Se corrisponde a verità il fatto che Syed Farook il giorno prima dell'attacco avrebbe cancellato buona parte dei dati che riguardavano le sue attività, significa che non aveva messo in conto di morire. Un pò strano per un terrorista di Daesh o anche di al Qaeda che aspira a diventare martire.
Ciò non significa che la matrice dell'azione non sia di stampo fondamentalista. Ma che non è l'unica matrice oppure che ha costituito semplicemente il trigger che ha fatto maturare la decisione. Il che confermerebbe quello che vado predicando da tempo.
Il terrorismo di Daesh non ha il suo punto di forza nella componente religiosa ma nella violenza pura e nell'odio e ciò fa si che essa possa far presa su qualsiasi tipologia di soggetto. Anche non musulmano purchè ne condivida l'ideologia anti-stato e i metodi violenti.
L'errore grave che stiamo commettendo è nel pensare ad una contro-offensiva solo in termini di anti-terrorismo strutturato in funzione del terrorismo di matrice fondamentalista.
Un giorno non molto lontano potremmo entrare in un negozio e rimanere vittime assieme ad altri malcapitati di un rapinatore con un passamontagna nero con la scritta Isis che entra sparando e scappa via con il bottino.
Daesh è una macchina dei sogni per serial killers, neonazisti, brigatisti, disoccupati.
Fonte di ispirazione per tutta quella gente incazzata che non ha più niente da perdere.
Un marchio da prendere in prestito ed adattare alle proprie esigenze.
Il problema non è alzare la guardia contro Daesh. Non solo almeno.
Ma contro la criminalità in generale. Una criminalità impazzita ma anche organizzata.
E la prevenzione ha un ruolo fondamentale. Bloccare la propaganda di Daesh e dare alla popolazione una misura concreta del loro essere parte della comunità per evitare pericolosi rigurgiti anti-stato.
Questa è una delle chiavi di soluzione al problema.

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