Nell'ultima settimana sono stati resi noti i risultati di tre studi molto interessanti sui comportamenti sessuali degli adolescenti.
In Australia il Burnet institute centre for population health ha scoperto che i giovani alle prese con comportamenti sessuali atipici o a rischio (scarso uso del preservativo) sono gli stessi dediti alla visione continua di materiale pornografico su piattaforma digitale.
In America invece l'università dello Utah ha registrato un aumento della pratica del sexting.
A fronte di maggiori scambi di foto tra giovani fidanzatini nelle scuole aumentano anche i casi di sextortion ovvero i ricatti legati all'invio delle immagini.
I rischi non frenano i ragazzi molto probabilmente perchè, come rivelato in uno studio di una università del Texas, il sexting sembra essere entrato a far parte del loro sviluppo biologico e mentale.
Si tratta quindi di un fenomeno che non va stigmatizzato ma compreso ed in un certo senso aiutato.
Lo studio ha accertato che i giovani responsabili di sexting a distanza di un anno praticano sesso regolarmente con il proprio partner.
Mentre fino ad oggi eravamo a conoscenza del solo fatto che c'è un legame tra l'invio di immagini e l'attività sessuale, il dottor Temple e i suoi ricercatori hanno operato un ulteriore distinguo :
solo chi è dedito a sexting attivo ovvero invia immagini, ha in mente di portare la relazione al livello successivo che è rappresentato dal rapporto sessuale.
Il sexting passivo (ricevere foto o chiedere che siano inviate) non è indice certo di attività sessuale conseguente se la controparte non risponde positivamente alla richiesta di immagini.
Ulteriori ricerche dovranno chiarire se vi è correlazione tra il sexting e comportamenti sessuali a rischio o abuso di sostanze nocive.
Questa ricerca offre ai genitori una opportunità importante da sfruttare a favore dei loro figli.
Quando ravvisano il verificarsi di scambi di foto di un certo tipo è bene che inizino a parlare ai ragazzi di educazione sessuale e dei rischi connessi al sexting.
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