A parte il fatto che ogni riscatto pagato é un incentivo ai gruppi di rapitori di riprovarci con i nostri connazionali, dato che paghiamo. Ci sono Stati, infatti, che non accettano questi ricatti, e i gruppi di rapitori non ci pensano a sequestrare i loro cittadini, sapendo che non ne ritrarranno un centesimo.
Insomma, tutta la nostra solidarietà alle due povere ragazze, e speriamo che la loro avventura si risolva per il meglio. Ci saranno pure movimenti, associazioni e gerarchie religiose che potranno aiutarle.
Ma non continuiamo ad addossare allo Stato oneri economici che non attengono alla difesa della sua organizzazione civile e militare.
marsalaviva
Nel corso dei miei soggiorni all'estero mi sono trovata in difficoltà un paio di volte e in entrambi i casi ho trovato funzionari dell'ambasciata che mi hanno quasi cacciata dall'edificio mentre altri hanno fatto più del loro dovere.
Avevo bisogno di aiuto per problemi causati dalla mia negligenza ma l'assistenza che chiedevo era perfettamente in linea con quanto il ministero degli esteri è tenuto a fare per gli italiani all'estero in difficoltà.
In un caso la questione era davvero irrisoria.
Essendo rimasta fuori dal Paese di residenza e impossibilitata a rientrarvi nell'immediato, avevo semplicemente bisogno di far transitare i miei soldi sul conto dell'ambasciata.
Non sapevo quando effettivamente sarei rientrata in Italia o nel Paese in cui soggiornavo quindi non potevo andare avanti con la carta di credito per ogni minima spesa.
Non chiedevo soldi.
Chiedevo solo un conto di appoggio perchè non avevo la cifra base per aprire un conto in una banca locale.
Avevo con me tutti i documenti.
I funzionari della mia banca in Italia erano pronti a spiegare chi ero e qual era la provenienza del denaro.
Non c'era pericolo che volessi fare movimenti strani servendomi di un conto ministeriale.
L'impiegata alla ricezione non volle sapere ragioni.
Mi negò un colloquio con il funzionario dell'ufficio commerciale (il console nemmeno a parlarne) e disse che la carta di credito era più che sufficiente.
Non avevo vestiti, soldi, nè cibo e mi mandò via.
Mi venne in soccorso il buon Ettore Scalia dal Paese dove risiedevo, funzionario Aire che meriterebbe una medaglia per come e quanto lavora per gli italiani all'estero, e mi mise in contatto con la collega del Paese dove mi trovavo.
La signora gentilissima mi disse che una vicenda simile era accaduta ad un nostro connazionale ed era stata risolta appunto facendo transitare il suo denaro dall'Italia al conto dell'ambasciata.
In quel momento odiai l'impiegata all'ingresso che quella mattina mi aveva accolto con una faccia di bronzo esemplare senza nemmeno chiedermi scusa e odiai con tutto il cuore l'Italia.
Quell'Italia rozza che mi aveva cacciata due giorni prima.
Quella donna in quel momento per me era l'Italia.
Un Paese che aveva dato un lavoro a vita ad una ignorante, incompetente e ladra di stipendio.
Quell'impiegata del consolato è una ladra . Non era in giornata no e aveva compreso benissimo il problema.
Ma pensava che risolverlo fosse una complicazione per l'ambasciata.
Ho incontrato altri funzionari che ragionano così all'estero.
Ci sono tanti Scalia ma anche tanti azzeccagarbugli che credono che una missione all'estero debba reggersi sul minimo sforzo.
Con la mia solita indole buonista non pensai a presentare un reclamo al ministero.
Ero stanca e ritenni tra l'altro che di sicuro non avrei ottenuto giustizia. Non da quella Italia.
Se mi accadesse di nuovo oggi, mi batterei perchè una persona del genere sia licenziata.
Salvare Greta e Vanessa è appunto un onere civile.
Se l'unico sfogo che quelle ragazze hanno trovato per la propria realizzazione è stato quello di andarsene alla Mary Poppins in un posto all'altro capo del mondo, la colpa è anche di quell'Italia che non ha dato loro altri stimoli che le coinvolgessero nel loro Paese.
E' la stessa Italia che paga lo stipendio ai vigili di Roma o all'impiegata furbetta dell'ambasciata.
Questa Italia ha il dovere morale di pagare quel riscatto e di educare quelle ragazze all'amore per il proprio Paese.
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