martedì 13 gennaio 2015
Interrogazioni
All'indomani della pubblicazione della black list da parte degli Emirati Arabi (immagino che l'interrogazione di Dambruoso pur non citandola si riferisca a quella) il portavoce del dipartimento di stato americano fece una dichiarazione ufficiale che ne rigettava la legittimità e chiedeva chiarimenti.
Il console britannico a Dubai, quindi il rappresentante di un Paese che ha aiutato in maniera concreta nel corso dei decenni il Golfo persico a costruirsi una propria legittimità nel consesso mondiale, ha fatto presente che la cosa lo sorprendeva e di sicuro ne avrebbe parlato con i suoi referenti locali.
Un governo che aderisce a trattati internazionali che comprendono quindi anche misure e protocolli di sicurezza comuni, non può dichiarare organizzazioni culturali e religiose come terroriste quando queste sono riconosciute e autorizzate ad operare sul proprio territorio dal ministero dell'interno del Paese che le ospita dietro consiglio degli apparati di sicurezza.
E' chiaro che la mossa del governo degli Emirati avesse il duplice intento di restringere ancor più la libertà di espressione dei propri cittadini e convincere gli alleati soprattutto occidentali di non avere alcun legame finanziario tantomeno ideologico con il terrorismo.
Ma l'emissione di una lista è un affronto alla sovranità nazionale dei governi dei Paesi che ospitano quelle associazioni culturali e religiose.
Qui da noi non solo nessuno glielo ha fatto notare ma uno che è approdato in parlamento anche grazie alla fama di esperto di terrorismo, usa la questione in chiave politica.
Non meraviglia come ancora oggi i giornali riescano a vendere la bufala dell'attentato al Vaticano.
In Italia persino la sicurezza nazionale è asservita all'interesse politico.
La lotta al terrorismo passa soprattutto attraverso il cambiamento culturale.
Per noi è una battaglia persa in partenza.
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