sabato 4 ottobre 2014

La sfida di Omar





Il messaggio di Omar Hussein (volto ben conosciuto agli Inglesi) riprende in linea generale e con toni più forti quello del "portavoce ufficiale" di Isil, Abu Mohammed al Adnani dato per morto in luglio e che invece una decina di giorni fa ha inviato un dispaccio via audio.
I punti che sembrano più stare a cuore attualmente alla organizzazione terroristica sono il reclutamento continuo di occidentali, l'incitamento all'odio verso la patria e la guerra sul terreno.

L'insistenza con cui hanno sfidato Obama e Cameron alla battaglia di terra fa pensare, contrariamente a quanto sostengono analisti ed osservatori, che gli attacchi aerei stanno colpendo duro e che i terroristi dispongono di forze tali da prolungare la guerra per molti più anni dei tre previsti dai generali.
Quindi potrebbero contare sugli occidentali da mandare al macello come stanno già facendo ma anche su alleanze "atipiche" locali.
C'è ad esempio Muqtada al Sadr che potrebbe aderire alla causa visto che dispone di almeno 15000 uomini e che cova ancora odio contro gli Americani e lo stesso governo iracheno.

Comunque sia il futuro non è roseo.
E non hanno nemmeno iniziato a colpire da noi.
Le operazioni in Australia e in Bosnia erano più che altro uno show di potenza dei governi locali e un monito alla comunità islamica.
Dovremo prepararci al peggio.

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