Restano alcuni dubbi: perché Forza Italia sta attaccando una dirigenza dei servizi segreti che ha fatto carriera sotto il governo Berlusconi? Cosa è cambiato? E come sono cambiati i rapporti con Cicchitto che è stato sempre la longa manus (o una delle...) berlusconiana nelle politiche per la sicurezza, si pensi al ruolo avuto nella commissione Mitrokhin?
Sicuramente l'attacco di Forza Italia, insieme con il mai cessato malumore di nostri 007, è un segnale che qualcosa bolle in pentola. E non c'è da stare troppo tranquilli.
Ma va anche detto che il Dis, dipartimento informazioni per la sicurezza, che è alla guida dell'intero comparto intelligence, si sta distinguendo per capacità, innovazione, puntualità delle analisi e rinnovato senso dello Stato. Ed è una garanzia per tutti. Per cui attenzione a non gettare il bambino con l'acqua sporca.
globalist
Quando il bambino rimane tale in eterno è bene gettare anche lui.
Come tutti i Paesi in cui c'è stata una violenta crisi provocata dalle malefatte dell'intelligence anche il nostro all'indomani del caso Abu Omar si è affidato ad un restyling che poggiava su una direzione nuova e al di fuori di certi giochi.
Però adesso sembra essere arrivato il momento di tornare all'antico.
Lo stile Ferrero Rocher ovvero quello dei trenta assunti, dei road show e degli informatori medio-orientali travestiti da studenti del Vaticano ha fatto il suo tempo.
Quando si apre il feed alla mattina la notizia più eclatante che si trova alla voce servizi segreti (il "di informazione" tanto caro a De Gennaro a oggi non ha ancora sfondato) è che tra i clienti più affezionati del chirurgo estetico palermitano arrestato ci sarebbe il fior fiore degli agenti segreti italiani di stanza in Sicilia.
Abbronzati e rifatti. Una primizia da aggiungere alle note caratteristiche dell'intelligence italiana.
Il feed delle testate internazionali specializzate in questioni di sicurezza invece tira su lo spirito.
Da Vienna a Melbourne gli spioni sono in tutt'altre faccende affaccendati.
Faccende serie però.
Magari anche loro attrezzeranno relazioni extra-coniugali in ufficio o hanno un capo poco gradito però queste facezie non sembrano avere il sopravvento.
Ma c'è qualcuno che legge veramente il mattinale o pensa che Brunetta dica cose sensate ?
Il comparto sicurezza rimane a oggi il fronte più debole del governo Renzi che lo amministra procedendo a botte di nomine. Purtroppo sia il presidente del consiglio che il ministro preposto non sono supportati da indicazioni adeguate e disinteressate.
Vengono spesso riempite caselle a caso seguendo criteri di graduatoria.
Se sul versante polizia-carabinieri certe mosse possono risultare anche efficaci perchè è sufficiente una operazione della polizia postale ogni tanto o la presunta cattura di un latitante per dare un minimo di credibilità al governo, sull'intelligence non si può barare più di tanto e le questioni irrisolte (vd. marò, rapimenti, rapporti con agenzie di altri Paesi) diventano un vero e proprio campo di battaglia per l'opposizione.
E se è vero che Minniti è il padre-padrone dell'intelligence e la chiave di accesso a Renzi, attaccare lui e i servizi è il minimo che un politicante all'opposizione possa fare attualmente.
Nel caso specifico ci sono un paio di annotazioni da sottolineare.
Forza Italia anche a causa delle defezioni e delle spaccature interne risente della mancata appartenenza al Copasir anche perchè sembrerebbe non godere nemmeno più dell'apporto di informazioni provenienti direttamente dai servizi.
Il restyling in una situazione come la nostra dovrebbe essere improntato oltre che al controllo e alla trasparenza anche a distanze maggiori tra intelligence e politica.
Inoltre entrambi le agenzie sono, da quello che si percepisce, in una fase di crisi.
L'Aisi in epoca pre-Parente pareva essere ai margini per quello che concerne vicende legate alla mafia e al terrorismo di varie matrici e l'Aise soffre una politica estera barcollante.
Non è colpa dell'intelligence se i droni americani svolacchiano nei cieli di Pakistan e altre terre assassinando cittadini innocenti e se sempre dall'America arrivano indisturbati i raid su Tunisia e Libia.
Come non è colpa loro se mentre il nostro governo cincischia sui migranti litigando con Cameron noi non riusciamo a pianificare un'azione investigativa a 360 gradi in nord Africa.
Non è questione di budget. Mancano volontà ed idee.
Tutta questa situazione si presta molto bene a strumentalizzazioni.
L'attacco ai servizi che non è il primo, è con tutta probabilità diretto spesso contro l'Aise anche a causa dei conflitti interni di cui ogni tanto si viene a sapere.
Rimane una incognita comprendere quale sia il ruolo effettivo giocato dal generale Manenti in questa immane confusione.
Pur potendo ricavare dal materiale messo a disposizione dai media nel corso degli anni, un profilo più che positivo del direttore, è difficile stabilire se egli stia riuscendo a plasmare il suo comparto come meglio desidera e ritiene opportuno.
Gli rinnoviamo l'invito a concedere una intervista ad una testata nazionale.
Nell'era di internet non vale più l'assioma che quando parliamo di intelligence il silenzio è sintomo che tutto vada bene. Proprio il contrario.
Tra l'altro sull'ultimo numero di resurgence, il magazine di alQaeda, sono state preannunciate ulteriori rivelazioni sulla vicenda Lo Porto. Di qualsiasi tipo esse siano, costituiranno altra carne al fuoco per i politici.
Giocare d'anticipo venendo allo scoperto non sarebbe un'idea malvagia.
Quello che manca al di là delle caselle riempite è una strategia globale.
Ed è forse proprio il Dis l'anello debole.
Ormai tutte le agenzie a livello mondiale si sono riorganizzate alla vecchia maniera ma con mezzi nuovi.
A proposito.
Albè,
ma tu ci andavi da Tutino ?
Curiosità da fan. Curiosity killed the cat but not the queen.

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