Il presidente francese Hollande subito dichiara che si tratta di terrorismo. Un tempo non era così automatico, prima di dare in pasto alla stampa e all’opinione pubblica una tale affermazione si permetteva all’intelligence di svolgere il proprio lavoro. Si permetteva alle strutture preposte di attivare tutti i dispositivi. Pensateci, è sempre più così: si vedono immediatamente i morti ammazzati sul selciato, le teste mozzate e l’immancabile drappello nero dell’Isis. Ma non sempre è così chiaro che si tratti di al Qaeda o dell’Isis.ilfatto via blitzquotidiano
So the wise and intelligent is the one who aspires to continue jihād and battling in Ramadān. No acts of worship are equal to jihād. And jihād in Ramadān is not matched by jihād in other months. So glad tidings to the one who spends Ramadān as a fighter for the cause of Allah, and glad tidings to the one whom Allah selects in this blessed month and accepts as a shahīd. Allah may increase the reward of a shahīd tenfold in Ramadān in comparison to other months. So, O Muslims embark and hasten towards jihād. And O mujāhidīn everywhere, rush and move to make Ramadān a month of disasters for the kuffār. Abu Mohammad al Adnani 22giu2015
Avevamo tre elementi certi inizialmente : la testa mozzata, una fabbrica di gas e la bandiera di Daesh.
Anche uno studente sprovveduto della scuola di intelligence avrebbe concluso in prima analisi che non si trattava di un classico attacco terroristico ma dell'azione di un pazzo.
La bandiera di Daesh sembrava un semplice pretesto.
E infatti anche in queste ore in cui starebbero emergendo presunti collegamenti con la Siria, l'attacco in Francia fa tornare alla mente l'assedio di Sidney.
Ora come non mai la propaganda di Daesh fa presa su persone che vivono nel disagio.
La mia impressione è che Hollande più che basarsi sui calcolo elettorali nei confronti della Le Pen si sia lasciato prendere dal panico a causa delle rivelazioni recenti sullo spionaggio Nsa.
L'atipicità della dinamica lo ha probabilmente indotto a pensare alla solita manina istituzionale dei servizi.
E l'ha buttata immediatamente sul terrorismo complici ovviamente le prime valutazioni offerte dal suo staff e dalla sicurezza.
Quella giornata densa di accadimenti nefasti è stata fonte di molta confusione.
Si è parlato subito di regia dal fronte siro-iracheno.
In realtà anche senza l'input del messaggio di al Adnani giunto qualche giorno prima, era facilmente intuibile come lo stile Daesh prevedesse questo tipo di azioni.
Il ramadan è il mese prescelto per affermare la propria supremazia.
E il venerdì, lo abbiamo imparato dagli attacchi alle moschee sciite dell'Arabia Saudita, è il giorno ormai canonico per un attentato.
Potrebbe arrivare un giorno in cui ci saranno anche dieci attacchi in contemporanea senza che nessuno abbia dato ordini specifici.
La leadership di Daesh si distingue da Bin Laden proprio per questo tipo di strategia.
Hanno messo in pratica meglio di al Qaeda gli insegnamenti di Abu Musab al Suri. Massimo risultato con minimo sforzo.
C'è da sperare che alla lunga questa tattica gli si ritorca contro.
Non c'è musulmano che si proclami tale e che possa condonare simili atrocità per di più nel mese sacro della rivelazione e nei luoghi dove ci si riunisce nel nome di Allah.
Preoccupa maggiormente l'attentato in Kuwait, terra dove il settarismo non è mai stato un problema.
Anche qui la strategia messa in atto è abbastanza prevedibile : fare leva su tensioni esistenti o provocarle.
Più che i movimenti radicali o i predicatori d'odio di cui si è parlato tanto per il caso di Tunisi, quello che potrebbe fare la differenza dal maghreb al Golfo è la riorganizzazione interna alla quale sono state sottoposte un pò tutte le agenzie di intelligence dopo le primavere arabe.
Una volta la polizia politica araba faceva veramente paura.
Speriamo che sia ancora così. E soprattutto che quelli che sono stati estromessi non si siano riorganizzati per conto loro.
Quelli del tipo di Bandar bin Sultan hanno più di sette vite e sono sempre pronti a dare fastidio.
C'è inoltre da ricordare che al di là dei soliti appelli generici alla jihad al Adnani quel giorno ha accettato il patto di alleanza con i ribelli del Caucaso il che spiega l'agitazione in cui versa da mesi lo zar della sicurezza russa Nikolai Patrushev che lancia continui messaggi all'occidente.
Oltre a ridisegnare gli equilibri del jihadismo caucasico l'adesione a Daesh viene a scombussolare i piani dell'Fsb che spesso si relaziona ai vari gruppi terroristici finanziandoli o infiltrandoli e orientandone le azioni.
D'ora in poi certi giochetti non saranno più possibili.
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