The next day I tried to visit several museums which the country is bragging about online and through its advertisements. All were closed, except the Museum of Islamic Art, which used to be free to the public, but is now charging a $15 entry fee.
The monstrously fragmented state and its individuals are now investing billions of dollars, purchasing artworks from all over the world. Bragging about it. Manipulating content. As it is manipulating, what is being produced in its ‘international’ film studios.
Departing from Doha to Beirut on Qatar Airways, I realized that there was not one Qatari citizen working onboard. The pilots were from the UK and Australia, while the flight attendants were recruited in the Philippines, India and Africa.
A few minutes after take-off, an aggressive advertisement began promoting Educate a Child (EAC), which is a program of the Education Above All Foundation.
In Qatar, everything seems to be inter-connected. Deadly US military bases, ‘foreign policy’, the arts, and yes, even education and charity. dissident
Una decina d'anni fa, quando i programmi di omanizzazione venivano portati avanti a pieno ritmo, i funzionari del ministero del lavoro andavano in giro per le wilaya mettendo a disposizione un certo numero di posti di lavoro in aziende anche private a forte partecipazione straniera. Non si trattava nemmeno di sostenere il colloquio di lavoro. L'accesso era immediato per i giovani omaniti. Lo stipendio base era di 200 riali.
Non poco se si considera che il costo delle bollette è molto basso e prima del matrimonio i ragazzi vivono a casa dei genitori. Terreni spesso ricevuti in donazione dal monarca e case costruite attraverso sovvenzioni erogate dal governo.
Poi c'è l'annosa questione delle cifre proibitive chieste come dote dai genitori delle future spose. Però con un lavoro fisso, le prospettive di vita non sono poi così male. Eppure molti ragazzi rifiutavano perchè consideravano non all'altezza uno stipendio tanto basso.
Bisogna distinguere tra il modello occidentale che i sovrani del Golfo cercano di implementare sul proprio suolo per non cadere nell'isolamento e come questo viene recepito dalla popolazione. Un cambio di mentalità richiede ancora tempo.
Il cosiddetto soft-power, che poi tanto soft non è, nasce dalla consapevolezza che i conflitti regionali sono di difficile soluzione. Tanto vale sfruttarli per le piccole guerre interne e per esercitare un ruolo influente all'interno degli organismi internazionali.
Il che alla fine peggiora la situazione.
Interessante sotto questo profilo, il lavoro di squadra messo in piedi in Iraq assieme all'Italia con l'accordo firmato attraverso l'Unesco. All'Italia lavoro e quattrini per le aziende italiane. Il Qatar cerca di fare concorrenza agli emiratini, già presenti in zona per la ricostruzione di chiese e moschee, con scuole e ospedali. Il modello Tika sul quale si è fatto le ossa Hakan Fidan per arrivare a capi tribù e guide spirituali.
A Sardar Soleimani non rimane che formare un nuovo governo.
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