“The job of the Intelligence Community is to warn. We did that,"
"In short, this was not U.S. intelligence failure. It was an Iraqi military failure.”
Ad inizio anno Obama caratterizzò l'esercito del levante e della siria come la seconda squadra di una formazione di basket ovvero al qaeda.
Al di là della semplificazione tipica della cultura americana non stupisce che oggi in pubblico si giochi la partita dello scarica barile tra lui e i vertici dell'intelligence americana.
Da un paio di mesi a questa parte la comunità internazionale si sta chiedendo come mai ci sia stata la repentina nascita della stella dell'isil senza che ne siano stati percepiti i segnali.
In realtà pare difficile credere che l'intelligence americana di stanza a Baghdad e Irbil non abbia allertato il presidente circa il fenomeno e la sua evoluzione.
Tra l'altro Obama può contare sull'alleanza con l'Inghilterra che nella regione è un riferimento storico .
Le sas che hanno partecipato alla missione di salvataggio degli yazidi lo hanno fatto in maniera agevole perchè conoscono quell'area come le loro tasche.
Nel valutare chi abbia sbagliato e perchè, basta ascoltare quanto hanno detto i protagonisti.
L'intelligence ha ammesso di non essere ancora riuscita a fare stime precise sul numero e soprattutto sull'identità degli appartenenti all'isil.
Il tentativo che stanno facendo è di riprendere la documentazione su quelli che entravano e uscivano di galera nel periodo in cui America ed alleati occupavano il territorio iracheno.
Avevano effettivamente compreso quanto veloci fossero le sortite all'interno dell'Iraq e verso la Siria.
Si può immaginare che tra le decine di gruppi accorsi nelle zone di combattimento, molti di questi ex appartenenti ad al qaeda, ci siano combattenti con esperienza in cecenia, afghanistan, somalia.
Questo li rende militarmente forti ma anche ideologicamente e culturalmente divisi.
E' difficile stabilire se l'alleanza tra di loro e soprattutto quella con al baghdadi sia forte e duratura.
Si è parlato molto dei foreign fighters.
Anche in questo caso le stime sono scarse.
L'unico dato certo è che se da un lato l'esercito del levante può contare sulla fiducia delle tribù assicurando loro protezione e servizi efficienti, dall'altro ha incantato gli occidentali che li appoggiano sui social promuovendone slogan e immagine e accorrendo in massa nelle zone di guerra.
A oggi l'intelligence prevede che nel lungo termine l'isil si azzopperà da sola perchè non è possibile che abbiano tanti combattenti da tentare la conquista al di là dell'Iraq come sembrano intenzionati a fare.
Dal canto suo Obama oltre a valutare i suggerimenti delle agenzie doveva tener conto degli equilibri nella regione e di quelli americani.
Quindi la sua linea attendista tesa a non immischiarsi più di tanto ha in fondo una logica.
Epperò ha sbagliato ad affidarsi completamente a Maliki permettendogli di costruire un piccolo regno basato su vecchie dinamiche tra repressione e favoritismi.
Il presidente americano che oggi auspica un governo inclusivo non ha la minima idea di cosa significhi aver vissuto per decenni sotto una dittatura ed essere poi andati al governo.
I nuovi oppressori che governano con i vecchi, formano un quadro poco plausibile.
Un errore grave è stato fatto nel non ascoltare l'indicazione dell'intelligence circa la preparazione dell'esercito iracheno.
Così scarsa da sconsigliare una vendita massiccia di armi per miliardi come è stato fatto.
Insomma le colpe sono sicuramente da condividere ma se la leadership politica è indecisa e non può fare affidamento su bravi consiglieri di politica estera, le migliori analisi non servono a granchè.
Difficile prevedere quanto efficaci possano risultare altre mezze mosse come l'appoggio ai kurdi notoriamente filo-occidentali.
Magari l'Europa potrebbe dettare una linea nuova se ne avesse una.

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