano oggi, aveva trovato un perfetto sparring partner nel ministro Speranza che non solo giocava in un ruolo di primo piano, ma era spesso critico nei confronti delle scelte del governo di cui faceva parte. Non altrettanto si può dire dei ministri Guerini e Di Maio che, in questa fase della guerra, continuano a mantenere un basso profilo o risultano impegnati su fronti interni ai rispettivi partiti. Per questo motivo il presidente Draghi attualmente appare come un bersaglio unico.

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