martedì 9 luglio 2019

Ali Vippì ?

Da tempo si parlava del siluramento di Jamil Hassan.
A testimonianza del fatto che ormai la sua identità era stata "bruciata" e per un motivo ben preciso, di recente erano iniziate a circolare sui social immagini del direttore dell'intelligence aerea siriana.
Sarebbe stato messo da parte, secondo indiscrezioni stampa delle ultime ore non confermate, nell'ambito di una ristrutturazione generale in atto da mesi nei ministeri dell'interno e della difesa. La Russia avrebbe fatto arrestare diversi ufficiali ritenuti scomodi, rimpiazzandoli con personale di fiducia. Si tratta di una mossa da inquadrare in un' ottica più ampia.
Non riuscendo a convincere l'Iran a lasciare il campo siriano è in atto un confronto senza esclusione di colpi. Non è un caso inoltre, che l'operazione di rimodellamento delle gerarchie militari avrebbe raggiunto il culmine nei giorni in cui si sono registrate sconfitte pesanti a danno delle milizie assadiste ad Hama.

Il passaggio di Ali Mamlouk nel ruolo che fu di Farouk Al Sharaa (che il presidente Putin avrebbe voluto a capo della fase di transizione ma che sarebbe in condizioni precarie di salute) è stato interpretato da molti come una sorta di commissariamento di Assad con quello che è ritenuto uomo di Mosca. Oppure come una mossa del presidente siriano per cercare di arginare i poteri di un suo fedelissimo che in un futuro non molto lontano potrebbe diventare pericoloso. Pur rimanendo a lui il controllo degli affari riguardanti la sicurezza, nel lungo periodo Mamlouk potrebbe ritrovarsi isolato.
Essendo comunque interlocutore privilegiato dei governi occidentali (l'incontro a Roma con il ministro dell'interno e il direttore dell'Aise non fu mai smentito dall'esecutivo dell'epoca) Assad potrebbe averlo voluto più vicino per preservare la propria sfera d'influenza.
Sempre secondo resoconti non confermati, il presidente siriano avrebbe nominato un buon numero di collaboratori lontani dalla schiera alawita. Un segnale di apertura per favorire la sua permanenza al comando.
Qualunque sia la versione corretta di queste vicende, la Siria rimane terreno di scontro.
Si tratta di dinamiche che difficilmente potranno garantire almeno una transizione equilibrata.



Foto Syrian Presidency


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