giovedì 11 aprile 2019

To Beirut and back

Prioritario interesse ha continuato a rivestire il Libano, anche in un’ottica di supporto e tutela del contingente nazionale inquadrato in UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon), che ad agosto è tornata sotto comando italiano. La situazione nel Paese è rimasta condizionata da fattori sia endogeni – a partire dalle rivalità tra le varie comunità etnico-confessionali – sia esogeni, quali le vicende siriane, la questione palestinese, le tensioni tra Arabia Saudita e Iran e tra Iran ed Israele. Confronto, quest’ultimo, che configura il rischio latente di una rivitalizzazione della contrapposizione armata tra Tel Aviv e Hizballah, considerato un proxy di Teheran. Il movimento sciita – che ha registrato un’importante affermazione nelle elezioni legislative di maggio, le prime dal 2009 – potrebbe assumere ulteriore peso nella scena interna, anche in relazione al previsto rientro di reduci dal campo siriano e a un “ricambio generazionale” suscettibile di conferirgli maggiore assertività. 
Sicurezza Nazionale Relazione 2018

Foto Stefano Del Col Twitter

The Parties note the effective and fruitful work of Russia, Iran and Turkey within the Astana format to create conditions for the political process to be launched and violence to be reduced in Syria. The Parties support the efforts aimed at implementing Russia’s initiative to ensure the return of Syrian refugees and IDPs. They believe that a solution to this problem depends directly on the creation of the appropriate conditions, including social and economic ones, in Syria through its post-conflict reconstruction. 
They call on the international community, the United Nations and humanitarian organizations to provide all possible assistance to this process. 
They stress the need to implement the provisions of  UN SC resolution 1701 and fully support the mandate of the United Nations Interim Force in Lebanon, which assists the country in ensuring its sovereignty, unity and territorial integrity. 
Joint Statement Kremlin March 2019

٢٠١٩/٣/٢٠ بيان عن عدد النازحين السوريين الذين غادروا لبنان بيان صادر عن المديرية العامة للأمن العام توضيحاً لما يتم تداوله حول عدد النازحين السوريين الذين غادروا لبنان على اثر التسهيلات الادارية التي بدأت بتطبيقها المديرية العامة للأمن العام على المعابر منذ شهر كانون الاول 2017، واستناداً الى آلية العودة التي تنظّمها المديرية في كل المناطق اعتباراً من ايار 2018، بناءً لتفويض السلطة السياسية وعلى رأسها رئيس الجمهورية العماد ميشال عون، بلغ عدد العائدين حتى تاريخ 19/03/2019 : - 172046 نازحاً . ان المديرية العامة للأمن العام تُهيب بوسائل الاعلام والجهات المهتمة والمعنية بملف النازحين، مراجعة الادارة المختصة في الأمن العام توخياً للدقّة والموضوعية، وان المديرية ستواصل العمل بآلية العودة الطوعية التي تنظمها بالتنسيق مع السلطات السورية بالاضافة الى استمرار الاجراءات الادارية المعتمدة على المعابر الحدودية الشرعية لتسهيل عودة النازحين الذين يرغبون بالعودة لا سيّما الذين خالفوا نظام الاقامة او دخلوا الاراضي اللبنانية بطرق غير شرعية.


Lo sguardo anche più vispo del solito, di Abbas Ibrahim intento a gustarsi la scenetta del segretario di stato americano lasciato in attesa del presidente Aoun, è indicativo delle mire libanesi.
Mire che però devono confrontarsi con una realtà politica molto complessa, come sottolineato dalla sicurezza nazionale (ma Hezbollah, per i nostri Bond, sono da disarmare o no ? ) e con uno scenario regionale dalle prospettive poco incoraggianti.
Al netto delle difficoltà che un po' tutti i governi e gli organismi preposti dell'area incontrano, nel realizzare le stime dei movimenti di profughi, convince poco anche la nota chiarificatrice emessa lo scorso mese dal direttorato libanese. Il numero dei rimpatri ( anche molti su base volontaria secondo Ibrahim), incrociato con i dati dell'agenzia per i rifugiati, dovrebbe essere ben lontano dalle sei cifre.
Un pacchetto di riforme in grado di risollevare l'economia del Paese creando posti di lavoro e fornendo servizi efficienti alla popolazione, assieme all'abbattimento della corruzione, potrebbe aiutare a trasformare quello che attualmente è considerato un peso, in una opportunità d'integrazione. Le dinamiche politiche interne per il momento non sembrano adatte ad una soluzione articolata e di largo respiro. Il generale Ibrahim cerca di dare sostanza all'orientamento tenuto da parte del governo libanese in materia di rifugiati.
Rispedirli in Siria e contemporaneamente costruire un asse stabile con il regime.
In questo modo, secondo la loro visione, dovrebbero essere ridimensionati il sentimento antirifugiati crescente e il malcontento generale della popolazione.
Questo quadro è perfetto per i tentativi d'inserimento di Putin che avrebbe grandi piani per il ritorno dei rifugiati, così come per la ricostruzione, ma non abbonda in mezzi. L'appello agli organismi internazionali, nel comunicato emesso al termine dell'incontro con il presidente Aoun, è da leggere in questo senso.
Il Putin che tiene i piedi in più scarpe per ottenere vantaggi sui vari fronti d'interesse, è quello che conosciamo da tempo ormai. Il capitolo dei rifugiati rimane centrale per tenere in piedi Assad e fare pressioni sull'unione europea.  Senza contare il ruolo di king maker che crede di aver fatto suo in medio-oriente.
In queste circostanze però, all'orizzonte non mancano ostacoli.
L'asse da rompere tra Assad e l'Iran per rendere credibile e innocua la permanenza al potere dell'attuale presidente. Il rapporto con Israele alla luce di quello con il Libano del "movimento" denominato Hizballah. E quello con la Turchia impegnata nell'eterna guerra contro i curdi.
Gli assetti energetici e finanziari della regione sono una posta in gioco appetibile.
La sfida non è comunque delle più facili.

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