domenica 28 giugno 2015

La retorica del risarcimento

Forse quello di nonno Bassolino in visita a londra dal nipotino è stato il pensiero più sincero e disinteressato verso il dottor Pisani e soprattutto per l'Italia.


Per il resto c’è stata la usuale sarabanda montata dai media di destra e da estimatori vari che hanno al solito puntato il dito contro magistratura e governo colpevoli secondo loro di aver insistito nell’errore o di non aver represso questa insistenza.
"Chi risarcirà ora ..." è stata la frase più usata.
Iniziamo con il chiarire che più che un’inchiesta o un processo questo è stato un vero e proprio evento nell’evento quindi forse un po’ tutti dovremmo farci un bell’esame di coscienza.
Se l’onore del dottor Pisani è stato leso ma non credo sia stato il caso (a parte forse qualche accusa del pentito dalla quale comunque si sta già difendendo nelle sedi opportune) visto che una persona intelligente è in grado di comprendere e distinguere, ciò è accaduto per un eccesso di spettacolarizzazione di cui l’intera vicenda è stata caricata.
Stampa e sostenitori locali hanno giocato un grosso ruolo in questo meccanismo.

Si è poi parlato di sconfitta della procura e abbattimento dell’impianto incriminatorio enfatizzando il ribaltamento delle tesi accusatorie in entrambi i gradi di giudizio.
Io tendo sempre ad analizzare le questioni in maniera globale per poi passare alle valutazioni finali.
E in questo caso non è il singolo protagonista che ha fatto la differenza ma l’intero sistema.
Quel tanto vituperato dispositivo costituito da tre gradi di giudizio che a volte come accaduto nel caso Knox ci porta alla ribalta internazionale, stavolta ha funzionato.
Un gruppo di magistrati ed investigatori (ricordiamoci che il tango si danza sempre in due) ha individuato una macchinazione criminale con dei protagonisti. L’ha sottoposta a giudizio e non vi è stata una smentita ma una correzione.
Il crimine c’era ma si trattava di utili maturati a nero e non di riciclaggio, che è fenomeno altrettanto grave.
Nell’Italia in cui si spendono nottate ad inviare curricula senza ottenere risposte e ogni giorno decine di attività chiudono proprio perché qualcuno fa soldi a palate utilizzando mezzi poco leciti, ben venga anche che si smascheri il nero.
Non parlerei di sconfitta ma di "giustizia partecipata". Il sistema in questo caso ha funzionato.

Nel contesto purtroppo Pisani ha rappresentato un “errore di percorso” se mi è consentita una caratterizzazione simile.
Il suo coinvolgimento è stato causato da quell’enorme mole di testimonianze e fatti portati a processo per far comprendere il contesto ma che poi al netto delle accuse non rientravano nel caso specifico da esaminare.
Si è trattato di quel contorno che ha costretto la corte nel primo giudizio a ricondurre il procedimento nei suoi confini naturali come recitava il dispositivo.
Io ho trovato più sconcertante la vicenda giudiziaria calabrese del colonnello Grazioli, ufficiale di grande caratura e livello investigativo, rappresentata da un quadro accusatorio pesante supportato da prove ed intercettazioni altrettanto gravi, conclusasi dopo tre anni con una assoluzione. Nel frattempo c’è passato di mezzo il carcere.
Anche su Pisani gravavano accuse notevoli però queste erano circostanziate da prove nel complesso deboli che poggiavano più che altro su logica e ragionamento . Quindi il verdetto finale ha costituito una conferma delle impressioni avute durante il dibattimento .
Nel caso del colonnello Grazioli c’è stato invece uno stravolgimento vero e proprio.
Se proprio vogliamo spezzare il capello in quattro sorge il dubbio sul perché certe questioni (vd. passaporto Potenza o finanziamenti per la casa) non siano state chiarite di fronte al gip.
Uno screening iniziale più accurato avrebbe favorito il corso naturale del processo.

Anche il sistema polizia in fondo ha funzionato.
Quel sistema tanto bistrattato nel caso dei poliziotti della Diaz, ha dato manforte al dottor Pisani che ha potuto continuare il proprio percorso professionale senza intoppi.
E' stato costretto forse ad una posizione lontana dai riflettori ma non è stato un grande sacrificio per il sistema Italia che poi alla fine è quello che conta veramente e che in questo momento ha bisogno di funzionari capaci.
Di investigatori bravi ce ne sono parecchi in giro. Di funzionari in grado di svolgere il proprio ruolo a tutto tondo allo stesso modo di Pisani che abbiamo imparato a conoscere nel corso del dibattimento come professionista attento ai dettagli e in grado di inquadrare fenomeni e criticità a fondo, ve ne sono molto pochi. Personalmente mi auguro che continui il percorso al ministero.
Anche in questo caso al cittadino comune che vive lontano dai grandi centri come Napoli ma che risente in maniera amplificata della grande mole di criminalità che questi producono, che il protagonista di questa vicenda sia stato un poliziotto di grande valore e famoso poco importa.
Da noi i "big" o li mandano per punizione oppure quelli che si credono big una volta nominati si concedono anche il lusso di cambiare idea e destinazione.
Qui in Abruzzo ha suscitato scalpore il procedimento a carico di un carabiniere che avrebbe abusato del proprio ruolo per sconti o regalie al supermercato. Sono queste “piccolezze” che in fondo fanno la differenza per il sistema Italia.
Di certo ci indigniamo per mafia capitale ma sono le piccole nefandezze che maggiormente incidono sulle nostre vite.
E’ quello che si chiede a magistrati ed investigatori . Di reprimere il crimine a tutti i livelli magari anche sbagliando. Alla fine è sempre la buona fede che conta.

La mia riflessione non vuole sminuire sviluppi e contorni di una vicenda che ha toccato molte persone.
Però la semplice strumentalizzazione come accade sempre in Italia e il continuo scambio di accuse, non risolve i problemi alla radice.

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