martedì 9 luglio 2019

Un'ora, un giorno, una vita

Muscat: Award winning Omani author Jokha Al Harthi has returned home to Oman, where she was greeted by none other than Dr Abdulmonim bin Hamed Al Hassani, Oman's Minister of Information. Jokha, who recently won the 2019 Man Booker International Prize for her book, Celestial Bodies, also had posters of her put up at Muscat International Airport, where her friends and family were waiting to receive her. On arrival back home, Jokha was presented with an award by the Minister of Information, and a special cake to commemorate her success was cut in her honour. timesofoman

Alharthi grew up immersed in history and especially in Arabic literature. An uncle was a poet and travel writer; her grandfather was a poet who “when I was a child, in every situation would recite verses from Al-Mutanabbī to justify his position” – just as one of her characters, Azzan, does, to his beautiful Bedouin lover, who finds it increasingly alienating and irritating. theguardian

Mohammad Al Harthi amava viaggiare perché era l'unico modo che aveva per nutrire il suo bisogno di libertà. Dalle cime dell'Himalaya ai ritrovi con gli amici in Marocco era sempre in movimento. Poi tornava in Oman e si rinchiudeva in casa per scrivere.
Un giorno, di ritorno dall'India, fu colto da un provvedimento firmato dal Ministro dell'Informazione. Non avrebbe più potuto pubblicare articoli nè libri nel Sultanato.
Ahmed Al Rashdi era un giornalista trasformato in burocrate.
Continuava a ripetere in pubblico che in Oman c'era libertà d'espressione.
La realtà era diversa.
Al Ministro non era piaciuta una dichiarazione fatta nel corso di una diretta su una tivvù locale indiana, in cui Mohammad affermava che nel Sultanato la stampa non era libera.
E chiamava in causa direttamente Al Rashdi.
Lo fece apposta per provocare una reazione, anche se non lo confessò mai.
Lo conosceva bene.
Sapeva che non avrebbe gradito quelle frasi.
All'epoca i ministri dell'informazione avevano molto potere. A volte più del sovrano.
Mohammad andava fiero del fatto che gli indiani della lavanderia sotto casa sua avevano ascoltato l'intervista e si erano complimentati con lui. Era rattristato dal provvedimento perché rappresentava l'ipocrisia che spesso alberga negli stati del golfo.
In Oman non c'è stata una vera e propria primavera.
I cittadini chiedevano semplicemente al Sultano di abbattere quel muro di ipocrisia fatto di corruzione e lotte di potere. Qaboos capì e aderì alle richieste del suo popolo.
Allontanò i ministri che avevano abusato della propria posizione e rinnovò i vertici degli apparati di sicurezza che non lo avevano tenuto informato sull'insoddisfazione crescente e anzi avevano contribuito ad alimentarla.
Mohammad continuò a dare battaglia su questioni di principio anche dopo che la situazione si era stabilizzata.
Se ne andò via per sempre e in silenzio, cosa non usuale per lui, un giorno d'estate dello scorso anno in Tailandia. Ovunque sia, sarà orgoglioso del successo della nipote.

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