La fretta con la quale Sheikh Al Joulani ha cercato di risolvere la disputa con Sheikh Al Talli e altri dissidenti di peso, è stato uno solo dei segnali della crescente difficoltà che sembra mettere in serio pericolo la sopravvivenza di Hayat Tahrir.
I guai per il comandante generale sono iniziati con i successi libici dei foreign fighters siriani che hanno spostato sempre più l'ago della bilancia a favore delle richieste del MIT. A nulla sono serviti i tentativi di mediazione, e anche qualche presunto atto intimidatorio nei confronti dell'esercito turco, per convincere i ribelli a non concedersi troppo alla Turchia.
Alcune vecchie immagini d'incontri tra Al Joulani e i rappresentanti delle aree rurali attorno ad Idlib, diffuse freneticamente sui social negli ultimi giorni per mostrare l'atteggiamento di collaborazione e la capacità d'interlocuzione, lasciano intendere che la questione non è di poco conto.
La decisione di aprire per motivi commerciali il tratto Saraqeb-Sarmin, in seguito sospesa a causa delle proteste, potrebbe essere (assieme all'annuncio della creazione di una nuova formazione che vedrebbe compattati i due eserciti già sostenuti dalla Turchia) la stoccata finale riservata da Hakan Fidan non solo al vertice fortemente diviso di Hayat Tahrir. Ma alla stessa esistenza del gruppo del quale attualmente viene messo in discussione il diritto di controllo sul Nord.
Potrebbero esserci ripercussioni sia sulla galassia jihadista locale e internazionale (non solo di sponda qaedista) che sullo scenario libico.
Foto Syrian Presidency, Ebaa News Agency


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