"Se nella mia veste di imam organizzavo maswara di Al Qaeda, e cioè delle riunioni fatte da religiosi e da insegnanti del Corano per discutere le interpretazioni da dare al nostro testo sacro, è normale che ne parlassi al telefono. Qui il significato di Al Qaeda non c'entra nulla con il terrorismo. Né con la politica"
repubblica
I termini radicale e fondamentalista sono attualmente largamente abusati da certa stampa e dai politici.
Il significato vero che i musulmani attribuiscono a queste descrizioni sono appunto di adesione completa o letterale e sganciata dal contesto.
La difesa dell'imam è ovviamente scontata ma molto credibile così come lo è la posizione dell'accusa.
La differenza è costituita dal contorno dell'indagine che purtroppo non emerge dai resoconti stampa.
Quello che non torna a quanto è dato capire, è appunto il coinvolgimento nella rete di al Qaeda all'epoca in cui Bin Laden era vivo e soprattutto negli attentati ai quali si fa riferimento.
A oggi non vi è notizia dal Pakistan di indagini o collaborazioni con le autorità italiane in tal senso.
Nessuno si è pronunciato a proposito di intimidazioni verso la popolazione locale o il governo centrale. Fenomeni che sono tra l'altro all'ordine del giorno da quelle parti.
E non siamo più ai tempi dei famigerati generali Pasha e Kayani.
C'è tutto l'interesse da parte degli investigatori locali ma soprattutto del governo a che si dimostri che il Paese sta cercando di estirpare in maniera efficace il terrorismo.
Tanto più che alcuni degli arrestati erano stati segnalati, almeno stando ai resoconti di stampa italiani, dall'Fbi.
Alla luce del fatto che l'uccisione di bin laden è avvenuta nel 2011, sembra strano che alcuni membri così importanti della sua rete siano stati lasciati liberi qui da noi fino ad oggi.
Pare effettivamente esserci stato un problema di traduzione dei dialoghi intercettati.
Se sono stati verificati i flussi di denaro, potrebbe non essere chiaro dove questi siano confluiti.
Di sicuro in traffici poco leciti come la tratta di esseri umani ma non necessariamente verso il finanziamento di attentati.
Il Pakistan è un Paese dove mentre si piange per una strage e vengono effettuati centinaia di arresti, il vigile urbano viene filmato mentre chiede il pizzo ad un ragazzo in motorino per non fargli la multa.
Se non ci si coordina con le autorità locali e non si conoscono usi e linguaggio si rischia di cadere in errore.
Un politico locale dietro impulso delle famiglie degli indagati ha chiesto a gran voce ai leader nazionali di intercedere presso le autorità italiane per fare chiarezza.
Secondo lui nelle intercettazioni si faceva riferimento ad un altro Osama.
Interpellato via facebook Abdul Karim, affiliato ad un partito nazionalista pashtun, ha confermato il suo impegno in favore del buon nome degli indagati e del Pakistan.
Si tratta ovviamente della solita mossa politica da inquadrare nel contesto ma mette in evidenza come ci siano pochi contatti tra i due governi.
Tornerebbe utile in funzione preventiva che questi collaborassero maggiormente .

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