domenica 27 maggio 2018

Khalas Nusra. Something better on the way.

The relationship with the Turkish side is balanced and continuous in order to achieve stability and security in the liberated Syrian north, and the historical ties between the Turkish and Syrian Muslim peoples have a deep extension in the depth of history itself.
The most prominent manifestations of these links occurred during the years of the Syrian revolution, where Turkey was a true depth of the Syrian revolution, despite changing political positions, let alone embrace millions of Syrian refugees and preserve their dignity.
These points will not be a hindrance to the continued achievement of our goals by overthrowing the tyrant and its criminal regime. The weapon and jihad is still the most powerful wall of resistance to prevent the regime and its allies from Russia and Iran from re-imposing Assad's military control and reproducing it politically.
As long as there are men and young people who carry the ideas, values, principles and objectives of the revolution, the march of Jihad and struggle will not stop until the hoped-for divine victory is achieved.
After the geographical alignment of the Syrian revolution and the forcible displacement of the people of the revolution and its political and military weight in Idlib, this requires us to formulate a comprehensive plan to save the revolutionary camps and to protect the people of the original revolution to build their capacity and rehabilitation, achieve a decent life, alleviate suffering, heal its bleeding wounds, preserve its dignity and freedom and contribute to the goals of its revolution.
We are in the editorial board of the Sham as an integral part of the Syrian revolution. We say very clearly that we will not allow the repetition of the Eastern Ghouta scenario and the northern Homs countryside in the liberated Syrian north and we will do so without blood and lives. aljazeera

Qualche anno fa Daesh distrusse la casa del nuovo direttore dell'ufficio politico di Hayat Tahrir al Sham. Un uomo che di certo non ama violenza ed estremismo.
Zaid al Attar, predecessore del dottor al Hajar, aveva diverse volte fatto discorsi che facevano sperare in una maggiore disponibilità all' apertura in nome della lotta per la liberazione della Siria. Ma l'obiettivo finale era sempre il governo della Sharia e pochi erano gli spazi per alleanze atipiche.
Questa intervista risulta significativa poichè mostra una decisa volontà di collaborazione mentre in Turchia sono ancora aperti i tavoli di trattative tra i rappresentanti di Erdogan e gli emissari di Al Joulani. A fasi alterne, a quanto pare di capire, ai ferri corti a proposito della dissoluzione completa del gruppo.
In effetti piuttosto che fare la fine del Free Syrian Army e di Jabhat Tahrir, piccoli eserciti al servizio della Turchia, per veterani del calibro degli ex Nusra risulta più conveniente deporre le armi e andare a combattere da qualche altra parte.
Nelle dichiarazioni del capo dell'ufficio politico di Hayat Tahrir pare esserci la volontà concreta di una collaborazione più stretta con la Turchia tale da non incidere comunque sull'identità del gruppo. Quando le pattuglie di HTS lo scorso anno iniziarono a fare da scorta all'esercito turco, non bastarono le visite e le spiegazioni da parte dei vertici ai vari battaglioni per calmare le ire dei combattenti.
La sottolineatura sul fatto che non ci saranno scioglimento e fusione con altre fazioni dovrebbe per il momento rassicurarli e favorire una transizione relativamente tranquilla.
Ma quando il destino siriano e i rapporti tra gli attori esterni che prendono parte al conflitto (Iran, Turchia, Russia), saranno più chiari e vicini ad una risoluzione, Abu Mohammed Al Julani dovrà inevitabilmente dare un taglio netto al passato e lavorare assieme agli altri per favorire la stabilità.
Una maggiore attitudine al dialogo politico da parte di Hayat Tahrir, che non può prescindere dalla moderazione e dal  rimodellamento della propria ideologia, potrebbe per adesso accontentare la Turchia e frenare l'ondata di sangue scatenata contro HTS tramite gli altri gruppi che partecipano ad Astana.
La situazione estremamente complessa rispetto al passato e l'interlocutore nettamente diverso (Erdogan e Hakan Fidan vogliono fatti e non proclami sul giornale amico) richiedono azioni concrete e non cosmetiche come accadde nella fase iniziale del distacco da Al Qaeda.
Non sarà un'impresa facile, ma Abu Mohammed Al Julani è uomo da sfide.

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