All’indomani dell’undici settembre quando era ormai chiaro che se si voleva battere al qaeda bisognava farlo al cuore ovvero in Afghanistan, ci fu un intenso scambio di comunicazioni tra politici americani e diplomatici iraniani per cercare una via che permettesse di sconfiggere il comune nemico : i talebani.
Al centro di questi scambi c’era un personaggio che ha scalato i vertici militari ai tempi della rivoluzione e che con l’aiuto degli ayatollah si è ricavato una nicchia importante in seno alla società iraniana .
Qassem Suleimani è un uomo impegnato da sempre assieme alle sue brigate Qods nella difesa della sovranità territoriale dell’Iran che non si esaurisce all’interno dei confini del Paese ma va oltre .
Se non può arrivare a convincere i suoi interlocutori con le buone allora arriva alle maniere forti.
Il suo obiettivo in medio oriente è quello di preservare e consolidare il blocco sciita costituito dagli Hezbollah e Assad in Libano e Siria.
Ogni volta che le circostanze lo richiedono accorre in loro aiuto.
Va da se che l’America sia per lui come fumo negli occhi e il peggior nemico da combattere.
Ma quando all’orizzonte si presenta un nemico peggiore che è anche nemico del suo nemico, Qassem fa fronte comune e stringe alleanze pericolose ma convenienti.
Accadde per i Talebani e lo stesso potrebbe essere per l’Isis.
Il fatto che avrebbe addirittura dato ordine di non uccidere soldati americani in Iraq ha orientato gli analisti verso questa interpretazione allorquando qualche settimana fa le guardie della rivoluzione hanno diffuso una foto di lui in abiti civili assieme ai guerriglieri peshmerga.
Dietro l'angolo però ci potrebbe essere molto di più.
A fine Settembre il generale Amir Ali Hajizadeh a capo della divisione aerospaziale delle guardie della rivoluzione ha dato notizia della missione in Iraq del generale Suleimani.
Nel farlo ha tenuto a raccontare come un manipolo di soli 70 uomini sia riuscito a scongiurare la presa di Erbil e l'invasione definitiva del Kurdistan.
Nel corso del suo intervento televisivo Hajizadeh ha sottolineato come quel piccolo esercito guidato da Suleimani abbia fatto molto di più delle praticamente inutili sortite aeree della coalizione, lanciando inoltre un monito agli stati arabi che con i loro finanziamenti hanno praticamente contribuito alla genesi e allo sviluppo di Daash in Siria ed Iraq.
Negli stessi giorni di Settembre in Yemen il presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi era costretto ad un cessate il fuoco con gli houthi che acconsentivano ad una tregua.
Hadi non aveva alternative visti i successi dei ribelli ma quel patto lo ha bloccato in maniera irreversibile sul piano politico.
Ha dovuto rinunciare a nomine importanti nel governo, nomine che ovviamente erano "suggerite" ed appoggiate dagli Stati Uniti.
Contemporaneamente venivano liberati e lasciati andare verso l'Oman che si è reso mediatore dell'intera operazione, due guerriglieri Hezbollah e tre membri delle guardie della rivoluzione che erano stati catturati in quanto collaboravano con gli houti e tenuti prigionieri da almeno un paio d'anni.
All'indomani della tregua questo gesto è stato interpretato come un regalo significativo fatto al generale Suleimani e all'Iran.
Al di là di un'alleanza temporanea tesa alla demolizione dell'Isis e a qualche facilitazione sul programma nucleare, quello a cui mira realmente l'Iran non è altro che l'abbattimento del nemico storico nella regione il che gli permetterebbe un ingresso trionfale.
L'Arabia Saudita oltre ad aver perso la sua tradizionale influenza all'interno del mondo arabo, risulta praticamente stretta nella morsa del blocco sciita : Iraq, Libano, Siria, Yemen.
E non dimentichiamo il sempre crescente malcontento della popolazione sciita che da sempre vive oppressa nel regno.
Al comandante ombra basterebbe spingere sui pulsanti giusti per prendersi il medio oriente.
Qasem Suleimani non è tipo da avere un unico obiettivo in mente o da rimanere fermo su una sola striscia di terra.
Pensa sempre in grande e di solito realizza i suoi piani.
La chiave di svolta della guerra contro Daash è in Yemen . Non in Siria o in Iraq.
Non a caso nelle ultime ore è giunta notizia dell'appello di Aqap (al qaeda in the arabian peninsula) che l'anno scorso aveva dichiarato la sua adesione a Isil e Isis, a tutti i combattenti nel mondo affinchè si schierino al loro fianco.
Adesso anche al zawahiri inizia a tremare.

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