venerdì 18 novembre 2016

Breakfast club

La testimonianza del colonnello Paolo Costantini, ortonese di origine e oramai in congedo sia dalla sicurezza nazionale che dalla guardia di finanza, nel corso del processo a Claudio Scajola (audio udienza radio radicale),  ha offerto uno scorcio nella galassia misteriosa dell’Aise. L’agenzia sembrerebbe giocare al risparmio nel Golfo. Una volta andato in pensione il capo area di stanza ad Abu Dhabi, Costantini a fine 2012 o inizio 2013 ne assunse la funzione mantenendo la competenza su Dubai e in più acquisì anche il controllo dell’area di Doha. In riferimento alla vicenda di Matacena ha raccontato di come in generale si relazionasse a tre ufficiali della polizia di Dubai menzionandone solo il primo nome e non gli altri due. Il bin…bin... per chi è pratico di cultura araba. Cioè i nominativi di padre e nonno che, assieme a quello della tribù, rendono più facilmente identificabile un soggetto. E' come se Cortese ci dicesse che è solito comunicare con la vigilessa Maria di Roma. Si tratterebbe di tre ufficiali che si occupavano di relazioni istituzionali. Non Dahi Khalfan. Non gli è stato chiesto per conto di chi, nell’establishment di Dubai, i tre si erano fatti portavoce di lamentele a causa delle pressioni ricevute allo scopo di avere informazioni sulla permanenza di Matacena nelle carceri emiratine. In questo modo avremmo saputo se c’era effettivamente un interesse superiore nei suoi confronti dall’Italia. Costantini ha parlato anche di omologhi emiratini senza identificarli e glissando molto sull'argomento. Nessuno in aula ha insistito più di tanto. Ha tenuto più che altro a sottolineare l’attività in chiaro dell’agenzia in quello, come in altri Paesi. Quindi non di controspionaggio all’insaputa del governo ospitante. Ciò non significa automaticamente che essa non venga svolta. Mohammed bin Zayed permettendo.
In parte, da come l’ha descritta, l’attività dell’Aise sembra una specie di missione in trasferta permanente di Sco e Dac. E’ vero che la polizia ha i propri ufficiali di collegamento. Però altro è, trovarsi sul posto. E le attività dell’agenzia, secondo Costantini, sono proiettate su binari più ampi, come quello del finanziamento al terrorismo. Ragion per cui, la possibile presenza sul territorio di Speziali, uomo vicino a Gemayel, gli risvegliò la curiosità. Incerto è il modo in cui il colonnello fu avvertito di questa possibile presenza. In aula in prima istanza ha affermato che si trovava sul territorio e poi forse in ambasciata. Dal verbale reso in precedenza, pareva essere sicuro che glielo avesse riferito il carabiniere in servizio all’Ambasciata. L’altro ieri invece ha chiarito che, non ricordando la circostanza, deduceva che potesse essere stato lui ad informarlo. Se un poliziotto avesse fatto una virata del genere in un tribunale qualsiasi a Napoli o a Palermo, il pubblico ministero di turno lo avrebbe sbranato. Il dottor Lombardo ha semplicemente preso atto. Forse nella sua ottica non era un dato significativo.
Curioso lo sdegno del colonnello per la sfuriata dell’Ambasciatore Starace che si lamentava di non essere stato avvertito dell’arresto di Matacena. Per i nostri servizi evidentemente la salvaguardia dei diritti umani non vale per delinquenti o presunti tali. Però l’interesse dell’Ambasciatore per un cittadino italiano, per di più ex onorevole, era abbastanza giustificato. E’ vero anche, che il funzionario Aise non era tenuto ad avvertirlo, ma un occhio di riguardo poteva usarlo. Costantini ha detto di avere avvertito dell'arresto con il solito cablo il direttore, o un suo vice, e di avere in seguito riferito oralmente delle ramanzine ricevute un po’ da tutto l’entourage dell’Ambasciata. Nessuno gli ha chiesto se gli fossero state date indicazioni particolari da Roma. Probabilmente tutta la dialettica sfoderata nei giorni successivi con gli addetti dell’Ambasciata, sul suo dovere che era semplicemente quello di assicurare il latitante alla giustizia, era un modo di prendere le distanze dalla vicenda. Atteggiamento che richiama molto lo stile del direttore. Il Manenti che si affretta a scaricare Di Troia su Scarpis appena sente puzza di bruciato e in commissione lascia fare ad altri le domande. Costantini, che è un avido lettore di giornali dai quali attinge informazioni, non si è interessato per nulla a Matacena e non più di tanto allo Speziali. Però ha tenuto a far sapere, rimarcandolo  nel corso della testimonianza, che secondo lui nelle rotte di Matacena non c’era un disegno predefinito. Anche questa insistenza pareva ispirata dal vertice dell'agenzia. Per sottolineare la peculiarità dei comportamenti dell’Ambasciatore, ha raccontato di quando gli suggerì di evitare l’inaugurazione del locale di Nucera a Dubai perché si trattava di un soggetto non proprio a posto. In seguito ha spiegato di averne approfondito le vicende giudiziarie attraverso i giornali. Nessuno gli ha chiesto come mai un Ambasciatore, per di più tanto attento alle relazioni, sarebbe andato a quella inaugurazione dopo il suo red alert. Ma a quel punto evidentemente né pubblico ministero né difese ci hanno capito più di tanto. Insomma i ragazzi dell’Alberto camminano sulle orme della sua leggenda e cercano di metterla in pratica.

Nessun commento:

Posta un commento