martedì 21 ottobre 2014

Quali notizie

Ma è anche vero che illustrare al mondo le loro gesta fa comprendere a tutti con chi abbiamo a che fare. L'informazione in una guerra come questa è un'arma usata da entrambi gli schieramenti. Il silenzio li umilierebbe, ma continuerebbero ad uccidere in nome del fanatismo islamico. Farli conoscere è un modo per combatterli.
beppe boni


In uno scambio di battute su facebook con Giuliano Tavaroli, che oltre ad essere un esperto di sicurezza è un uomo riflessivo ed equilibrato, ci chiedevamo se fosse giusto sacrificare la libertà di espressione all'emergenza terrorismo.
Io propendevo per il si perchè a mio parere il problema è che chi riceve le informazioni specie qui in Italia, non è in grado di valutarle.
Se fossimo abituati a dare il giusto peso agli eventi, e in questo la stampa che ce li rappresenta svolge un ruolo centrale, non ci sarebbe il problema del mostrare o meno gli sgozzamenti perchè questi non indurrebbero paura nè confusione.
E' una questione di educazione di entrambi i fronti (media e pubblico) che potrà essere risolta solo a lungo termine.
Per il momento è meglio censurare.

Il ragionamento di Boni induce ad un'altra serie di considerazioni.
Innanzitutto mostrare le immagini fa semplicemente il gioco dei terroristi che hanno bisogno di spargere terrore e fare proseliti.
D'altro canto le notizie che i media occidentali ci offrono, sono spesso false come lo sono quelle date da Daash.
Quella a cui stiamo assistendo è una battaglia di disinformazione.
Sfido Boni a controllare tutte le notizie sulle atrocità perpetrate in Iraq da Daash : dalle mutilazioni genitali alla rapina alla banca di Mosul le informazioni vengono date in maniera parzialmente o totalmente errata.
E' stato calcolato che anche più del 70% delle notizie dall'Iraq in relazione all'Isil sono false.
Nessuno infatti parla o documenta con immagini le atrocità compiute dall'esercito iracheno.
E nessuno controlla la veridicità dei fatti presentati dai curdi.
Tutti sono impegnati ad ammirare le guerriere curde.
Questa operazione, simile a quella messa in atto dalla Cia a suo tempo con la storiella dei neonati kuwaitiani rapiti dalle incubatrici dai soldati di Saddam che fece il giro delle televisioni grazie a Bush padre che la raccontava alle platee di convegni e forum, serve ai governi occidentali per giustificare la loro strategia o meglio "non strategia" in Iraq .

Il problema non è se dare o non dare le notizie, ma quali notizie e come.
I mass media dovrebbero essere un mezzo che aiuta a formare le coscienze.
Per fare ciò, devono fornire un quadro il più vicino possibile alla realtà.

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