Salvini ha perfino fatto il possibile per avere una Libia instabile e creare così il terreno ideale per i traffici: ha dato impulso al rinnovo del vertice dell’Aise, i servizi segreti esteri, in estate, così per mesi e mesi il direttore Alberto Manenti è rimasto nel limbo tra dimissioni e arrivo del successore, e il governo ha dovuto rinunciare al suo massimo esperto di questioni libiche (in Libia ci è pure nato Manenti), che da anni tesseva dialoghi discreti con tutte le fazioni. Poi Salvini ha bloccato a lungo la nomina di un nuovo ambasciatore, impuntandosi in modo incomprensibile a difendere il gaffeur Giuseppe Perrone, tornato in Italia dopo essersi inimicato tanto il governo Serraj che quello del generale Haftar.
Feltri il fatto quotidiano
The people of il fatto non si riprendono più. Lo citano a giorni alterni.
Quello che non si è capito veramente è per quale motivo il direttore (now former) sia rimasto così a lungo. Sballottato da Mosca a Tripoli. In attesa di conoscere il proprio destino.
Senso dello stato. Amore per l'Africa. Eppure sapeva che con un governo del genere, e le circostanze poco favorevoli, per la Libia poco avrebbe potuto fare.
Uomo bizzarro.
E comunque la linea portata avanti da Aise e ministero degli esteri, a parte qualche attenzione in più riservata a Marshal Haftar, pare non essere cambiata.
Manenti è di certo l'uomo che fa la differenza. Ma le strategie hanno bisogno di lavoro di squadra e di tempo. I generali Carta e Caravelli non sono spuntati all'improvviso.
Il problema vero è che il ministro Salvini, con alleati di governo non alla pari e il futuro incerto, non può fare altro che governare in ottica elettorale e farlo con un tocco personale che mira molto alla sorpresa e al "adesso ci siamo noi". Con il tempo imparerà a calibrare tempi e modi.
Sull'altro versante c'è un partito alla ricerca di voti oltre che d'identità.
Per uscire dall'Afghanistan o rinunciare agli F35 ci vuole un motivo valido e bisogna valutare attentamente le conseguenze.
L'espansione dell'ENI negli Emirati deve essere presa in considerazione e sfruttata assieme al riassetto del settore bancario al quale l'intera zona sta andando incontro. Abu Dhabi non deve essere solo un selfie, ma un piano a lungo termine con diversi sbocchi. Dall'Africa all'Asia.
Curiosità di sapere se tutte queste cose il mio tarhounese preferito ha almeno provato a dirle allo sceriffo dell'interno e ai ministri interessati.

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