Con altri genitori di rapiti e di uccisi ci siamo comportati diversamente, forse perché "funzionavano" di più in televisione e sui giornali. Lui sarebbe stato l’eroe perfetto ma non c’era, non c’era più. I familiari e il contesto non sono stati considerati buoni per una narrazione: non "bucavano lo schermo". E anche la stessa sua città, i ragazzi delle scuole palermitane mi hanno sorpreso per l’indifferenza verso questo loro eroe».
domenico quirico intervistato da repubblica
Non si è mai capito che tipo di rapporto ci fosse con la famiglia.
Lo Porto sembrava il classico ragazzo del Sud in fuga dall'Italia e da una realtà che gli apparteneva per destino.
Un Paese decisamente poco ospitale soprattutto per chi ci è nato e cresciuto e nel quale a volte si ha la sensazione di essere di troppo.
Giova ricordare che l'era di Votel, tra i più attivi nel contrasto al terrorismo, è stata caratterizzata da diversi incidenti di un certo tipo in quegli anni.
La teoria della vittima sacrificale ha in fondo una sua logica.
Così come ce l'ha, la strategia antiterrorismo su scala globale della quale fanno parte i collaterals.
Può apparire logico allo stato attuale, trattare per la liberazione di Austin Tice.
Ci potrebbe anche essere stato un black out informativo riguardante la presenza di ostaggi in carico a quell'entità terroristica.
Alcuni fattori concomitanti non hanno permesso alla vicenda di Lo Porto di sfondare, almeno sotto il profilo della comunicazione, così come avviene solitamente nel caso di rapimenti o avvenimenti tragici verificatisi in zone di guerra.
Mentre nel contesto politico attuale ci sono troppe tensioni, quello dell'epoca era caratterizzato da un allineamento a tratti eccessivo tra governo, opposizione e Copasir.
Una situazione che non ha favorito un dibattito interno tale, da contestare agli americani in maniera credibile ed efficace l'assassinio di Lo Porto.
I servizi segreti, che quest'anno hanno rivendicato a modo loro il ruolo avuto nella vicenda Romano, si limitarono a far sapere che erano sulla strada della liberazione. Il solito Mancini brontolone temeva invece (così è stato scritto) che gli fosse assegnato un ruolo che lui non ha avuto.
Renzi è stato bravo a far piacere Obama all'Italia e all'Europa.
Oggi è comunque più facile invocare anche l'embargo contro un regime autoritario come quello di Al Sisi.
E continuare a conoscere poco e niente della realtà del Pakistan.
C'è da annotare anche l'assenza di una stampa specializzata in sicurezza nazionale.
In Italia non si riesce ad andare oltre le nomine dei vertici e le velleità dei capi dell'esercito.
La famiglia Lo Porto fu in un certo senso oscurata dall'attenzione generata dai compagni di università e dai colleghi di lavoro e non riuscì ad andare oltre la recriminazione circa una presunta conversione all'Islam.
L'impegno richiesto alle famiglie che si ritrovano in questo tipo di situazioni è incentrato sul rapporto con il proprio congiunto (che nel caso in esame non fu probabilmente compreso dal grande pubblico sia in Italia che all'estero) e costruito sul rapporto costante con autorità, stampa e politica.
Il generale Ibrahim di ritorno dagli Stati Uniti ha raccontato del tenero incontro avuto con i Tice e della promessa fatta alla madre che intende mantenere comunque vadano le cose a proposito di un suo eventuale ingresso nella lista dei soggetti sottoposti a sanzioni.
Si tratta di un impegno che può durare anni o anche decenni.
Nel frattempo, se non l'hanno già fatto, i familiari di Lo Porto potrebbero riflettere sulle scelte che il giovane fece e che lo portarono lontano dalla patria.
Sarebbe il primo passo per rendergli giustizia.
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