sabato 5 dicembre 2015

Il filo

«Se le potenze mondiali dovessero intervenire per tutti gli omicidi che accadono nel mondo arabo, li vedremmo ai telegiornali ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette».
«Anch'io sono solidale con i francesi ma nella stessa misura in cui loro sono solidali con le vittime musulmane. A loro non interessa il sangue versato dai musulmani e neanche a me interessa il sangue dei francesi. Questa è la solidarietà più giusta in questa vita».
Traduzione messaggi Facebook Operazione Van Damme


Quando Walid Kammoun raccontò in corte d'assise delle torture subite in Tunisia dopo essersi consegnato alle autorità locali, Mohammed Chabchoub tra gli incriminati per terrorismo internazionale al termine dell'operazione El Khit coordinata dalla procura di Bologna e condotta dalla Digos in collaborazione con l'Ucigos, urlando scagliò in segno di protesta le scarpe contro uno degli ispettori che aveva appena finito di testimoniare. Lo riteneva evidentemente responsabile di quelle torture allo stesso modo in cui il gruppo, dedito alla preparazione e reclutamento di combattenti verso le zone di guerra, riteneva l'Occidente complice delle tribolazioni delle terre musulmane.
E' la stessa accusa mossa attraverso i social dal macedone sottoposto alla misura di sorveglianza speciale alla conclusione dell'operazione Van Damme.
Il salto di qualità se così lo si può definire, sta nelle considerazioni a margine ovvero nell'amarezza che scaturisce nel prendere atto dell'indifferenza occidentale. Questi sono i sentimenti che, esasperati da circostanze ed istigatori, spingono i giovani come Anas al Italy ad intraprendere la via della violenza e a porsi come obiettivo quello di portare la jihad a casa nostra . Andare a combattere nelle terre d'Islam non basta più. Vogliono trasferire la guerra in Occidente per liberarlo da quella ipocrisia che gli fa ignorare la disperazione di cui esso stesso è causa.
Gli standard doppi e la cultura del non essere inclusivi. Le lacrime selettive per i morti di Parigi e non per quelli di Beirut o di Sanaa. Questa è la molla che fa scattare la rabbia nelle seconde generazioni e nei convertiti.


* Il racconto dell'arresto di Walid Kammoun è tratto da una lettera di Khalil Jarraya, leader della cellula tratta in arresto dalla polizia nel 2008, che credo sia attualmente ancora in carcere a Cosenza. Non ho seguito il caso quindi non so quanto di vero ci sia nella sua versione. La pubblico (è reperibile in rete) solo in quanto funzionale al post.




Un Galzerano d'annata. Non ne ha nemmeno persi tanti di capelli.











Foto Repubblica

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