Arab regimes spend millions of dollars on think tanks, academic institutions, and lobbying firms in part to shape the thinking in Western capitals about domestic political activists opposed to their rule, many of whom happen to be religious. The field of counterextremism has been the ideal front for the regional governments’ preferred narrative: They elicit sympathy from the West by claiming to also suffer from the perfidies of radical jihadis and offer to work together to stem the ideological roots of the Islamist threat.
Based on dozens of conversations conducted over several years, we found that autocratic regimes in the region carefully cultivate conservative and far-right circles in the West that they believe lean toward their own anti-Islamist agendas. foreignpolicy
Foto mofa.ae
Stranamente risulta scomparso dal sito del ministero dell'interno il resoconto testo-immagini dell'incontro con Sheikh Abdullah avvenuto lo scorso 26 Febbraio.
Una strada da provare per la diplomazia araba, è la ricerca di una sponda amica verso uomini come il ministro Salvini che è a capo di un partito di destra ma ultimamente pare alla ricerca di una svolta moderata in grado di assicurargli consensi e voti nel centro-destra cosiddetto moderato senza essere costretto a rinunciare all'alleanza di governo.
Il contrasto al terrorismo di matrice fondamentalista, associato al dialogo con le comunità islamiche, può costituire un biglietto da visita migliore anche sul fronte internazionale ed evitare a Salvini i grattacapi giudiziari dei porti.
Il finanziamento dei circoli dell'estrema destra europea (dato da prendere con le pinze, visto che Hassan Hassan ha a lungo collaborato con testate ed enti riconducibili al governo di Abu Dhabi, e quindi adesso che ha cambiato casacca può avere le sue ragioni per insinuare questo dubbio presso il pubblico di riferimento ) può rivelarsi un boomerang così come lo fu, all'epoca di Daesh e Al Qaeda, quello di finanziare i gruppi islamisti siriani.
E fu proprio uno dei primi sostenitori della resistenza siriana, Bandar bin Sultan, ad ammonire qualche decennio fa i governi occidentali circa il pericolo derivante dalla distinzione, che spesso questi operano, tra dissidenza e terrorismo. All'epoca molti qaedisti ricercati nel Golfo venivano accolti come dissidenti in Europa.
Sheikh Abdullah bin Zayed, che non a caso è l'artefice di quello che viene definito il passaporto più prestigioso e potente del mondo, a distanza di molti anni aggiunge un elemento di novità emerso nell'era di Daesh. La distanza tra dissenso ed estremismo è ormai molto ridotta anche nei Paesi occidentali . Indubbiamente le monarchie del Golfo spesso cavalcano l'onda del terrorismo per esercitare maggior controllo sul dissenso. Ma se non agissero in questo modo, le proteste e le manovre sotterranee finirebbero in un bagno di sangue. E lo stesso può accadere in Occidente.

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