"قد تجاوزنا مرحلة إسقاط النظام، وبتنا في حرب تحرر واستقلال من احتلال روسي إيراني غاشم، يستهدف ديننا وأرضنا وثرواتنا"
Il discorso di ieri di Abu Mohammed Al Joulani si inserisce in un contesto drammatico che vede la popolazione provata da settimane di bombardamenti. I toni epici contro gli invasori russo e iraniano, dal cui appoggio dipende anche l'incisività delle azioni assadiste, mira a recuperare l'apporto dei gruppi che si sono tenuti lontani dalle lusinghe turche. Ma anche il sostegno della popolazione che in Hayat Tahrir può trovare l'ultimo baluardo contro Assad. A questo punto i comportamenti poco ortodossi degli uomini di Al Joulani passano in secondo piano in virtù anche della comprovata lealtà agli ideali della rivoluzione dimostrata dall'assenza ai tavoli di negoziato.
All'indomani dell'ennesimo strike americano, che ha ormai decimato la colonna giordana di Al Qaeda in Siria (Abu Khadija Al Urduni non era una figura significativa ma aveva un peso all'interno di Hurras al Deen ed era un referente per fronti di vario tipo in Giordania), HTS è ancora in tempo per intraprendere la via della rivoluzione e lasciare definitivamente quella del terrorismo.
In un panorama che vede Al Uraidi ormai solo, l'alternativa è tra Daesh (sulla via del ritorno in maniera molto aggressiva secondo gli apparati di sicurezza iracheni e curdi) e Assad.
Update
Video
L'azione delle lame sembra essere più devastante di quello ottenuto con i normali droni.
O per lo meno il sangue è più visibile, così come si poteva osservare nell'auto con Abu Ahmed Al Muhajir.
Si tratta di un dispositivo che comunque riduce l'impatto nello spazio circostante con minori rischi per i civili.


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