lunedì 21 dicembre 2015

Perchè è così difficile uccidere un fantasma

Qualche settimana dopo l’uccisione di Anwar al Awlaki un altro convoglio in Yemen fu colpito dai temibili droni assassini americani. Del gruppo faceva parte un ragazzo di quindici anni di nome Abdulrahman. L’impatto era stato così violento che non fu possibile ricomporre i corpi. Alla fine il nonno e lo zio del ragazzo assieme ad altre famiglie raccolsero brandelli di arti e tronco e tutto quanto era rimasto di umano ammucchiandolo in un lenzuolo da riporre sotto terra per la preghiera.
Il governo americano e la Cia non ammisero mai ufficialmente l’errore. Uccidere un ragazzino colpevole solo di essere il figlio di un terrorista non era nei piani. Non faceva parte dell’operazione di propaganda di cui c’era bisogno. Quando qualche tempo dopo la casa bianca rese noto il ragionamento giuridico che in qualche modo giustificava quelle uccisioni, nessuno rimase convinto più di tanto. Nemmeno i sostenitori più strenui del presidente.
Ammazzare tre cittadini americani di seguito senza concedergli un processo equo era contro ogni principio democratico. Ma Obama aveva un disperato bisogno di uccidere Anwar al Awlaki perché era diventato il simbolo non tanto del terrore quanto della logica dell’antiamericanismo.

Al Awlaki è la prova che il sogno americano spesso si può trasformare in un incubo.
Giunto dallo Yemen da ragazzo si era integrato alla perfezione. Era brillante negli studi. Guidava una comunità islamica improntando i suoi insegnamenti alla moderazione. Tutti, dall’Europa alla penisola arabica, pendevano dalle sue labbra. Qualora non fosse possibile incontrarlo di persona nonostante viaggiasse molto, c’erano le sue lezioni trascritte o filmate che giravano su internet.
E ci sono anche oggi. Le foto dei suoi incontri con giovani musulmani da ogni dove e i ritratti fanno da cornice alla sua voce che declama la storia islamica e spiega versi coranici. Fin qui non ci sarebbe niente di male se non fosse che ad un certo punto Anwar fu colpito dall’ipocrisia delle guerre americane che avevano come unico risultato quello di distruggere Paesi ed uccidere musulmani. All’improvviso quell’America che lo aveva accolto e i suoi alleati diventarono il nemico numero uno per lui e per la nazione islamica. Al Awlaki tracciò il sentiero per quella che oggi conosciamo come jihad globale. I suoi sermoni si infiammarono. Divennero carichi di odio. I versi coranici venivano interpretati in funzione di quell’odio.
Il giovane yemenita naturalizzato americano a oggi è ancora fonte di ispirazione per i giovani jihadisti americani ma anche per quelli di altri continenti. La sua voce corre attraverso internet da un lato all’altro del globo.

Dall’affidavit di Enrique Marquez emerge come la figura e i sermoni di Anwar al Awlaki abbiano avuto una parte importante nel suo percorso di radicalizzazione ad opera di Syed Farook ovvero uno dei protagonisti della strage di San Bernardino.
Si è tornato quindi a parlare di oscuramento dei siti più esposti e soprattutto di cancellazione definitiva di tutte le immagini e degli scritti di al Awlaki sparsi in rete. Secondo i politici americani si dovrebbe attuare un contrasto simile a quello messo in campo per la pedopornografia. Dopo aver individuato siti e pagine sospette grazie a Photo Dna e software simili si può procedere all’eliminazione di tutto il materiale potenzialmente pericoloso che fa riferimento ad Anwar al Awlaki.
Uno studio messo a punto da Lorenzo Vidino e Seamus Hughes e pubblicato all’indomani della sparatoria di San Bernardino ha messo in evidenza come il ruolo di internet nella radicalizzazione degli adolescenti americani sia certamente importante in quanto piattaforma di propaganda e contatto. Visto che il panorama d’oltremanica sembrerebbe essere ancora in una fase interlocutoria che vede la stragrande maggioranza dei soggetti a rischio attivi sui social ma essenzialmente fermi per tutto quanto concerne propositi concreti, sarebbe meglio per il momento dedicarsi ad una strategia costituita da una contro narrazione forte e convincente. Quella che cioè Marco Travaglio in maniera molto stringata ma efficace invocò tempo fa con un“compriamoceli”. Dare un motivo ai ragazzi di non odiare la patria ma sentirsene parte anche in quanto musulmani. E questo in un Paese come l’America dovrebbe essere relativamente facile.
L’esperienza maturata nel campo della pedopornografia insegna come sia praticamente impossibile cancellare del tutto la memoria digitale di Anwar al Awlaki. I pedofili in rete hanno raggiunto livelli di eccellenza nel ricreare la propria opera. Ciò è tanto più facile con i sermoni e le immagini dell’imam di origini yemenite in circolazione ormai da anni. Se si vuole cancellare la sua memoria bisogna agire su quella reale e l’unico modo per farlo è quello di creare un discorso alternativo che dimostri quanto sbagliate siano tutt'oggi le sue tesi.

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