Contro chi punta il dito sugli arrivi in massa dal mare di siriani e altre popolazioni in fuga, si spiega che "i reduci sono per lo più muniti di passaporto italiano e comunque comunitario". Non è quindi il mare e la clandestinità la strada d'accesso. Il nostro antiterrorismo riduce poi "a qualche decina, 25 persone e non 50", il numero dei foreign fighters provenienti dall'Italia. Una percentuale minima rispetto ai 1.500 europei (soprattutto inglesi, belgi, francesi)stimati dalle agenzie d'intelligence collegate.
huffington
L'allarme, il mostro, la giornalista alla quale affidare la velina (sempre la stessa).
E' un film già visto.
Mancano solo i generaloni del sismi.
Si tratta di uno schema che non ha funzionato.
Vent'anni dopo al qaeda ci ritroviamo con John the jailer che indossa le Timberland.
Se i potenziali terroristi di ritorno sono "solo" 25 non si capisce perchè viene montata la solita macchina mediatica con sottosegretari e politicanti vari che diffondono il panico.
Anche 1500 come cifra è poco credibile rispetto ai 500 (+250 tornati in patria) Inglesi.
Siamo seri.
Mantenere la discrezione su nomi e volti di quelli partiti non serve a niente.
Fate una lista e rendetela pubblica.
Diteci chi sono.
Raccontateci le loro storie.
Basta sbandierare i soliti Delnevo e Anas al Italy.
Oppure spiegateci come questi due sono riusciti ad andare in Siria visto che erano sotto stretto controllo .
Quello che sarebbe interessante sapere è se c'è un controllo effettivo alle frontiere.
Ovvero se esiste una watch list a cui fare riferimento.
Ma se il controllo come accade a Roma è affidato a società private, come fa l'antiterrorismo a monitorare ogni singola uscita ?
C'è un'attenzione particolare verso destinazioni sensibili come la Turchia ?
Come si riesce a monitorare il rientro ?
Come si fa a tenere sotto controllo i potenziali jihadisti in partenza e senza ledere i diritti civili ?
Ecco questo ci dovrebbe dire Giannini.
Sennò è inutile parlarne.
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