martedì 13 agosto 2019

Poteri pieni

Quand'ero bambina ogni tanto andavamo a trovare un geometra in pensione che si occupava di questioni relative alla casa dove abitavamo e anche ad una che mia madre dava in affitto.
Mentre discutevano, sentivo che mia madre lo chiamava ingegnere. Si rivolgeva a lui in maniera quasi ossessiva.
Ingegnere lei che pensa.
Ingegnere grazie per averci ricevuto.
Di ritorno in macchina le chiedevo come mai gli attribuisse un titolo che non era suo.
Mia madre rispondeva che era per rendergli onore e rispetto. Per farlo sentire importante.
Allora obiettai che magari lui avrebbe inteso la cosa al contrario. Come se lo stesse sfottendo.
Mia madre insisteva che non era possibile. Il geometra era conosciuto anche fuori Pescara e aveva seguito numerose faccende in comune. Di sicuro apprezzava il riconoscimento.
Anche il compenso che gli veniva offerto. Pensavo io.

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